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D.Lgs. 81/2015

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Anzianità di servizio: sì al calcolo del precariato
Una ricercatrice, dopo essere stata stabilizzata da un ente di ricerca pubblico, ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il precedente contratto a termine. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando che, in assenza di prove su una diversità di mansioni, vige il principio di non discriminazione. L'anzianità di servizio pregressa deve quindi essere riconosciuta ai fini retributivi, e l'onere di provare ragioni oggettive per un trattamento diverso spetta al datore di lavoro.
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Insussistenza del fatto licenziamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 273/2024, ha rigettato il ricorso di una casa di cura contro la sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento di una dipendente. La motivazione del licenziamento, basata sull'esternalizzazione di un servizio, è stata giudicata infondata, configurando un'insussistenza del fatto licenziamento. La Corte ha confermato la reintegrazione della lavoratrice, sottolineando che, in questi casi, la tutela reintegratoria è l'unica sanzione applicabile, senza discrezionalità per il giudice.
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Insussistenza del fatto: reintegra se il motivo non c’è
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato sull'esternalizzazione di un servizio, a causa della manifesta insussistenza del fatto. Poiché il lavoratore licenziato non era mai stato addetto a tale servizio, la motivazione del licenziamento è stata ritenuta inesistente. Di conseguenza, è stata confermata la tutela reintegratoria, che obbliga il datore di lavoro a riammettere il dipendente nel suo posto.
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Licenziamento non domino: tutele dopo la cessione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31551/2024, affronta il caso di una lavoratrice licenziata dalla società cedente dopo che il suo rapporto di lavoro era già stato trasferito per legge alla società cessionaria. La Corte stabilisce che tale licenziamento è giuridicamente inesistente ('tam quam non esset') e non semplicemente illegittimo. Di conseguenza, non si applicano le tutele specifiche previste dall'art. 18 L. 300/70, ma quelle del diritto comune: il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con la società cessionaria, che è l'unica obbligata a corrispondere le retribuzioni. La società cedente non può essere condannata ad alcun risarcimento.
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Società in house: impossibile conversione contratto
Un lavoratore, impiegato come socialmente utile presso una società in house, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale risiede nel fatto che le società in house sono soggette alle rigide normative del pubblico impiego per le assunzioni, che prevedono concorsi pubblici e impediscono la conversione automatica di contratti atipici in rapporti di lavoro stabili.
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Proroga contratto a termine: quando scatta la conversione
Un lavoratore ottiene la conversione del suo contratto a tempo indeterminato dopo una serie di estensioni. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo la distinzione cruciale tra proroga contratto a termine e rinnovo. La sentenza stabilisce che il termine per l'impugnazione decorre dalla cessazione finale del rapporto, considerando le proroghe come parte di un unico contratto. Inoltre, viene ribadita la necessità di una causale specifica per le proroghe successive ai primi 12 mesi, pena la conversione del rapporto.
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Proroga contratto a termine: vale la data della firma?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34538/2024, ha stabilito che per una proroga del contratto a termine, la legge applicabile è quella in vigore alla data di decorrenza della proroga stessa, non quella della firma. La Corte ha inoltre ritenuto che l'utilizzo di contratti a termine per coprire esigenze stabili e durevoli costituisce frode alla legge, portando alla conversione del rapporto in tempo indeterminato.
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Part-time misto: quando il contratto è legittimo?
Un lavoratore del settore trasporti ha contestato il suo contratto di part-time misto, attivo solo durante il periodo scolastico, chiedendone la conversione a tempo pieno. Ha lamentato la violazione dei limiti di utilizzo e la mancata applicazione delle tutele previste dal CCNL per altre forme di part-time. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del contratto. La Corte ha chiarito che il part-time misto combina correttamente elementi orizzontali (orario giornaliero ridotto) e verticali (periodi di inattività), e che le tutele specifiche previste per altri tipi di part-time non possono essere estese in via interpretativa se non espressamente previsto dal contratto collettivo.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso cruciale sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato, sostenendo la violazione della normativa europea volta a prevenire gli abusi. La Corte ha ritenuto la questione di tale complessità e rilevanza nomofilattica da richiedere un esame approfondito, in particolare per valutare la compatibilità della legislazione nazionale, che permette una maggiore flessibilità per tali enti, con i principi sanciti dalla Corte di Giustizia dell'UE.
