LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 585 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Pagina 2 di 24

Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Giudizio abbreviato: addio eccezioni, confermata la condanna
Tre soggetti sono stati condannati per la coltivazione di una vasta piantagione di marijuana, con l'aggravante di aver agevolato un'associazione criminale. Due di loro, identificati come il promotore e il collaboratore familiare, e un terzo, operante come consulente tecnico, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi di ricorso, l'esperto ha contestato la competenza territoriale del giudice. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che la richiesta di giudizio abbreviato sana le nullità non assolute e preclude qualsiasi contestazione sulla competenza territoriale del giudice. Di conseguenza, le condanne sono state confermate e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e, per i primi due, anche a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Termine per il ricorso in Cassazione: ritardo fatale per la difesa
L'Imputata, condannata in appello per truffa contrattuale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la giurisdizione e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha però rilevato che il ricorso è stato depositato oltre la scadenza di quarantacinque giorni prevista dalla legge, calcolata tenendo conto del periodo di sospensione feriale estiva. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per violazione del termine per il ricorso in Cassazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Deposito telematico dell’impugnazione tra PEC errata e ritardo
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di ricusazione del giudice. L'Imputato contestava anche la successiva ordinanza con cui la stessa Corte d'Appello aveva rilevato d'ufficio l'inammissibilità del ricorso, inviato tramite PEC a indirizzi non corretti. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il provvedimento della Corte d'Appello non è abnorme, in quanto espressione di un potere legittimo previsto dalle norme emergenziali Covid-19. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato che il ricorso principale era comunque inammissibile perché tardivo, essendo stato depositato oltre il termine di quindici giorni dalla notifica. Di conseguenza, le irregolarità relative al deposito telematico dell'impugnazione e l'invio a indirizzi PEC errati sono state assorbite dalla tardività della presentazione.
Continua »
Impugnazione cautelare tardiva: la posta non salva dal carcere
Due indagati, accusati di furti pluriaggravati ai danni di esercizi commerciali, hanno proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa lamentava l'errata qualificazione del reato e la mancata valutazione della collaborazione degli indagati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per via di un'impugnazione cautelare tardiva. I giudici hanno ribadito che, in materia cautelare, la tempestività del ricorso spedito per posta si calcola dal momento in cui l'atto perviene alla cancelleria del giudice competente, e non da quello di spedizione. Essendo il ricorso giunto oltre il termine di dieci giorni, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Presentazione dell’impugnazione: sì al deposito del difensore
Il difensore dell'imputato ha depositato l'atto di appello presso la cancelleria del Tribunale di Chieti, dove ha sede il proprio studio, un giorno prima della scadenza del termine. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo le regole sulla presentazione dell'impugnazione. Secondo i giudici, l'atto può essere depositato nella cancelleria del tribunale del luogo in cui la parte o il difensore si trovano fisicamente, anche se diverso da quello in cui è stata emessa la sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione della Corte d'Appello, ordinando la trasmissione degli atti per un nuovo esame del merito.
Continua »
Nullità della sentenza per mancata sottoscrizione: atto nullo
L'Imputato, condannato per minaccia grave per aver brandito un pezzo di vetro contro la Vittima, ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la nullità della sentenza d'appello. Il documento, infatti, risultava firmato come presidente da un magistrato indicato invece come semplice consigliere nell'intestazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che la firma difforme del presidente del collegio, senza giustificato impedimento, determina la nullità della sentenza per mancata sottoscrizione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza-documento senza rinvio, ordinando la restituzione degli atti alla Corte d'appello per la corretta redazione e firma del provvedimento.
Continua »
Impugnazione sentenza Giudice di Pace: ritardo salva l’appello
Il Tribunale dichiarava inammissibile l'appello dell'Imputato contro una condanna per minaccia emessa dal Giudice di Pace, ritenendolo depositato presso l'ufficio sbagliato e oltre i termini. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Imputato. I giudici chiariscono che l'impugnazione sentenza Giudice di Pace può essere presentata presso la cancelleria del Tribunale territorialmente competente se situata in un comune diverso. Inoltre, poiché il Giudice di Pace ha depositato la motivazione oltre il termine di legge di quindici giorni, il tempo per proporre appello decorre solo dalla notifica del deposito, mai avvenuta. La Cassazione annulla la decisione e ordina al Tribunale di celebrare il processo di appello.
Continua »
Impugnazione spedita a mezzo raccomandata: no alla tardività
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo appello perché ritenuto tardivo. Il ricorrente aveva proposto l'appello contro una sentenza di primo grado tramite raccomandata. La Suprema Corte ha chiarito che, secondo le norme applicabili all'epoca dei fatti, l'impugnazione spedita a mezzo raccomandata si considera proposta alla data di spedizione e non di ricezione. Essendo stata spedita il quattordicesimo giorno rispetto al termine di quindici giorni, l'impugnazione era pienamente tempestiva. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
Continua »
Concordato in appello: condanne definitive ma lo scooter si salva
Quattro soggetti, condannati per associazione a delinquere finalizzata ai furti ai bancomat e ricettazione, concordano la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e mancate assoluzioni d'ufficio. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati: chi sceglie la via dell'accordo rinuncia ai motivi di appello originari, limitando la cognizione del giudice alle sole questioni concordate. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso del quarto imputato. Quest'ultimo non aveva rinunciato al motivo di appello sulla confisca del proprio motociclo, questione rimasta esclusa dal patto sulla pena. La Corte d'Appello aveva confermato la confisca senza fornire alcuna motivazione. La Cassazione annulla la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando il caso per un nuovo esame sulla restituzione del mezzo.
Continua »
Procedibilità a querela: come un errore di calcolo salva dal furto
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello per tardività, calcolando male la scadenza a causa di un errore materiale sulla data della sentenza di primo grado. Riconosciuta la tempestività dell'impugnazione, la Cassazione ha rilevato che, per effetto della riforma Cartabia, il reato in questione è ora soggetto al regime di procedibilità a querela. Poiché la persona offesa non ha mai presentato querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, ponendo fine al processo per difetto di questa condizione di procedibilità.
Continua »
Termine per il deposito dell’appello saltato: no a scuse vaghe
L'Imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che il giudice d'appello non avesse considerato la forza maggiore del proprio difensore. Quest'ultimo aveva infatti mancato il termine per il deposito dell'appello a causa di motivi personali non documentabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una contestazione generica, priva di elementi di fatto o di diritto a supporto della presunta forza maggiore, non può trovare accoglimento in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso in Cassazione tardivo: condanna definitiva per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di un uomo condannato per evasione. Il provvedimento d'appello era stato emesso con motivazione contestuale il 10 dicembre 2021, stabilendo un termine di quindici giorni per l'impugnazione. Nonostante la proroga dovuta alle festività natalizie, che spostava la scadenza al 27 dicembre 2021, il difensore ha depositato l'atto solo il 24 gennaio 2022. Trattandosi di un ricorso in Cassazione tardivo, i giudici hanno applicato la procedura semplificata di inammissibilità, confermando in via definitiva la condanna e infliggendo al ricorrente una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
Tre imputati hanno proposto ricorso contro la sentenza di patteggiamento per reati di droga. Il terzo ricorrente lamentava la mancanza di motivazione sulla confisca di una somma di denaro, mentre gli altri due contestavano il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Per i primi due, i motivi non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge per il ricorso per cassazione contro patteggiamento. Per il terzo, l'impugnazione è stata presentata fuori tempo massimo, oltre i quindici giorni previsti dalla legge. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Termine per impugnare: il ricorso tardivo costa caro
Il Tribunale ha respinto la richiesta dell'Imputato di essere riammesso nei termini per opporsi a un decreto penale di condanna. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'irregolarità della notifica per compiuta giacenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine per impugnare di quindici giorni dalla comunicazione del provvedimento al difensore. La richiesta personale di ricevere copia dell'atto in un momento successivo non fa decorrere nuovamente i termini. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Termine per impugnare: l’errore del giudice non scusa il ritardo
Il caso nasce dalla condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza. A causa dell'emergenza sanitaria, la prima udienza doveva essere rinviata d'ufficio. Il Tribunale ha invece celebrato il processo in assenza dell'imputato e del suo difensore, senza inviare loro alcuna notifica, giungendo alla condanna definitiva. Il difensore ha proposto appello ordinario oltre i termini, sostenendo che il vizio di notifica spostasse in avanti la decorrenza del termine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine per impugnare in via ordinaria decorre tassativamente dai parametri di legge e non dall'effettiva conoscenza dell'atto. Per far valere la mancata conoscenza del processo, l'imputato avrebbe dovuto richiedere tempestivamente la rescissione del giudicato o la restituzione nel termine, rimedi che in questo caso sono stati presentati in ritardo.
Continua »
Omesso versamento IVA: pagare i dipendenti non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per il reato di omesso versamento IVA per oltre 500.000 euro. La difesa sosteneva l'inesigibilità della condotta, motivata dalla scelta di pagare gli stipendi dei dipendenti anziché i debiti con il Fisco. Inoltre, invocava l'applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la crisi di liquidità deve essere provata concretamente e non può essere allegata in modo astratto. Inoltre, le nuove norme sulle pene sostitutive non si applicano ai processi in cui la sentenza d'appello è stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della riforma.
Continua »
Ricorso per cassazione intempestivo: la condanna è definitiva
L'Imputato, condannato in appello per il reato di evasione, ha proposto ricorso tramite il proprio difensore. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato che il deposito dell'impugnazione è avvenuto il 9 marzo 2023, ben oltre la scadenza del 28 ottobre 2022, calcolata sulla base dei quarantacinque giorni successivi al termine per il deposito della motivazione della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione intempestivo e quindi inammissibile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per evidente difetto di diligenza.
Continua »
Ricorso per cassazione tardivo: il ritardo che costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Ricorrente contro una sentenza della Corte d'appello. Il motivo della decisione risiede nella tardiva presentazione dell'atto. La sentenza di secondo grado era stata depositata con le relative motivazioni entro il termine ordinario di quindici giorni. Di conseguenza, il termine per impugnare la decisione era di trenta giorni. Calcolando la sospensione feriale dei termini processuali nel mese di agosto, la scadenza ultima per il deposito era fissata al 27 settembre 2022. Tuttavia, il Ricorrente ha depositato il ricorso solo il 29 settembre 2022. Questo ritardo ha configurato un ricorso per cassazione tardivo. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso senza discussione in udienza, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino poiché depositato oltre il termine stabilito dalla legge. La sentenza di secondo grado era stata pronunciata con riserva di motivazione entro sessanta giorni. Calcolando la sospensione feriale dei termini nel mese di agosto, il termine per il ricorso in Cassazione scadeva l'8 ottobre 2022. Il ricorrente ha invece depositato l'atto il 18 ottobre 2022, con dieci giorni di ritardo. Per questo motivo, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per tardività: errore fatale
Il Ricorrente ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo appello perché presentato in ritardo. Il Ricorrente sosteneva che la sentenza di primo grado indicasse erroneamente un termine di settanta giorni per impugnare. Tuttavia, i documenti di causa hanno smentito tale affermazione, dimostrando che il termine effettivo era di sessanta giorni. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per tardività, poiché l'appello era stato depositato oltre la scadenza di legge. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »