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Art. 6 Convenzione EDU — Anno 2022

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Altri anni per Art. 6 Convenzione EDU

Compenso magistrati onorari: no al trattamento dei togati
Un Giudice Onorario di Tribunale ha chiesto alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Giustizia oltre 250.000 euro a titolo di differenze retributive, pretendendo lo stesso trattamento economico dei magistrati togati di carriera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la disciplina del compenso magistrati onorari non può essere equiparata alla retribuzione dei giudici ordinari. La Suprema Corte ha chiarito che le due figure hanno ruoli e funzioni ontologicamente differenti: i togati accedono per concorso pubblico e svolgono un servizio esclusivo e permanente, mentre gli onorari svolgono un incarico temporaneo, non esclusivo e senza vincolo di pubblico impiego. Di conseguenza, il corrispettivo riconosciuto agli onorari ha natura meramente indennitaria e non retributiva, rendendo del tutto legittimo il differente trattamento economico.
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Equa riparazione durata processo: indennizzo confermato, ricorsi respinti
Una Cittadina ha chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto un indennizzo di 2640 euro, ritenendo che la durata di sei anni fosse ragionevole secondo la normativa del 2012. La Cittadina ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la quantificazione dell'indennizzo e l'applicazione della sospensione feriale dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della Cittadina e dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Ministero della Giustizia, confermando l'indennizzo già stabilito e compensando le spese legali. La sentenza ribadisce i criteri per l'equa riparazione durata processo.
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Equo indennizzo fallimentare: il termine non parte dal riparto
Un gruppo di creditori ha richiesto l'equo indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda, considerandola tardiva. Ha ritenuto che il termine per presentare la richiesta iniziasse dalla data in cui un riparto parziale aveva già soddisfatto i creditori, e non dalla chiusura definitiva del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei creditori. Ha stabilito che il termine per chiedere l'equo indennizzo procedura fallimentare decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento diventa inoppugnabile (cioè non più contestabile), anche se i crediti erano stati integralmente soddisfatti prima con un riparto parziale. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Equa riparazione Legge Pinto: tempi lunghi salvi
Alcuni creditori hanno chiesto l'indennizzo per la durata eccessiva di un fallimento durato oltre tredici anni. La procedura concorsuale era iniziata nel 2005 e si era conclusa nel 2018 senza alcuna distribuzione di denaro. La Corte di Appello ha respinto la richiesta ritenendo scaduto il termine semestrale per l'azione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici hanno chiarito che ai vecchi fallimenti non comunicati si applica il vecchio termine lungo annuale per il passaggio in giudicato prima che scatti il termine semestrale di decadenza. I creditori ottengono quindi pieno diritto all'equa riparazione Legge Pinto.
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Danno Erariale: Quando la Corte dei Conti può sindacare le spese pubbliche
Un Alto Funzionario Pubblico ha subito una condanna per **danno erariale** dalla Corte dei Conti per aver autorizzato modifiche strutturali su navi militari, tra cui la "Bergamini", senza seguire le procedure amministrative e con costi ingiustificati. La Corte dei Conti ha riconosciuto un danno di oltre 474.000 euro, pur riducendolo del 50% per le migliorie utili. L'Alto Funzionario ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte dei Conti avesse superato i propri limiti giurisdizionali. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la competenza della Corte dei Conti nel sindacare il **danno erariale** e la legittimità delle spese pubbliche.
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Equa riparazione: no all’avvocato per la causa del cliente
Un avvocato ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa patrocinata per una cliente e del conseguente giudizio amministrativo di esecuzione, citando in giudizio il Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che il difensore distrattario non ha diritto all'indennizzo per il processo principale, poiché tale tutela spetta solo alla parte assistita. Inoltre, per i ritardi nel giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo, la domanda di risarcimento doveva essere proposta contro il Ministero dell'Economia e delle Finanze e non contro la Giustizia.
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Equa riparazione: avvocato non è parte, ma l’esecuzione conta
Un avvocato ha chiesto l'equa riparazione per irragionevole durata di un processo previdenziale e delle successive esecuzioni. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, sostenendo che l'avvocato non fosse parte del giudizio principale e che le procedure esecutive fossero autonome e non eccessivamente lunghe. La Cassazione ha confermato che il difensore distrattario non è parte per l'equa riparazione nel giudizio di cognizione. Tuttavia, ha stabilito che i processi esecutivi e di cognizione, se collegati e iniziati entro sei mesi, devono essere valutati unitariamente per calcolare la durata irragionevole. La sentenza d'appello è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione sulla durata dei procedimenti esecutivi.
