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D.Lgs. 81/2008

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Datore di lavoro di fatto: la responsabilità penale
La Cassazione conferma la condanna per un imprenditore, ritenuto datore di lavoro di fatto e responsabile della sicurezza in un capannone, nonostante sostenesse di essere solo l'affittuario. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, basato su prove documentali deboli e sulla mancata assunzione di un teste ritenuto superfluo.
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Datore di lavoro: chi è nelle aziende complesse?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22584/2025, ha confermato l'assoluzione del presidente di una grande società cooperativa, stabilendo che in organizzazioni complesse il ruolo di datore di lavoro per la sicurezza può essere ricoperto da manager a capo di singole unità produttive. Condizione essenziale è che questi soggetti dispongano di piena autonomia decisionale e di spesa. La Corte ha distinto tale investitura originaria dalla semplice delega di funzioni, chiarendo che gli obblighi non delegabili, come la valutazione dei rischi, ricadono direttamente su tali figure apicali di unità.
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Sanzione disciplinare scuola: quando è legittima?
Un dipendente scolastico ha ricevuto una sanzione disciplinare (una multa) e ha contestato, tra le altre cose, la competenza del Dirigente Scolastico a irrogarla. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, si è rivolto alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che per infrazioni di minore gravità, come la multa, il Dirigente Scolastico è l'autorità competente. La decisione chiarisce importanti aspetti procedurali relativi alla sanzione disciplinare scuola.
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Ricorso inammissibile PM: l’interesse ad impugnare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro una sentenza di prescrizione per reati in materia di sicurezza sul lavoro. Il ricorso inammissibile del PM è stato respinto per carenza di interesse, in quanto non autosufficiente nel dimostrare l'errore del giudice di primo grado sul calcolo dei termini di prescrizione, non avendo allegato gli atti necessari a supporto della sua tesi.
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Rimborso spese test Covid: a chi spetta pagare?
Un docente ha richiesto al Ministero dell'Istruzione il rimborso delle spese per i test Covid necessari ad ottenere la certificazione verde per accedere al luogo di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il costo dei test non è a carico del datore di lavoro. La motivazione si basa sul fatto che l'obbligo della certificazione verde era una misura di sanità pubblica generale, non specificamente di sicurezza sul lavoro. Pertanto, il costo per il rimborso spese test, quale alternativa alla vaccinazione, ricade sul lavoratore che ha scelto di non vaccinarsi.
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Responsabilità committente: quando è colpevole
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo del committente di lavori edili a seguito di un infortunio mortale. La sentenza chiarisce la responsabilità committente anche in assenza di una sua presenza fisica in cantiere, quando la sua condotta incide sull'evento. Nel caso specifico, il committente aveva acconsentito a lavori eseguiti in difformità dal progetto, senza la supervisione del direttore dei lavori e senza un piano di sicurezza, assumendosi così la piena posizione di garanzia. La Corte ha ritenuto irrilevante la condotta imprudente del lavoratore, in quanto rientrante nell'area di rischio che il committente avrebbe dovuto gestire.
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Sospensione condizionale: abolitio criminis e precedenti
Un imprenditore, condannato per lesioni gravi in un infortunio sul lavoro, si è visto negare la sospensione condizionale della pena a causa di due precedenti. La Cassazione ha chiarito che, ai fini della concessione del beneficio, una condanna per un reato successivamente abrogato (abolitio criminis) non può essere considerata ostativa, a differenza di una sentenza di patteggiamento. La Corte ha quindi annullato con rinvio la decisione su questo specifico punto.
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Causa di non punibilità e sicurezza sul lavoro
Un datore di lavoro, condannato per violazioni della normativa sulla sicurezza per macchinari privi di adeguate protezioni, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.). La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che la valutazione del grave rischio per i lavoratori, operata dal giudice di merito, esclude implicitamente la tenuità del fatto. Tale valutazione, essendo un giudizio di merito, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Posizione di garanzia: la responsabilità dell’architetto
La Cassazione conferma la condanna per incendio colposo a un architetto, consulente esterno di un centro sportivo. La sua responsabilità deriva dalla posizione di garanzia assunta di fatto, avendo incaricato un lavoratore non qualificato di eseguire lavori pericolosi sul tetto, da cui è scaturito l'incendio.
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Avvocato non cassazionista: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di sicurezza sul lavoro perché presentato da un avvocato non cassazionista. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro, confermando l'importanza dei requisiti formali per l'accesso alla giurisdizione superiore.
