LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 309/1990 — Anno 2026

Pagina 15 di 40

Altri anni per D.P.R. 309/1990

Accordo e sanzione: limiti al ricorso contro il patteggiamento
L'Imputato ha concordato una pena patteggiata per reati di spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento lamentando una motivazione insufficiente sulla gravità del reato e sul calcolo della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione della pena concordata è ammessa solo per vizi del consenso, errata qualificazione giuridica o illegalità oggettiva della sanzione. La contestazione della semplice misura della pena, concordata e compresa nei limiti legali, è vietata. La Corte ha condannato il ricorrente a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: patto valido e appello respinto
Un'imputata patteggia una condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione per reati inerenti al traffico di stupefacenti ed evasione. Successivamente propone ricorso per cassazione lamentando la scarsa motivazione della decisione sulla colpevolezza e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso contro patteggiamento inammissibile. La riforma legislativa consente l'impugnazione del rito concordato soltanto per vizi della volontà, difformità tra accordo e sentenza, errore evidente nella qualificazione giuridica o illegalità della pena. Le lamentele sulla congruità sanzionatoria e sulla motivazione non possono trovare accoglimento dopo che l'accordo ha ricevuto ratifica giudiziale. L'imputata subisce la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Espulsione dello straniero per spaccio: confermata la misura
Un cittadino straniero condannato per reati di droga ha impugnato la decisione dei giudici di merito, contestando l'applicazione della misura di sicurezza che ne dispone l'allontanamento dal territorio italiano. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici supremi hanno confermato la piena legittimità del provvedimento, evidenziando che l'espulsione dello straniero per spaccio poggia su elementi concreti di pericolosità sociale. Il ricorrente ha reiterato la vendita di sostanze stupefacenti, risulta privo di stabile occupazione lavorativa, non possiede legami familiari né una dimora fissa in Italia e ha ulteriori procedimenti pendenti per la medesima condotta. La Suprema Corte ha pertanto ribadito l'insindacabilità delle valutazioni di merito e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Pena concordata in appello: addio all’assoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso da un imputato contro la sentenza di secondo grado. Nel giudizio precedente, la difesa aveva pattuito la pena tramite il concordato in appello per reati inerenti agli stupefacenti, rinunciando espressamente alle questioni sul merito dell'accusa. Successivamente, l'imputato ha impugnato la decisione sostenendo che la corte territoriale non avesse vagliato i presupposti per un immediato proscioglimento. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'accordo sulla sanzione preclude qualsiasi contestazione sulla responsabilità o sull'assoluzione, confermando la pena concordata e condannando il ricorrente al versamento delle spese processuali e di una sanzione economica alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio con minore: la Cassazione conferma l’aggravante
I militari hanno fermato un uomo insieme al nipote minorenne durante un controllo su strada. L'uomo ha aggredito le forze dell'ordine per creare un diversivo. Nel frattempo, il giovane ha tentato di lanciare via un involucro con varie dosi e un panetto di hashish. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per spaccio con minore e per resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'estraneità del ragazzo e contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che l'aggravante scatta non solo se si costringe il giovane a delinquere, ma anche quando ci si fa aiutare da lui o si collabora insieme nel reato. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia al mandato difensore: nessuna nullità per l’inerte
La Corte di Cassazione ha affrontato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga, il quale lamentava la violazione dei diritti di difesa. L'imputato eccepiva la nullità della sentenza poiché il proprio legale aveva effettuato la rinuncia al mandato difensore e il secondo legale era deceduto. I giudici hanno respinto l'eccezione, rilevando il disinteresse dell'imputato, il quale non ha mai provveduto a nominare un sostituto. La difesa tecnica è comunque risultata sempre garantita dalla costante presenza del difensore d'ufficio nominato dal giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza delle censure difensive e ha confermato la condanna, escludendo inoltre la lieve entità del reato per la cospicua quantità di sostanza stupefacente e l'ingente denaro sequestrato.
Continua »
Destinazione allo spaccio: bilancino e droga valgono la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per reati legati alla droga. Le forze dell'ordine hanno trovato l'uomo con oltre 250 grammi di hashish e un bilancino di precisione nell'auto. Questi elementi materiali provano la destinazione allo spaccio e smentiscono l'ipotesi dell'uso personale. I giudici hanno inoltre respinto la richiesta di svolgere lavori di pubblica utilità in sostituzione del carcere. La difesa ha allegato soltanto buste paga, senza provare lo stato di tossicodipendenza o di assuntore abituale. L'uomo deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Auto altrui e droga a bordo: scatta lo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a otto mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano trovato sostanze stupefacenti divise in dosi all'interno di un borsello, posizionato dietro il sedile del conducente dell'auto che l'uomo guidava. Il conducente contestava l'attribuzione della droga e la mancata applicazione del minimo della pena, sostenendo che l'auto appartenesse a una terza persona. I giudici hanno chiarito che la disponibilità immediata del veicolo e la vicinanza della sostanza dimostrano la colpevolezza. I precedenti penali e la recidiva giustificano una pena superiore alla soglia minima prevista dalla legge.
Continua »
Dall’uso personale alla detenzione a fini di spaccio: condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione a fini di spaccio di cocaina. L'interessato sosteneva l'uso personale della sostanza stupefacente e contestava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando il numero di dosi ricavabili, l'elevata purezza della droga, il possesso di strumenti di taglio e confezionamento, oltre alla presenza di denaro contante. La Corte ha ritenuto provata la destinazione a terzi e ha confermato la recidiva a causa dei numerosi precedenti penali specifici, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: Cassazione respinge il ricorso
Due imputati hanno subito una condanna per il reato legato alla detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto un ingente quantitativo di droga nell'abitazione e nella cantina nella loro piena disponibilità. La sostanza presentava le medesime caratteristiche qualitative e un identico confezionamento in entrambi i locali. Gli imputati hanno presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando errori nella ricostruzione dei fatti. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, poiché la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate logicamente dai giudici di merito. La Corte ha confermato la condanna e ha imposto a entrambi il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
Continua »
Detenzione ai fini di spaccio: condanna confermata dalla Cassazione
I giudici hanno condannato un imputato per detenzione ai fini di spaccio di lieve entità dopo il ritrovamento di cocaina, marijuana e venti bustine trasparenti per il confezionamento. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale, la non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'abitualità del reato esclude la particolare tenuità del fatto, poiché l'imputato risultava già gravato da precedenti specifici per droga. Inoltre, la giovane età e la lieve entità del quantitativo non giustificano in automatico le attenuanti generiche in assenza di condotte collaborative concrete. L'imputato perde definitivamente la causa penale e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: prove parziali e condanna finale
Due imputati condannati per reati inerenti agli stupefacenti hanno proposto ricorso per cassazione. Il primo imputato ha lamentato l'omesso esame delle trascrizioni di un'intercettazione ambientale, allegando tuttavia solo frammenti isolati della perizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, che impone la produzione esaustiva dell'atto contestato. Il secondo imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado, ha tentato di contestare nel merito le prove raccolte tramite telecamere e intercettazioni. I giudici hanno giudicato inammissibile anche questo motivo, poiché il patteggiamento in appello esclude la ridiscussione delle prove. La Corte ha condannato entrambi i ricorrenti alle spese processuali e a tremila euro ciascuno verso la Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
L'imputato affronta un procedimento penale per reati in materia di droga e per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contesta la condanna d'appello e invoca il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, oltre alla speciale causa di non punibilità per tenuità del fatto. I giudici territoriali escludono ogni beneficio a causa delle modalità dell'azione, dei mezzi impiegati e del quantitativo di sostanza. La Corte di Cassazione respinge le censure e dichiara inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ribadisce l'impossibilità di richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità di fronte a una motivazione d'appello logica e coerente. L'imputato perde definitivamente la causa, subisce la conferma della pena e riceve l'ordine di versare le spese processuali unitamente a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: niente sanzione minima per lo spaccio
