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D.Lgs. 81/2008

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Periodo di comporto: esclusi i giorni per infortunio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2141/2026, ha stabilito che i giorni di assenza dovuti a un infortunio sul lavoro, riconducibile a una violazione delle norme di sicurezza da parte del datore, non devono essere inclusi nel calcolo del periodo di comporto. Di conseguenza, un licenziamento basato su tale calcolo errato è da considerarsi illegittimo.
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Ricorso Cassazione Inammissibile: l’avvocato conta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso cassazione inammissibile poiché redatto e sottoscritto da un avvocato non abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. La pronuncia sottolinea la rigidità dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile avvocato: la Cassazione decide
Un imputato, condannato in primo grado al pagamento di un'ammenda per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, ha visto il suo appello convertito in ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile avvocato, poiché il legale non era iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma di tremila euro.
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Danno da cose in custodia: porta a vetri non segnalata
Una cliente si infortunava urtando una porta a vetri non segnalata di un locale commerciale. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità del gestore per danno da cose in custodia (art. 2051 c.c.), ma ha anche riconosciuto un concorso di colpa della danneggiata pari al 30%, poiché era distratta dal cellulare al momento dell'impatto. La Corte ha rigettato le richieste di risarcimento per spese mediche future, ritenendole non provate nella loro necessità e riconducibilità causale all'evento.
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Guida senza CAP KC: la guida di veicoli speciali
In un caso di risarcimento per la morte di un giovane autista, la Corte d'Appello ha escluso la responsabilità del datore di lavoro. Si è discusso sulla legittimità della guida senza CAP KC di un'autopompa per calcestruzzo da parte di un conducente infraventunenne. La Corte ha chiarito che, secondo la normativa dell'epoca, per i veicoli classificati 'per uso speciale', la patente C era sufficiente, non essendo richiesto il CAP KC, a differenza degli autocarri. La decisione si fonda su un'attenta analisi della legislazione e sulla classificazione del veicolo.
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Coordinatore sicurezza: obblighi e prescrizione
Un coordinatore per la sicurezza è stato ritenuto responsabile per non aver sospeso i lavori in un cantiere reso pericoloso da lastre di ghiaccio. La Corte di Cassazione, pur confermando che il coordinatore sicurezza ha il dovere di intervenire in caso di pericolo grave e imminente, anche se non derivante da rischio interferenziale, ha annullato la sentenza di condanna. Il motivo è l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, essendo il ricorso risultato ammissibile.
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Art. 131-bis c.p.: Annullamento per mancata valutazione
Una titolare di impresa, condannata per violazioni della sicurezza sul lavoro, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure sulla valutazione delle prove, ma ha accolto il motivo relativo alla mancata analisi della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sentenza è stata annullata con rinvio, obbligando il giudice a valutare l'applicabilità dell'art. 131-bis c.p., anche in base alle novità più favorevoli della Riforma Cartabia.
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Tempo tuta: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13639/2024, ha stabilito che il 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato per indossare la divisa, non rientra nell'orario di lavoro retribuito se il suo utilizzo è facoltativo e non è soggetto a specifiche direttive del datore di lavoro riguardo al tempo e al luogo della vestizione. Nel caso esaminato, i lavoratori di un'azienda oleochimica erano liberi di recarsi al lavoro già vestiti con gli abiti da lavoro, escludendo così l'eterodirezione datoriale e, di conseguenza, il diritto alla retribuzione per quel tempo.
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Convocazione assemblea: il coniuge va sempre avvisato
La Corte di Cassazione ha annullato una delibera condominiale per l'installazione di un ascensore a causa della mancata convocazione di uno dei coniugi comproprietari. La Corte ha stabilito che la convocazione assembleare condominiale deve essere inviata a ciascun titolare del diritto, non potendosi presumere che un coniuge informi l'altro, specialmente per decisioni di notevole importanza e quando il coniuge avvisato non partecipa all'assemblea.
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Obbligo DVR: 90 giorni di tempo per le nuove imprese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41564/2025, ha annullato una condanna per mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. La Corte ha chiarito che l'obbligo DVR per le nuove imprese, con il relativo termine di 90 giorni, scatta solo dall'effettivo inizio dell'attività lavorativa e non dalla semplice apertura dei locali. Il giudice di merito aveva omesso di verificare questo presupposto fondamentale, vizziando la sentenza per carenza di motivazione.
