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D.P.R. 917/1986 — Anno 2022

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Altri anni per D.P.R. 917/1986

Rimborso IRAP commercialista: senza prove rigettata l’istanza
Il Professionista, un dottore commercialista, ha presentato richiesta di Rimborso IRAP commercialista per gli anni dal 2004 al 2012, sostenendo che i compensi percepiti per gli incarichi di sindaco e amministratore di società fossero esenti. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Professionista, confermando la decisione dei giudici di merito. Il contribuente non ha dimostrato di non aver utilizzato la struttura dell'associazione professionale di cui era socio e ubicata nello stesso stabile. In mancanza della prova dello scorporo dei compensi e dell'assenza di autonoma organizzazione, il diritto al rimborso è stato negato e il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Rimborso IRAP commercialista: il confine tra esenzione e prova
Un commercialista ha chiesto il rimborso IRAP commercialista per le annualità 2014 e 2015, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. Il professionista ha svolto contemporaneamente sia l'attività di libero professionista sia quella di sindaco di società. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la restituzione del tributo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio fiscale, stabilendo un fondamentale principio di diritto. L'attività di sindaco di società è esente da IRAP per espressa previsione normativa, poiché si inserisce nella struttura dell'ente terzo. Per gli altri compensi professionali, spetta invece al contribuente dimostrare l'assenza di un'autonoma organizzazione. La Suprema Corte ha annullato la decisione favorevole al contribuente perché i giudici di merito non hanno distinto le diverse categorie di reddito né valutato adeguatamente la struttura organizzativa utilizzata dal professionista.
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Litisconsorzio necessario tributario: azzerato l’accertamento
L'Fisco ha emesso avvisi di accertamento verso una società di persone e i suoi soci per presunte operazioni inesistenti, imputando i redditi ai soci per trasparenza. I Soci hanno impugnato gli atti, ma i giudici di merito hanno gestito la causa della società separatamente da quella dei soci, senza mai riunirle. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei soci, stabilendo la presenza del litisconsorzio necessario tributario tra la società e tutti i componenti. Poiché l'accertamento del reddito sociale impatta automaticamente sui soci, tutti i soggetti interessati devono partecipare allo stesso processo. La separazione dei giudizi ha violato il diritto al contraddittorio, rendendo nullo l'intero iter giudiziario. La Cassazione ha azzerato il processo e ha rinviato la causa al primo grado.
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Accertamento induttivo: Fisco obbligato a stimare i costi
L'Agenzia delle Entrate ha eseguito un accertamento induttivo verso una società a causa della mancanza dei registri contabili, asseritamente rubati. L'ufficio ha raddoppiato i termini di accertamento per presunti reati tributari. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il raddoppio per le imposte dirette ed IVA, escludendolo per l'IRAP, ma non ha considerato i costi d'impresa. La Corte di Cassazione ha stabilito che nell'accertamento induttivo il Fisco deve sempre stimare anche i costi sostenuti per evitare di tassare il profitto lordo anziché il guadagno netto, rispettando la capacità contributiva. Inoltre, ha confermato che il raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, priva di sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per la determinazione dei costi.
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Tassazione stock option: conta la data di esercizio
Un dipendente riceve dalla propria azienda il diritto di acquistare azioni a prezzo concordato. Al momento dell'esercizio delle opzioni e della contestuale vendita dei titoli, il datore di lavoro applica la tassazione ordinaria sui redditi da lavoro, seguendo la legge più recente. Il lavoratore chiede il rimborso delle maggiori imposte pagate, sostenendo l'applicabilità della vecchia disciplina agevolata o della rivalutazione fiscale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Fisco. I giudici stabiliscono che la tassazione stock option si determina in base alle norme vigenti al momento dell'acquisto effettivo delle azioni, e non al momento della concessione iniziale del diritto. Inoltre, le opzioni azionarie legate al lavoro dipendente non possono essere sottoposte a rivalutazione fiscale per ridurre il carico delle tasse.
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Litisconsorzio necessario tributario: processi separati nulli
L'Agenzia delle Entrate contestava maggiori redditi ad una società di persone e ai suoi soci per l'anno di imposta 2002. Le controversie venivano affrontate separatamente nei gradi di merito, senza chiamare tutti i soci nello stesso processo. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi del Fisco e sottolinea l'importanza del litisconsorzio necessario tributario. Quando la rettifica fiscale colpisce una società di persone, l'imputazione dei redditi ai soci avviene per trasparenza e la causa rimane unica e inscindibile. La mancata partecipazione di tutti i soci e della società rende nullo l'intero processo. La Cassazione annulla quindi le sentenze precedenti e rinvia la causa al primo grado per integrare il contraddittorio.
