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Art. 628 Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per configurare la rapina impropria, distinguendola dal furto seguito da resistenza. Nel caso di specie, due individui sorpresi in un'auto rubata hanno usato violenza per fuggire. La Corte ha confermato la condanna per rapina impropria, sottolineando che la violenza era finalizzata a garantirsi l'impunità dal furto appena commesso, stabilendo così un nesso inscindibile tra le due azioni. Ha invece dichiarato estinto per prescrizione il reato di lesioni.
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Reato associativo: i criteri per la condanna
La Cassazione conferma la condanna per due imputati per reato associativo finalizzato al narcotraffico. La Corte chiarisce che per configurare tale delitto non basta un accordo occasionale, ma serve una struttura stabile, seppur minima, con divisione di ruoli e un programma criminale duraturo. La sentenza ha ritenuto inammissibili i ricorsi, validando la valutazione delle prove (intercettazioni, sequestri) che dimostravano l'esistenza di un'organizzazione strutturata e non di un semplice concorso di persone.
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Pena sostitutiva: si applica la legge più favorevole
Un uomo condannato per rapina aggravata ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, specificamente sul punto della pena sostitutiva. I giudici hanno stabilito che, in caso di modifica della legge, deve essere applicata la normativa più favorevole all'imputato in vigore al momento del fatto. La riforma Cartabia, successiva al reato, aveva introdotto un regime più severo che escludeva la pena sostitutiva per la rapina aggravata, ma la Corte ha imposto di applicare la legge precedente, più mite. La sentenza è stata annullata su questo punto con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Revisione sentenza: no al conflitto tra giudicati
Un uomo condannato per rapina aggravata ha chiesto la revisione della sentenza, sostenendo un conflitto tra giudicati a seguito dell'assoluzione del suo correo dall'accusa di falsa testimonianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il conflitto tra giudicati richiede un'incompatibilità oggettiva sui fatti storici, non una semplice divergenza valutativa su reati differenti. Le decisioni cautelari, inoltre, non vincolano il giudice del merito.
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Motivazione della pena: obblighi del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna limitatamente al calcolo della sanzione, poiché la Corte d'Appello non aveva esplicitato i criteri di motivazione della pena. Il giudice non aveva chiarito la pena base, gli aumenti per il reato continuato e le riduzioni applicate, rendendo il calcolo non trasparente. La responsabilità penale dell'imputata è stata confermata.
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Riconoscimento aggressori: annullata condanna per vizio
La Corte di Cassazione annulla una condanna per rapina a carico di tre imputati a causa di un vizio nel riconoscimento degli aggressori. La persona offesa sosteneva di averli identificati giorni dopo il fatto, nonostante indossassero caschi durante l'aggressione. La Corte ha ritenuto tale motivazione manifestamente illogica, confermando invece la condanna per altri due complici, riconosciuti immediatamente e senza travisamenti.
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Infermità mentale: onere della prova e motivazione
La Cassazione annulla una condanna per rapina, censurando la Corte d'Appello per la motivazione carente sulla valutazione dell'infermità mentale dell'imputato. La Corte ha omesso di confrontarsi con le critiche della difesa alla perizia d'ufficio, violando il principio secondo cui l'onere della prova sulla capacità di intendere e volere grava sull'accusa.
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Continuazione tra reati: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse sentenze. L'inammissibilità deriva dalla genericità dei motivi, dalla manifesta infondatezza della richiesta di unificare reati associativi commessi a dieci anni di distanza, e dal fatto che la mancata partecipazione del detenuto all'udienza è stata sanata dall'assenza di eccezioni del difensore.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato un concordato in appello per la rideterminazione della pena, ha lamentato la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi di appello, limitando la possibilità di un successivo ricorso solo a vizi specifici dell'accordo stesso e non al merito della causa.
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Continuazione tra reati: omicidio e associazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il riconoscimento della continuazione tra reati a un soggetto condannato per omicidio premeditato e, in precedenza, per associazione di tipo mafioso e altri reati-fine. La Suprema Corte ha stabilito che l'omicidio, sebbene premeditato, non era parte del disegno criminoso iniziale dell'associazione, ma è sorto da circostanze contingenti e imprevedibili al momento dell'adesione al sodalizio. Viene così chiarito che la sussistenza dell'aggravante della premeditazione non implica automaticamente la ravvisabilità della continuazione.
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Termini impugnazione sentenza: quando decorrono?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo che i termini impugnazione sentenza per un imputato presente in video conferenza alla lettura del provvedimento decorrono da quel momento e non dalla successiva notifica in carcere. La presenza, anche se da remoto, garantisce la piena conoscenza dell'atto, rendendo la notifica successiva un adempimento a fini informativi che non sposta il termine perentorio per appellare.
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Divieto bilanciamento circostanze: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 847/2026, ha annullato una condanna per estorsione limitatamente alla determinazione della pena. La Corte ha stabilito che il divieto di bilanciamento delle circostanze, previsto per la rapina, non si estende all'estorsione, riaffermando l'applicazione della regola generale dell'art. 69 c.p. L'imputato era stato condannato anche per maltrattamenti in famiglia, condanna confermata nel merito.
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Estorsione in abitazione: quando si applica l’aggravante
Una donna, condannata per estorsione per aver preteso denaro in cambio della restituzione di un anello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di estorsione, ma ha annullato la sentenza riguardo all'applicazione dell'aggravante del fatto commesso in privata dimora. È stato stabilito che per l'aggravante dell'estorsione in abitazione non è sufficiente che l'azione si consumi in un domicilio privato, ma è necessario che tale luogo sia stato strumentale per rafforzare la minaccia o coartare la volontà della vittima.
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Errore di fatto: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo che l'errore di fatto previsto dall'art. 625-bis c.p.p. riguarda solo sviste percettive e non errori di valutazione. L'imputato aveva tentato di rimettere in discussione l'analisi delle prove in un caso di estorsione, ma la Corte ha stabilito che si trattava di questioni già decise e non di un'errata lettura degli atti, confermando la condanna.
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Rapina impropria: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 765/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. L'imputato sosteneva si trattasse solo di tentativo, non avendo mai conseguito l'autonoma disponibilità della merce sottratta a causa della vigilanza. La Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui, per la consumazione della rapina impropria, è sufficiente il compimento della sottrazione della cosa mobile altrui, a nulla rilevando che l'agente non ne abbia acquisito il possesso pacifico e definitivo.
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Ricorso inammissibile: motivi solo reiterativi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina. La decisione si fonda sulla natura puramente reiterativa dei motivi di ricorso, che non si confrontano con la motivazione della sentenza d'appello, e sulla manifesta infondatezza di un motivo nuovo relativo alla prescrizione.
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Pene sostitutive reati ostativi: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento in cui la pena per rapina aggravata era stata sostituita con lavori di pubblica utilità. Secondo la Corte, tale sostituzione costituisce una pena illegale, poiché la Riforma Cartabia esclude espressamente i cosiddetti reati ostativi, come la rapina aggravata, dalla possibilità di beneficiare delle pene sostitutive. Di conseguenza, il procedimento deve tornare al giudice di primo grado.
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Concorso in rapina: quando è pieno e non anomalo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina e tentato omicidio. La sentenza chiarisce che il concorso in rapina sussiste anche con un'intesa spontanea e un contributo causale estemporaneo, senza necessità di un accordo preventivo. Viene inoltre negata la legittima difesa a chi interviene con violenza sproporzionata durante una colluttazione nata da un'azione predatoria, e si ribadisce che l'attenuante del danno lieve nella rapina va valutata considerando anche l'offesa alla persona, non solo il valore economico del bene sottratto.
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