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Incompatibilità medico competente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente medico dipendente di un'Azienda Sanitaria Provinciale, confermando il divieto di svolgere l'attività di medico competente per privati. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del medico competente, prevista dal D.Lgs. 81/2008, si applica a tutto il personale assegnato a uffici pubblici con funzioni di vigilanza, indipendentemente dalle mansioni specifiche svolte dal singolo, al fine di prevenire qualsiasi potenziale conflitto di interessi.
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Licenziamento disciplinare sproporzionato: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a una dipendente di un supermercato per aver consumato del cibo sul posto di lavoro. La decisione si basa sulla valutazione della condotta, ritenuta non così grave da giustificare la massima sanzione espulsiva. I giudici hanno considerato il contesto specifico (uso di guanti, orario di chiusura) e hanno ritenuto il licenziamento disciplinare sproporzionato, riqualificando la mancanza come violazione punibile con una sanzione conservativa, con conseguente diritto alla reintegrazione.
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Licenziamento disciplinare: quando non è giusta causa
La Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare di un dipendente che aveva consumato cibo sul lavoro. La condotta, pur violando le norme igieniche, non era così grave da giustificare il recesso, ma solo una sanzione conservativa, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
Un dipendente di un supermercato, licenziato per aver consumato salumi nell'area di lavoro, ottiene la reintegrazione. La Corte di Cassazione conferma che il licenziamento disciplinare è sproporzionato quando il contratto collettivo prevede per quella condotta una sanzione conservativa, ribadendo il principio di proporzionalità della sanzione rispetto all'addebito.
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Datore di Lavoro di Fatto: Quando Scatta la Responsabilità
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazioni sulla sicurezza sul lavoro nei confronti di una persona ritenuta erroneamente 'datore di lavoro di fatto'. La sentenza stabilisce che per attribuire tale qualifica non basta la presenza in azienda durante un'ispezione o la disponibilità di documenti, ma è necessaria la prova dell'effettivo esercizio di poteri decisionali, gestionali e di spesa. Viene invece confermata la responsabilità del rappresentante legale formale, la cui posizione di garanzia non viene meno.
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Ricorso inammissibile: gli errori da non fare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente contro il licenziamento. La decisione evidenzia come un ricorso inammissibile si verifichi quando i motivi presentati sono proceduralmente errati, ad esempio confondendo questioni di fatto con violazioni di legge o non contestando la reale motivazione della sentenza precedente. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare i motivi di ricorso in modo tecnicamente corretto per evitare una condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Contratto di somministrazione: quando è frode alla legge
La Corte di Appello di Lecce ha confermato la conversione di una serie di contratti di somministrazione a termine in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La decisione si basa sulla constatazione che la sistematica reiterazione di oltre cento missioni brevi e consecutive per la stessa mansione e con lo stesso lavoratore costituisce un abuso e una frode alla legge, violando il requisito di temporaneità del lavoro interinale previsto dalla normativa europea.
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Tenuità del fatto: esclusa per gravi rischi sul lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un committente per violazioni sulla sicurezza sul lavoro, escludendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che l'aver esposto lavoratori, peraltro non regolarmente assunti, a rischi gravissimi per la salute e l'incolumità personale è un elemento che osta alla qualificazione del reato come di lieve entità, rendendo irrilevanti i comportamenti collaborativi post-reato del responsabile.
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Operatività polizza assicurativa: il caso del lavoratore
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di infortunio mortale sul lavoro, negando l'operatività della polizza assicurativa di Responsabilità Civile verso Terzi (RCT). La decisione si fonda sulla qualificazione del lavoratore deceduto non come 'terzo', ma come dipendente di fatto, escludendolo così dalla copertura della polizza stipulata dalla società. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza di un contratto formale, e le sue implicazioni sull'efficacia delle garanzie assicurative.
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Valutazione rischi: obblighi per somministrati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la valutazione dei rischi per i lavoratori somministrati non può essere generica. È necessario un documento specifico che analizzi i pericoli legati alla particolare tipologia contrattuale, redatto con data certa antecedente all'inizio della missione lavorativa. La mancanza di tale specificità rende illegittimo il contratto di somministrazione, portando alla costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa che aveva prodotto un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) generico, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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