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D.Lgs. 81/2008

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Tempo vestizione: quando va pagato? La Cassazione.
La Corte di Cassazione ha confermato che il tempo vestizione del personale sanitario deve essere retribuito, considerandolo orario di lavoro. La sentenza chiarisce che l'obbligo di indossare una divisa per motivi igienico-sanitari e di riconoscibilità costituisce una direttiva implicita del datore di lavoro (eterodirezione). Pertanto, il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa, anche se avviene prima di timbrare l'inizio del turno e dopo la fine, rientra a pieno titolo nell'orario di lavoro e deve essere pagato.
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Responsabilità datore di lavoro per infortunio
Un lavoratore subisce l'amputazione di un arto a seguito di un incidente con un muletto in magazzino. Il Tribunale afferma la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 2049 c.c. per le omissioni del delegato alla sicurezza. La sentenza analizza come il giudicato penale influenzi la causa civile e dettaglia il calcolo del risarcimento, sottraendo gli importi già versati da INAIL e a titolo di provvisionale.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
Un lavoratore, licenziato per un grave danno ambientale, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso tardivo e quindi inammissibile, poiché proposto oltre i 60 giorni dalla comunicazione della sentenza via PEC, come previsto dal rito Fornero. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Compensi professionali: onere della prova del contratto
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un professionista che richiedeva compensi professionali a una società committente. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il professionista non ha fornito prova sufficiente di un incarico diretto, essendo il suo lavoro inquadrato in un più ampio contratto di appalto tra la committente e un'altra società di ingegneria. La sentenza sottolinea come una clausola che permette la fatturazione diretta non costituisca, da sola, prova di un rapporto contrattuale autonomo.
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Impugnazione inammissibile: no a prescrizione reato
La Corte di Cassazione chiarisce che una impugnazione inammissibile impedisce la decorrenza della prescrizione. Il caso riguarda una condanna a pena pecuniaria per violazioni sulla sicurezza sul lavoro, seguita da un appello errato. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'inammissibilità, ma la Cassazione ha annullato tale decisione, riqualificato l'atto come ricorso e lo ha dichiarato a sua volta inammissibile, spiegando che l'errore iniziale preclude la formazione di un valido rapporto processuale e, di conseguenza, l'estinzione del reato per prescrizione.
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Accordo conciliativo: visita medica non è condizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti condannata per ritardata assunzione di due lavoratori. Il caso verteva sull'interpretazione di un accordo conciliativo che prevedeva l'assunzione contestuale alla firma, ma anche una visita medica preassuntiva da effettuarsi entro una data specifica. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito, secondo cui la visita non costituiva una condizione sospensiva ma una mera formalità, è legittima e non sindacabile in sede di legittimità, specialmente considerando il pregresso rapporto di lavoro tra le parti. L'azienda, secondo i giudici, si era assunta il rischio di eventuali ritardi nell'espletamento della visita.
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SCIA antincendio: obbligatoria per generatori non usati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'omessa presentazione della SCIA antincendio. La sentenza stabilisce che l'obbligo di segnalazione sussiste per la mera detenzione di un generatore di corrente di potenza superiore a 25 kW, a prescindere dal suo effettivo utilizzo o collegamento all'impianto elettrico. La norma sanziona il potenziale pericolo derivante dalla presenza dell'attrezzatura.
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SCIA antincendio: obblighi con cambio gestore
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un gestore di un locale accusato di violazioni in materia di sicurezza. La questione centrale riguardava la validità della SCIA antincendio dopo un cambio di gestione. La Corte ha stabilito che la certificazione non è automaticamente valida e che il mancato rinnovo periodico della conformità antincendio costituisce reato, ordinando un nuovo processo.
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Delega di funzioni: Cassazione annulla archiviazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di archiviazione per particolare tenuità del fatto emessa nei confronti dell'amministratore di una grande società, accusato di lesioni colpose per un infortunio sul lavoro. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice 'apparente', in quanto non aveva adeguatamente considerato né le prove della difesa sulla durata effettiva della malattia della lavoratrice, né la documentazione relativa alla delega di funzioni in materia di sicurezza, elemento cruciale per individuare il reale responsabile.
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Prescrizione reato: Cassazione annulla condanna
Un imputato, condannato in primo grado per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio, accogliendo il motivo relativo alla prescrizione reato. I giudici hanno stabilito che i reati contravvenzionali erano già estinti per il decorso del tempo al momento della pronuncia della sentenza di primo grado, rendendo la condanna illegittima.
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Lavaggio DPI: obbligo del datore e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14436/2024, ha stabilito che l'obbligo del datore di lavoro di manutenere i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) include anche il loro lavaggio. In caso di inadempimento, il danno per il lavoratore si presume esistente e deve essere risarcito. La Corte ha invertito l'onere della prova: spetta all'azienda dimostrare di aver adempiuto all'obbligo di lavaggio DPI o che l'omissione non ha causato pregiudizio. Il risarcimento può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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Prescrizione Reato: Annullata Condanna per Infortunio
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un amministratore per un infortunio sul lavoro. La decisione non si basa sul merito delle accuse, ma sull'intervenuta prescrizione del reato, ovvero il superamento dei termini massimi previsti dalla legge per la prosecuzione del processo penale, estinguendo di fatto il reato stesso.
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Lavaggio indumenti DPI: obbligo del datore di lavoro
Un operaio specializzato ha citato in giudizio la sua azienda per il risarcimento del danno derivante dal mancato lavaggio degli indumenti da lavoro, qualificati come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Mentre i giudici di merito avevano respinto la richiesta, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo del lavaggio indumenti DPI spetta al datore di lavoro. L'inadempimento di tale obbligo fa presumere l'esistenza di un danno, e spetta all'azienda dimostrare il contrario per evitare il risarcimento, che può essere liquidato in via equitativa.
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Formazione sicurezza orario lavoro: obbligo anche fuori turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che la formazione obbligatoria in materia di sicurezza può essere svolta anche al di fuori del normale orario di lavoro, purché venga retribuita come lavoro straordinario. Un lavoratore si era rifiutato di partecipare a un corso programmato fuori dal suo turno, venendo per questo sospeso senza retribuzione. La Corte ha respinto il suo ricorso, chiarendo che l'espressione 'durante l'orario di lavoro' include qualsiasi prestazione esigibile dal datore, anche straordinaria, e sottolineando il dovere di collaborazione del dipendente per la tutela della sicurezza.
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Avvocato non cassazionista: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una condanna per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. La decisione si fonda su un vizio formale insuperabile: l'impugnazione era stata sottoscritta da un avvocato non cassazionista, ovvero non iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità committente: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del presidente di una cooperativa, condannato per le lesioni a un operaio. L'ordinanza ribadisce la responsabilità committente per la sicurezza sul lavoro, anche in presenza di un'impresa appaltatrice, e chiarisce che la riproposizione di motivi già rigettati in appello rende il ricorso inammissibile, impedendo anche la declaratoria di prescrizione.
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Indennità di occupazione: il Comune paga i ponteggi
Una società noleggiava ponteggi a un Comune per lavori post-sisma. Scaduto il contratto, l'ente non chiedeva la rimozione né pagava per l'uso prolungato. La Corte d'Appello ha stabilito che il Comune deve versare un'indennità di occupazione, pari al canone pattuito, fino al momento in cui ha formalmente manifestato il proprio disinteresse a mantenere le strutture, applicando l'art. 1591 c.c. sulla mora del conduttore nella restituzione della cosa locata.
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Prova del credito: onere probatorio del professionista
Un ex amministratore di una società in amministrazione straordinaria ha chiesto di essere ammesso al passivo per compensi professionali. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale. La corte ha ribadito che la prova del credito spetta interamente al creditore, che deve dimostrare non solo il titolo dell'incarico, ma anche l'effettivo svolgimento delle prestazioni e il diritto al compenso, specialmente quando l'incarico è conferito a sé stesso. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito è insindacabile in Cassazione se non per vizi specifici.
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Ricorso per saltum: quando viene convertito in appello
Un imprenditore, condannato in primo grado per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro e falso, propone un ricorso per saltum direttamente in Cassazione. Tuttavia, poiché i motivi di ricorso includevano anche contestazioni sulla valutazione delle prove (vizio di motivazione), la Suprema Corte ha applicato l'art. 569 c.p.p. L'ordinanza stabilisce la conversione del ricorso per saltum in un appello ordinario, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente, in quanto le doglianze sul merito devono essere esaminate dal giudice di secondo grado.
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Sospensione lavoratore no vax: quando è legittima?
La Corte d'Appello di Ancona ha confermato la legittimità della sospensione di un lavoratore no vax, operatore socio-sanitario in una casa di cura. Nonostante il lavoratore fosse guarito da COVID-19 e avesse ancora tempo per la vaccinazione secondo una circolare ministeriale, i giudici hanno ritenuto prevalente il dovere del datore di lavoro di tutelare la salute dei pazienti fragili (art. 2087 c.c.), giustificando la sospensione cautelativa anche in assenza di un formale accertamento da parte dell'autorità sanitaria.
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