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Art. 635 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Diritto di querela: il custode agisce anche se il padrone tace
Durante una mostra d'arte, un uomo distrugge una scultura in ceramica. L'organizzatore dell'evento e custode dell'opera sporge querela. I giudici condannano l'autore a un anno di reclusione e 500 euro di multa per danneggiamento aggravato. Il condannato ricorre in Cassazione: sostiene che la presenza fisica dell'artista al momento del fatto toglieva valore alla querela del custode, poiché solo il proprietario avrebbe potuto agire. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. Il diritto di querela per danneggiamento spetta non solo al proprietario del bene, ma anche a chiunque ne abbia la disponibilità materiale legittima e ne tragga utilità, come l'organizzatore della mostra. L'inerzia o la presenza del titolare non cancellano il potere autonomo del custode di chiedere la punizione del colpevole. L'autore dell'atto vandalico viene condannato alle spese e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Vizio parziale di mente: la perizia tardiva non evita la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato a sei mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato commesso nel 2020 con gratuita brutalità. La difesa richiedeva il riconoscimento del vizio parziale di mente e la riapertura dell'istruttoria in appello, allegando una perizia medica redatta nel 2024 per un diverso procedimento penale. I giudici hanno respinto la richiesta poiché la difesa non aveva sollecitato accertamenti psichiatrici in primo grado e le condizioni di salute non rappresentavano una sopravvenienza. Inoltre, il lungo lasso temporale di quattro anni e la natura progressiva della patologia impedivano di attestare l'incapacità al momento della condotta originaria. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: la remissione non ferma il processo
Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere nei confronti dell'imputato per intervenuta remissione di querela, riqualificando l'accusa originaria in tentativo di danneggiamento aggravato. Il Procuratore Generale impugnava direttamente la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando un chiaro errore di diritto dei giudici di merito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di danneggiamento previsto dal secondo comma dell'articolo 635 del codice penale resta perseguibile d'ufficio. Di conseguenza, il perdono della persona offesa non produce alcun effetto estintivo sul processo penale. Gli ermellini hanno dunque annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio degli atti alla Corte di Appello per la celebrazione del processo di secondo grado.
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Sostituzione Pena Detentiva: Cassazione Annulla Conversione Illegittima
Un individuo è stato condannato per danneggiamento aggravato. Il Tribunale ha inflitto un mese di reclusione e cento euro di multa, sostituendo la pena detentiva con una pecuniaria. Il Pubblico Ministero ha contestato la sostituzione pena detentiva, sostenendo che l'imputato aveva precedenti condanne superiori a tre anni e aveva commesso il nuovo reato entro tre anni dalla precedente, violando la Legge 689/1981. La difesa ha eccepito l'illegalità della multa stessa, non prevista dalla legge vigente all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione ha annullato la sostituzione della pena detentiva e la multa, determinando la pena finale in un mese di reclusione.
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Danneggiamento aggravato: ricorso inammissibile per nuova valutazione dei fatti
Un uomo, in un contesto di atti persecutori, ha sfondato la porta di un esercizio professionale, aggredendo e minacciando la persona offesa e danneggiando beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna per **Danneggiamento aggravato** con minacce. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione non può chiedere una nuova valutazione dei fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. La condotta violenta e minacciosa, anche se non finalizzata direttamente al danneggiamento, integra il reato.
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Ricorso per cassazione personale: la Cassazione lo dichiara inammissibile
Un Lavoratore ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro una condanna penale per danneggiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge italiana richiede che il ricorso per cassazione sia sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, non potendo essere presentato direttamente dall'imputato. Questa previsione non viola la Costituzione, poiché rientra nella discrezionalità del legislatore stabilire i requisiti tecnici per le impugnazioni, garantendo comunque il diritto di difesa.
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Reato di danneggiamento per errore: la Cassazione conferma le pene
Un uomo ha compiuto quattro distinti episodi riconducibili al reato di danneggiamento ai danni della medesima persona nell'arco di cinque mesi. L'imputato ha giustificato le proprie azioni sostenendo di voler punire un presunto molestatore di un'amica, ammettendo tuttavia un palese errore di persona. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la severità della pena, evidenziando il risarcimento del danno e le scuse offerte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza della recidiva e la pericolosità sociale dell'imputato, evidenziando i suoi numerosi precedenti penali e la reiterazione delle condotte violente. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danneggiamento aggravato: vista dal balcone non basta a fermare la prescrizione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di danneggiamento aggravato. Un individuo aveva danneggiato il portone di un'abitazione mentre il proprietario osservava la scena dal balcone. La questione centrale era se la presenza visiva del proprietario impedisse la configurazione dell'aggravante di "cose esposte alla pubblica fede", rendendo il reato procedibile solo a querela. La Corte ha ritenuto che la vigilanza dal balcone non fosse sufficiente per escludere l'aggravante, ma ha comunque annullato la condanna per intervenuta prescrizione del reato, poiché il tempo massimo per perseguire il colpevole era scaduto.
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Occupazione Abusiva e Reati Edilizi: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva e reati edilizi. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, assolvendolo da un reato minore ma confermando le condanne principali. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione e l'applicazione delle leggi, sostenendo che l'ingiunzione di demolizione non era stata notificata correttamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni sollevate non fossero state presentate correttamente nei gradi precedenti o fossero infondate. Di conseguenza, la condanna per occupazione abusiva e reati edilizi è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto: finestra rotta e pena annullata
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento consistito nella rottura di una singola finestra. La difesa aveva richiesto il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando l'esiguità del danno patrimoniale, la non abitualità della condotta e i disturbi psichici del soggetto. La Corte di Appello ha ignorato completamente tali richieste nella motivazione del provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'omessa valutazione di queste specifiche doglianze costituisce un grave difetto di motivazione. Per questa ragione, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione per un nuovo giudizio.
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Danneggiamento aggravato: la minaccia lo rende sempre reato
Il Tribunale aveva dichiarato il non luogo a procedere per l'imputato, ritenendo il danneggiamento non più reato e la minaccia estinta per remissione di querela. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo che il danneggiamento aggravato da minaccia, come nel caso di danneggiamento di un'auto mentre si minacciava la vittima, rimane un fatto penalmente rilevante. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il danneggiamento aggravato con violenza o minaccia è sempre reato, anche senza un nesso strumentale diretto. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Danneggiamento aggravato: l’inammissibilità del ricorso conferma la condanna
Un amministratore di un'azienda zootecnica ha causato un danneggiamento aggravato all'ambiente. Ha smaltito illegalmente rifiuti speciali non pericolosi, come liquami, in un'area vicina al fiume Calore, creando una discarica non autorizzata e distruggendo la vegetazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione per il danneggiamento aggravato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, sia per la contestazione dei fatti, ritenuta troppo generica, sia per la pena, considerata congrua e al minimo edittale. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Reato di danneggiamento: assoluzione annullata senza prove
Un proprietario terriero ha subito la distruzione della delimitazione della propria area da parte dell'amministratore di un condominio vicino. Il giudice di primo grado ha condannato l'amministratore per il reato di danneggiamento. La Corte di Appello ha ribaltato il verdetto assolvendo l'imputato, giustificando la sua condotta come una legittima reazione a una sottrazione del possesso comune. La parte civile ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancanza di prove a sostegno di tale possesso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'assoluzione si basava su una motivazione del tutto generica e priva di riscontri oggettivi. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile d'appello.
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Danneggiamento auto in garage: quando la condanna si annulla
L'Imputato è stato accusato del reato di danneggiamento auto in garage condominiale interrato per aver rovinato una vettura parcheggiata al suo interno. La Corte di Appello lo aveva condannato ritenendo sussistente l'aggravante dell'esposizione del bene alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che un'autorimessa condominiale interrata è un luogo privato non accessibile liberamente a chiunque. Per questo motivo manca l'aggravante necessaria a configurare la rilevanza penale della condotta, a seguito della depenalizzazione del danneggiamento semplice. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: il gelo non salva
Tre cittadini impugnano la condanna per occupazione abusiva di alloggio popolare e danneggiamento della porta d'ingresso. La difesa sostiene che l'ingresso nell'immobile sia stato causato dal freddo invernale, invocando lo stato di necessità. Tuttavia, la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le scriminanti e la particolare tenuità del fatto erano state inserite solo nelle note conclusive e non nell'atto di appello originario. Di conseguenza, le questioni nuove non potevano essere esaminate. Inoltre, le contestazioni sui danni risultano prive del requisito di autosufficienza. Gli occupanti perdono la causa e ricevono la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile tra bisogno e reato
Un'occupante ha scardinato la porta di un alloggio comunale per insediarsi con i propri figli minori a causa di gravi difficoltà economiche. I giudici di merito l'hanno condannata per invasione di edifici e danneggiamento. La donna ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'occupazione abusiva di immobile fosse giustificata dallo stato di necessità economico e che dovesse applicarsi soltanto una sanzione amministrativa speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice disagio abitativo permanente non esclude il reato e non equivale a un pericolo imminente e grave. La condanna penale resta pertanto confermata insieme al pagamento delle spese legali.
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Danneggiamento aggravato: ricorso in Cassazione inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per danneggiamento aggravato, avendo distrutto un bosco. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'entità del danno e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne precedenti. Ha ritenuto che le motivazioni dei giudici di merito fossero adeguate sia sulla quantificazione del danno che sul rigetto della richiesta di non punibilità, considerando la gravità del danneggiamento aggravato e la condotta dell'imputato.
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Danneggiamento aggravato: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato di beni aziendali. Il Lavoratore ha impugnato la sentenza, sostenendo che l'aggravante non fosse applicabile. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso, confermando la validità dell'aggravante. La Corte ha ribadito che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede o destinati a pubblico servizio, se commesso con violenza o minaccia, configura il danneggiamento aggravato. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Spese Processuali: L’Irrevocabilità della Sentenza non è Sempre Definitiva
Un Lavoratore, inizialmente assolto da accuse di danneggiamento, minaccia e ingiuria, aveva ottenuto dal Tribunale la condanna della Parte Civile al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione aveva però annullato questa parte della sentenza, rinviando la questione al giudice civile per il risarcimento danni. Il Lavoratore ha poi chiesto l'irrevocabilità della sentenza riguardo le spese a suo favore. La Cassazione ha dichiarato l'istanza inammissibile. Ha chiarito che la condanna alle spese processuali non è definitiva, poiché strettamente legata all'esito del giudizio di rinvio. Se il giudice civile accoglierà la pretesa risarcitoria della Parte Civile, la condanna alle spese a carico di quest'ultima potrebbe cadere.
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Ricorso Penale Inammissibile: Rinuncia e Prescrizione del Reato
Un ricorrente ha presentato un ricorso contro l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. Durante il procedimento davanti alla Suprema Corte, è emerso che il reato originario era già estinto per prescrizione. Di conseguenza, il difensore del ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale a causa di questa rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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