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Lavoro subordinato: quando la collaborazione è fittizia
Una fondazione contesta la riqualificazione di due contratti di collaborazione per fisioterapiste in rapporti di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce che la valutazione della subordinazione è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità e conferma la presunzione di evasione contributiva in caso di errata qualificazione del rapporto, escludendo l'applicabilità di sanatorie quando il datore di lavoro non ammette l'errore.
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Associazione in partecipazione: il limite dei 3 soci
Una società di intrattenimento impiegava oltre 180 associati in partecipazione nelle sue numerose sale giochi, sostenendo che il limite legale di tre associati si applicasse a ogni singola sede. L'Istituto Previdenziale ha contestato tale interpretazione. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che il limite numerico per l'associazione in partecipazione si riferisce all'intera attività d'impresa o a uno specifico affare, non alle singole unità produttive. Questa sentenza mira a prevenire l'uso elusivo di tale contratto in frode alla legge sul lavoro subordinato.
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Danno da demansionamento: risarcimento e trasferimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda per danno da demansionamento, stabilendo che il pregiudizio professionale può essere provato anche in via presuntiva. L'ordinanza chiarisce che il trasferimento di un lavoratore che assiste un familiare disabile è illegittimo anche se avviene all'interno della stessa città, qualora leda la possibilità di assistenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'illegittimità del trasferimento e il demansionamento del dipendente, assegnato a mansioni di call center non equivalenti alle precedenti.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo grado la conversione del suo rapporto a tempo indeterminato, ma la Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo legittimi i contratti successivi al D.Lgs. 81/2015. La Cassazione ha sollevato un dubbio di compatibilità tra la normativa nazionale, che sembra consentire l'uso acausale e illimitato di tali contratti, e la direttiva europea che impone misure contro gli abusi, rendendo necessario un approfondimento.
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Contratti a termine: la Cassazione e la non contestazione
Un percussionista, impiegato da una fondazione lirica con numerosi contratti a termine dal 1995, ha fatto causa per ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la legittimità dei contratti a termine. La Corte ha sottolineato come la mancata contestazione da parte del lavoratore delle specifiche ragioni artistiche indicate nel contratto sia stata decisiva. Questo principio, noto come 'relevatio ad onere probandi', ha sollevato il datore di lavoro dall'onere di provare tali ragioni. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla durata massima e al pensionamento di un collega, sono stati giudicati inammissibili o irrilevanti.
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Contratti a termine e fondazioni liriche: la Cassazione
Un artista di coro ha impugnato una serie di contratti a termine con una fondazione lirico-sinfonica, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incertezza normativa o il timore di ritorsioni non giustificano il mancato rispetto dei termini di decadenza per l'impugnazione. Inoltre, ha confermato che l'utilizzo di contratti a termine successivi è legittimo se fondato su ragioni oggettive e concrete, come la necessità di integrare l'organico per specifici spettacoli programmati.
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Contratti a termine: quando la successione è lecita
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due musicisti d'orchestra che chiedevano la conversione dei loro contratti a termine in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici hanno confermato la legittimità della successione di contratti, basandosi sulla non contestazione da parte dei lavoratori delle specifiche e obiettive ragioni temporanee indicate dall'ente lirico in ogni contratto. Secondo la Corte, se il lavoratore non contesta di essere stato impiegato esclusivamente per le produzioni indicate, il datore di lavoro non ha l'onere di fornire ulteriori prove, rendendo i contratti a termine validi.
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Potere direttivo datore di lavoro: limiti e validità
Una lavoratrice ha impugnato il trasferimento, la gestione delle ferie e la modifica dell'orario di lavoro decisi dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le decisioni rientrano nel legittimo esercizio del potere direttivo del datore di lavoro, a condizione che siano motivate e non arbitrarie. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e non generici per poter contestare tali decisioni.
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Lavoro in carcere: quando scatta la prescrizione?
Un ex detenuto ha richiesto differenze retributive per il lavoro svolto in carcere per diversi anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, data la natura rieducativa e unitaria del rapporto, la prescrizione quinquennale per i crediti non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma dalla cessazione definitiva del rapporto di lavoro, che di norma coincide con la fine della detenzione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i crediti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Contratto a progetto: nullo senza un fine specifico
La Corte d'Appello conferma la conversione di una serie di contratti a progetto in un unico rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sulla genericità e sulla mancanza di un progetto specifico e autonomo, ritenendo che il lavoratore svolgesse in realtà mansioni ordinarie per l'ente. La sentenza chiarisce che la lunga durata e la continuità del rapporto sono indici di subordinazione, respingendo le eccezioni di decadenza e prescrizione sollevate dal datore di lavoro.
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