LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 5 di 17

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e spese
Un cittadino condannato in appello ha presentato impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando diversi vizi della sentenza. Prima della decisione della Suprema Corte, il difensore munito di procura speciale ha depositato un formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: spese e conseguenze
Un imputato, condannato dalla Corte di Appello per reati legati agli stupefacenti, ha presentato impugnazione davanti alla Suprema Corte. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di apposita procura, ha depositato formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta conseguenze economiche precise. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una somma pari a cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende per aver impegnato la struttura giudiziaria.
Continua »
Rinuncia al ricorso penale: conseguenze e spese
Due imputati hanno subito una condanna penale per tentato furto alla pena di quattro mesi di reclusione e duecento euro di multa. Entrambi hanno proposto impugnazione lamentando vizi di motivazione sul numero di partecipanti e la mancata sostituzione della sanzione detentiva. Prima dell'udienza, il difensore munito di procura speciale ha formalizzato la rinuncia al ricorso penale a causa della sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno preso atto dell'abbandono dell'impugnazione dichiarando l'inammissibilità del procedimento. Tale decisione ha comportato la condanna dei ricorrenti al rimborso delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e sanzione
Un condannato ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di sorveglianza che gli negava l'affidamento in prova al servizio sociale, concedendogli solo la detenzione domiciliare provvisoria. Durante il procedimento davanti ai giudici di legittimità, il soggetto ha inviato personalmente una dichiarazione formale di rinuncia al giudizio. La Suprema Corte ha preso atto dell'abbandono dell'azione legale e ha dichiarato la rinuncia al ricorso per cassazione. La decisione ha comportato la declaratoria di inammissibilità dell'impugnazione, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro alla Cassa delle ammende, non essendo emersa una situazione di assenza di colpa nell'avvio della causa.
Continua »
Rinuncia al ricorso: impugnazione vana e sanzione pecuniaria
La Corte di Appello ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il difensore ha impugnato la decisione presentando ricorso in Cassazione per violazione di legge e difetto di motivazione. Successivamente, il soggetto condannato ha depositato personalmente una formale rinuncia al ricorso. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione a causa del sopravvenuto atto di rinuncia. La dichiarazione impedisce ogni riesame del merito del processo penale. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un giudizio poi abbandonato colposamente.
Continua »
Concordato in appello: stop ai ricorsi sulla pena
L'Imputato ha concordato una riduzione di pena davanti alla Corte di Appello tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, l'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una scorretta valutazione della recidiva e chiedendo una rideterminazione del trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla sanzione preclude qualsiasi successiva contestazione sulla quantificazione della pena, salvo i casi eccezionali di pena illegale o consenso viziato. L'Imputato ha quindi perso definitivamente la possibilità di ridiscutere la condanna ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concordato in appello: limiti e inammissibilità del ricorso
L'Imputato ha stipulato un concordato in appello con la Procura Generale per rideterminare la propria pena, rinunciando agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che i giudici di secondo grado non avevano valutato i presupposti per il proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto un concordato in appello, l'imputato non può contestare la mancata applicazione del proscioglimento, bensì soltanto vizi relativi al consenso o alla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, L'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo ma con multa
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza del Tribunale di Venezia. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione, se effettuata secondo le modalità di legge, precluda l'esame del merito del ricorso, determinando la fine del processo penale con l'applicazione delle relative sanzioni pecuniarie accessorie.
Continua »
Rinuncia al ricorso: dalla difesa alla condanna definitiva
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto aggravato, ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, poco prima dell'udienza fissata per la discussione, lo stesso ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso, sottoscritta di proprio pugno. La Suprema Corte, preso atto di questa volontà, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la precedente condanna penale.
