LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 335/1995

Pagina 24 di 40

Sanzioni Gestione separata INPS: la Cassazione salva gli avvocati
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2010 alla Gestione separata. I giudici di merito hanno confermato l'obbligo di iscrizione e rigettato la prescrizione. La Corte di Cassazione, applicando una storica sentenza della Corte Costituzionale, ha accolto parzialmente il ricorso del professionista. Sebbene l'obbligo di versare i contributi rimanga valido, l'avvocato non deve pagare le sanzioni civili. La Corte Costituzionale ha infatti annullato la norma che imponeva le sanzioni ai professionisti sotto soglia di reddito prima del 2011. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione sulle sanzioni, stabilendo che per il 2010 non sono dovute sanzioni Gestione separata INPS.
Continua »
Opzione donna: negata a chi ha già i requisiti ordinari
Una lavoratrice ha chiesto la liquidazione della pensione tramite la misura denominata opzione donna. L'ente previdenziale ha respinto la domanda poiché la donna aveva già maturato i requisiti ordinari per la pensione anticipata. La Corte d'Appello ha dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che la misura fosse accessibile anche a chi possedeva già i requisiti ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'opzione donna è uno strumento di prepensionamento volto esclusivamente ad agevolare l'uscita anticipata dal lavoro. Non può essere utilizzata come un meccanismo di scelta per ottenere un calcolo diverso o più favorevole da chi ha già maturato i requisiti ordinari. La richiesta della lavoratrice è stata quindi definitivamente respinta.
Continua »
Iscrizione alla Gestione separata: stop se il reddito è minimo
Un libero professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'Ente Previdenziale per l'anno 2011. L'Ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione alla Gestione separata sulla base della sola titolarità di partita IVA e iscrizione all'albo, nonostante un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'esiguità del reddito è un forte indizio di occasionalità dell'attività e che l'onere di provare l'abitualità spetta all'Ente. Inoltre, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del credito, poiché la richiesta di pagamento è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del versamento originario. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Doppia iscrizione previdenziale: il socio perde contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della doppia iscrizione previdenziale per un socio amministratore di una società a responsabilità limitata. L'Istituto Previdenziale ha richiesto l'iscrizione del lavoratore sia alla Gestione Separata (come amministratore) sia alla Gestione Commercianti (come socio lavoratore). Il Tribunale aveva inizialmente dato ragione al socio, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha rigettato il ricorso del socio, stabilendo che l'ente previdenziale ha assolto l'onere della prova dimostrando la partecipazione abituale e prevalente del socio all'attività d'impresa attraverso presunzioni semplici, come la domanda di iscrizione originaria e i modelli fiscali. Di conseguenza, il socio perde la causa ed è tenuto al pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata degli anni 2008 e 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. del giugno 2009 non si applicasse in mancanza di prove specifiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS per l'anno 2008. I giudici hanno chiarito che il differimento dei termini di pagamento opera oggettivamente per tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla data prorogata (6 luglio 2009). Poiché l'atto interruttivo dell'INPS è avvenuto il 30 giugno 2014, la richiesta è tempestiva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che non si applicasse la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. di giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo inviato dall'INPS il 30 giugno 2015 è tempestivo rispetto al termine di scadenza prorogato al 6 luglio 2010. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali.
Continua »
Pensione di vecchiaia Enasarco: vince l’agente contro i tagli
Un agente di commercio ha chiesto il ricalcolo della propria pensione di vecchiaia Enasarco per la quota relativa ai contributi versati prima del 1998. L'Ente previdenziale applicava un metodo di calcolo meno vantaggioso, riducendo l'importo mensile da circa 360 euro a soli 114 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Fondazione Enasarco, confermando che l'agente ha diritto all'applicazione del metodo di calcolo più favorevole previsto dalla legge del 1973, che richiama una disciplina del 1968. I giudici hanno chiarito che la regola del trattamento di maggior favore prevale sulle norme successive e che il principio del pro-rata non può essere usato per ridurre i diritti già acquisiti prima della privatizzazione dell'ente. Vince l'agente, che ottiene la pensione più alta e il rimborso delle spese legali.
Continua »
Base pensionabile: il dipendente perde il ricalcolo
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto in un precedente giudizio le differenze retributive per un incarico dirigenziale temporaneo svolto prima del pensionamento, ha chiesto la riliquidazione della propria pensione. Il lavoratore pretendeva che tali somme fossero inserite direttamente nella base pensionabile della Quota A (trattamento fondamentale). L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo di aver già ricalcolato correttamente la pensione inserendo le somme nella Quota B (trattamento accessorio). La Corte d'Appello ha dato ragione all'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando che le maggiorazioni per mansioni superiori non rientrano nella base pensionabile strutturale ma vanno calcolate secondo le regole della quota accessoria, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
Rimborso contributi previdenziali: l’Inps perde contro l’ateneo
Un'università privata ha ottenuto il diritto al rimborso contributi previdenziali per oltre 237.000 euro versati all'Inps tra il 2016 e il 2020. L'ateneo aveva erroneamente applicato l'aliquota del 33%, prevista per le università statali, anziché quella corretta del 26,20% stabilita per gli istituti non statali. L'ente previdenziale si è opposto alla restituzione, sostenendo che una legge successiva del 2020 avesse sanato i versamenti passati rendendoli non rimborsabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che la legge del 2020 non vieta la restituzione delle somme pagate in eccedenza, ma garantisce solo la validità dei contributi minimi versati per le pensioni dei docenti. Negare il rimborso creerebbe una disparità ingiustificata tra gli atenei.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: il fisco salva l’INPS
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di addebito per contributi previdenziali relativi all'anno 2007, sostenendo che fosse maturata la prescrizione contributi previdenziali prima della notifica dell'atto nel 2013. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, avvenuta nel 2011 per un maggior reddito imponibile, ha validamente interrotto il termine di prescrizione anche a favore dell'INPS. Questo perché l'attività di controllo fiscale incide direttamente sul rapporto contributivo, azzerando i termini prima del loro spirare. Di conseguenza, il debito contributivo rimane valido e il ricorrente perde la causa.
Continua »
Calcolo del TFR: la Cassazione dà ragione ai dipendenti pubblici
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico per l'internazionalizzazione chiedevano l'inclusione di varie indennità e premi di produzione nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 continua ad applicarsi il regime del trattamento di fine rapporto già precedentemente in vigore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per procedere al corretto calcolo del TFR, valutando quali voci retributive debbano essere effettivamente incluse.
Continua »
Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’amministrazione
Alcuni dipendenti non dirigenti dell'Istituto Commercio Estero, assunti prima del 31 dicembre 1995, hanno richiesto l'inclusione di specifiche voci retributive nel calcolo del TFR per il periodo dal 1990 al 2004. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime dell'indennità di buonuscita anziché quello del trattamento di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima di tale data continua ad applicarsi il regime del TFR. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al trattamento sorge solo alla cessazione del rapporto, respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata dall'amministrazione poiché i rapporti di lavoro erano ancora in corso. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle voci da computare.
Continua »
Calcolo del TFR: dipendenti pubblici battono l’ente di Stato
Alcuni dipendenti non dirigenti di un ente pubblico hanno chiesto l'inclusione di varie indennità accessorie nel calcolo del TFR per il periodo 1990-2004. I giudici di merito avevano respinto la domanda, ritenendo applicabile il regime della buonuscita pubblica invece del TFR. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 si applica la disciplina del trattamento di fine rapporto e non quella della buonuscita. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme spettanti, rigettando anche l'eccezione di prescrizione sollevata dall'ente pubblico, poiché il diritto sorge solo al termine del rapporto lavorativo.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi alla Gestione Separata degli anni 2009 e 2010, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'appello ha accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la proroga del termine di pagamento disposta con decreto ministeriale non avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione. L'INPS ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato, anche se la proroga deriva da un decreto amministrativo con funzione regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che escluda anche le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011.
Continua »
Iscrizione alla Gestione Separata: INPS perde sulle sanzioni
L'ente previdenziale ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2010 in relazione all'iscrizione alla Gestione Separata. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi hanno annullato le sanzioni inflitte alla lavoratrice. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente la decorrenza della prescrizione dei contributi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ente non ha impugnato la vera motivazione della sentenza d'appello, ovvero l'illegittimità delle sanzioni, concentrandosi invece su un aspetto (la prescrizione) privo di reale utilità pratica per l'istituto, dato che l'interruzione del termine era già stata accertata a suo favore. Vince la lavoratrice, che non dovrà pagare le sanzioni.
Continua »
Inquadramento previdenziale agriturismo: no a spa mascherate
L'Ente Previdenziale ha riqualificato l'attività di una società agricola, che gestiva un centro benessere, da agrituristica a commerciale. Di conseguenza, ha iscritto d'ufficio i soci alla gestione commercianti, richiedendo i relativi contributi. I Soci hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che il possesso di un certificato regionale di connessione agricola impedisse la riqualificazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'inquadramento previdenziale agriturismo richiede una verifica concreta della prevalenza dell'attività agricola. Nel caso specifico, i macchinari del centro benessere e l'impiego esclusivo del personale in trattamenti estetici dimostravano la natura commerciale dell'attività, rendendo irrilevante il solo certificato regionale. I Soci sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Sanzioni civili Gestione separata: niente stangata senza dolo
Un professionista ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi alla gestione separata per l'anno 2008, contestando le sanzioni per evasione applicate a causa della mancata compilazione del quadro RR. La Corte di Cassazione, pur confermando l'obbligo contributivo principale, ha accolto il ricorso sulle sanzioni. Applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 55/2024, i giudici hanno stabilito che il professionista non è tenuto al pagamento delle sanzioni civili Gestione separata per l'anno 2008, poiché l'omessa compilazione del quadro RR per periodi precedenti al 2011 non costituisce un occultamento doloso automatico.
Continua »
Indebito assistenziale: la buona fede batte le pretese dell’INPS
L'Ente Previdenziale ha chiesto a una cittadina la restituzione delle somme ricevute a titolo di assegno sociale negli anni 2013, 2014 e 2015, sostenendo il superamento dei limiti di reddito. La Corte d'Appello ha dato ragione all'ente, applicando le regole ordinarie di restituzione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della pensionata, stabilendo che in tema di indebito assistenziale il cittadino in buona fede è protetto dal principio del legittimo affidamento. La semplice conoscibilità teorica dei limiti di reddito non basta a costringere la persona a restituire le somme passate. Per imporre la restituzione prima del controllo formale, serve un aumento di reddito così evidente da rendere palese l'errore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. Il contribuente ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine quinquennale fosse decorso dal 16 giugno 2011 e che la richiesta dell'ente, giunta il 4 luglio 2016, fosse tardiva. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del pagamento al 6 luglio 2011 per i soggetti interessati dagli studi di settore. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali ha iniziato a decorrere da questa seconda data, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Contributi Gestione Separata: doppia attività, doppio versamento
Un professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS relativo all'anno 2009 per il pagamento dei Contributi Gestione Separata. La Corte d'Appello aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo che l'INPS non avesse spiegato perché richiedesse un doppio versamento, dato che il professionista era già iscritto e aveva pagato i contributi per un'altra collaborazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che lo svolgimento di due diverse attività autonome nello stesso periodo richiede il versamento di due distinte quote contributive, anche se destinate alla stessa gestione previdenziale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »