LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 335/1995

Pagina 22 di 40

Omissione contributiva: l’INPS non paga per gli errori del datore
Un lavoratore ha chiesto all'INPS di accreditare sulla sua posizione i contributi previdenziali non versati dal datore di lavoro per un periodo di circa venti mesi, accertato come lavoro subordinato. L'INPS ha rifiutato l'accredito diretto perché i contributi erano ormai prescritti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la legge non consente al lavoratore di costringere l'ente previdenziale a regolarizzare direttamente la sua posizione in caso di omissione contributiva. Il lavoratore non può pretendere l'accredito d'ufficio, ma può solo chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro o attivare la rendita vitalizia per salvare la pensione.
Continua »
Evasione contributiva: commentatori sportivi o presentatori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda televisiva, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per due noti ex calciatori impiegati come commentatori sportivi. I giudici hanno qualificato la loro attività come quella di veri e propri conduttori o presentatori televisivi, rientranti tra i lavoratori dello spettacolo, e non come semplici collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata. Di conseguenza, la mancata e corretta denuncia mensile dei rapporti di lavoro ha configurato la più grave fattispecie di evasione contributiva, anziché di semplice omissione. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione mensile all'INPS fa presumere l'intento di occultare i compensi, ponendo a carico del datore di lavoro l'onere di provare la propria buona fede. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Assegno sociale: sì anche se si rinuncia al mantenimento
Il Richiedente ha impugnato il rifiuto dell'INPS di concedergli l'assegno sociale. I giudici di merito avevano negato la prestazione perché l'uomo aveva rinunciato all'assegno di mantenimento dalla moglie separata, ritenendo che tale scelta escludesse lo stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'unico requisito per l'assegno sociale è l'effettiva assenza o insufficienza di reddito. La rinuncia al mantenimento o la mancata richiesta di somme all'ex coniuge non escludono il diritto alla prestazione assistenziale, poiché la legge non richiede che lo stato di bisogno sia incolpevole. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Iscrizione gestione separata avvocati: contributi sì, sanzioni no
Una Libera Professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali e le relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo di iscrizione gestione separata avvocati, ma aveva ridotto le sanzioni qualificando la condotta come semplice omissione e non come evasione. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense prima del 2011 non sono dovute sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della professionista, confermando l'obbligo di versare i contributi ma annullando interamente le sanzioni civili richieste dall'ente previdenziale.
Continua »
Iscrizione gestione separata: l’INPS non vince solo col reddito
Un avvocato contesta la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva ritenuto legittima la pretesa dell'ente, considerando l'attività professionale abituale solo perché il reddito prodotto era l'unico percepito dal professionista. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore autonomo, chiarendo che l'iscrizione gestione separata richiede una reale abitualità dell'attività. Tale requisito va valutato dal giudice di merito con un'analisi globale dei fatti (come l'apertura della partita IVA o l'organizzazione dello studio) e non basandosi esclusivamente sull'ammontare del reddito o sulla sua unicità. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: l’avvocato perde contro l’INPS
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010, eccependo la prescrizione del credito e contestando l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per tutti i professionisti che non versano alla propria cassa previdenziale contributi utili a creare una pensione. Inoltre, la prescrizione dei contributi decorre solo dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, che può essere prorogato da decreti governativi, spostando in avanti il tempo utile per l'INPS per richiedere le somme. Infine, la mancata riproposizione in appello della questione sulle sanzioni ha creato un giudicato definitivo, impedendo l'applicazione di successive sentenze favorevoli della Corte Costituzionale.
Continua »
Pensione e principio del pro rata: legittimi i tagli della Cassa
Un professionista ha chiesto la riliquidazione della propria pensione di anzianità, sostenendo che dovesse applicarsi rigorosamente il principio del pro rata senza le riduzioni introdotte dalle delibere della propria Cassa di previdenza. Sebbene l'interessato avesse raggiunto i requisiti di età e contributi nel 2006, ha presentato la domanda di pensionamento solo nel 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pensionato, stabilendo che il diritto alla pensione si considera maturato solo al momento della presentazione della domanda. Di conseguenza, applicandosi il limite temporale del 1° gennaio 2007, la Cassa poteva legittimamente applicare una versione attenuata del principio del pro rata per garantire l'equilibrio finanziario di lungo termine, rendendo efficaci i tagli deliberati. Vince la Cassa di previdenza.
