Fideiussore, liberazione della garanzia prestata

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Viterbo, sezione civile, in persona del G.U. dott., ha pronunciato la seguente

SENTENZA 717/2019 pubblicata il 31/05/2019

nella causa iscritta al R.G.n avente ad oggetto opposizione a decreto ingiuntivo e pendente

TRA

XXX (CF) CON l’Avv come da procura in atti

ATTORE E

BANCA YYY SPA () con L’Avv. come da procura in atti convenuto.

CONCLUSIONI: all’udienza del 28.2.2019 sono state rassegnate soltanto da parte convenuta nel seguente modo: “Piaccia al tribunale respingere la opposizione proposta dagli attori XXX, ZZZ perché infondata in fatto ed in diritto, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto. Con vittoria di spese e compenso professionale di causa”

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Gli odierni attori hanno proposto opposizione a decreto ingiuntivo n. 1204/16 emesso dal Tribunale di Viterbo in data 6.12.2006 deducendo che la garanzia omnibus da loro prestata nel rapporto bancario con la YYY spa non poteva essere ritenuta legittima. In particolare si è dedotto che il citato decreto ingiuntivo era stato emesso nei confronti di *** per l’intero debito di € 170.935,20, mentre nei confronti degli odierni opponenti limitatamente alla somma di € 42.000,00, corrispondente all’importo della garanzia da loro prestata.

Secondo gli opponenti la YYY spa con riguardo alla garanzia in esame aveva violato l’art. 1956 in quanto avrebbe concesso ulteriore credito ad *** pur essendo a conoscenza del fatto che la situazione finanziario di quest’ultimo si era aggravata.

Costituendosi parte opposta ha chiesto il rigetto dell’opposizione ritenendo legittima l’azione svolta dall’istituto bancario così pure la garanzia acquisita che successivamente era stata attivata.

La domanda proposta non è stata provata e, pertanto, deve essere rigettata.

Come è noto l’art. 1956 c.c. che “il fideiussore per un’operazione futura è liberato se il creditore, senza speciale autorizzazione del fideiussore stesso, ha fatto credito al terzo pur sapendo che le condizioni patrimoniali di questi erano divenute tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito”.

Tale causa speciale di estinzione, come è evidente, richiede al fine della sua applicazione sia la presenza di un elemento oggettivo legato alla concessione di un ulteriore credito e che sia successivo al peggioramento delle condizioni economiche del debitore; sia, ancora, la presenza di un ulteriore elemento soggettivo riguardate la conoscenza da parte del creditore, nel caso l’istituto di credito, in relazione alle mutate condizioni economiche del debitore rispetto a quelle esistenti al momento di nascita del rapporto.

In merito a tali elementi la Suprema Corte ha statuito che “il fideiussore che chieda la liberazione della garanzia prestata invocando l’applicazione dell’art. 1956 c.c. ha l’onere di provare, ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’esistenza degli elementi richiesti a tal fine, e cioè che, successivamente alla prestazione della fideiussione per obbligazioni future, il creditore, senza la sua autorizzazione, abbia fatto credito al terzo pur essendo consapevole dell’intervenuto peggioramento delle sue condizioni economiche. (Sez. 1 – n. 23422 del 17/11/2016 (Rv. 642655)I

A differenza di quanto indicato dalla Corte, parte opponente non ha dato prova in alcun modo degli indicati e necessari elementi (peggioramento delle condizioni economiche del soggetto principale, né della consapevolezza di tale peggioramento da parte del creditore), e, pur deducendo una serie di atti e circostanze, nel corso del processo non ha articolato alcun elemento di prova al riguardo. Né, inoltre, ha contestato, come fatto rilevare da parte opposta, nel corso nel corso del giudizio quanto dedotto da parte convenuta nel suo atto di costituzione (ad eccezione della richiesta concessione della provvisoria esecutività del decreto opposto nel corso dell’udienza del 06/07/2017) né formulando le conclusioni.

Infine, deve rilevarsi come non risulti in atti la nota dell’Avv. *** – nota il cui contenuto è stato oltretutto contestato da parte opposta – relativo ai fatti posti a base della richiesta liberazione ex art. 1956 CC

Alla luce di tali considerazione la domanda deve essere rigettata con condanna al pagamento delle spese processuali pari ad euro 5.500 (valori medi della tariffa forense considerando il valore della causa)

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così provvede:

A) Rigetta l’opposizione proposta da XXX e ZZZ avverso il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Viterbo nei loro confronti ed avente n. /2016;

B) Condanna gli opponenti al pagamento delle spese processuali, spese che si liquidano in complessivi euro 5.500,00 oltre oneri come per legge.

Così deciso in Viterbo il 31.5.2019

Il Giudice

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