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D.P.R. 380/2001 — Anno 2022

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Altri anni per D.P.R. 380/2001

Responsabilità professionale del notaio: mutuo nullo per usi civici
L'Azienda ha citato in giudizio Il Notaio chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla mancata rilevazione di usi civici su un immobile ipotecato, circostanza che ha reso il bene incommerciabile e vanificato l'esecuzione forzata. La Corte d'Appello ha condannato Il Notaio al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che la responsabilità professionale del notaio si estende al dovere di compiere indagini approfondite quando vi sono indici di allerta, come la diffusa presenza di usi civici nella zona dell'immobile. Il Notaio è stato quindi condannato a risarcire all'Azienda l'intero importo del mutuo non recuperato, oltre alle spese legali.
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Reati antisismici: perché la sanatoria non cancella la condanna
Il Direttore dei Lavori è stato condannato per aver eseguito opere in cemento armato in zona sismica senza depositare i progetti e senza autorizzazione. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero prescritti e che il successivo rilascio del permesso in sanatoria avesse sanato ogni irregolarità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati antisismici hanno natura di reati permanenti: la violazione cessa solo con il deposito tardivo, la fine dei lavori o la demolizione. Di conseguenza, la prescrizione non era decorsa. Inoltre, la sanatoria edilizia estingue solo i reati urbanistici, ma non ha alcun effetto sanante sulle violazioni della normativa antisismica e sulle opere in cemento armato.
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Lottizzazione abusiva: il privato perde contro il Comune
Il Comune ha ordinato la demolizione di opere e la sospensione dei lavori su un terreno agricolo frazionato e venduto illegalmente. La Proprietaria ha impugnato il provvedimento, sostenendo di essere in buona fede e che vi fosse stata una lottizzazione abusiva non imputabile a lei. Dopo i rifiuti del TAR e del Consiglio di Stato, si è rivolta alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che gli errori di interpretazione delle norme da parte dei giudici amministrativi riguardano i limiti interni della loro decisione e non possono essere riesaminati dalla Cassazione, il cui controllo è limitato solo ai confini esterni della giurisdizione. Vince il Comune, e la Proprietaria deve pagare le spese.
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Lottizzazione abusiva: reato prescritto ma la confisca resta
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca dei terreni per il reato di lottizzazione abusiva, nonostante l'estinzione del reato per prescrizione. I ricorrenti sostenevano che il processo non potesse continuare dopo la scadenza del termine di prescrizione. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se l'attività istruttoria è necessaria per verificare la data di consumazione del reato e l'eventuale prescrizione, il giudice può procedere. Se da questo accertamento emerge la prova piena del reato, la confisca urbanistica è del tutto legittima. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati e la confisca è stata confermata definitivamente.
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Tassazione delle plusvalenze: la baracca non è un terreno
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente l'omessa tassazione delle plusvalenze derivante dalla vendita di un terreno con sopra una baracca, ritenendo che l'atto andasse riqualificato come vendita di area edificabile, dato che l'acquirente ha poi demolito e ricostruito il manufatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che la cessione di un terreno già edificato non può essere trasformata in vendita di terreno edificabile, anche se le parti hanno concordato la successiva demolizione dell'edificio esistente. Di conseguenza, non si applica la tassazione delle plusvalenze prevista per i terreni edificabili, poiché la distinzione tra suolo edificato e non edificato è netta e non ammette eccezioni basate su intenzioni future dei contraenti.
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Condanna per abuso e prescrizione del reato: vince il tempo
I proprietari di un immobile vengono condannati nei primi gradi di giudizio per l'ampliamento abusivo di una tettoia. Presentano ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione delle prove sull'epoca di ultimazione dei lavori e l'assenza di motivazione sui benefici di legge. La Suprema Corte rileva che i motivi di ricorso sono fondati e non inammissibili. Di conseguenza, accertato il decorso del termine di cinque anni dal momento della commissione del fatto, dichiara la prescrizione del reato. La Cassazione annulla quindi senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo che la presenza di un ricorso fondato impone l'immediata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione del reato, prevalendo sull'annullamento con rinvio per vizi di motivazione.
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Ordine di demolizione e condono: vince la decisione definitiva
Il Tribunale di Napoli aveva revocato un ordine di demolizione per un immobile abusivo, basandosi su un condono edilizio concesso dal Comune. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, evidenziando che un precedente giudice dell'esecuzione, con decisione confermata dalla Cassazione, aveva già dichiarato illegittimo lo stesso condono per violazione dei limiti volumetrici e temporali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando l'ordinanza di revoca. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le decisioni definitive già assunte sullo stesso atto amministrativo. Il caso viene quindi rinviato al Tribunale di Napoli per verificare la presenza di preclusioni processuali e valutare correttamente la validità del condono.
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Ordine di demolizione: decide il giudice, non il prefetto
I Proprietari di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione, sostenendo che l'abbattimento avrebbe compromesso la stabilità dell'intero edificio. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo che la competenza a valutare l'eseguibilità spettasse esclusivamente alle autorità amministrative (Prefetto e Comune). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che quando l'ordine di demolizione è disposto dal giudice penale nella sentenza di condanna, la competenza a risolvere le controversie sulla sua esecuzione spetta sempre al giudice dell'esecuzione penale e non alla pubblica amministrazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha ordinato al Tribunale di esaminare il caso nel merito.
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Abuso edilizio in zona vincolata: la legge regionale non salva
Il Proprietario ha realizzato una tettoia chiusa in una zona sismica e sottoposta a vincolo paesaggistico senza le necessarie autorizzazioni. Nonostante il Proprietario invocasse una legge regionale siciliana che liberalizzava alcune strutture precarie, i giudici hanno confermato la condanna penale e l'ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le norme nazionali sul permesso di costruire prevalgono su quelle regionali in caso di aumento di volumetria. Di conseguenza, l'abuso edilizio in zona vincolata non è sanabile senza la preventiva autorizzazione paesaggistica, e il Proprietario perde la causa, dovendo pagare anche le spese processuali.
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