Continua »
Prescrizione dei contributi: la proroga salva il credito INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato il 30 giugno 2015. Il professionista eccepiva la prescrizione, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione dei contributi non si era verificata. Infatti, a causa della proroga dei termini di versamento disposta dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010, il giorno di inizio del calcolo della prescrizione è slittato al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la notifica dell'atto interruttivo avvenuta il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché effettuata prima della scadenza del quinquennio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Gestione Separata INPS: basso reddito non esclude l’obbligo
Un avvocato ha contestato un avviso di addebito dell'ente previdenziale per contributi non versati, sostenendo che il suo reddito inferiore a cinquemila euro dimostrasse l'occasionalità della sua attività e lo esentasse dall'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. La Corte d'Appello ha accolto la sua tesi, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il basso reddito non è un elemento decisivo per escludere l'abitualità del lavoro autonomo. L'abitualità va valutata all'inizio dell'attività tramite indizi concreti, come l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo professionale. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince solo a metà
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per gli anni 2009 e 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'anno 2010 la richiesta dell'INPS è tempestiva poiché la scadenza del versamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine. Per l'anno 2009, invece, la richiesta è tardiva. La Corte ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2010.
Continua »
Evasione contributiva o omissione: l’avvocato batte l’INPS
Un avvocato riceveva dall'INPS un avviso di addebito per contributi omessi alla Gestione Separata. La Corte d'Appello riteneva prescritti i contributi di un anno e applicava alle restanti somme le sanzioni più lievi per omissione anziché per evasione contributiva, accertando la buona fede del professionista: i suoi redditi erano infatti facilmente verificabili dal fisco tramite la dichiarazione dei redditi (quadro CM), nonostante la mancata compilazione del quadro specifico (quadro RR). L'INPS ricorreva in Cassazione sostenendo che la mancata comunicazione integrasse automaticamente un'ipotesi di evasione contributiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la valutazione sulla buona fede del contribuente spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'INPS perde la causa.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata INPS: sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2010 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione e sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla Cassa Forense la esonerasse dall'obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento (6 luglio 2011) rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 1° luglio 2016. Infine, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato la professionista dal pagamento delle sanzioni civili per il periodo precedente al 2011, confermando l'obbligo di pagare solo la quota capitale dei contributi.
Continua »
Contributi INPS: omesso quadro RR ma nessun occultamento doloso
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2011. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito, poiché l'avviso di pagamento era giunto oltre i cinque anni previsti. L'INPS sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non configura automaticamente un occultamento doloso del debito, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato i propri redditi in un altro quadro (quadro CM). Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato definitivamente prescritto.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince sui minimi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ritenuto il credito estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha inoltre dichiarato inammissibile l'appello dell'ente per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza dei termini di pagamento, compresi i differimenti previsti per legge. Tali rinvii si applicano oggettivamente a chi svolge attività soggette a studi di settore, a prescindere dal regime fiscale concreto (come il regime dei minimi). Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Iscrizione alla Gestione Separata: conta l’abitualità, non il reddito
L'Ente Previdenziale ha richiesto l'iscrizione alla Gestione Separata a un professionista per l'attività svolta nel 2010. Il professionista, iscritto all'albo ma non alla cassa previdenziale di categoria, si è opposto evidenziando un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta di pagamento, ritenendo che sotto tale soglia l'attività fosse occasionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione alla Gestione Separata per chi esercita una professione ordinistica dipende dall'abitualità dell'attività e non dal reddito prodotto. La soglia dei 5.000 euro rileva solo per i lavoratori autonomi occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dell'abitualità.
Continua »
Iscrizione Gestione Separata INPS: esclusa con reddito minimo
L'INPS ha richiesto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata a un avvocato per l'anno 2011, nonostante un reddito annuo di soli 403 euro. L'ente previdenziale sosteneva che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'Iscrizione Gestione Separata INPS richiede l'effettivo esercizio abituale della professione. Un reddito molto basso rappresenta un forte indizio di occasionalità dell'attività. Spetta all'INPS dimostrare il contrario, poiché la semplice iscrizione all'albo o il possesso della partita IVA non bastano a far presumere l'abitualità del lavoro svolto.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Trattenuta TFR dipendenti pubblici: la Cassazione nega i rimborsi
Alcuni dipendenti pubblici assunti dopo il 2001 hanno contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% sullo stipendio mensile, operata dall'Amministrazione pubblica. I lavoratori, rientranti nel regime del TFR, ritenevano illegittimo tale prelievo e avevano ottenuto un decreto ingiuntivo per il rimborso delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione pubblica, stabilendo la piena legittimità della trattenuta TFR dipendenti pubblici. La Corte ha chiarito che tale decurtazione costituisce un meccanismo contabile necessario per garantire il principio di invarianza della retribuzione netta ed evitare ingiustificate disparità di trattamento rispetto ai colleghi in regime di TFS. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dai lavoratori, rigettando definitivamente la loro domanda di rimborso.
Continua »