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Art. 670 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 670 Codice di Procedura Penale

Sospensione ordine esecuzione: regole e competenza
La Corte Suprema ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile una richiesta di sospensione ordine esecuzione. Il caso riguardava un condannato per reati legati alla tossicodipendenza, con una pena residua inferiore ai sei anni, già inserito in un programma terapeutico. La Corte ha chiarito che il Pubblico Ministero ha l'obbligo di sospendere l'ordine di carcerazione in tali casi e che il giudice dell'esecuzione è l'autorità competente a verificare la legittimità di tale sospensione, garantendo il diritto del condannato alle misure alternative.
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Ordine di demolizione: natura reale e comproprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soggetti contro un ordine di demolizione per abusi edilizi. Il nucleo della decisione riguarda la natura reale del provvedimento: l'ordine di demolizione rimane efficace anche se la sentenza non è ancora esecutiva per uno dei comproprietari, poiché l'accertamento dell'abusività dell'opera è definitivo e prevale sulla responsabilità soggettiva.
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Nullità decreto latitanza: quando è sanata?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la potenziale nullità del decreto di latitanza si considera sanata se l'imputato, successivamente, nomina un difensore di fiducia che partecipa al processo senza sollevare l'eccezione. Tale vizio procedurale non può essere fatto valere in sede di esecuzione dopo che la sentenza è diventata irrevocabile.
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Presenza ex lege: procura e termini di appello
Un imputato ha contestato l'esecutività di una sentenza, sostenendo di avere più tempo per l'appello in quanto 'assente'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il rilascio di una procura speciale al difensore costituisce 'presenza ex lege', annullando così l'estensione dei termini di impugnazione. La decisione chiarisce l'impatto della Riforma Cartabia sulla nozione di presenza nel processo penale.
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Decreto di irreperibilità: ricerche telefoniche omesse
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la validità di una sentenza. La Corte ha stabilito che il decreto di irreperibilità, emesso senza prima tentare di contattare l'imputato tramite i suoi numeri di telefono noti, è illegittimo. Questa omissione costituisce una ricerca incompleta, viziando gli atti successivi. Il caso è stato rinviato al tribunale per una nuova valutazione che tenga conto di questo principio.
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Decreto penale: nullità senza udienza in esecuzione
Un imputato ha contestato un decreto penale sostenendo la sua non esecutività per un difetto di notifica. Il giudice dell'esecuzione, senza fissare un'udienza, ha concesso solo la restituzione nel termine per fare opposizione, ignorando la richiesta principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fissare un'udienza per garantire il contraddittorio e deve pronunciarsi prioritariamente sulla validità del decreto penale prima di considerare altre istanze.
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Termini per l’impugnazione: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo i corretti termini per l'impugnazione di una sentenza penale. La pronuncia stabilisce che se il giudice deposita la motivazione oltre il termine ordinario di 15 giorni, senza aver preventivamente fissato un termine più lungo, il termine per impugnare è di 30 giorni dalla notifica dell'avviso di deposito, non di 45. Il caso in esame riguardava un appello presentato oltre tale scadenza, rendendo la sentenza definitiva e il successivo ricorso inammissibile.
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Rescissione del giudicato: i rimedi non sono fungibili
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso sulla rescissione del giudicato, confermando che questo rimedio non può essere confuso né riqualificato da un incidente di esecuzione. La Corte sottolinea la tardività dell'istanza e l'errata scelta del mezzo processuale, ribadendo i principi delle Sezioni Unite Lovric.
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Revoca confisca post-CEDU: il caso analizzato
A seguito di una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che ha ritenuto illegittima la confisca di alcuni terreni disposta nei confronti di un cittadino, nonostante il reato di lottizzazione abusiva fosse stato dichiarato prescritto, la Corte di Cassazione ha ordinato la revoca confisca. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: anche chi è prosciolto per prescrizione può essere considerato 'condannato' ai fini dell'impugnazione, qualora subisca una misura punitiva come la confisca, e può quindi attivare i rimedi per l'esecuzione delle sentenze della CEDU.
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Giudicato parziale: esecuzione della pena confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava l'esecuzione di una pena per un reato associativo. Il ricorrente sosteneva che non si fosse formato un giudicato parziale poiché la sentenza era stata parzialmente annullata per altri reati. La Corte ha ribadito che il giudicato parziale si forma sui capi non annullati, rendendo la relativa pena certa ed eseguibile, anche senza una dichiarazione esplicita nel dispositivo della precedente sentenza.
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Notifica al difensore d’ufficio: non prova conoscenza
Un imputato, giudicato in assenza e condannato, ha richiesto la restituzione nel termine per poter impugnare la sentenza. La sua richiesta era stata respinta perché le notifiche erano state inviate al difensore d'ufficio presso cui aveva eletto domicilio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la notifica al difensore d'ufficio non è, di per sé, prova sufficiente della conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato, soprattutto in assenza di contatti reali tra i due. La Corte ha rinviato il caso al giudice per una nuova valutazione.
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Ricorso straordinario: errore di fatto vs errore di diritto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario, chiarendo la netta distinzione tra 'errore di fatto', unico motivo valido per tale rimedio, e 'errore di diritto'. Il caso riguardava un imputato che contestava la tardività del suo appello, sostenendo un errore nella valutazione della data di decorrenza del termine. La Corte ha stabilito che tale questione implica un'interpretazione della legge (errore di diritto) e non una semplice svista percettiva (errore di fatto), rendendo il ricorso straordinario uno strumento improprio.
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Ricorso straordinario errore di fatto: i limiti
Un condannato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Cassazione che confermava una decisione del Tribunale di Sorveglianza in materia di estinzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tale rimedio non può essere utilizzato per contestare errori di valutazione giuridica, ma solo errori percettivi. Inoltre, ha precisato che il ricorso straordinario non è applicabile alle decisioni della Cassazione che intervengono su provvedimenti della magistratura di sorveglianza, poiché questi ultimi riguardano le modalità di esecuzione della pena e non la formazione del giudicato di condanna.
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Ricorso straordinario 625-bis: errore di fatto vs. legge
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario 625-bis, specificando che l'errata interpretazione giuridica sulla revoca di una pena sospesa non costituisce un 'errore di fatto' ma un 'errore di diritto', e quindi non può essere impugnata con tale rimedio.
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Notifica nulla: reato estinto per prescrizione
La Cassazione annulla una condanna per riciclaggio perché il reato è estinto per prescrizione. Decisiva la notifica nulla dell'udienza preliminare all'imputato, che ha scoperto il processo solo dopo la condanna di primo grado. Nonostante la fondatezza del motivo di ricorso, la Corte ha rilevato il decorso dei termini di prescrizione, annullando la sentenza senza rinvio.
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