La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8341/2024, ha annullato l'assoluzione dei responsabili di una società di raccolta rifiuti. I manager erano stati assolti dall'accusa di deposito incontrollato di rifiuti e molestie olfattive invocando la buona fede, poiché sostenevano di seguire le indicazioni del Comune committente. La Suprema Corte ha stabilito che la cosiddetta "buona fede reati ambientali" non può essere invocata quando l'indicazione proviene da un ente non competente a derogare le normative ambientali. Gli operatori professionali hanno un dovere di diligenza superiore che impone la conoscenza e il rispetto della legge, indipendentemente dalle istruzioni del cliente, anche se pubblico. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
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