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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Sospensione dei termini processuali: l’appello è salvo
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da L'Imputato contro una sentenza di condanna, ritenendolo tardivo. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici di secondo grado non avessero considerato la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza sanitaria da COVID-19 (dal 9 marzo all'11 maggio 2020). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che, calcolando la sospensione straordinaria, l'appello depositato in forma cartacea il 12 maggio 2020 era pienamente tempestivo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo giudizio.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: quando l’omissione non salva
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Corte di Cassazione. Egli lamentava che i giudici non avessero esaminato una memoria con motivi nuovi riguardante il calcolo della pena. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che, sebbene vi sia stata un'omissione, i motivi aggiuntivi erano comunque inammissibili. Infatti, le nuove contestazioni non riguardavano i punti della sentenza già impugnati con il ricorso principale, ma introducevano una questione del tutto nuova sulla continuazione dei reati. Di conseguenza, l'omesso esame di un atto già di per sé inammissibile non costituisce un errore di fatto correggibile. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Truffa aggravata: la Riforma Cartabia non salva il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per sostituzione di persona e truffa aggravata. La difesa sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione e la mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso principale impedisce l'applicazione retroattiva delle nuove norme sulla procedibilità a querela, poiché il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità e non evita il passaggio in giudicato della condanna. Inoltre, la presunta remissione di querela è stata esclusa poiché la vittima aveva espresso solo insofferenza nel ricordare i fatti, senza una chiara volontà di rinunciare alla punizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione dei termini processuali: salvo l’appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo gravame per tardività. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nel calcolo dei tempi per impugnare la sentenza, si deve applicare la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Nel caso specifico, il termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado è rimasto congelato dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il termine di quarantacinque giorni per presentare l'appello ha iniziato a decorrere solo dal 27 maggio 2020, rendendo tempestivo l'atto depositato dall'Imputato l'8 luglio 2020. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio di merito.
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Ricorso in Cassazione tardivo: quando un ritardo conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due soggetti condannati nei gradi precedenti, a causa del mancato rispetto dei termini di legge. La sentenza della Corte d'Appello era stata depositata nei termini previsti. Tuttavia, i ricorrenti hanno depositato il ricorso oltre la scadenza dei quarantacinque giorni, calcolati tenendo conto del periodo di sospensione feriale estiva. La Suprema Corte ha ribadito che il termine per impugnare decorre dalla fine della sospensione feriale se il deposito avviene in quel periodo. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione tardivo è stato rigettato, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso tardivo in Cassazione: la fretta mancata costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte di Appello di Roma. Tuttavia, il deposito dell'atto è avvenuto il 14 ottobre 2022, ben oltre il termine di quarantacinque giorni previsto dalla legge a partire dalla scadenza per il deposito della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione ha rilevato la tardività del deposito e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questo caso evidenzia la gravità di un ricorso tardivo in Cassazione, che preclude qualsiasi esame dei motivi di merito.
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Ricorso tardivo in Cassazione: il ritardo costa tremila euro
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il deposito dell'atto è avvenuto oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge. Trattandosi di un evidente caso di ricorso tardivo in Cassazione, i giudici hanno dichiarato l'impugnazione del tutto inammissibile senza entrare nel merito della vicenda. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Scommesse clandestine: il gestore di fatto non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore di fatto di un locale commerciale, condannato per concorso nell'attività di scommesse clandestine. L'imputato gestiva la raccolta di giocate telematiche per conto di un allibratore estero privo di concessione governativa e di licenza di pubblica sicurezza. Sebbene la titolare formale dell'attività fosse la moglie, la presenza attiva dell'uomo nei locali e la sua padronanza nella conduzione dell'attività hanno dimostrato il suo pieno coinvolgimento materiale e psicologico nel reato. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente. Inoltre, i motivi nuovi presentati dal ricorrente sul trattamento sanzionatorio sono stati ritenuti inammissibili perché non collegati ai motivi del ricorso principale.
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Inammissibilità dell’appello: motivi generici e truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico del Ricorrente, dichiarando l'inammissibilità dell'appello. Sebbene il primo giudice avesse erroneamente ritenuto tardivo l'appello spedito per posta entro i termini, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici. La genericità dei motivi rende l'atto originario insanabilmente inammissibile, escludendo qualsiasi utilità pratica in un eventuale giudizio di rinvio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione tardivo: la scadenza costa 3000 euro
Il caso riguarda un cittadino che ha presentato un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello di Palermo. Tuttavia, il deposito del ricorso è avvenuto l'8 giugno 2022, mentre il termine ultimo per impugnare scadeva il 10 aprile 2022, ossia quindici giorni dopo la notifica del provvedimento. La Corte di Cassazione ha rilevato il mancato rispetto dei termini di legge e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'istanza e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione evidenzia l'importanza del rispetto rigoroso dei termini processuali, la cui violazione comporta la perdita del diritto di difesa nel merito.
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Ricorso per cassazione tardivo: quando il ritardo costa caro
Una donna, precedentemente assolta per violenza privata grazie alla speciale tenuità del fatto e per minaccia a seguito di remissione della querela, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. La difesa lamentava violazioni procedurali nell'acquisizione delle prove e nel controesame della persona offesa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso senza esaminare i motivi sollevati. La decisione si fonda sulla scadenza dei termini legali per l'impugnazione. Essendo il deposito della sentenza d'appello avvenuto il 5 settembre 2022, il termine di quarantacinque giorni era ampiamente scaduto al momento del deposito del ricorso, avvenuto il 18 novembre 2022. Di conseguenza, la Corte ha sancito l'inammissibilità del ricorso per tardività, configurando un caso di ricorso per cassazione tardivo, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la condanna resta
Un politico locale, condannato per associazione a delinquere e reati elettorali commessi durante alcune elezioni amministrative, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua condanna. Il ricorrente lamentava diverse sviste dei giudici, tra cui l'errata dichiarazione di tardività di un atto difensivo e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto può correggere solo sviste materiali o di percezione visiva (come la mancata lettura fisica di un documento), e non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione delle prove o contestare l'interpretazione giuridica dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio.
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Impugnazione tramite posta privata: la svolta della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'imputata condannata in primo grado per truffa. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso perché spedito tramite un servizio postale privato anziché pubblico, ritenendolo tardivo. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'impugnazione tramite posta privata è pienamente valida e tempestiva, purché il servizio sia regolarmente autorizzato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la decisione di inammissibilità e hanno ordinato la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo di secondo grado.
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Prescrizione del reato: chi si salva e chi paga in Cassazione
Tre soggetti sono stati condannati per associazione a delinquere e numerose truffe aggravate ai danni di una società finanziaria. Uno dei condannati, il Collaboratore, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione per prescrizione di quattordici truffe. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ammissibilità dell'appello sul reato principale tiene aperto il processo anche per i reati satellite in continuazione. Di conseguenza, è scattata la prescrizione del reato per tutte le truffe residue del Collaboratore. Al contrario, i ricorsi del Promotore e del Complice sono stati dichiarati inammissibili, impedendo loro di beneficiare della prescrizione maturata successivamente e condannandoli al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Termini di impugnazione: l’errore del giudice non salva il ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la decisione della Corte d'Appello. La difesa sosteneva che l'indicazione scritta di un termine di novanta giorni per il deposito della sentenza legittimasse un termine più lungo per l'appello. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la motivazione era stata letta contestualmente in udienza alla presenza del difensore. Di conseguenza, l'indicazione scritta dei novanta giorni è stata qualificata come un semplice errore materiale (lapsus calami). I reali termini di impugnazione decorrevano quindi dalla lettura in udienza, rendendo tardivo il ricorso. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Trasferimento fraudolento di valori: carcere per il socio occulto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Socio Occulto contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato era accusato di trasferimento fraudolento di valori per aver intestato fittiziamente alla moglie le quote di una società ittica, agendo come socio occulto al 51%. Il restante 49% era riconducibile a un esponente della criminalità organizzata. Lo scopo era eludere le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa sosteneva che l'intestazione derivasse da precedenti penali personali e non dall'intento di agevolare la mafia. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, ribadendo che il reato sussiste quando si scherma la reale titolarità dei beni per evitare confische, e che l'aggravante mafiosa è configurabile data la consapevolezza della caratura criminale del socio.
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Restituzione nel termine: la notifica blocca il ricorso tardivo
Il Condannato ha presentato istanza di restituzione nel termine per impugnare una sentenza di condanna, sostenendo di non averne avuto tempestiva conoscenza. La Corte di appello ha dichiarato inammissibile la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha rilevato l'incompetenza funzionale del giudice di secondo grado, annullando la decisione senza rinvio. Decidendo direttamente sul merito, la Suprema Corte ha qualificato il ricorso come istanza di restituzione nel termine e l'ha dichiarata inammissibile. La notifica dell'ordine di esecuzione della pena, avvenuta oltre un mese prima del deposito dell'istanza, dimostra infatti che il termine perentorio di dieci giorni per presentare la richiesta era ampiamente scaduto, rendendo l'iniziativa tardiva.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: svista e non giudizio
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto per contestare la sentenza di Cassazione che confermava la sua condanna per estorsione aggravata e simulazione di reato. Egli sosteneva che i giudici avessero commesso un errore materiale nel valutare la tempestività di alcuni motivi d'appello e l'applicazione di un'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto impugnabile deve essere una pura svista percettiva e non una valutazione giuridica. Inoltre, la questione sulle aggravanti non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio, escludendo qualsiasi svista del collegio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revocazione della confisca: no alle prove tardive in Cassazione
Il Proposto ha richiesto la revocazione della confisca dei propri beni, sostenendo l'assenza di pericolosità sociale originaria, comprovata da una sentenza di assoluzione dall'accusa di associazione mafiosa, e producendo documenti contabili per smentire la sproporzione patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revocazione della confisca è un rimedio straordinario. L'assoluzione penale non comporta la revoca automatica della misura se non accerta l'assoluta estraneità ai fatti. Inoltre, la documentazione contabile prodotta non costituisce "prova nuova", poiché era già disponibile e deducibile durante il procedimento originario. Di conseguenza, il Proposto perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: il ritardo costa caro
L'Imputato, condannato dal Tribunale di Verona per furto con strappo a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la pena e la qualificazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento per tardività, essendo stato depositato ben oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge. I giudici hanno inoltre ribadito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a motivi tassativi e non può essere usato per ridiscutere il merito della decisione concordata. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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