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Art. 670 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 670 Codice di Procedura Penale

Sospensione dell’ordine di demolizione tra ricorsi e ruspe
La proprietaria di un immobile abusivo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'abbattimento della struttura. La donna sosteneva che la pendenza di un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il diniego di condono imponesse lo stop ai lavori. Inoltre, lamentava che il tribunale avesse prima rinviato l'udienza e poi respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della privata, confermando l'ordine di abbattimento e condannandola a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che la sospensione dell'ordine di demolizione non scatta mai in modo automatico. Il blocco opera solo quando vi sia la prova concreta di un imminente provvedimento favorevole. L'esistenza di un rifiuto espresso del Comune e la presenza di ulteriori abusi rendono impossibile qualsiasi rinvio a tempo indefinito.
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Deposito telematico errato e restituzione nel termine negata
Un imputato richiede la restituzione nel termine per impugnare una condanna penale, sostenendo un errore scusabile causato dal portale telematico. Il difensore aveva inoltrato l'appello a un tribunale incompetente e il sistema aveva inizialmente emesso una ricevuta di accettazione. Tuttavia, la cancelleria ha notificato il rifiuto dell'atto appena diciotto minuti dopo. Il difensore non ha controllato l'esito e ha lasciato scadere i sedici giorni residui per correggere l'errore, provocando il passaggio in giudicato della condanna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la ricevuta tecnica iniziale non prova la validità processuale del deposito. L'inerzia del difensore di fronte al tempestivo rifiuto esclude qualsiasi ipotesi di forza maggiore o caso fortuito. Di conseguenza, il condannato non ha diritto ad alcun nuovo termine per appellare.
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Deposito telematico dell’impugnazione errato: no al carcere
Il difensore deposita ricorso per cassazione contro una condanna penale tramite portale telematico nei termini di legge. Tuttavia associa l'atto al vecchio numero di fascicolo d'appello anziché a quello del giudizio di rinvio. La cancelleria non visualizza il file e non lo invia a Roma. La corte d'appello ritiene definitiva la sentenza e ordina l'arresto. Il condannato promuove un incidente di esecuzione. La Suprema Corte accoglie il ricorso: il tempestivo deposito telematico dell'impugnazione, sebbene irregolare, non rende l'atto inesistente. Solo il giudice dell'impugnazione ha il potere di dichiarare l'inammissibilità. La condanna resta non esecutiva e il condannato torna subito in libertà.
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Confisca in sede esecutiva: valida se omessa a processo
Un amministratore e la sua società subiscono una condanna definitiva per aver allestito una discarica abusiva su terreni sociali. La sentenza di condanna dimentica però di disporre la misura ablativa sui fondi già posti sotto sequestro. Il pubblico ministero si rivolge quindi al tribunale chiedendo la confisca in sede esecutiva. L'amministratore e la società si oppongono, eccependo presunte nullità difensive maturate nel processo, l'avvenuta prescrizione del reato e l'esistenza di terzi comproprietari dei fondi. La Corte di Cassazione respinge le contestazioni e dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che la misura obbligatoria per legge deve essere ordinata anche dopo la condanna definitiva. Inoltre, il passaggio in giudicato sana qualsiasi precedente vizio formale ed esclude il rilievo tardivo della prescrizione. I ricorrenti subiscono la perdita definitiva dei terreni e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Declinatoria di competenza: vietato il ricorso in Cassazione
La cancelleria di merito non ha registrato il tempestivo ricorso di un imputato a causa di un refuso telematico sul suo secondo nome. Per evitare che la condanna diventasse irrevocabile, la difesa ha presentato istanza al giudice dell'esecuzione. La Corte territoriale ha tuttavia emesso una declinatoria di competenza, trasmettendo gli atti alla Cassazione. L'imputato ha impugnato tale ordinanza davanti ai giudici di legittimità per ottenerne l'annullamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In base alla regola della tassatività dei mezzi di gravame, le decisioni sulla competenza non sono ricorribili direttamente ma possono dar luogo soltanto a un formale conflitto tra uffici. I giudici hanno condannato il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revoca della sospensione condizionale: nuovo delitto e carcere
Un uomo beneficia della sospensione della pena a seguito di una prima condanna. Nel periodo di prova commette nuovi delitti di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. I giudici infliggono all'uomo una nuova pena detentiva pari a tre anni e dieci mesi di reclusione. Il Tribunale dispone la revoca della sospensione condizionale concessa in precedenza. Il condannato impugna il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'inesistenza dei requisiti normativi per annullare il beneficio e contestando la decisione del giudice dell'esecuzione. I Supremi Giudici giudicano le doglianze generiche e prive di fondamento giuridico. La commissione di un nuovo delitto durante il termine legale impone la decadenza dal beneficio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione reati: no se manca il piano unitario
Un uomo condannato con due sentenze definitive per reati legati allo spaccio di stupefacenti ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra le condanne per ottenere una riduzione della pena complessiva. Il giudice ha respinto la richiesta per la totale mancanza di una progettazione unitaria preventiva tra gli episodi criminosi. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che l'identico fine di lucro e l'omogeneità dei reati provassero l'esistenza di un unico disegno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la generica propensione a delinquere per profitto e la medesima tipologia di violazione non integrano l'applicazione della continuazione senza una reale programmazione originaria dei singoli fatti illeciti.
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Incidente di esecuzione: no ai vizi di notifica
Un uomo condannato in via definitiva contesta la validità della sentenza irrevocabile davanti al Tribunale. Il difensore solleva l'omessa conoscenza della pronuncia di primo grado e la violazione delle formalità dell'impugnazione attraverso un incidente di esecuzione. Il giudice dell'esecuzione rigetta l'istanza poiché identica a una precedente richiesta già respinta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici supremi chiariscono che i vizi del processo concluso non possono essere denunciati tramite l'incidente di esecuzione, bensì richiedono la rescissione del giudicato se l'imputato non ha conosciuto incolpevolmente il processo. Il condannato deve versare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Morte del reo e ordine di demolizione: l’immobile resta abusivo
L'erede di una persona condannata per abusivismo edilizio ha contestato l'ordine di demolizione emesso nei confronti del genitore defunto. La parte ricorrente sosteneva l'inesistenza della notifica della sentenza contumaciale e chiedeva di dichiarare il reato estinto a causa della morte dell'imputata. I giudici hanno invece accertato che il messo notificatore aveva regolarmente consegnato l'atto a mani proprie molti anni prima del decesso. La Suprema Corte ha confermato la validità della procedura e ha chiarito che l'ordine di demolizione mantiene piena efficacia anche dopo il decesso del responsabile dell'abuso. Tale misura non costituisce una pena personale, ma una sanzione accessoria a tutela dell'assetto urbanistico. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e condannato l'erede alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Provvedimento di cumulo: chi vince tra Procura e Giudice
Un condannato chiede alla Procura l'aggiornamento del fine pena per includere i giorni di liberazione anticipata già riconosciuti. Il Pubblico Ministero ricalcola a sorpresa l'intero provvedimento di cumulo, individua un fatto risalente nel tempo e posticipa la scarcerazione di diversi anni. Il detenuto contesta la decisione davanti al Giudice dell'esecuzione, evidenziando che i calcoli precedenti erano già stati convalidati da decisioni definitive dell'autorità giudiziaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del detenuto e annulla l'ordinanza impugnata. I Supremi Giudici stabiliscono che l'ordine di esecuzione delle pene concorrenti ha natura amministrativa e perde la sua modificabilità nel momento in cui interviene una pronuncia giurisdizionale. Senza elementi nuovi, l'accusa non può peggiorare la posizione del condannato.
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Confisca per equivalente: il giudicato blocca la revoca
Un imprenditore viene condannato tramite decreto penale per un reato tributario. Il provvedimento dispone la Confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre settecentomila euro. L'imputato propone inizialmente opposizione, ma in seguito vi rinuncia, rendendo il decreto definitivo. Successivamente, in fase di esecuzione, il condannato chiede di revocare la misura sostenendo l'illegittimità del decreto penale e la mancata preventiva escussione della società. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la formazione del giudicato impedisce di contestare la misura sanzionatoria in sede esecutiva, poiché la sanzione era astrattamente prevista dalla legge e non costituisce una pena illegale. Inoltre, il giudice dell'esecuzione deve applicare rigorosamente il titolo esecutivo divenuto irrevocabile.
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Applicazione dell’indulto: la scarcerazione non chiude il caso
Una persona condannata ha chiesto l'applicazione dell'indulto per estinguere sia la pena detentiva sia la multa pecuniaria di diecimila euro, oltre alla nullità dell'ordine di carcerazione. La Procura Generale ha disposto provvisoriamente la liberazione per la sola pena detentiva. Il Giudice dell'Esecuzione ha quindi dichiarato inammissibile l'istanza per mancanza di interesse, ritenendo che la scarcerazione avesse risolto la questione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della condannata: la liberazione temporanea non elimina l'interesse a ottenere una decisione definitiva. Il giudice deve esaminare sia l'applicazione dell'indulto sulla sanzione pecuniaria, sia la conferma definitiva del beneficio sulla pena detentiva. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame completo.
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Spese processuali e revoca dell’estradizione: cartelle dovute
Un cittadino straniero, sottoposto a procedimento di consegna verso l'estero, si rendeva irreperibile rendendo necessaria una misura cautelare. I suoi ricorsi contro l'arresto venivano respinti con condanna al pagamento delle spese. Successivamente, dopo il suo arresto in uno Stato terzo, lo Stato richiedente ritirava la domanda, determinando la chiusura del procedimento penale. L'interessato chiedeva quindi al Giudice dell'esecuzione l'annullamento delle cartelle esattoriali e la prescrizione dei debiti. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. In tema di spese processuali e revoca dell'estradizione, le condanne pecuniarie nate da ricorsi autonomi persi restano valide se la revoca deriva dal venir meno dell'interesse estero e non da un errore giudiziario. La prescrizione delle spese deve essere discussa davanti al giudice civile.
