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D.P.R. 309/1990 — Anno 2025

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Altri anni per D.P.R. 309/1990

Spaccio di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando che l'ipotesi di spaccio di lieve entità non è applicabile in presenza di una notevole quantità di droga (cocaina e marijuana), 164 dosi ricavabili, strumenti per il confezionamento e un'ingente somma di denaro. Tali elementi, secondo la Corte, dimostrano un'attività criminale consolidata e non occasionale.
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Aumento pena reato continuato: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la determinazione dell'aumento di pena per reato continuato. La Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito fosse adeguata e non illogica, avendo correttamente considerato la gravità del nuovo reato, i precedenti penali e la violazione di una misura cautelare. L'ordinanza ribadisce l'ampia discrezionalità del giudice nel quantificare la pena per i reati satellite, purché la decisione sia sorretta da una motivazione sufficiente.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità di uno dei ricorsi e sulla manifesta infondatezza dell'altro, che contestava un aumento di pena giustificato da ulteriori condanne a carico del ricorrente.
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Detenzione e cessione di stupefacenti: quando è reato unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e cessione di stupefacenti. La Corte ha ribadito che non si configura un reato unico quando le due condotte, pur avvenendo nella stessa località, sono distinte sul piano cronologico e funzionale. L'assorbimento della detenzione nella cessione richiede una contestualità che nel caso di specie non è stata riscontrata, confermando così la duplice condanna.
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Pene sostitutive patteggiamento: no all’art. 545-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione delle pene sostitutive a una condanna per spaccio definita con patteggiamento. La Corte ha stabilito che la procedura ex art. 545-bis c.p.p. per la sostituzione della pena detentiva è incompatibile con il rito del patteggiamento, essendo prevista solo per il giudizio ordinario, confermando un orientamento consolidato.
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Confisca facoltativa: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del Tribunale di Monza che disponeva la confisca facoltativa di due telefoni cellulari, in un caso di detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione riguardo al nesso strumentale tra i telefoni e l'attività delittuosa, ribadendo che anche in caso di patteggiamento, il giudice deve giustificare specificamente il provvedimento ablativo quando non è obbligatorio per legge.
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Attenuanti generiche: no con precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non concedere le attenuanti generiche né le sanzioni sostitutive, a causa dei numerosi e specifici precedenti penali dell'imputato, che ne dimostrano l'elevata pericolosità sociale e l'inidoneità a beneficiare di trattamenti alternativi al carcere.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Un individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti dopo essere stato trovato in possesso di un'ingente quantità di cocaina. In sede di ricorso, ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'elevato quantitativo della sostanza, l'alto grado di purezza e le circostanze fattuali (come il comportamento del soggetto e il luogo del ritrovamento) sono elementi sufficienti a escludere la fattispecie meno grave e a confermare l'intento di spaccio.
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Tenuità del fatto: no se c’è professionalità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando il ricorso dell'imputato. La Corte ha chiarito che l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile quando elementi concreti, come la quantità di droga (40 dosi), il possesso di bilancino e materiale per il confezionamento, e precedenti specifici, dimostrano la professionalità dell'attività criminale.
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Dosimetria pena: il giudice può motivare sinteticamente
Un imputato, condannato per reati di droga, ricorre in Cassazione lamentando una motivazione insufficiente sulla dosimetria della pena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la discrezionalità del giudice permette una motivazione sintetica, purché adeguata, specialmente se le attenuanti generiche sono già state concesse.
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Porto di armi: quando è reato? Analisi Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio, resistenza, rifiuto di test antidroga e porto di armi. La Corte conferma che per il reato di porto di armi non è richiesto l'intento di offendere, essendo sufficiente il possesso ingiustificato fuori dalla propria abitazione o sue pertinenze.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di stupefacenti, il quale lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che il giudice di merito può legittimamente negare tale beneficio basando la sua decisione anche su un solo elemento negativo ritenuto prevalente, come la professionalità della condotta, senza dover analizzare ogni singolo aspetto a favore dell'imputato.
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Retrodatazione cautelare: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso sulla retrodatazione cautelare, stabilendo che per anticipare i termini di una misura, non basta che i fatti fossero genericamente noti in una precedente indagine. È necessario che gli elementi probatori fossero già chiaramente 'desumibili' e significativi al momento della prima ordinanza. L'onere della prova di tale desumibilità spetta all'indagato, che in questo caso non è riuscito a fornirla.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio: la Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di cocaina. La Corte ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, distinguendola dalla lieve entità del reato, a causa dei precedenti specifici e delle modalità della condotta.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di ammissibilità del ricorso dopo un concordato in appello. La sentenza analizza diversi casi: un ricorso viene accolto per un errore di calcolo della pena concordata, mentre altri vengono dichiarati inammissibili poiché, con l'accordo, gli imputati avevano rinunciato ai relativi motivi. La Corte conferma anche la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, basandosi sulle modalità eclatanti del delitto piuttosto che sul movente.
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Restituzione in termini: quando non è impugnabile
Il Procuratore Generale impugna un'ordinanza che concede la restituzione in termini a un condannato per presentare ricorso. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che, per legge, l'ordinanza che accoglie la richiesta di restituzione in termini non è autonomamente impugnabile, ma può essere contestata solo insieme alla sentenza finale.
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Incompatibilità del giudice: no se valuta un coimputato
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava l'incompatibilità del giudice. La Corte ha chiarito che la valutazione di merito sulla posizione di un coimputato, effettuata dal giudice in una fase precedente, non determina automaticamente l'incompatibilità del giudice a giudicare gli altri concorrenti nello stesso reato, in quanto le condotte individuali sono distinte e necessitano di autonome valutazioni.
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Bancarotta semplice: la responsabilità del prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta semplice documentale a carico di un'amministratrice di una società fallita, chiarendo che anche un amministratore 'prestanome' è responsabile per l'omessa tenuta delle scritture contabili. La Corte ha stabilito che l'accettazione formale della carica comporta l'assunzione dei doveri di vigilanza, e la negligenza è sufficiente per configurare il reato. Le difficoltà linguistiche o l'ignoranza della legge non sono state ritenute scusanti valide.
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Sequestro di beni: onere della prova del terzo
Una donna ha impugnato il sequestro di 85.000 euro, sostenendo fossero regali di nozze. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di sequestro di beni, spetta al terzo che ne rivendica la proprietà l'onere di dimostrarne la provenienza lecita e l'estraneità al reato contestato all'imputato. La semplice affermazione non è stata ritenuta prova sufficiente.
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Remissione in termini: no al rito abbreviato retroattivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva la remissione in termini per poter beneficiare del rito abbreviato secondo le nuove norme della Riforma Cartabia. La Corte ha affermato il principio del "tempus regit actum", secondo cui le norme processuali non hanno effetto retroattivo e non è possibile far regredire il processo a una fase già conclusa. Anche le altre doglianze su recidiva e pene sostitutive sono state rigettate.
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