LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 81/2015

Pagina 20 di 24

Riconversione contratto part-time: limiti alla domanda
Un dipendente pubblico, trasferito in mobilità con un contratto part-time, ha richiesto la riconversione a tempo pieno. La sua domanda è stata rigettata in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il lavoratore ha tentato di modificare in Cassazione i motivi della sua pretesa (la cosiddetta 'causa petendi'), che in primo grado erano limitati al solo decorso di un biennio, senza aver originariamente argomentato sulla disponibilità di posti in organico.
Continua »
Trasferimento lavoratore: l’orario part-time resta
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, ha visto confermato il suo diritto a mantenere l'orario di lavoro part-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del nuovo datore di lavoro, stabilendo che il trasferimento del lavoratore configura una cessione di contratto. Pertanto, qualsiasi modifica dell'orario da part-time a tempo pieno richiede il consenso esplicito del dipendente, rendendo illegittima l'azione disciplinare intrapresa dall'ente per il suo rifiuto.
Continua »
Società in house: no a conversione del rapporto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una società in house. La Suprema Corte ribadisce che per le società a partecipazione pubblica vige l'obbligo di reclutamento tramite procedure selettive, impedendo la conversione di contratti di collaborazione in rapporti a tempo indeterminato, anche se di fatto si è svolta attività lavorativa subordinata.
Continua »
Licenziamento part time: quando è legittimo?
Una società di consulenza, a fronte di un aumento stabile della clientela, ha licenziato una dipendente part-time dopo il suo rifiuto di aumentare le ore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento part time, stabilendo che l'azienda ha correttamente dimostrato l'impossibilità di utilizzare diversamente la prestazione della lavoratrice e che la scelta di assumere una nuova risorsa full-time rientra nell'insindacabile discrezionalità imprenditoriale.
Continua »
Risarcimento abuso precariato: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per abuso di precariato a un docente che aveva subito una reiterazione di contratti a termine per anni. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, ottenuta tramite il superamento di un concorso pubblico, non elimina il diritto al risarcimento del danno pregresso, in quanto la stabilizzazione non costituisce una sanzione diretta per l'abuso commesso dall'amministrazione.
Continua »
Lavoro carcerario: quando scatta la prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il lavoro carcerario, il rapporto deve considerarsi unitario. Di conseguenza, la prescrizione quinquennale per i crediti retributivi non decorre dalla fine di ogni singola prestazione, ma dalla cessazione definitiva dell'intero rapporto lavorativo. Nel caso di specie, una ex detenuta aveva richiesto l'adeguamento della sua retribuzione per il lavoro svolto tra il 2012 e il 2017. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto la domanda, dichiarando prescritti i crediti più datati. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'azione legale, intrapresa entro cinque anni dalla fine del rapporto nel 2017, era tempestiva per tutti i crediti maturati.
Continua »
Licenziamento orale: la prova spetta al lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13683/2025, ha stabilito che l'onere della prova del licenziamento orale ricade sempre sul lavoratore. Anche se il datore di lavoro nega in toto l'esistenza del rapporto, questa difesa non solleva il dipendente dal dover dimostrare l'effettiva volontà del datore di interrompere il contratto. La Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la negazione del rapporto non è logicamente incompatibile con la negazione del licenziamento stesso.
Continua »
Contratti a termine docenti: Cassazione su abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione, protratta per oltre tre anni in assenza del concorso triennale, costituisce un abuso. Tale condotta, anche se prevista da una legge speciale, viola la normativa europea e dà diritto al risarcimento del danno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato l'abuso, rinviando il caso per una nuova valutazione sul risarcimento dovuto ai docenti.
Continua »
Contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione cattolica, per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di un concorso triennale, costituisce un abuso. Tale abuso non dà diritto alla conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario. La Suprema Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'abuso, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Indennità sostitutiva: no overtime per lo staff
Una dipendente pubblica, assunta part-time come collaboratrice di staff di un organo politico, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive per aver di fatto lavorato a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la normativa speciale per il personale di staff prevede una specifica indennità sostitutiva onnicomprensiva. Questa indennità copre forfettariamente anche il lavoro straordinario, escludendo quindi il diritto a compensi aggiuntivi, data la natura fiduciaria e particolare del rapporto di lavoro.
Continua »
Diritto di precedenza: come sceglie il datore di lavoro?
Un lavoratore ha rivendicato il suo diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato, ma l'azienda ha assunto un'altra collega con un diritto analogo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di criteri legali specifici, il datore di lavoro ha discrezionalità nella scelta tra più aventi diritto, a meno che non venga provata un'azione arbitraria o in malafede. Il diritto di precedenza non è stato quindi violato.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
Continua »
Divisore orario e discriminazione part-time: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società concessionaria autostradale per aver applicato un divisore orario meno favorevole a un lavoratore part-time turnista rispetto ai colleghi a tempo pieno. La sentenza ribadisce il fondamentale principio di non discriminazione part-time, secondo cui la retribuzione oraria deve essere calcolata in modo equo, indipendentemente dall'orario ridotto. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso dell'azienda, inclusa l'eccezione di prescrizione, affermando che il termine decorre dalla fine del rapporto di lavoro.
Continua »
Collaborazione etero-organizzata: sì alle tutele
La Cassazione chiarisce che in una collaborazione etero-organizzata, il lavoratore ha diritto alle tutele del lavoro subordinato. Il caso riguarda collaboratori autonomi la cui proroga del contratto, senza compenso aggiuntivo, è stata contestata. La Corte ha rinviato il giudizio per verificare se la loro attività fosse etero-organizzata, applicando così le garanzie retributive previste per i dipendenti.
Continua »
Contratti a termine pubblico impiego: no conversione
Una lavoratrice pubblica, dopo aver superato il limite di 36 mesi con contratti a tempo determinato, ha chiesto la trasformazione del suo rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua richiesta, confermando un principio consolidato: per i contratti a termine nel pubblico impiego, l'unica sanzione per la reiterazione abusiva è il risarcimento del danno, non la conversione del contratto, per salvaguardare la regola costituzionale dell'accesso tramite pubblico concorso.
Continua »
Principio di sintesi: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune lavoratrici che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio di forma: il ricorso violava il principio di sintesi, essendo l'esposizione dei fatti lunga oltre 90 pagine e consistente in una mera riproduzione degli atti precedenti. La Corte ha ribadito che la chiarezza e la concisione sono requisiti essenziali per l'ammissibilità del ricorso.
Continua »
Onere della prova: Cassazione su lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sull'incapacità del ricorrente di soddisfare l'onere della prova e sulla formulazione di motivi di ricorso non specifici o volti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che spetta al lavoratore dimostrare concretamente gli indici della subordinazione.
Continua »
Prova lavoro subordinato: quando il giudice può negarla?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione conferma che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità e la rilevanza delle prove richieste, come le testimonianze. Se i capitoli di prova sono ritenuti generici, irrilevanti o valutativi, il loro rigetto è legittimo. Questa ordinanza sottolinea l'onere della prova lavoro subordinato a carico del lavoratore e i ristretti limiti del sindacato di legittimità sulla gestione istruttoria della causa.
Continua »
Danno comunitario: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento per danno comunitario a una lavoratrice del settore sanitario per l'illegittima reiterazione di contratti a termine oltre il limite di 36 mesi. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, avvenuta per scorrimento di una graduatoria concorsuale e non tramite una specifica procedura di stabilizzazione, non costituisce una misura riparatoria idonea a escludere il diritto al risarcimento del danno subito a causa dell'abuso.
Continua »
Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Continua »