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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Sospensione dei termini processuali: l’appello salva l’imputato
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello proposto da un cittadino, non considerando la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da COVID-19. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo del termine per impugnare la sentenza di primo grado dovesse includere i 64 giorni di sospensione straordinaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini processuali si applica anche al deposito delle motivazioni della sentenza, rendendo l'appello tempestivo. Tuttavia, accertata la fondatezza del ricorso, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per punire il reato. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Termine per ricorso in Cassazione: tre giorni di ritardo fatali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati perché depositato oltre il termine stabilito dalla legge. La Corte di Appello aveva fissato in novanta giorni il tempo per depositare le motivazioni della sentenza di condanna. Di conseguenza, il termine per ricorso in Cassazione di quarantacinque giorni decorreva dalla scadenza di quel periodo. Poiché la scadenza per impugnare scadeva il 20 aprile 2022 e il ricorso è stato presentato solo il 23 aprile 2022, i giudici hanno rilevato la tardività dell'atto. Oltre al rigetto del ricorso, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Sospensione feriale dei termini: ricorso tardivo e condanna
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Tuttavia, il deposito avvenuto il 29 novembre 2022, ben oltre la scadenza del termine fissato al 5 novembre 2022. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perch tardivo. I giudici hanno chiarito che i termini per la redazione e il deposito della sentenza con motivazione contestuale non beneficiano della sospensione feriale dei termini. Di conseguenza, il ritardo non pu essere giustificato dalla pausa estiva. Il Ricorrente stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Termine per l’impugnazione: il ritardo costa caro
Il Condannato, giudicato colpevole di rapina aggravata, ha proposto ricorso in Cassazione tramite il proprio difensore. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il deposito del ricorso è avvenuto oltre il termine per l'impugnazione stabilito dalla legge. La sentenza d'appello era stata depositata nei termini, facendo decorrere il periodo di quarantacinque giorni per presentare il ricorso a partire dalla scadenza del termine fissato dal giudice per il deposito delle motivazioni. Essendo l'atto stato depositato telematicamente con tre giorni di ritardo rispetto alla scadenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Termini per impugnare: la Cassazione respinge il ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per ricettazione. Il difensore contestava l'aumento di pena applicato a causa della recidiva, lamentando la mancanza di una valutazione concreta sulla pericolosità sociale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso è stato depositato oltre i termini per impugnare previsti dalla legge, considerando anche il periodo di sospensione feriale. Inoltre, la questione della recidiva non era stata sollevata in sede di appello, rendendola non proponibile per la prima volta in Cassazione. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso tardivo: la sanatoria fiscale non salva dalla condanna
L'Amministratore di una società, condannato per reati tributari, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione di una nuova legge più favorevole che esclude la punibilità in caso di integrale pagamento del debito erariale. Tuttavia, il ricorso è stato depositato un giorno dopo la scadenza del termine di quarantasette o quarantacinque giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per via del ricorso tardivo. Di conseguenza, la sentenza di condanna è passata in giudicato, impedendo ai giudici di legittimità di valutare la nuova causa di non punibilità. Tale questione potrà essere sollevata esclusivamente davanti al giudice dell'esecuzione. L'Amministratore è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Il Ricorrente ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Appello. Tuttavia, la decisione era stata depositata in cancelleria completa di motivazioni contestualmente alla lettura del dispositivo. In questo caso, la legge prevede un termine per il ricorso in Cassazione di soli quindici giorni dalla deliberazione. Avendo presentato l'impugnazione oltre questa scadenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: ricorsi respinti
Tre imputati, condannati per furti in abitazione, ricorrono in Cassazione. Il primo ricorso viene dichiarato inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Gli altri due ricorrenti contestano il rifiuto della Corte d'Appello di disporre una nuova ricognizione personale e una perizia fonica sulle intercettazioni. La Suprema Corte dichiara inammissibili tutti i ricorsi. I giudici chiariscono che la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in appello è un istituto eccezionale e discrezionale. Inoltre, la perizia è un mezzo di prova neutro e non costituisce una prova decisiva a discarico. Viene confermata anche l'aggravante del danno di rilevante gravità per il furto di numerosi gioielli d'oro. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Diritto di querela nella truffa: valido anche se firma il direttore
Il caso riguarda il ricorso presentato da un soggetto condannato per truffa e calunnia. La difesa sosteneva che il processo per truffa fosse nullo poiché la querela era stata firmata dal direttore del punto vendita e non dal legale rappresentante della società proprietaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto di querela nella truffa spetta anche al responsabile del negozio o all'addetto alle vendite che ha gestito direttamente la transazione commerciale fraudolenta. Questo soggetto, infatti, assume la responsabilità immediata dell'attività e subisce un danno, anche solo potenziale, dalla condotta illecita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di beni intestati a terzi: ricorsi respinti
Il Tribunale disponeva la sorveglianza speciale e la confisca di beni, tra cui quote societarie, immobili e conti correnti, a carico di soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose. Alcuni di questi beni erano intestati a familiari. I soggetti proponevano ricorso in Cassazione contestando la pericolosità sociale e la legittimità della confisca di beni intestati a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il proposto non può impugnare la confisca di beni intestati fittiziamente a terzi se non ne rivendica la proprietà o non dimostra un reale interesse giuridico. Inoltre, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso per cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il riesame del merito delle prove o della motivazione, se non del tutto apparente.
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Ricorso in Cassazione tardivo: la condanna diventa definitiva
L'Imputato, condannato in secondo grado per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, la sentenza d'appello era stata pronunciata con contestuale lettura della motivazione in udienza, facendo decorrere il termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione. Poiché la difesa ha depositato l'atto oltre la scadenza di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il Ricorso in Cassazione tardivo. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione termini processuali: l’appello tardivo dell’imputato
L'Imputato, arrestato ad aprile 2020 e sottoposto all'obbligo di firma, ha richiesto il giudizio abbreviato. Condannato in primo grado, ha proposto appello l'8 giugno 2020. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, ritenendo scaduto il termine il 4 giugno 2020. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si applicasse la sospensione dei termini processuali prevista per l'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la sospensione straordinaria non opera nei procedimenti con misure cautelari in cui si è scelto di procedere (come nel giudizio abbreviato richiesto dall'imputato). Di conseguenza, l'appello è stato confermato come tardivo e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rapina aggravata: aggressione lampo e condanna definitiva
Due uomini, condannati nei primi due gradi di giudizio per i reati di rapina aggravata e lesioni personali, hanno presentato ricorso in Cassazione. Il primo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato oltre i termini di scadenza previsti dalla legge. Il secondo ricorso è stato anch'esso giudicato inammissibile: la difesa invocava la legittima difesa e la provocazione, ma i giudici hanno evidenziato che l'aggressione era stata improvvisa, a sorpresa e pianificata. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non è possibile rivalutare l'attendibilità della vittima in sede di legittimità e che le richieste generiche di attenuanti non possono essere accolte. La Suprema Corte ha confermato le condanne, respingendo definitivamente i ricorsi.
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Sequestro preventivo: ricorso tardivo del PM e beni salvi
Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro preventivo applicato a una società per l'ipotesi di autoriciclaggio. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione per contestare tale annullamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di legge. La Corte ha ribadito che il termine per impugnare le ordinanze del riesame in materia di sequestro preventivo (misure cautelari reali) è di quindici giorni, decorrenti dalla comunicazione del provvedimento, e non di dieci giorni (termine previsto solo per le misure personali). Poiché il ricorso è stato depositato quasi un mese dopo la notifica, l'impugnazione è tardiva e il sequestro rimane revocato.
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Notifica estratto contumaciale: l’appello è nullo se tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la decisione che aveva ritenuto tardivo il suo appello. L'Imputato sosteneva che il termine per impugnare non fosse decorso a causa della mancata notifica estratto contumaciale. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la nomina di un nuovo difensore di fiducia per il giudizio di secondo grado dimostra la conoscenza effettiva della sentenza di condanna. Di conseguenza, tale comportamento fa decorrere i termini per l'impugnazione, rendendo tardivo l'appello presentato oltre la scadenza ordinaria. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: il ricorso in ritardo salva l’azienda
Il Tribunale del Riesame di Potenza annullava il sequestro preventivo di quote societarie e beni di un'azienda, ordinandone la restituzione al legale rappresentante. Il Pubblico Ministero proponeva ricorso in Cassazione contestando la decisione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge per le misure cautelari reali. La notifica del provvedimento era infatti avvenuta il 12 ottobre 2022, mentre il ricorso è stato presentato solo il 4 novembre 2022, superando ampiamente la scadenza legale. Vince quindi il legale rappresentante dell'azienda, che ottiene in via definitiva la restituzione dei beni precedentemente sequestrati.
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Termini per impugnare: il ricorso tardivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte di appello di Bari. Il ricorso è stato depositato oltre i quarantacinque giorni previsti dalla legge, calcolati dalla scadenza del termine per il deposito della sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica dell'estratto della sentenza all'imputato non influisce sul calcolo dei tempi, confermando la centralità dei rigidi termini per impugnare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Termine per ricorso in Cassazione: la notifica non salva il ritardo
Il Ricorrente ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte di appello che confermava la sua condanna. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso è stato depositato oltre i quarantacinque giorni previsti dalla legge, calcolati dalla scadenza del termine di novanta giorni stabilito per il deposito della sentenza di secondo grado. I giudici hanno chiarito che la notifica dell'estratto della sentenza all'imputato non influisce sul calcolo del tempo utile per impugnare. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per tardività, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando l'importanza del rispetto rigoroso del termine per ricorso in Cassazione.
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Inammissibilità del ricorso per tardività salva l’imputato
Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere nei confronti dell'Imputato per intervenuta remissione di querela. Il Procuratore Generale proponeva ricorso immediato in Cassazione, sostenendo che il reato contestato fosse in realtà perseguibile d'ufficio e che la querela non potesse essere revocata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso senza entrare nel merito della questione. I giudici hanno infatti rilevato l'inammissibilità del ricorso per tardività: la sentenza era stata comunicata il 9 novembre, stabilendo un termine di quindici giorni per l'impugnazione. Essendo scaduto il termine il 25 novembre, il ricorso depositato il 2 dicembre è stato considerato fuori tempo massimo. Vince l'Imputato, per il quale il procedimento penale rimane definitivamente chiuso.
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Reato di riciclaggio: amore, conti svuotati e condanna
Una donna è stata condannata per il reato di riciclaggio per aver ricevuto sul proprio conto corrente oltre 282 mila euro. Tale somma proveniva dall'appropriazione indebita compiuta dal direttore di una filiale bancaria, con cui la donna aveva una relazione sentimentale. L'imputata aveva poi svuotato il conto tramite prelievi in contanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che il deposito in banca di denaro sporco e il successivo prelievo integrano pienamente il reato di riciclaggio. Infatti, la natura fungibile del denaro comporta la sua automatica sostituzione con denaro pulito, ostacolando la tracciabilità della provenienza illecita. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della banca.
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