Assegno di natalità per stranieri: la parità di trattamento vince sulla burocrazia
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha messo un punto fermo su una questione di grande rilevanza sociale: il diritto all’assegno di natalità per stranieri. La sentenza stabilisce che negare questo sostegno economico a un lavoratore extracomunitario, solo perché non possiede il permesso di soggiorno di lungo periodo, è una condotta discriminatoria. Questo principio rafforza la parità di trattamento tra lavoratori italiani e stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale.
Il fatto: un bonus negato per il tipo di permesso
La vicenda ha origine dal rifiuto opposto da parte dell’Ente Previdenziale alla domanda di un lavoratore straniero per ottenere l’assegno di natalità, comunemente noto come ‘bonus bebè’. Secondo l’Ente, il richiedente non aveva i requisiti necessari perché la legge, nella sua interpretazione originaria, richiedeva il possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Il lavoratore, pur essendo regolarmente soggiornante in Italia e in possesso di un permesso che gli consentiva di lavorare, si è visto negare un diritto fondamentale destinato a sostenere la famiglia nel momento della nascita di un figlio. Ha quindi deciso di agire in giudizio, sostenendo che tale requisito creava un’ingiusta disparità di trattamento.
Il requisito del permesso di lungo periodo è discriminatorio
La controversia è arrivata fino alla Corte di Cassazione, che però ha dovuto attendere il parere di un altro giudice fondamentale: la Corte Costituzionale. Quest’ultima, con la storica sentenza n. 54 del 2022, aveva già affrontato la questione, dichiarando l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui escludeva dall’assegno di natalità per stranieri i cittadini di Paesi terzi ammessi in Italia per motivi di lavoro. La Corte Costituzionale ha chiarito che le prestazioni di welfare, come il bonus bebè, devono essere accessibili a tutti coloro che contribuiscono al sistema sociale ed economico del Paese, a prescindere dalla durata del loro permesso di soggiorno. Richiedere un permesso di lungo periodo equivaleva a discriminare ingiustamente chi, pur lavorando e pagando le tasse, non aveva ancora maturato i cinque anni di residenza necessari.
Le motivazioni: l’assegno di natalità per stranieri è un diritto
La Corte di Cassazione ha fatto proprio il principio espresso dalla Corte Costituzionale. I giudici hanno spiegato che la norma originaria violava diversi principi fondamentali, tra cui quello di uguaglianza (art. 3 della Costituzione) e le direttive europee sulla parità di trattamento per i lavoratori di Paesi terzi. L’assegno di natalità per stranieri non è una concessione, ma un diritto legato alla condizione di lavoratore e genitore, finalizzato a sostenere la famiglia e la natalità. Escludere una categoria di lavoratori regolarmente soggiornanti da questo beneficio significa trattarli in modo diverso senza una giustificazione ragionevole, minando il loro percorso di integrazione e il loro contributo alla società.
Le conclusioni: vittoria per il lavoratore e principio di diritto
L’esito finale è stato il rigetto del ricorso dell’Ente Previdenziale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, dando definitivamente ragione al lavoratore straniero. In termini pratici, l’Ente Previdenziale è stato condannato a erogare l’assegno che aveva inizialmente negato. Questa ordinanza non risolve solo un caso singolo, ma stabilisce un principio di diritto vincolante: per accedere all’assegno di natalità, è sufficiente che il cittadino straniero sia titolare di un permesso di soggiorno che gli consenta di lavorare, senza che sia necessario il requisito del lungo periodo. Una vittoria per l’uguaglianza e un passo avanti per un sistema di welfare più inclusivo.
Per ottenere l’assegno di natalità (bonus bebè) serve il permesso di soggiorno di lungo periodo?
No. La Corte di Cassazione, seguendo la Corte Costituzionale, ha stabilito che è sufficiente un permesso di soggiorno che consenta di lavorare. Richiedere il permesso di lungo periodo è illegittimo.
Questo principio di parità di trattamento si applica anche ad altri bonus o prestazioni sociali?
Il principio di non discriminazione per i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti è un principio generale. Tuttavia, ogni prestazione sociale ha requisiti specifici e va valutata caso per caso.
Cosa posso fare se l’Ente Previdenziale mi nega l’assegno di natalità per questo motivo?
Alla luce di questa consolidata giurisprudenza, un diniego basato sulla mancanza del permesso di lungo periodo è illegittimo. È opportuno presentare ricorso, rivolgendosi a un professionista per tutelare i propri diritti.