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Incidente di esecuzione o ricorso: la Cassazione fa chiarezza
A seguito della revoca della sospensione condizionale della pena, il Condannato ha presentato un incidente di esecuzione per richiedere l'applicazione di una pena sostitutiva al posto della detenzione. Il Tribunale ha errato riqualificando l'istanza come ricorso per cassazione e inviando direttamente gli atti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza senza rinvio. I giudici hanno chiarito che la conversione di un atto richiede una reale volontà di impugnare una decisione precedente. Trattandosi di un autonomo incidente di esecuzione sulle modalità della sanzione, il Tribunale ha l'obbligo di pronunciarsi nel merito prima di ogni eventuale ricorso.
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Incidente di esecuzione: inammissibile per i vizi del processo
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la nullità del processo per mancata citazione del proprio difensore di fiducia. L'interessato ha promosso un incidente di esecuzione per far valere il vizio dopo il passaggio in giudicato della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che le nullità derivanti dall'omessa citazione non possono essere dedotte tramite incidente di esecuzione. L'unica strada percorribile per chi non ha avuto conoscenza del processo senza sua colpa è la rescissione del giudicato. La Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Giudice dell’esecuzione: no a modifiche su reati definitivi
Il Condannato chiedeva di rideterminare la data di cessazione del reato di partecipazione ad associazione mafiosa, contestato in forma aperta, per ottenere una riduzione di pena. Il Giudice dell'esecuzione respingeva la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato che il Giudice dell'esecuzione non può modificare la data del commesso reato accertata con sentenza definitiva. Tale modifica è permessa solo se la pena inflitta risulta illegale. Nel caso di specie, l'assenza di illegittimità sanzionatoria rende l'istanza inammissibile. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Notifica nulla e restituzione nel termine: ricorso inammissibile
Un condannato ha presentato richiesta di restituzione nel termine per domandare le misure alternative alla detenzione, lamentando di non aver mai ricevuto la notifica valida dell'ordine di carcerazione e della sua revoca per errore di recapito al difensore. I giudici di merito hanno respinto la richiesta qualificandola come tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Il collegio ha stabilito che la nullità di una notifica non configura caso fortuito o forza maggiore, presupposti unici dell'istituto. Se una notifica è nulla, il termine non decorre affatto e il condannato deve attivare l'incidente di esecuzione per far dichiarare l'invalidità dell'atto, non la richiesta di riapertura dei termini.
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Notifica e incidente di esecuzione: la Cassazione fissa i limiti
Un cittadino condannato in via definitiva per reati contro il patrimonio ha contestato la validità della condanna e del relativo ordine di carcerazione. Il condannato ha promosso un incidente di esecuzione lamentando la mancata notifica personale degli atti processuali e contestando la consegna dell'ordine di carcerazione al solo avvocato delegato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che i presunti vizi di notifica antecedenti alla sentenza irrevocabile non possono essere sollevati con l'incidente di esecuzione, ma richiedono la rescissione del giudicato. Inoltre, la notifica dell'ordine di carcerazione al difensore munito di apposita procura sostituisce validamente quella personale, poiché la tempestiva richiesta di misure alternative dimostra la piena tutela difensiva e l'assenza di un danno concreto.
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Validità del decreto di irreperibilità e uso di utenze altrui
L'Imputato ha presentato un incidente di esecuzione chiedendo di dichiarare non definitiva una condanna penale. Egli ha sostenuto che il notificatore avesse emesso un invalido decreto di irreperibilità, senza cercare prima le utenze telefoniche in suo uso. Il Tribunale ha verificato che i numeri usati dall'Imputato appartenessero a terzi ed erano stati impiegati solo in modo occasionale. Inoltre, l'Imputato stesso aveva chiesto alla compagna di nascondere la sua posizione alle autorità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando legittimo il decreto di irreperibilità. I numeri non intestati e usati saltuariamente da un latitante non costituiscono una reale reperibilità telefonica per le ricerche ufficiali. Di conseguenza, i giudici hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali.
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Notifica al difensore di fiducia: stop all’esecuzione invalida
Un cittadino riceve un decreto penale di condanna, ma l'atto non viene notificato al suo legale. Il professionista presenta un'istanza al giudice dell'esecuzione per bloccare il provvedimento. Il giudice rifiuta la richiesta sostenendo l'assenza di nullità formali. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La mancata Notifica al difensore di fiducia impedisce il decorso dei termini per l'opposizione. Senza questo passaggio, il decreto non diventa mai definitivo né esecutivo. L'esecuzione della pena deve essere sospesa e la notificazione rinnovata.
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