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Tassazione canoni di locazione: il proprietario perde il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un proprietario immobiliare per la mancata dichiarazione dei redditi da affitto. Il proprietario sosteneva che i canoni spettassero all'ex coniuge in forza di un accordo di separazione e che la tassazione canoni di locazione dovesse ricadere sul reale percettore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il contribuente ha formulato una contestazione generica senza specificare le violazioni di legge previste dall'articolo 360 del codice di procedura civile. Il proprietario perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Deducibilità TFM amministratori: senza data certa vince il Fisco
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento relativo al recupero delle imposte non versate sugli accantonamenti di fine mandato per i propri vertici. L'amministrazione finanziaria contestava la deducibilità TFM amministratori in assenza di un documento con data certa anteriore all'inizio dell'incarico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'operato del Fisco. I giudici hanno chiarito che gli accantonamenti costituiscono componenti negativi deducibili soltanto se il diritto all'indennità risulta formalizzato da un atto avente data certa anteriore rispetto all'inizio del rapporto di amministrazione. L'impresa ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese giudiziarie e al versamento del doppio contributo unificato.
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Accertamenti bancari ed errore del commercialista: chi paga
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un agente di commercio l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, ricostruendo maggiori ricavi tramite verifiche sui conti correnti. Il Contribuente ha sostenuto l'assenza di colpa attribuendo la responsabilità delle omissioni al proprio consulente e chiedendo l'annullamento delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. In materia di accertamenti bancari ed errore del commercialista, il contribuente non è automaticamente esonerato dalle sanzioni per il solo fatto di aver denunciato il professionista. Egli deve infatti dimostrare di aver vigilato sull'operato del consulente. Inoltre, per gli agenti di commercio, assimilati agli imprenditori commerciali, opera la presunzione legale di reddito sia per i versamenti sia per i prelievi non giustificati con prova analitica.
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Accertamento tributario e media ponderata: quando vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di rettifica a un commerciante, ricalcolando i suoi guadagni mediante la media aritmetica semplice dei margini stabiliti negli anni precedenti. Il contribuente ha impugnato l'atto contestando il calcolo e sostenendo la necessità di applicare la media ponderata per la vendita dei prodotti, oltre a negare la tassazione della plusvalenza derivante dalla vendita in blocco delle sue attrezzature. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del commerciante. I giudici hanno chiarito che, in materia di accertamento tributario e media ponderata, spetta al contribuente dimostrare che la merce venduta ha prezzi e profitti disomogenei. Inoltre, la cessione di tutti gli strumenti di lavoro costituisce una vera cessione di azienda e genera una plusvalenza tassabile subito, a prescindere dall'effettivo incasso.
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Principio di competenza: vietato spostare ricavi tra anni diversi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la corretta contabilizzazione delle rimanenze di magazzino per l'anno 2005. L'Azienda sosteneva che lo spostamento dei valori avrebbe generato una doppia imposizione indebita. I giudici di appello avevano dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il principio di competenza tributaria è inderogabile. Le imprese non possono scegliere liberamente in quale anno fiscale registrare costi o ricavi per evitare squilibri. Per evitare la doppia tassazione, la società deve presentare una separata istanza di rimborso per le imposte pagate in eccesso nell'anno successivo, anziché violare le regole di imputazione temporale.
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Definizione agevolata e debiti con il Fisco: la lite si sospende
A seguito di un controllo fiscale, l'Amministrazione finanziaria contestava a una società e ai relativi soci un maggior reddito tramite accertamento induttivo, scaturito dal presunto smarrimento dei documenti contabili. Dopo l'estinzione della società, la responsabilità fiscale passava ai soci successori. Un socio richiedeva la definizione agevolata per estinguere il debito mediante un piano di rateizzazione, presentando la prova del versamento della prima rata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la pendenza dei termini per i pagamenti e il silenzio del Fisco impongono la sospensione del processo. L'estinzione definitiva del giudizio richiede infatti la prova dell'integrale versamento di tutte le rate concordate. Per questo motivo, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Contributo in conto impianti: niente tassazione immediata
Un imprenditore alberghiero ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava ricavi presunti da studi di settore e tassava integralmente un finanziamento regionale per la ristrutturazione dell'albergo come sopravvenienza attiva. La Corte di Cassazione ha confermato l'accertamento basato sugli studi di settore, poiché il contribuente aveva ignorato l'invito al contraddittorio preventivo. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul trattamento fiscale del contributo in conto impianti. La Corte ha stabilito che i finanziamenti vincolati a beni strumentali non costituiscono sopravvenienze attive immediate, ma devono essere tassati in modo dilazionato lungo il piano di ammortamento dell'immobile. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la ripresa fiscale relativa al finanziamento regionale.
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Deducibilità perdite su crediti: stop ai costi fittizi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deduzione di costi e perdite derivanti da operazioni ritenute fittizie e mai avvenute con un partner estero successivamente fallito. La società sosteneva il diritto alla deducibilità delle perdite su crediti in forza della sentenza dichiarativa di fallimento della debitrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che la deducibilità perdite su crediti in caso di fallimento presuppone l'effettiva esistenza dell'operazione commerciale sottostante. Se il rapporto originale è inesistente o fittizio, l'automatismo deduttivo non si applica. La società perde la causa e deve pagare trentamila euro di spese legali.
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Transfer pricing e consolidato: autonome le regole fiscali
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società vari rilievi fiscali, tra cui l'omessa contabilizzazione di componenti reddituali verso controllate estere. La società sosteneva l'inapplicabilità della disciplina sul Transfer pricing a causa dell'opzione per il consolidato mondiale. La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole sul Transfer pricing si applicano in modo autonomo e indipendente dal consolidato mondiale, poiché tutelano il potere fiscale dello Stato e la concorrenza. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco sui costi riaddebitati da una controllata per mancanza di una scrittura con data certa e firma. La decisione della Commissione Tributaria Regionale è stata quindi cassata con rinvio.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: i soci battono il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società edile e ai suoi due soci per il recupero di imposte derivanti da presunte operazioni oggettivamente inesistenti. La società non ha impugnato l'atto, mentre i soci hanno contestato la pretesa dinanzi ai giudici tributari. I soci hanno dimostrato l'effettiva esecuzione dei lavori edilizi, sebbene svolti in un cantiere differente rispetto a quello riportato sulle fatture. I giudici di merito hanno accolto il ricorso dei soci. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inversione dell'onere della prova e la difformità dei luoghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I soci conservano il diritto di provare la reale esistenza delle opere per superare le contestazioni sulle operazioni oggettivamente inesistenti, indipendentemente dall'inerzia della società.
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Contributi in conto impianti: Fisco sconfitto in Cassazione
Un imprenditore riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate relativo al reddito dell'anno 2007. L'Ufficio contesta un maggior reddito sia tramite gli studi di settore, sia riqualificando un finanziamento regionale per la ristrutturazione di un albergo come sopravvenienza attiva tassabile. L'imprenditore impugna l'atto. La Corte di Cassazione rigetta le doglianze sugli studi di settore, poiché l'imprenditore non ha partecipato al contraddittorio offerto dal Fisco. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso in merito al finanziamento regionale. La Corte stabilisce che i Contributi in conto impianti, destinati alla ristrutturazione di beni strumentali, non costituiscono sopravvenienze attive immediate né ricavi. Essi devono concorrere al reddito solo attraverso le quote di ammortamento o risconti passivi negli anni. Pertanto, i giudici annullano la pretesa fiscale sul contributo.
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Deducibilità costi da reato: il Fisco perde in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro un'Azienda contestando la deducibilità di costi per operazioni soggettivamente inesistenti relative al commercio di rottami ferrosi. Il Fisco ha richiesto il recupero delle imposte IRES, IRAP e IVA, invocando il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio tributario, stabilendo importanti principi. In materia di IRAP non si applica il raddoppio dei termini poiché le violazioni non costituiscono reato. Riguardo alle imposte sui redditi, la legge riconosce la deducibilità costi da reato per beni effettivamente acquistati, anche se da fornitore diverso, a meno che l'Ufficio non abbia contestato l'inerenza nell'atto originario. Infine, per l'IVA in regime di inversione contabile l'operazione resta neutrale. L'Azienda ha vinto la causa e il Fisco deve pagare le spese legali.
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Prestito di azioni: il fisco nega la deduzione ma riduce le sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società italiana la deduzione dei costi legati a un contratto di prestito di azioni stipulato con una società estera. L'operazione permetteva di incassare dividendi quasi esentasse e dedurre interamente le commissioni pagate. La Corte di Cassazione ha chiarito che il prestito di azioni, ai fini fiscali, equivale all'usufrutto di azioni. Di conseguenza, in base all'articolo 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, i costi di commissione sostenuti per l'operazione sono totalmente indeducibili. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del recupero fiscale per evasione d'imposta, ma ha accolto la richiesta della società di ricalcolare le sanzioni applicando la legge successiva più favorevole. Il fisco vince sul recupero delle tasse, ma le sanzioni dovranno essere ridotte dal giudice di rinvio.
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Indeducibilità dei costi di stock lending: la Cassazione decide
Un'azienda ha stipulato un contratto di prestito di azioni (stock lending) con una società estera, incassando dividendi quasi esentasse e deducendo interamente le alte commissioni pagate. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, recuperando a tassazione le commissioni dedotte. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale, sancendo l'indeducibilità dei costi di stock lending in quanto l'operazione è assimilabile all'usufrutto di azioni. Di conseguenza, i costi sostenuti per acquisire il diritto ai dividendi non sono deducibili ai sensi del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la richiesta dell'azienda di ricalcolare le sanzioni applicando il principio del trattamento più favorevole introdotto da una riforma successiva, rinviando la decisione ai giudici di merito per questo specifico aspetto.
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