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D.Lgs. 81/2015

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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Efficacia provvedimento cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'efficacia di un provvedimento cautelare che ordina la riammissione al lavoro non viene meno se la successiva sentenza di merito, pur confermando il diritto alla conversione del contratto, liquida un risarcimento inferiore a quanto percepito. Il provvedimento cautelare rimane valido poiché il diritto principale è stato confermato, distinguendo l'ordine di riammissione per il futuro da una condanna al pagamento di somme passate.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di esecuzione forzata avviata da due lavoratori contro il proprio datore di lavoro. I lavoratori, forti di un'ordinanza cautelare e di una successiva sentenza di merito, richiedevano il pagamento di un'indennità e delle spese legali. Il datore di lavoro si opponeva, sostenendo di aver già versato somme superiori a quelle dovute. La Corte ha risolto la controversia applicando il principio della compensazione impropria, stabilendo che i reciproci debiti e crediti, derivando dallo stesso rapporto di lavoro, dovevano essere bilanciati. Di conseguenza, ha confermato l'obbligo dei lavoratori di restituire le somme percepite in eccesso, ma ha corretto la decisione d'appello specificando che da tale importo dovevano essere detratte le spese legali liquidate nell'ordinanza cautelare, la quale non aveva perso efficacia.
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Periodo di comporto: come si calcola per il licenziamento
Un lavoratore viene licenziato per superamento del periodo di comporto. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento, stabilendo che il calcolo dei dipendenti per determinare la durata del comporto non si basa sul numero di addetti al momento del recesso, ma su una valutazione funzionale riferita a un momento storico specifico (in questo caso, l'anno 2005), come indicato in una precedente pronuncia della stessa Corte.
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Licenziamento disciplinare: reazione sproporzionata
Una lavoratrice veniva licenziata per giusta causa dopo essersi rifiutata di rispettare un nuovo orario di lavoro e essersi assentata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, non tanto sulla legittimità della variazione oraria, quanto sulla base della reazione sproporzionata della dipendente (insubordinazione e assenza), ritenuta un inadempimento grave che giustificava il recesso dal rapporto di lavoro.
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Prescrizione lavoro carcerario: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del diritto alla retribuzione per il lavoro carcerario decorre dalla cessazione dell'intero rapporto di lavoro, considerato unitario anche se svolto in diverse carceri. La Corte ha accolto il ricorso di un detenuto, condannando il Ministero della Giustizia al pagamento delle differenze retributive, ritenendo infondata l'eccezione di prescrizione basata sui singoli periodi lavorativi.
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Anticipo NASpI: no alla restituzione integrale
Un lavoratore aveva ricevuto l'anticipo NASpI per avviare un'attività autonoma ma aveva poi svolto un breve lavoro subordinato. L'ente previdenziale chiedeva la restituzione dell'intera somma. La Corte di Cassazione, richiamando le sentenze della Corte Costituzionale, ha stabilito che la restituzione non deve essere integrale, ma proporzionale alla durata del rapporto di lavoro subordinato, annullando la rigidità della normativa e introducendo un principio di ragionevolezza e proporzionalità.
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Collaborazioni eterorganizzate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, basandosi sulla disciplina delle collaborazioni eterorganizzate (art. 2 D.Lgs. 81/2015). La Corte ha stabilito che i lavoratori non avevano fornito prova sufficiente che le modalità di esecuzione della prestazione, come tempi e luoghi, fossero organizzate unilateralmente dal committente. La sentenza chiarisce che l'onere della prova spetta al lavoratore.
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Contratto di apprendistato nullo senza formazione
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto di apprendistato in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla totale assenza di formazione erogata alla lavoratrice, elemento che la Corte ha ritenuto essenziale e qualificante per la causa stessa del contratto. Secondo i giudici, la mancanza dell'obbligo formativo snatura l'apprendistato, trasformandolo di fatto in un ordinario rapporto di lavoro fin dal suo inizio. La sentenza sottolinea che le sanzioni amministrative previste dalla legge non escludono questa fondamentale tutela per il lavoratore.
