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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Magnete sul contatore: è furto aggravato di energia elettrica
Durante un controllo, i tecnici dell'ente elettrico e i Carabinieri hanno scoperto un magnete posizionato sopra il contatore dell'abitazione dell'imputato, che ne azzerava i consumi. L'uomo è stato condannato in primo grado per furto aggravato di energia elettrica. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per genericità dei motivi, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'atto di appello deve contestare in modo specifico e dettagliato le prove e le motivazioni della sentenza di primo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha reso irrilevante anche la sopravvenuta procedibilità a querela introdotta dalla Riforma Cartabia, rendendo definitiva la condanna del ricorrente.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo che costa caro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna penale. La difesa ha spedito il ricorso tramite raccomandata postale, avvalendosi della facoltà di legge. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la spedizione è avvenuta il 7 ottobre 2022, mentre il termine per il ricorso in Cassazione scadeva improrogabilmente il 5 ottobre 2022, calcolando anche il periodo di sospensione feriale estiva. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione intempestivo: quando il ritardo costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per evasione che ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che il difensore ha depositato l'atto di impugnazione oltre i termini stabiliti dalla legge. La sentenza d'appello era stata pronunciata il 7 luglio 2022 con un termine di novanta giorni per il deposito della motivazione. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per impugnare scadeva il 19 novembre 2022, ma il ricorso è stato depositato solo il 5 dicembre 2022. A causa di questo ritardo, la Cassazione ha dichiarato il ricorso in Cassazione intempestivo e quindi inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende per evidente mancanza di diligenza.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso tramite il proprio difensore contro la sentenza della Corte di Appello. Tuttavia, il deposito del ricorso è avvenuto oltre il termine stabilito dalla legge. La Corte di Cassazione ha rilevato che, a fronte di una motivazione depositata nei termini dal giudice di merito, il termine per il ricorso in Cassazione di quarantacinque giorni scadeva il 18 febbraio 2023, mentre l'atto è stato depositato solo il 10 marzo 2023. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo blocca la difesa
Due indagati, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ricevevano la conferma della custodia cautelare in carcere dal Tribunale del Riesame. Il loro difensore presentava ricorso, ma l'atto perveniva alla cancelleria competente oltre i limiti previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per il mancato rispetto dei Termini per il ricorso in Cassazione. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione deve giungere tempestivamente all'ufficio corretto, ponendo a carico del ricorrente il rischio di ritardi dovuti alla consegna presso uffici diversi. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Termini scaduti: l’inammissibilità del ricorso per cassazione costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d'Appello di Bologna. Il ricorrente ha depositato l'atto di impugnazione il 20 dicembre 2022, ben oltre la scadenza del termine di legge fissata per il 10 novembre 2022. A causa di questo ritardo, i giudici hanno applicato la procedura semplificata senza udienza, respingendo il ricorso e condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Deposito dell’appello tramite PEC: vince la difesa sui ritardi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino la cui richiesta di appello era stata dichiarata inammissibile per tardività dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado ritenevano che l'atto fosse stato depositato oltre la scadenza del 5 giugno 2021. Tuttavia, la difesa ha dimostrato che il deposito dell'appello tramite PEC era avvenuto con successo il 4 giugno 2021 all'indirizzo corretto dell'ufficio giudiziario, con regolari ricevute di accettazione e consegna. La Cassazione ha chiarito che la data di invio della posta certificata fa fede per la tempestività dell'atto, indipendentemente dai successivi tempi di smistamento interno del tribunale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la decisione impugnata, ordinando la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: il fai-da-te è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d'appello di Milano. I giudici hanno rilevato un duplice errore bloccante. In primo luogo, il ricorso è stato depositato oltre il termine di trenta giorni previsto dalla legge, risultando quindi tardivo. In secondo luogo, l'atto è stato proposto e firmato direttamente dall'imputato, violando l'obbligo di assistenza da parte di un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione senza esaminarla nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Venezia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine stabilito dalla legge. La sentenza d'appello era stata emessa il 15 settembre 2022 con riserva di motivazione in sessanta giorni, depositata il 14 novembre 2022. Da questo momento decorreva il termine per il ricorso in Cassazione di quarantacinque giorni, con scadenza il 29 dicembre 2022. Il Ricorrente ha invece depositato l'atto il 5 gennaio 2023. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso senza formalità di rito, condannando l'imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: il ritardo che costa la condanna
L'Imputato, condannato in appello per detenzione di sostanze stupefacenti, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione di un'attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa del mancato rispetto dei termini di legge per la sua presentazione. La sentenza d'appello era stata depositata il 9 agosto 2022 con un termine di quarantacinque giorni per impugnare. Calcolando la sospensione feriale estiva, la scadenza ultima era fissata al 15 ottobre 2022. L'Imputato ha invece depositato l'atto solo il 26 ottobre 2022. Questo ricorso per cassazione tardivo ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Termine per il ricorso in Cassazione: ritardo fatale per la difesa
L'Imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine per il ricorso in Cassazione previsto dalla legge. La sentenza d'appello era stata depositata il 9 novembre 2022, facendo decorrere il termine di quarantacinque giorni a partire dal 23 novembre 2022. Di conseguenza, la scadenza per impugnare scadeva il 7 gennaio 2023, mentre il ricorso è stato depositato solo il 17 gennaio 2023. Non ricorrendo alcuna eccezione di assenza dell'imputato, il ritardo determina l'inammissibilità insanabile dell'atto. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Termine per impugnazione: la Procura ritarda e la patente è salva
Il Tribunale di Firenze applicava a Il Conducente, tramite patteggiamento, la pena di quattordici giorni di arresto e 1400 euro di ammenda per guida in stato di ebbrezza. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione lamentando la mancata applicazione della sospensione della patente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale perché depositato oltre il termine per impugnazione di quindici giorni previsto dalla legge in caso di deposito contestuale della motivazione. Di conseguenza, la sentenza di patteggiamento resta definitiva.
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Termine per ricorso in Cassazione: il ritardo costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati sugli stupefacenti. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, ma ha depositato l'atto oltre il termine per ricorso in Cassazione stabilito dalla legge. La sentenza d'appello era stata depositata il 26 gennaio 2021, facendo decorrere un termine di quarantacinque giorni che scadeva il 3 aprile 2021. Il ricorso è stato invece presentato solo il 9 aprile 2021. Di conseguenza, i giudici hanno respinto l'impugnazione senza esaminarla nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tardività del ricorso: quando un ritardo di pochi giorni costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d'appello. La decisione si fonda sulla tardività del ricorso, spedito tramite posta elettronica certificata oltre il termine perentorio stabilito dalla legge. La sentenza d'appello era stata depositata il 22 novembre 2022, fissando la scadenza per l'impugnazione al 30 dicembre 2022. Il ricorrente ha invece inviato l'atto solo il 3 gennaio 2023. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito, condannando l'interessato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per tardività: il ritardo costa caro
Il caso riguarda un cittadino che ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano. La Suprema Corte ha rilevato che l'impugnazione è stata depositata il 16 dicembre 2022, mentre il termine ultimo stabilito dalla legge scadeva l'8 novembre 2022, calcolato considerando la contestualità della motivazione rispetto alla pronuncia. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per tardività con procedura semplificata senza udienza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione cautelare tardiva: il ritardo che conferma il carcere
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per L'Indagato. Il difensore proponeva ricorso per cassazione, ma l'atto giungeva alla cancelleria competente oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per impugnazione cautelare tardiva, ribadendo che il deposito presso un ufficio diverso da quello competente grava interamente sul ricorrente. L'Indagato perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Termine per impugnare scaduto: ricorso tardivo e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso presentato da un imputato. La sentenza d'appello, pronunciata con rito cartolare emergenziale, era stata depositata nei termini. Il termine per impugnare di quarantacinque giorni, sospeso durante il periodo feriale di agosto, ha iniziato a decorrere dal primo settembre, scadendo il quindici ottobre. Avendo depositato il ricorso solo il ventisette ottobre, l'imputato ha superato la scadenza di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione tardivo: assoluzione confermata e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da La Parte Civile contro la sentenza della Corte d'appello di Torino, che aveva confermato l'assoluzione de L'Imputato. Il ricorso è stato ritenuto un chiaro esempio di Ricorso in Cassazione tardivo. La sentenza d'appello era stata depositata il 14 novembre 2022 senza fissazione di un termine specifico, facendo decorrere il termine ordinario di trenta giorni per l'impugnazione. La scadenza per presentare il ricorso era fissata al 26 dicembre 2022, ma La Parte Civile ha depositato l'atto solo il 19 gennaio 2023. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Deposito dell’impugnazione tardivo: assoluzione salva
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di un cittadino, accusato di non aver comunicato la variazione del proprio patrimonio (l'acquisto di un'auto ricevuta in dono) entro dieci anni da una condanna precedente. Il Giudice per le indagini preliminari aveva assolto l'imputato per mancanza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale per tardività. Il deposito dell'impugnazione è avvenuto oltre il termine di quindici giorni presso la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento. La Corte ha chiarito che la presentazione dell'atto presso la segreteria della stessa Procura Generale non equivale alla spedizione postale né sana il ritardo, confermando così l'assoluzione del cittadino.
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Inammissibilità dell’appello: salvo il risarcimento danni
Un uomo, condannato in primo grado per percosse e al risarcimento dei danni, presenta appello in ritardo. Il Tribunale, ignorando la tardività, dichiara la prescrizione del reato e revoca il risarcimento alla vittima. La vittima ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando l'inammissibilità dell'appello per il mancato rispetto dei termini di scadenza. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la decisione di secondo grado limitatamente agli effetti civili. Questo errore procedurale comporta la piena validità della condanna al risarcimento stabilita dal primo giudice, che si cristallizza definitivamente a favore della vittima.
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