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Responsabilità datore di lavoro: infortunio mortale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo a carico di un datore di lavoro per la morte di un operaio, caduto da un ponteggio insicuro. La sentenza chiarisce che la responsabilità del datore di lavoro sussiste anche se l'incidente è innescato da un evento 'fatale' o imprevedibile, qualora siano state omesse le misure di sicurezza preventive che avrebbero neutralizzato il rischio.
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Fornitura calcestruzzo: quando scatta l’obbligo del POS
La Cassazione annulla una condanna per violazione delle norme di sicurezza, chiarendo la distinzione tra fornitura calcestruzzo e posa in opera. L'obbligo di redigere il Piano Operativo di Sicurezza (POS) per il fornitore scatta solo se i suoi dipendenti partecipano attivamente alla stesura del getto, manovrando il terminale della pompa, e non con la sola manovra a distanza del braccio meccanico.
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Decreto penale: il PM può riproporlo dopo il rigetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto di una richiesta di emissione di un decreto penale da parte del GIP non consuma il potere del Pubblico Ministero. Al contrario, il procedimento regredisce alla fase delle indagini preliminari, restituendo al PM la piena facoltà di agire, inclusa la possibilità di presentare una nuova richiesta di decreto penale. Un provvedimento del GIP che limiti tale facoltà è da considerarsi un atto abnorme e va annullato.
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Rifiuto prestazione lavorativa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dottoressa licenziata dopo un prolungato rifiuto della prestazione lavorativa. La lavoratrice, dopo aver denunciato illeciti, si era opposta a un trasferimento ritenuto ritorsivo. I giudici hanno ritenuto il rifiuto contrario a buona fede e sproporzionato, confermando la legittimità del licenziamento, poiché la tutela per il whistleblower non giustifica un'inadempienza contrattuale assoluta e protratta nel tempo.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello in un caso di demansionamento, ravvisando una motivazione apparente. La Corte territoriale non aveva spiegato in modo logico perché, pur riconoscendo al lavoratore un inquadramento superiore, avesse negato sia le differenze retributive successive sia il risarcimento del danno da dequalificazione. L'assenza di un ragionamento comprensibile ha reso la decisione nulla, con rinvio del caso al giudice d'appello.
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Somministrazione di lavoro: il ruolo del DVR
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto di somministrazione di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato, sostenendo irregolarità nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta principale, pur riconoscendo differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della completezza e adeguatezza del DVR è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'. Ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che mescolavano vizi di violazione di legge e di motivazione.
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Responsabilità committente: obblighi di sicurezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11918/2025, ha stabilito che la responsabilità committente per un infortunio sul lavoro di un dipendente dell'appaltatore non è esclusa dalla semplice assenza di ingerenza. Il committente ha obblighi specifici di cooperazione e coordinamento per la sicurezza, imposti dal D.Lgs. 81/2008, la cui violazione fonda la sua responsabilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale responsabilità, rinviando per un nuovo esame che verifichi l'adempimento di tali doveri.
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Conflitto di interessi dipendente pubblico: no a extra
Un dipendente di un ente pubblico si è visto negare l'autorizzazione per un'attività extra lavorativa a causa di un potenziale conflitto di interessi dipendente pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando che la necessità di garantire imparzialità e buon andamento della P.A. prevale, anche in assenza di un conflitto attuale e provato. Il solo rischio che l'attività secondaria interferisca con le funzioni istituzionali dell'ente è sufficiente a giustificare il divieto.
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Licenziamento giusta causa per violazione sicurezza
Un caposquadra viene licenziato per gravi violazioni della sicurezza sul lavoro e per aver falsamente attestato il rispetto delle norme in un verbale. La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa, sottolineando che la condotta del lavoratore, aggravata dal suo ruolo di responsabilità e dalla falsa attestazione, ha irrimediabilmente compromesso il vincolo fiduciario con il datore di lavoro. La sentenza chiarisce anche la validità di una contestazione disciplinare che richiama documenti noti al dipendente.
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Nullità contratto fornitura: bene non sicuro
La Corte di Cassazione stabilisce la nullità del contratto di fornitura per un macchinario industriale (robot) non conforme alle norme di sicurezza. La violazione di norme imperative rende l'oggetto del contratto illecito o impossibile, determinandone la nullità. Questa invalidità del contratto di fornitura sussiste a prescindere dal collegato contratto di leasing e da eventuali accordi transattivi tra l'utilizzatore e la società concedente.
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