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Art. 599-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 599-bis Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi ricorrere
Il Ricorrente, condannato in secondo grado per reati in materia di stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della pena stabilita a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si stipula un concordato in appello, le parti rinunciano a far valere in Cassazione le contestazioni sulla misura della pena, a meno che questa non sia palesemente illegale, ossia non prevista dalla legge o fuori dai limiti edittali. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi fare ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Napoli. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il procedimento di secondo grado si era concluso con un concordato in appello. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a far valere determinate questioni, limitando non solo la decisione del giudice d'appello ma precludendo anche la possibilità di proporre un successivo ricorso per cassazione su tali punti. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello, la quale aveva recepito un concordato in appello sulla pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena in secondo grado comporta la rinuncia preventiva a far valere determinate questioni. Questa rinuncia produce effetti preclusivi stabili, impedendo di contestare la responsabilità penale non solo in appello, ma anche nel successivo giudizio di legittimità davanti alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso in Cassazione
Il caso riguarda un imputato che, dopo aver definito il procedimento di secondo grado tramite un concordato in appello, ha proposto ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena (concordato in appello) comporta la rinuncia preventiva a far valere questioni sulla responsabilità penale. Questa rinuncia ha un effetto preclusivo totale, impedendo non solo al giudice d'appello ma anche alla stessa Corte di Cassazione di riesaminare il merito della colpevolezza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena che blocca il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione dopo aver definito il procedimento penale di secondo grado tramite un concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena raggiunto in appello comporta la rinuncia a far valere altre questioni, comprese quelle rilevabili d'ufficio. Questa rinuncia produce un effetto preclusivo che si estende a tutto il resto del processo, impedendo di proporre un successivo ricorso per cassazione sui punti oggetto dell'accordo. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso sul furto
L'Imputato, condannato per rapina, lesioni e furto aggravato, concordava la pena in appello rinunciando ai motivi di gravame. Successivamente, proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di querela per il furto, ritenendo la pena illegale a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello preclude la contestazione di vizi non attinenti alla legalità della pena. Inoltre, la costituzione di parte civile della vittima equivale alla presentazione della querela, rendendo infondata la tesi difensiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena esclude il ricorso
Due soggetti condannati per furto in abitazione concordano la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come semplice tentativo, poiché la polizia li aveva bloccati prima della fuga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che i motivi di impugnazione contro la sentenza che accoglie il concordato in appello sono strettamente limitati dalla legge. Non è possibile contestare la ricostruzione dei fatti o la qualificazione del reato decise in precedenza, ma solo questioni legate alla validità del consenso o alla legalità della pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Remissione di querela: salva dal furto grazie alla Riforma
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato. Prima della sentenza di appello, la vittima aveva presentato la remissione di querela, accettata dall'imputato. Tuttavia, all'epoca, il reato era ancora procedibile d'ufficio. Successivamente, l'entrata in vigore della Riforma Cartabia ha trasformato il furto aggravato in un reato procedibile solo a querela di parte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la sopravvenuta modifica legislativa rende efficace la precedente remissione di querela. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela. L'imputato è stato comunque condannato al pagamento delle spese processuali in mancanza di un accordo diverso con la persona offesa.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. L'imprenditore aveva precedentemente concordato la pena di tre anni di reclusione in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha impugnato la decisione contestando il calcolo della continuazione dei reati e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'accordo sulla pena vincola le parti, rendendo inammissibili le successive contestazioni sulla misura della sanzione concordata, a meno che la pena applicata non sia palesemente illegale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che, a seguito di concordato in appello sulla pena, aveva ridotto la sanzione. La difesa lamentava la mancata pronuncia su possibili cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione non concordati. Questa rinuncia crea una preclusione processuale che impedisce di ridiscutere la responsabilità o chiedere il proscioglimento, limitando la cognizione del giudice solo alla legalità della pena concordata. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati. Uno di essi aveva proposto il ricorso personalmente, violando la norma che impone la firma di un difensore abilitato. Gli altri due imputati avevano precedentemente stipulato un concordato in appello, accordandosi sulla pena e rinunciando ai motivi di impugnazione. La Suprema Corte ha stabilito che il concordato in appello determina una preclusione processuale che impedisce di contestare successivamente in Cassazione l'entità della pena concordata o altre questioni rinunciate. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata motivazione sulla determinazione della pena stabilita con una sentenza di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso è limitato solo a questioni sulla formazione della volontà delle parti, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Le contestazioni sul calcolo della pena sono escluse, a meno che la sanzione non sia illegale. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: se concordi la pena non puoi ricorrere
Due imputati, dopo aver concordato la pena in appello rinunciando ai motivi di gravame, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello produce un effetto preclusivo totale e irrevocabile. Di conseguenza, il giudice di secondo grado non deve motivare l'assenza di cause di proscioglimento immediato. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: se concordi la pena perdi il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati. I ricorrenti avevano precedentemente definito il procedimento penale di secondo grado tramite un concordato in appello per concordare la pena. Successivamente, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena limita la cognizione del giudice e preclude la possibilità di sollevare in sede di legittimità questioni non concordate o non sottoposte alla Corte d'appello. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i soggetti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca il ricorso
Due imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza emessa dalla Corte d'appello a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena, ovvero il concordato in appello, comporta la rinuncia a far valere determinate questioni. Questa rinuncia produce un effetto preclusivo che impedisce di sollevare tali contestazioni anche nel successivo giudizio di legittimità davanti alla Cassazione. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con rinvio immediato e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello negato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato, condannato per lesioni e altri reati, proponeva concordato in appello. La Corte d'Appello, in udienza cartolare, rigettava la richiesta e confermava la condanna senza disporre un rinvio per consentire una nuova difesa o un nuovo accordo. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che il rigetto del concordato in appello in un'udienza senza la presenza fisica delle parti, senza dare la possibilità di presentare nuove difese o un nuovo accordo, viola il diritto di difesa. Questo errore determina una nullità della sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Concordato in appello: l’impossibile ricorso dopo l’accordo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un contrasto logico tra motivazione e dispositivo in una sentenza di appello. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena in seguito a un concordato in appello, istituto che prevede l'accordo tra le parti e la rinuncia ad alcuni motivi di gravame. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che contro le sentenze nate da concordato in appello il ricorso è limitato solo a vizi specifici, come la formazione della volontà o l'illegalità della pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena esclude l’assoluzione
Gli Imputati hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato da parte della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva precedentemente accolto la richiesta di concordato in appello, riducendo la pena come concordato tra le parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che, in caso di concordato in appello, il giudice di secondo grado non è tenuto a motivare il mancato proscioglimento dell'imputato per cause estranee all'accordo. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: no alla traduzione automatica del detenuto
L'Imputato, detenuto, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata traduzione in udienza per partecipare al giudizio di secondo grado. La Corte d'Appello aveva definito il procedimento applicando la pena concordata tra le parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, non sussiste alcun obbligo per il giudice di disporre la traduzione dell'imputato detenuto se quest'ultimo, o il suo difensore, non ne abbiano fatto espressa richiesta. La semplice richiesta di concordato in appello non equivale a una richiesta di partecipazione fisica all'udienza. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando un presunto errore di calcolo nella pena applicata dal Giudice d'Appello, ritenendola difforme da quella concordata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la Corte d'Appello ha accolto fedelmente la richiesta concordata tra le parti. Di conseguenza, non sussiste alcuno spazio per contestare il calcolo della pena. Il ricorso è stato ritenuto privo di autosufficienza e respinto immediatamente. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione conferma che il concordato in appello limita fortemente la possibilità di impugnazione successiva.
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