Continua »
Patteggiamento in appello: l’accordo esclude il proscioglimento
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che, in seguito a un accordo sulla pena ai sensi dell'articolo 599-bis c.p.p., aveva rideterminato la sanzione per il reato di contrabbando. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione circa l'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il patteggiamento in appello comporta la rinuncia ai motivi di gravame, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati. Di conseguenza, il giudice di secondo grado non ha l'obbligo di motivare il mancato proscioglimento dell'imputato, poiché la rinuncia ai motivi genera una preclusione processuale che impedisce di esaminare questioni non devolute. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop e spese da pagare
Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio a dieci mesi di reclusione e duemila euro di multa per un reato, proponeva ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando il calcolo della pena e l'applicazione della recidiva. Tuttavia, prima della decisione dei giudici, l'imputato presentava una formale dichiarazione scritta in cui esprimeva la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo elementi per escludere la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Continua »
Rinuncia al ricorso per Cassazione: la condanna diventa definitiva
Un cittadino, condannato in primo grado a seguito di patteggiamento per furto aggravato e porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, ha inizialmente proposto ricorso per Cassazione. Con l'impugnazione, lamentava l'errata qualificazione del reato come furto consumato anziché tentato. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato un formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna originaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: errore fatale
L'Imputato, condannato alla pena dell'ammenda, ha proposto appello tramite il proprio difensore. Trattandosi di una sentenza non appellabile, la Corte d'appello ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il ricorso è stato presentato da un avvocato non iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Successivamente, l'Imputato ha rinunciato formalmente all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Opposizione a decreto penale: i limiti per la rinuncia
Due imputati sono stati condannati per furto aggravato in concorso. Hanno proposto ricorso in Cassazione contestando, tra l'altro, la disciplina applicabile alla rinuncia all'opposizione a decreto penale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'eventuale rinuncia all'opposizione a decreto penale deve necessariamente intervenire prima dell'apertura del dibattimento e a condizione che il decreto stesso non sia già stato revocato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e duecento euro di multa per ciascun ricorrente, condannandoli anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia ai motivi di appello: gli effetti sulla condanna finale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. Il primo, condannato per tentata estorsione aggravata, contestava il trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto logica la scelta dei giudici di merito basata sulla gravità del reato e sui precedenti dell'uomo. Il secondo imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, contestava la sussistenza dei reati nonostante avesse precedentemente formulato la rinuncia ai motivi di appello sulla responsabilità. I giudici hanno chiarito che tale rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza su quei punti, rendendo impossibile un successivo ricorso in Cassazione. Entrambi sono stati condannati alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: lo sconto di pena vieta futuri ricorsi
L'Imputato ha concordato con il Procuratore generale una riduzione della pena davanti alla Corte di appello, rinunciando implicitamente agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello costituisce un accordo vincolante. La rinuncia ai motivi d'appello impedisce di ridiscutere in cassazione la responsabilità dell'imputato o altre questioni di merito, determinando il passaggio in giudicato della condanna. Il ricorso è ammesso solo per contestare vizi sulla formazione della volontà o l'illegalità della pena. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: la libertà negata costa cara
Il Detenuto ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. Successivamente, lo stesso Detenuto ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione presso l'Ufficio Matricola del carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza formalità di procedura, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione: la condanna penale diventa definitiva
Il Ricorrente, condannato per reati sugli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato una formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena non si può impugnare
L'Imputato, condannato a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti, propone ricorso in Cassazione contestando la misura della pena stabilita tramite concordato in appello. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello costituisce un accordo liberamente stipulato tra le parti e ratificato dal giudice. Di conseguenza, tale patto non può essere modificato unilateralmente né contestato in sede di legittimità per motivi generici di mancanza di motivazione sulla pena. Le uniche contestazioni ammissibili riguardano i vizi nella formazione della volontà delle parti, la difformità della decisione rispetto all'accordo o l'illegalità della pena inflitta. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rinuncia ai motivi di appello: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per spaccio di lieve entità, ha rinunciato personalmente ai motivi di appello durante il secondo grado di giudizio. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità dei motivi. La Corte ha chiarito che, a seguito della rinuncia ai motivi di appello, l'imputato non può limitarsi a lamentare la violazione dell'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità senza indicare elementi concreti che avrebbero dovuto imporre il proscioglimento. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »