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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Ricorso tardivo: L’inammissibilità del ricorso e le sue conseguenze
Un Lavoratore è stato condannato per un reato finanziario. Ha presentato un ricorso contro questa condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Questo è avvenuto perché il ricorso è stato depositato oltre i termini previsti dalla legge, anche considerando la sospensione feriale. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende per l'inammissibilità del ricorso tardivo.
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Termine per impugnare la sentenza: errore fatale e ricorso nullo
Due imputati condannati per lesioni e tentata estorsione hanno impugnato la decisione oltre la scadenza di legge. Il Tribunale aveva fissato novanta giorni per depositare le motivazioni e il giudice ha rispettato il termine. Il termine per impugnare la sentenza decorreva automaticamente dalla data prevista e ammontava a quarantacinque giorni. La difesa ha depositato l'atto con oltre un mese di ritardo, giustificando l'omissione con un presunto disservizio della cancelleria che avrebbe comunicato in ritardo il fascicolo. Gli imputati hanno quindi chiesto la rimessione nei termini. I giudici hanno respinto la richiesta per totale assenza di prove documentali a supporto del disguido, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione e condannando i ricorrenti al versamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: la bancarotta e i termini per l’appello in Cassazione
Un Imputato, condannato per bancarotta, ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre i termini legali. L'Imputato deve ora pagare le spese processuali e una somma di 4.000 euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini per evitare un ricorso inammissibile.
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Inammissibilità dell’appello tardivo: stop alle udienze inutili
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione delle garanzie difensive. In particolare, contestava il fatto che la Corte d'Appello avesse dichiarato l'inammissibilità dell'appello tardivo tramite procedura diretta, senza fissare un'udienza né informare il difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato. Il mancato rispetto dei termini d'impugnazione previsti dalla legge comporta la decadenza automatica. Pertanto, il giudice può emettere la dichiarazione d'inammissibilità senza formalità procedurali o avvisi preventivi. La Cassazione ha confermato la decisione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Termini di impugnazione: Procura in ritardo e imputato salvo
La Procura Generale impugna davanti alla Corte di Cassazione una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale a favore dell'imputato. Il pubblico ministero riceve la formale comunicazione del provvedimento il 17 dicembre 2021, ma deposita il ricorso soltanto il 5 gennaio 2022. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile a causa del mancato rispetto dei termini di impugnazione. L'ordinamento penale prevede infatti un termine perentorio di quindici giorni dalla notifica o comunicazione per contestare tale tipo di provvedimento. Il ritardo procedurale dell'accusa rende definitiva la sentenza emessa a beneficio dell'imputato.
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Termini di impugnazione: ricorso tardivo e condanna
Un imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Il giudice di secondo grado aveva fissato novanta giorni per depositare le motivazioni. La cancelleria ha depositato la motivazione nei tempi previsti. Da quel momento decorreva il termine di quarantacinque giorni per presentare l'atto difensivo. La difesa ha depositato l'atto oltre la data limite stabilita dal codice. I giudici supremi hanno accertato il mancato rispetto dei termini di impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la condanna definitiva per appello tardivo
Un imputato, condannato in primo grado per il reato di evasione, ha presentato appello oltre i termini previsti dalla legge. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile a causa del ritardo. L'imputato ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione dei fatti compiuta nelle fasi precedenti ma omettendo di censurare la declaratoria di tardività dell'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I Supremi Giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non si possono rivalutare i fatti storici e che i motivi formulati risultavano del tutto inconferenti rispetto alla ragione processuale del rigetto in appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Ricorso per cassazione tardivo: sanzioni e inammissibilità
Due imputati hanno impugnato una sentenza della Corte di Appello depositata nei termini di legge. La scadenza ultima per presentare l'impugnazione era fissata per il 9 marzo 2022. I difensori hanno tuttavia depositato l'atto il 14 marzo 2022, superando il limite temporale perentorio stabilito dal codice di procedura penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione tardivo e quindi inammissibile. I giudici di legittimità hanno conseguentemente condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso per cassazione: ricorso via PEC fuori tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione presentata da un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di appello ha pronunciato la sentenza concedendo il termine ordinario di quindici giorni per il deposito della motivazione. L'imputato ha depositato il ricorso tramite posta elettronica certificata oltre la scadenza di trenta giorni prevista dalla legge processuale penale. Il mancato rispetto dei termini per il ricorso per cassazione ha comportato la decadenza immediata dall'impugnazione. I giudici supremi hanno applicato la procedura semplificata senza udienza e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: il costo del ritardo in Cassazione
Un cittadino ha presentato un ricorso contro una sentenza penale, ma lo ha fatto oltre il termine stabilito dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché è stato depositato con notevole ritardo rispetto alla scadenza. Di conseguenza, il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di rispettare i termini procedurali per evitare che un ricorso sia dichiarato inammissibile.
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Appello in ritardo: no alla restituzione nel termine
La vicenda riguarda un individuo condannato in primo grado per furto pluriaggravato. L'imputato ha presentato l'atto di impugnazione oltre la scadenza di legge e ha richiesto il beneficio della restituzione nel termine per giustificare il ritardo. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il gravame a causa della tardività del deposito. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione dei giudici di secondo grado. I verbali d'udienza attestavano chiaramente la presenza sia dell'imputato sia del suo difensore di fiducia al momento della lettura della sentenza. La conoscenza diretta dell'esito processuale fa decadere qualsiasi presupposto per ottenere la riapertura dei termini. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso con addebito delle spese di lite e una sanzione di tremila euro.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Un imputato ha impugnato una sentenza penale di secondo grado oltre la scadenza di legge. La Corte di appello aveva fissato in trenta giorni il termine per redigere le motivazioni. Di conseguenza, la difesa doveva depositare l'atto entro i successivi quarantacinque giorni. Il deposito è avvenuto con un solo giorno di ritardo rispetto alla scadenza perentoria. La Corte di Cassazione ha applicato la procedura rapida e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione comporta conseguenze definitive sulla decisione impugnata. I giudici hanno respinto l'atto e condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità per tardività: ricorso fuori termine respinto
Il Tribunale condannava l'imputato a venti giorni di arresto e cinquecento euro di ammenda per porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. La Corte di Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione originaria. Successivamente, l'imputato proponeva ricorso per cassazione contro il provvedimento della Corte territoriale. La Corte di Cassazione ha rilevato che il ricorrente ha depositato l'atto oltre il termine perentorio di quindici giorni dalla notifica dell'avviso di deposito. Per questo motivo, i giudici di legittimità hanno decretato l'inammissibilità per tardività dell'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso penale tardivo: le conseguenze del deposito fuori tempo
Un cittadino ha proposto ricorso in Corte di Cassazione contro una sentenza emessa e letta in udienza il 10 giugno 2021. La difesa ha depositato l'atto di impugnazione in data 1 luglio 2021. I giudici di legittimità hanno rilevato il superamento dei termini stabiliti dalla legge processuale. Trattandosi di un ricorso penale tardivo, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto. Di conseguenza, il ricorrente ha perso ogni possibilità di riesame del merito della causa. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento di tutte le spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tardività del ricorso per cassazione: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto impugnazione contro la sentenza di appello che confermava la sua condanna per violazioni collegate alle erogazioni pubbliche. La difesa ha tuttavia presentato l'atto oltre i tempi limite stabiliti dal codice di procedura penale. Il calcolo dei termini considerava sia il tempo per il deposito della motivazione sia la maggiorazione prevista per la condizione di imputato assente. Nonostante il lasso temporale esteso, il deposito è avvenuto in ritardo. La Corte di Cassazione ha riscontrato la tardività del ricorso per cassazione, dichiarando l'atto inammissibile. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del giudizio e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Termini di ricorso per cassazione: ritardo ed inammissibilità
L'Imputato era stato condannato per il reato di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. La Corte d'Appello ha confermato la sanzione depositando la motivazione contestualmente alla lettura della decisione. In questa ipotesi la legge impone il rispetto rigoroso dei Termini di ricorso per cassazione, fissati in quindici giorni. L'Imputato ha presentato l'atto difensivo con un giorno di ritardo rispetto alla scadenza perentoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'Imputato perde definitivamente la causa, dovendo pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto vietata nel furto pluriaggravato
L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna d'appello per furto pluriaggravato, lamentando l'assenza di motivazione sulla mancata concessione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di particolare tenuità del fatto è stata avanzata per la prima volta con conclusioni tardive oltre i termini stabiliti dalla legge. Inoltre, la severità della pena edittale prevista per il reato di furto pluriaggravato esclude a prescindere l'applicazione di questa causa di non punibilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta e termini impugnazione: appello tardivo
L'Imputato è stato condannato per i reati di bancarotta fraudolenta documentale e da reato societario. La Corte d'Appello ha successivamente dichiarato inammissibile l'appello proposto poiché presentato oltre i termini di legge. L'Imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione lamentando un presunto errore nella citazione della norma sul calcolo della scadenza e invocando l'applicazione della sospensione feriale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, affrontando il tema di bancarotta fraudolenta e termini impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'eccezione difensiva era irrilevante a fronte di una tardività oggettiva e non contestata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Documenti di identificazione falsi: fototessera e condanna
L'imputato è stato condannato per il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, con l'aggravante della recidiva specifica. Il soggetto ha alterato una carta d'identità originale sostituendo la fototessera, la data di rilascio e la firma del funzionario, per poi esibirne una copia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, poiché le doglianze presentate si limitavano a reiterare i motivi d'appello già respinte. Inoltre, la difesa ha sollevato la questione del falso innocuo soltanto dinanzi ai giudici di legittimità, senza averla devoluta nei precedenti gradi. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per tardività: i rischi dei ritardi
L'Imputato, condannato per reati ambientali, ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello. La Corte territoriale aveva fissato un termine di novanta giorni per il deposito delle motivazioni, depositando l'atto nei tempi previsti. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per proporre l'impugnazione è iniziato a decorrere dalla scadenza teorica del deposito. La difesa dell'Imputato ha presentato il ricorso in ritardo, sostenendo erroneamente di dover attendere un avviso di cancelleria. La Suprema Corte ha chiarito che la comunicazione spetta solo se il giudice deposita la motivazione in ritardo. Per questo motivo, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, condannando l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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