LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 660 Codice Penale — Anno 2025

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 660 Codice Penale

Esercizio arbitrario e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La decisione si basa sull'intervenuta prescrizione del reato, resa possibile da un contrasto giurisprudenziale sulla natura del delitto, se di mera condotta o di evento. Poiché il motivo di ricorso non era manifestamente infondato, la Corte ha potuto dichiarare l'estinzione del reato per decorso del tempo.
Continua »
Vizio di motivazione espulsione: Cassazione annulla
Un cittadino straniero impugnava un decreto di espulsione. Il Giudice di Pace respingeva il ricorso basandosi su un'errata ricostruzione dei fatti, presupponendo l'esistenza di un secondo provvedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, ravvisando un grave vizio di motivazione. L'ordinanza è stata annullata con rinvio, poiché il giudice non aveva esaminato le reali doglianze ma si era fondato su una premessa fattuale inesistente.
Continua »
Estinzione del reato: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per contravvenzione a causa dell'avvenuta estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha stabilito che il termine massimo di cinque anni era già decorso prima della pronuncia della sentenza di primo grado, evidenziando che i rinvii procedurali, in questo caso specifico, non hanno sospeso efficacemente il decorso della prescrizione.
Continua »
Ricorso in Cassazione: i requisiti dell’avvocato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione poiché presentato da un avvocato non iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. La condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende è confermata a carico della ricorrente, evidenziando l'importanza dei requisiti formali del difensore.
Continua »
Molestie via email: non è reato per la Cassazione
Un uomo, condannato in primo grado per aver molestato il figlio con SMS, WhatsApp ed email, ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i messaggi istantanei, ma ha escluso il reato per le molestie via email. La motivazione si basa sulla diversa natura dei mezzi di comunicazione: mentre SMS e WhatsApp sono considerati intrusivi, le email non lo sono, poiché richiedono un'azione volontaria del destinatario per essere lette. Di conseguenza, la pena è stata ridotta.
Continua »
Graduazione della pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'entità della pena stabilita dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che la graduazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità, a meno che la decisione non sia palesemente arbitraria, illogica e priva di motivazione sufficiente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso inammissibile per molestie: la Cassazione
Un uomo condannato in primo grado per il reato di molestie ai sensi dell'art. 660 c.p. ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'illogicità della motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'appello non denunciava vizi di legittimità, ma chiedeva un riesame del merito dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale logica e approfondita, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Molestie via messaggio: quando è reato? Cassazione
Una donna, condannata per il reato di molestie ai danni dell'ex coniuge a causa di messaggi insistenti, ha presentato ricorso sostenendo che la vittima avrebbe potuto bloccarla. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: per le molestie via messaggio, ciò che conta è il carattere invasivo del mezzo, non la possibilità tecnica della vittima di interrompere la comunicazione. La condanna per il reato è stata quindi confermata.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione e limiti del giudizio
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per molestie. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di una cospicua somma.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi non specifici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per molestie telefoniche. La decisione si fonda sulla totale mancanza di specificità dei motivi di appello: l'imputato non ha fornito prove a sostegno della sua tesi (un errore di digitazione) e ha omesso di contestare una delle due autonome ragioni usate dalla Corte d'Appello per negare la particolare tenuità del fatto. La sentenza sottolinea l'onere per il ricorrente di confrontarsi puntualmente con tutte le argomentazioni della pronuncia impugnata.
Continua »
Attendibilità persona offesa: la Cassazione decide
Un individuo, dichiarato non punibile per molestie e minacce per la tenuità del fatto, ha impugnato la sentenza in Cassazione, contestando l'attendibilità persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la testimonianza della vittima, anche se parte civile, può da sola fondare una condanna, a patto che il giudice ne verifichi con particolare rigore la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca del racconto. La Corte ha inoltre specificato di non poter riesaminare i fatti del processo.
Continua »
Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di inammissibilità. La questione centrale riguarda la mancata elezione di domicilio appello nell'atto di impugnazione, come richiesto dall'art. 581, c. 1-ter c.p.p. (ora abrogato). Secondo le Sezioni Unite, non basta una precedente dichiarazione in atti; è necessario un richiamo espresso e specifico nell'atto di appello stesso, indicandone la collocazione nel fascicolo processuale. La mancanza di tale richiamo ha reso l'appello inammissibile.
Continua »
Reato di stalking: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di stalking. La Corte ha ribadito che non è possibile una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e ha confermato la distinzione tra stalking consumato (che provoca un grave stato d'ansia) e semplici molestie, rigettando la richiesta di riqualificazione del reato o di concessione di attenuanti generiche.
Continua »
Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati eterogenei (stalking, tentato furto, danneggiamento). La Corte ha stabilito che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la vicinanza temporale dei fatti o la presenza di un vizio parziale di mente. È necessaria la prova di una programmazione unitaria iniziale di tutti i delitti, che in questo caso mancava a causa della diversità dei reati, delle vittime e del lungo arco temporale.
Continua »