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D.Lgs. 81/2015

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Prova del subappalto: onere a carico del lavoratore
Una lavoratrice, formalmente assunta da cooperative per attività di telemarketing, ha citato in giudizio una grande azienda televisiva, sostenendo di essere in realtà una sua dipendente attraverso una catena di contratti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto cruciale della decisione è stata la mancata prova del subappalto tra le cooperative e l'azienda committente, onere che spettava alla lavoratrice. La Corte ha sottolineato che l'esistenza di tali contratti non può essere presunta ma deve essere dimostrata con elementi concreti.
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Valutazione rischi: obblighi per somministrati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la valutazione dei rischi per i lavoratori somministrati non può essere generica. È necessario un documento specifico che analizzi i pericoli legati alla particolare tipologia contrattuale, redatto con data certa antecedente all'inizio della missione lavorativa. La mancanza di tale specificità rende illegittimo il contratto di somministrazione, portando alla costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa che aveva prodotto un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) generico, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Contratto di apprendistato: discrasia piano formativo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrasia tra la qualifica professionale prevista nel contratto di apprendistato e quella, inferiore, oggetto del piano formativo individuale, è un fatto decisivo. La Corte d'Appello aveva erroneamente ignorato tale discrepanza. La Cassazione ha cassato la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione sul potenziale grave inadempimento degli obblighi formativi del datore di lavoro, che potrebbe portare alla conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.
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Nullità contratto somministrazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava la nullità di numerosi contratti di somministrazione per difetto di forma scritta. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, ritenuti generici e confusi, e ribadisce un principio fondamentale: anche la nullità del contratto di somministrazione è soggetta ai termini di decadenza per l'impugnazione, che devono essere rispettati a pena di improcedibilità dell'azione.
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Onere della prova DVR: i poteri del giudice del lavoro
Un lavoratore ha impugnato un contratto a termine per la presunta mancanza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). La Corte di Cassazione ha stabilito che, a fronte di una contestazione generica del lavoratore e della produzione di un DVR datato da parte dell'azienda, il giudice d'appello ha legittimamente esercitato i propri poteri istruttori per acquisire la documentazione aggiornata. La decisione chiarisce l'equilibrio tra l'onere della prova DVR a carico del datore di lavoro e i poteri del giudice nel processo del lavoro.
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Ricorso inammissibile: vizi formali e lavoro agricolo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di lavoro agricolo a tempo determinato. L'appello presentava vizi formali, come la mancata produzione della sentenza impugnata, e motivi di ricorso generici, non consentendo alla Corte di esaminare la richiesta di conversione del contratto.
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Potere probatorio del giudice e giudizio abbreviato
Un imprenditore, condannato per somministrazione illecita di manodopera, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il potere probatorio del giudice nel rito abbreviato. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudice può integrare d'ufficio le prove se assolutamente necessario, anche in questo rito speciale. La sentenza ha inoltre ribadito i criteri per la concessione delle attenuanti generiche e per il riconoscimento del reato continuato.
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Demansionamento: onere della prova a carico del datore
Un lavoratore si è opposto allo stato passivo del fallimento del suo ex datore di lavoro, chiedendo il risarcimento per demansionamento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per la mancata produzione del Contratto Collettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di demansionamento, l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Al lavoratore è sufficiente allegare i fatti specifici che costituiscono la dequalificazione professionale, senza dover produrre il CCNL.
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Anzianità di servizio medico: no a cumulo con stop
Un dirigente medico ha richiesto il riconoscimento della sua anzianità di servizio totale, maturata attraverso diversi contratti a termine con interruzioni, al fine di ottenere una maggiore indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le interruzioni significative tra i contratti interrompono la necessaria continuità per il calcolo dell'anzianità di servizio. Inoltre, ha confermato che i nuovi contratti collettivi non hanno efficacia retroattiva.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
Un tecnico specializzato, impiegato da una fondazione lirica con una lunga serie di contratti a termine, ha contestato la legittimità di tale precarietà. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31847/2025, ha stabilito che i contratti a termine nelle fondazioni liriche devono sempre essere giustificati da esigenze reali, temporanee e provvisorie, anche nei periodi in cui la legge generale prevedeva l'acausalità. Pur escludendo la conversione del contratto in tempo indeterminato per via delle specificità del settore, la Corte ha riaffermato il diritto del lavoratore a ottenere un risarcimento del danno per l'abuso subito, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Lavoro accessorio: piattaforma INPS KO non giustifica
L'amministratore di una società che gestisce una discoteca è stato sanzionato per aver impiegato undici lavoratori tramite il sistema del lavoro accessorio (voucher) senza la dovuta comunicazione preventiva. L'imprenditore si è difeso sostenendo che la piattaforma INPS era fuori servizio, ma la Corte di Cassazione ha confermato la sanzione. Secondo i giudici, un guasto tecnico non costituisce forza maggiore se l'azienda non prova di aver tentato ogni via alternativa per comunicare l'avvio della prestazione lavorativa, dimostrando così la propria colpa.