Un uomo ha subito una condanna per cessione di marijuana, crack e cocaina, configurata come spaccio di lieve entità. Il giudice di secondo grado ha inflitto otto mesi di reclusione e una multa, negando il minimo della sanzione a causa della gravità della condotta e dell'intensità del dolo. L'imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento del minimo edittale, lamentando una motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La determinazione della pena tra i limiti di legge spetta infatti al prudente apprezzamento del magistrato di merito. Tale scelta non è censurabile se la sanzione si colloca vicino al minimo e rispetta i criteri di equità. L'uomo deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: condanna confermata dalla Cassazione
Un uomo è stato fermato per strada con circa 150 grammi di marijuana suddivisa in dosi. Alla vista delle forze dell'ordine, l'individuo ha tentato la fuga. I giudici di merito hanno escluso la tesi difensiva volta a dimostrare l'uso personale di stupefacenti, negando altresì la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e condannando l'imputato per spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato. L'impugnazione riproponeva censure sul materiale probatorio e sui fatti, aspetti riservati alla sola competenza dei giudici di merito. Oltre a confermare la condanna, la Suprema Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
La Corte d'appello confermava la condanna a un anno e tre mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità a carico dell'Imputato, denunciato dalla moglie. L'uomo contestava la decisione proponendo ricorso in Cassazione. La difesa invocava l'uso personale di stupefacenti per scagionare l'accusato, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto provata la destinazione allo spaccio per via della sostanza già suddivisa in dosi distinte, della presenza di materiale per il confezionamento e della diversa tipologia di droga rinvenuta. I precedenti penali specifici hanno inoltre escluso qualsiasi beneficio legato alla tenuità del fatto, confermando la piena validità della testimonianza accusatoria resa dalla coniuge.
Continua »
Favoreggiamento personale e spaccio: le condanne confermate
La Corte d'Appello ha condannato un imputato per traffico di stupefacenti rideterminando la pena a cinque anni di reclusione ed euro 24.267 di multa, escludendo un episodio precedente già coperto da giudicato. I giudici hanno contestualmente confermato la condanna di un secondo imputato a due anni di reclusione per il delitto di favoreggiamento personale. Entrambi i condannati hanno proposto ricorso per cassazione lamentando gravi carenze motivazionali: il primo ha contestato la contraddittorietà della pronuncia sulla responsabilità per la detenzione di sostanze illecite, mentre il secondo ha censurato la violazione di legge e la mancata prova degli elementi costitutivi della condotta di ausilio. La Suprema Corte ha vagliato la coerenza logica della ricostruzione probatoria e la regolarità delle sanzioni irrogate.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: accordo chiuso e rigetto
Un cittadino straniero ha concordato con l'accusa una pena per possesso di cocaina e violazione dell'ordine di espulsione. Dopo la sentenza, la difesa ha presentato un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che lo stupefacente fosse per consumo personale e lamentando la mancata assoluzione immediata. I giudici Supremi hanno dichiarato l'impugnazione totalmente inammissibile. La legge impedisce di riaprire discussioni su questioni di fatto quando le parti stipulano un accordo sulla pena. La contestazione sull'inquadramento del reato è valida solo se l'errore del tribunale è macroscopico ed evidente dal semplice testo dell'accusa. Inoltre, la mancata assoluzione d'ufficio non rientra più nei motivi consentiti per contestare un accordo concluso. Il condannato ha perso il ricorso e deve pagare le spese del giudizio insieme a tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: da uso personale a condanna penale
I giudici hanno confermato la condanna dell'imputato per il reato di spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto dodici dosi di hashish insieme a materiale per il confezionamento nella sua abitazione. L'imputato non ha dimostrato di essere un consumatore personale e non possedeva alcuna occupazione lavorativa. I telefoni cellulari custodivano messaggi inequivocabili relativi ad accordi di cessione della droga. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la ricostruzione dei fatti e richiedere la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno valorizzato l'abitualità dell'attività illecita e i precedenti penali. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: 130 grammi di cocaina valgono la condanna
Le forze dell'ordine hanno fermato un automobilista con quasi centotrenta grammi di cocaina purissima, suddivisa in sessantacinque dosi nascoste nei pacchetti di sigarette. L'uomo ha richiesto l'applicazione della fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo l'assoluta rudimentalità della propria condotta priva di un vero laboratorio di taglio. I giudici hanno invece accertato la presenza di oltre cinquecento dosi, la disponibilità di materiale per il confezionamento e il solido legame fiduciario con i fornitori all'ingrosso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a oltre quattro anni di reclusione per traffico ordinario.
Continua »