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D.Lgs. 81/2008

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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un'impresa di noleggio ponteggi ha ottenuto due decreti ingiuntivi distinti contro un cliente per canoni non pagati maturati in periodi diversi dello stesso contratto. Il cliente ha contestato la seconda azione come un illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il frazionamento del credito è legittimo quando il creditore ha un 'apprezzabile interesse'. In questo caso, i canoni della seconda azione erano maturati dopo l'avvio della prima, giustificando una richiesta separata e rendendo la condotta del creditore non abusiva.
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Obbligo di lavaggio DPI: la Cassazione conferma
Una società di trasporti è stata condannata a risarcire un dipendente per i costi sostenuti per il lavaggio degli indumenti da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che, anche per un magazziniere esposto a rischi in un ambiente promiscuo, tali indumenti si qualificano come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La sentenza sottolinea l'obbligo di lavaggio a carico del datore di lavoro per garantire la manutenzione e l'efficienza dei DPI, proteggendo la salute del lavoratore.
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Ricorso inammissibile: No a nuovi fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un amministratore di una società nautica, condannato per violazioni sulla sicurezza sul lavoro. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti o delle prove, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge, confermando la condanna al pagamento di una sanzione e delle spese processuali.
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Responsabilità datore di lavoro: analisi di un caso
Un lavoratore subisce un grave infortunio cadendo da un ponteggio non a norma. Il Tribunale di Firenze ha affermato la responsabilità solidale del datore di lavoro (committente) e del capocantiere (fornitore dell'attrezzatura), escludendo il concorso di colpa del lavoratore. La sentenza analizza in dettaglio la quantificazione del danno, i limiti della rivalsa dell'ente previdenziale e l'inoperatività della polizza assicurativa a causa di violazioni di legge da parte dell'azienda.
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Nullità contratto d’appalto: la decisione della Corte
Un'impresa appaltante si opponeva al pagamento di lavori edili, invocando la nullità del contratto d'appalto per violazione delle norme sulla sicurezza. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che l'appaltante non può avvalersi della propria inadempienza agli obblighi di sicurezza, come la mancata predisposizione del Piano di Sicurezza, per evitare di saldare il corrispettivo per lavori regolarmente eseguiti e mai contestati.
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Responsabilità proprietario: trattore non a norma
Una sentenza della Corte d'Appello ha confermato la responsabilità del proprietario di un trattore agricolo per la morte di un suo dipendente, avvenuta a causa della mancanza di dispositivi di sicurezza obbligatori. La Corte ha stabilito che tale omissione configura una responsabilità da circolazione stradale ex art. 2054 c.c., coperta da assicurazione RCA. È stato inoltre chiarito che, in questo specifico contesto, il conducente-dipendente va considerato come 'terzo' avente diritto al risarcimento, rigettando l'appello della compagnia assicuratrice.
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Appalto vizi e difformità: conseguenze del vizio
La Corte d'Appello di Venezia analizza un caso di appalto vizi e difformità, stabilendo che la mancata fornitura della marcatura CE e della documentazione tecnica per un'opera (modifica a un semirimorchio) costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza rende l'opera inutilizzabile e giustifica la risoluzione del contratto, con la condanna dell'appaltatore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno per i costi di sostituzione del sistema difettoso. Viene invece respinta la richiesta di manleva verso l'assicurazione, sia per motivi procedurali che di merito, in quanto la polizza non copriva tale rischio e il premio non era stato pagato.
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Contratto di appalto: vizi e penali per ritardo
In una controversia relativa a un contratto di appalto, la Corte d'Appello ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado. La Corte ha respinto l'appello dell'impresa costruttrice e accolto in parte quello del condominio, ricalcolando la penale per il ritardo nella consegna dei lavori e addebitando all'impresa le spese di occupazione del suolo pubblico. La decisione sottolinea l'importanza della consulenza tecnica (CTU) nel definire le responsabilità e la corretta quantificazione dei danni e delle penali, confermando un debito dell'impresa verso il committente.
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Inidoneità fisica: quando il licenziamento è legittimo
Un lavoratore con grave ipovisione è stato licenziato per inidoneità fisica. Il Tribunale, in riforma di una precedente ordinanza, ha ritenuto legittimo il recesso. A seguito di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), è emerso che il lavoratore poteva svolgere solo una minima parte delle mansioni 'ad hoc' create per lui, e anche queste presentavano rischi per la sicurezza sua e dei colleghi. La sentenza ha stabilito che, esauriti i tentativi di 'ragionevole accomodamento', il licenziamento per inidoneità fisica è giustificato quando la prestazione residua non è utilmente e Mettisicuramente impiegabile dall'azienda.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
Il Tribunale di Ancona ha riconosciuto come malattia professionale le patologie alla colonna vertebrale di un autista, inclusi i disturbi al tratto cervicale. Basandosi su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la sentenza ha stabilito un nesso causale tra l'esposizione a vibrazioni sul lavoro e le lesioni, applicando il principio fisico della risonanza per giustificare il danno anche al collo. È stato liquidato un indennizzo per un danno biologico del 14%, confermando la rilevanza della malattia professionale da vibrazioni.
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