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Contratti a termine: il calcolo dei 36 mesi
Un musicista, assunto per anni da un teatro con una serie di contratti a termine, ha contestato l'illegittimità della reiterazione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: nel calcolo del limite massimo di 36 mesi, si devono contare anche i contratti stipulati prima dell'introduzione di tale limite. La finalità della norma è prevenire l'abuso derivante dalla successione di contratti, a prescindere dalla legittimità dei singoli accordi secondo le leggi dell'epoca. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione d'appello e riconosciuto al lavoratore il diritto al risarcimento del danno.
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Contratti a termine e limite 36 mesi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel calcolo della durata massima di 36 mesi per i contratti a termine, devono essere inclusi anche i rapporti di lavoro stipulati prima dell'introduzione di tale limite. La decisione mira a prevenire l'abuso derivante dalla reiterazione di contratti a tempo determinato, affermando che la finalità anti-abuso della normativa prevale sulla legge specifica in vigore al momento della stipula di ogni singolo contratto. Il caso riguardava un lavoratore di un ente teatrale che, dopo una lunga successione di contratti, si è visto riconoscere il superamento del limite legale.
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Contratti a termine: calcolo dei 36 mesi e abusi
La Cassazione chiarisce il calcolo del limite massimo per i contratti a termine. Anche i rapporti di lavoro precedenti alla riforma del 2001 vanno computati per verificare il superamento dei 36 mesi, al fine di prevenire l'abuso di contratti a termine successivi. La sentenza cassa la decisione d'appello e condanna un ente teatrale al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Contratti a termine: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di una musicista per la conversione dei suoi contratti a termine in un posto a tempo indeterminato è stato respinto dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la validità dei contratti, ritenendo le causali sufficientemente specifiche e confermando l'effetto di un precedente giudicato su una parte del rapporto di lavoro. È stata inoltre chiarita la normativa sulla rappresentanza legale delle fondazioni pubbliche.
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Accordi di prossimità: la Cassazione ne valida l’uso
Un lavoratore ha impugnato la legittimità di due contratti intermittenti, sostenendo l'invalidità degli accordi di prossimità aziendali che li giustificavano. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3353/2025, ha rigettato il ricorso. Ha confermato che tali accordi sono validi per derogare alla normativa generale se sottoscritti da sindacati rappresentativi e finalizzati a obiettivi collettivi, come l'incremento dell'occupazione, garantendo così la legittimità dei contratti stipulati.
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Contratti a termine: calcolo del limite di 36 mesi
Un musicista, assunto con una serie di contratti a termine dal 1997, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per il superamento del limite massimo di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo della durata complessiva, devono essere considerati anche i rapporti di lavoro precedenti all'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e, decidendo nel merito, ha confermato la condanna dell'ente teatrale al risarcimento del danno, riaffermando il principio della lotta all'abuso dei contratti a termine anche nel settore pubblico e artistico.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei contratti a termine nelle fondazioni liriche. Un artista aveva impugnato una serie di contratti a tempo determinato, ritenendoli illegittimi. La Suprema Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello per omessa pronuncia, non avendo i giudici esaminato la validità di tutti i contratti contestati. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei principi espressi, sottolineando la necessità di ragioni obiettive e concrete per giustificare la successione di contratti a termine.
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Contratti a termine fondazioni liriche: No conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ballerina impiegata per vent'anni da una fondazione lirica tramite una serie di contratti a termine. La lavoratrice chiedeva la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato a causa dell'abuso nella reiterazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i contratti a termine nelle fondazioni liriche, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione e prevedendo unicamente il risarcimento del danno come sanzione per l'illegittimità, in linea con i principi delle Sezioni Unite.
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Contratti a termine fondazioni liriche: no conversione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore musicale, confermando il divieto di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per le fondazioni liriche. La sentenza stabilisce che, a causa della normativa speciale che regola tali enti, l'unica tutela per l'abuso di contratti precari è il risarcimento del danno, e non la stabilizzazione del posto di lavoro. Questa disciplina speciale, pur derogando al diritto comune, è ritenuta conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Contratto a termine fondazioni liriche: quando è nullo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati tra una fondazione lirica e una ballerina. L'ordinanza ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva dichiarato la nullità degli ultimi contratti e la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Il punto chiave è che la fondazione non è riuscita a dimostrare l'esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive meramente temporanee e specifiche, che non potessero essere soddisfatte dal personale stabile. La reiterazione sistematica del contratto a termine per coprire esigenze durature è stata ritenuta abusiva, rendendo illecita l'apposizione del termine.
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