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Apprendistato: la prova del periodo precedente vale?
La Corte di Cassazione conferma la trasformazione di un contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato. Un lavoratore ha dimostrato di aver superato la durata massima di 36 mesi sommando un periodo di apprendistato precedente svolto presso un'altra azienda. La Corte ha chiarito che la prova di tale periodo può essere fornita con vari documenti, non solo con un certificato di servizio, e che in appello possono essere ammesse nuove prove documentali se ritenute indispensabili.
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Dimissioni giusta causa e Cassa Integrazione COVID
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27350/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che si era dimesso per giusta causa lamentando un demansionamento e un uso illegittimo del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) durante l'emergenza COVID-19. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale ha derogato agli obblighi di comunicazione standard per l'accesso alla cassa integrazione e che la sospensione temporanea del rapporto non costituisce di per sé una giusta causa di dimissioni. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato a pagare l'indennità di mancato preavviso e la penale per violazione del patto di stabilità.
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Proroga contratto a termine senza causale: le regole
Il Tribunale di Venezia ha stabilito che la proroga di un contratto a termine oltre i 12 mesi è illegittima se priva di una causale giustificatrice, anche se il contratto collettivo prevede diversamente. In questo caso, una lavoratrice assunta con un contratto a termine, prorogato due volte fino a superare i 12 mesi senza alcuna motivazione, ha ottenuto la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Il giudice ha chiarito che la normativa nazionale prevale sulle disposizioni peggiorative del CCNL, condannando l'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: analisi
La Cassazione si pronuncia su un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, confermando l'illegittimità del recesso per mancata prova dell'obbligo di repêchage. L'ordinanza analizza la natura del rapporto di lavoro, distinguendolo dall'agenzia e applicando le tutele per la collaborazione etero-organizzata. Viene inoltre chiarito che precedenti accordi di conciliazione non impediscono l'accertamento della natura del rapporto per i periodi successivi.
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Conciliazione lavorativa: blocca la continuità del rapporto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una conciliazione lavorativa, con cui un lavoratore riconosce la natura autonoma di un rapporto e rinuncia a diritti pregressi, se non impugnata entro sei mesi, preclude la possibilità di rivendicare in futuro la continuità di un unico rapporto di lavoro subordinato. Il caso riguardava un informatore scientifico licenziato che sosteneva la natura subordinata del suo rapporto sin dall'inizio, ma i giudici hanno dato peso alle precedenti conciliazioni non contestate, limitando l'analisi solo all'ultimo periodo contrattuale.
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Riduzione retribuzione: nullo l’accordo senza sede protetta
Un dirigente si dimette per giusta causa a seguito di una riduzione della retribuzione e della modifica peggiorativa del benefit dell'auto aziendale. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un accordo di riduzione retribuzione è nullo se non concluso in una sede protetta, come previsto dall'art. 2103 c.c. Questo principio si applica anche in assenza di un mutamento di mansioni, a tutela del lavoratore. Anche la modifica unilaterale di un benefit come l'auto aziendale è illegittima, costituendo, insieme alla decurtazione dello stipendio, giusta causa di dimissioni.
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Contratti a termine stagionali: limiti e tutele
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26199/2024, ha chiarito i limiti all'utilizzo dei contratti a termine stagionali da parte di un ente pubblico agricolo. La Corte ha stabilito che la nozione di "stagionalità" deve essere interpretata in modo rigoroso, escludendo le attività che rispondono a esigenze operative permanenti. È stato ribadito che l'onere di provare la natura esclusivamente stagionale delle mansioni svolte dal lavoratore grava sul datore di lavoro. La sentenza di appello, che aveva dato ragione all'ente, è stata cassata con rinvio.
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Contratti stagionali: limiti per gli enti pubblici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26197/2024, ha stabilito principi fondamentali sui contratti stagionali nel settore pubblico. Un lavoratore agricolo aveva citato in giudizio un Ente di Sviluppo Agricolo per l'abusiva reiterazione di contratti a tempo determinato. La Corte ha chiarito che un ente pubblico non economico non può essere equiparato a un imprenditore agricolo privato. Di conseguenza, le deroghe previste per i contratti stagionali nel settore agricolo non si applicano automaticamente. La Corte ha sottolineato che la natura genuinamente stagionale dell'attività deve essere provata rigorosamente dal datore di lavoro e non può includere mansioni continuative come la manutenzione. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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