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Equa riparazione processo irragionevole: quando la pretesa è infondata
Militari della Guardia di Finanza hanno chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di un processo amministrativo. Questo processo riguardava il loro diritto a un'indennità per lavoro straordinario. La Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta, sostenendo che i militari erano consapevoli dell'infondatezza della loro pretesa. Questa consapevolezza è nata dopo l'introduzione di una norma d'interpretazione autentica e la successiva pronuncia della Corte Costituzionale che ha confermato la validità di tale norma. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la protrazione del giudizio non è irragionevole se la parte aveva consapevolezza dell'infondatezza della propria domanda.
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Equa riparazione Legge Pinto: quando spetta agli eredi
Gli Eredi hanno chiesto la Equa riparazione Legge Pinto al Ministero della Giustizia per la durata eccessiva di una causa immobiliare iniziata nel 1970. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento escludendo il ritardo del giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Eredi. La Suprema Corte ha stabilito che gli eredi costituiti fin dall'inizio dell'appello hanno diritto all'indennizzo personale per il ritardo di quattro anni subito in quel grado. Al contrario, per i periodi precedenti alla loro costituzione o successivi al decesso del dante causa, l'indennizzo non spetta. La decisione è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello per ricalcolare la somma dovuta.
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Accertamento tributario lista Falciani: dati illeciti ma validi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per il recupero di imposte non dichiarate relative a capitali detenuti in Svizzera. I dati provenivano dalla celebre documentazione bancaria sottratta all'estero. Le contribuenti hanno contestato la validità dell'atto, sostenendo l'inutilizzabilità delle informazioni acquisite in modo illecito e la violazione del diritto di difesa. Una delle due contribuenti ha estinto la propria posizione aderendo alla pace fiscale, mentre il giudizio è proseguito per l'altra. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pretesa fiscale, stabilendo la piena validità dell'accertamento tributario lista Falciani. Nel processo tributario, infatti, le prove atipiche e gli elementi indiziari acquisiti tramite cooperazione internazionale sono utilizzabili anche se originati da violazioni del segreto bancario, spettando al contribuente l'onere di smentire le risultanze emerse.
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Danno patrimoniale per lentezza del processo: no al risarcimento
Gli eredi di un proprietario immobiliare hanno richiesto allo Stato il risarcimento per il danno patrimoniale per lentezza del processo, sostenendo che la durata decennale di una causa avesse causato il deprezzamento di due appartamenti e la perdita di canoni di locazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rimborso economico per la durata irragionevole del giudizio non è automatico. Per ottenere la liquidazione dei danni economici, la parte deve provare l'esistenza di un nesso causale diretto tra il ritardo della Giustizia e il pregiudizio subito. Non basta allegare il calo generale dei prezzi di mercato o ipotesi di mancato affitto, specialmente quando la disponibilità degli immobili è comunque rimasta al proprietario.
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Prescrizione crediti contributivi: la Cassazione tutela il contribuente
Un Contribuente ha contestato la prescrizione crediti contributivi INPS, scoperti tramite un estratto di ruolo nel 2017, relativi a cartelle del 2001-2002. La Corte d'Appello aveva dichiarato prescritti i crediti per le cartelle non notificate, ma aveva negato l'interesse ad agire per quella notificata e non opposta, in assenza di atti esecutivi. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che l'azione di accertamento negativo della prescrizione crediti contributivi è sempre ammissibile, anche se la cartella è stata notificata e non opposta, purché la prescrizione sia maturata dopo la notifica. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato la causa per una nuova decisione.
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Motivazione apparente: annullata la sentenza a favore del fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato al Contribuente alcuni avvisi di accertamento basati sul redditometro, stimando un maggior reddito non dichiarato in relazione all'acquisto di autoveicoli e all'immobile posseduto. Il Contribuente ha impugnato gli atti dimostrando la provenienza delle risorse e l'uso dei beni da parte dei familiari. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto le ragioni del privato con una motivazione generica, limitandosi ad aderire alle tesi fiscali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ravvisando la presenza di una motivazione apparente. I giudici supremi hanno chiarito che la sentenza è nulla se il giudice si limita a rinviare acriticamente agli atti del fisco senza esaminare le difese svolte dal cittadino. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo giudizio.
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Composizione Collegio Giudicante: Quando non è difetto di giurisdizione
Una Banca, che gestiva la tesoreria per un Comune, ha visto dichiarare irregolare il suo conto dalla Corte dei Conti. L'Azienda ha contestato la decisione, sostenendo che il collegio giudicante di primo grado era illegittimamente composto, poiché il magistrato istruttore che aveva formulato i rilievi aveva anche partecipato alla decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le contestazioni sulla corretta **composizione del collegio giudicante**, se non alterano radicalmente la struttura del giudice, sono violazioni processuali interne e non un "difetto di giurisdizione" sindacabile in Cassazione. La partecipazione del magistrato istruttore non integra un vizio di giurisdizione che permetta il ricorso alle Sezioni Unite.
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Responsabilità Amministratori Bancari: Cassazione Conferma Sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa irrogata dalla Banca d'Italia a un ex componente del Consiglio di Amministrazione di una banca. L'uomo era stato sanzionato per non aver posto rimedio a criticità relative ai requisiti patrimoniali e alla liquidità della banca, e per l'omessa predisposizione di strumenti di pianificazione e contenimento del rischio di credito. La Cassazione ha ribadito che la responsabilità amministratori bancari non esecutivi è solidale, anche in assenza di "indici di allarme" specifici, e che le sanzioni amministrative bancarie non hanno natura penale, escludendo l'applicazione retroattiva di norme più favorevoli (favor rei) e l'illegittimità costituzionale delle norme processuali.
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Mancata esibizione di documenti: sanzione o diritto al silenzio
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una società per la mancata esibizione di documenti a seguito della notifica di un questionario. La società ha impugnato la sanzione sostenendo che i dati richiesti erano già stati controllati in passato e si trovavano presso la sede aziendale. Inoltre, l'impresa ha invocato il diritto al silenzio, principio che tutela chiunque dal rischio di autoincriminarsi di fronte a possibili sanzioni penali e tributarie. La Corte di Cassazione, valutando l'estrema rilevanza della questione sul bilanciamento tra l'obbligo di collaborare con il Fisco e le garanzie difensive del cittadino, ha deciso di non definire subito la controversia in camera di consiglio. I giudici hanno quindi rimesso la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Equa riparazione: i termini decorrono dal pagamento reale
Un cittadino ha promosso una causa per ottenere l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. Dopo aver ottenuto un provvedimento favorevole, ha avviato un pignoramento presso terzi e poi un giudizio di ottemperanza poiché l'amministrazione non pagava. Il Ministero ha contestato la tempestività della richiesta, sostenendo che il termine di sei mesi decorresse dalla fine dell'esecuzione civile e non dall'ottemperanza. I giudici hanno chiarito che l'ottemperanza è una procedura esecutiva a tutti gli effetti. La semplice emissione dell'ordinanza di assegnazione non estingue il debito se non segue il pagamento materiale. Il termine semestrale decorre quindi dalla conclusione dell'ottemperanza.
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Errore di Notifica: La Cassazione sancisce l’Improcedibilità Appello Lavoro
La Suprema Corte ha affrontato un caso di `improcedibilità appello lavoro`. Un Lavoratore, sanzionato da L'Azienda per presunto conflitto di interessi, aveva ottenuto ragione in primo grado. L'Azienda aveva appellato, ma aveva omesso la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza. La Cassazione ha ribadito che, nelle controversie di lavoro, la mancata notifica dell'appello e del decreto di fissazione dell'udienza rende l'impugnazione improcedibile, senza possibilità di sanare l'errore. Questo principio tutela la ragionevole durata del processo. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, confermando la vittoria del Lavoratore per un vizio procedurale di L'Azienda.
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Accertamento bancario: vincite al gioco non bastano a scagionare il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento fiscale contro un Contribuente per redditi non dichiarati, basandosi su numerosi accrediti bancari e indici di spesa. Il Contribuente ha sostenuto che il denaro proveniva da vincite al gioco, ma le prove (ricevute non nominative, dichiarazioni di terzi) non sono state ritenute sufficienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che nell'accertamento bancario, il Contribuente ha un onere della prova specifico e analitico. Le semplici vincite al gioco o dichiarazioni di terzi non bastano a superare le presunzioni di reddito se non sono corroborate da elementi precisi e coerenti con i movimenti bancari contestati.
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Procura speciale per Cassazione: un vizio formale blocca il ricorso
Un Lavoratore straniero ha chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato o, in subordine, la protezione sussidiaria o un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il Tribunale ha respinto le sue richieste. Il Lavoratore ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che la procura speciale per Cassazione, conferita al difensore, non rispettava i requisiti formali previsti dalla legge, in particolare per la mancata certificazione esplicita della data di rilascio successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato. Questo difetto ha reso il ricorso non procedibile.
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