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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Estinzione del processo: cosa succede con la rinuncia
Un dirigente aveva citato in giudizio l'Autorità Portuale per il rimborso di spese legali. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, il dirigente ha presentato ricorso in Cassazione per poi rinunciarvi. A seguito dell'accettazione della rinuncia da parte dell'Autorità, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che tale esito esonera il ricorrente dal pagamento di ulteriori contributi unificati.
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Rinuncia al ricorso: estinzione processo senza spese
Una fondazione, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per il pagamento di un'indennità a un ex presidente, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso, a cui la controparte ha aderito. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese, illustrando le conseguenze procedurali di tale atto.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della contestuale accettazione della controparte. La decisione si fonda sull'articolo 391 del Codice di Procedura Civile, che in questi casi prevede la terminazione del procedimento senza una pronuncia sulle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai ricorrenti e della successiva accettazione da parte della società resistente. La decisione si fonda sull'articolo 391 del Codice di Procedura Civile, che in questi casi prevede la chiusura del procedimento senza una pronuncia sulle spese legali.
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Estinzione giudizio di cassazione: analisi ordinanza
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia del ricorrente principale e di quella conseguente delle altre parti al controricorso e al ricorso incidentale, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza d'appello impugnata. La decisione evidenzia come l'atto di rinuncia ponga fine al processo, senza una pronuncia nel merito e senza liquidazione delle spese.
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Estinzione del ricorso: Cassazione e rinuncia
Un fallimento aveva impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, ha rinunciato al gravame e la controparte ha accettato la rinuncia. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del ricorso, compensando integralmente le spese legali tra le parti.
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Estinzione giudizio per rinuncia: guida completa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte della ricorrente principale e della successiva adesione e rinuncia delle controparti. La vicenda, originata da un'azione revocatoria su un immobile, si conclude con una pronuncia puramente processuale che pone fine alla lite, senza alcuna statuizione sulle spese legali, evidenziando il meccanismo dell'estinzione del giudizio per mutuo accordo.
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Interessi legali: quale tasso applicare? La Cassazione
Un lavoratore richiedeva alla propria azienda il pagamento di interessi maggiorati, basandosi su una sentenza che condannava al pagamento dei soli "interessi legali". Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. Giunto in Cassazione, il lavoratore ha rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il processo, compensando le spese legali in virtù della complessità della questione, recentemente risolta dalle Sezioni Unite, le quali hanno chiarito che, senza una specifica indicazione, per "interessi legali" si intende il tasso standard.
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Estinzione del giudizio in Cassazione: il caso
Una società di ristorazione aveva impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la sentenza che annullava una sanzione disciplinare a due dipendenti. Prima della decisione, la società ha rinunciato al ricorso e le lavoratrici hanno accettato. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della controversia e senza disporre sulle spese.
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Valore in dogana: quando includere le royalties
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate da un'azienda importatrice al titolare del marchio devono essere incluse nel valore in dogana dei beni. Ciò avviene se il titolare del marchio esercita un controllo sull'importatore che va oltre la semplice verifica della qualità, rendendo di fatto il pagamento delle royalties una "condizione di vendita". La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito per non aver analizzato a fondo il contratto di licenza per verificare l'esistenza di tale controllo, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Valore doganale royalties: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate al titolare di un marchio devono essere incluse nel valore doganale delle merci importate se il titolare esercita un controllo, anche indiretto, sull'importatore o sui produttori. In questo caso, il pagamento delle royalties diventa una 'condizione di vendita'. L'ordinanza chiarisce che il concetto di controllo va oltre i semplici controlli di qualità e si estende a poteri gestionali e di orientamento. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso tale inclusione, rinviando per un nuovo esame del contratto di licenza alla luce dei principi affermati.
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Valore doganale: quando le royalties vanno incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties corrisposte per l'utilizzo di un marchio devono essere incluse nel valore doganale delle merci importate quando il titolare del marchio esercita un controllo sul produttore o sull'importatore che va oltre la semplice verifica della qualità. Se il pagamento delle royalties è una condizione essenziale per la vendita e l'importazione, esso diventa parte integrante del valore imponibile ai fini di dazi e IVA.
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Valore doganale e royalties: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il calcolo del valore doganale di merci importate. La questione verteva sull'inclusione delle royalties, corrisposte da una società importatrice al titolare di un marchio, in tale valore. La Corte ha stabilito che, qualora il titolare del marchio eserciti un controllo sostanziale sull'intera filiera produttiva e distributiva, le royalties devono essere considerate una "condizione di vendita". Di conseguenza, esse concorrono a formare il valore doganale su cui si calcolano dazi e IVA, anche se il pagamento è diretto a un soggetto diverso dal venditore dei beni.
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Rinuncia al ricorso: niente sanzioni dopo la PDA
Una società di gestione tributi impugna un avviso di accertamento per TOSAP. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione anticipata (PDA) in Cassazione, la società rinuncia al ricorso a seguito di una transazione. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio e chiarisce un importante principio: la sanzione aggravata prevista in caso di conformità alla PDA non si applica se interviene la rinuncia al ricorso, poiché manca una decisione di merito conforme alla proposta stessa.
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Rinuncia al ricorso: quando il giudizio si estingue
Un lavoratore, dopo aver impugnato un licenziamento per giusta causa, ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La società datrice di lavoro ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, data l'accettazione della controparte, non vi era luogo a provvedere sulle spese processuali e non sussistevano i presupposti per il pagamento di un ulteriore contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Un Ente Regionale rinuncia al ricorso per cassazione contro un avvocato in una causa di pubblico impiego. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo e chiarisce che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, misura applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
Una proprietaria di immobili aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello sfavorevole in materia di esecuzione forzata. Prima della decisione, la stessa ricorrente ha rinunciato al proprio ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia a questo livello e compensando integralmente le spese legali tra le parti, come da loro richiesta congiunta.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio relativo a un'azione revocatoria su una compravendita immobiliare. La decisione segue la rinuncia al ricorso principale e a quello incidentale da parte degli appellanti, formalmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello diventa definitiva, senza che la Cassazione si pronunci nel merito.
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Simulazione assoluta: prova e onere del compratore
Un creditore ha agito in giudizio per far dichiarare la simulazione assoluta della vendita di alcuni immobili effettuata dal proprio debitore a una società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano dichiarato la nullità della vendita basandosi su una serie di presunzioni, tra cui la mancata prova del pagamento del prezzo e il fatto che il venditore avesse mantenuto la disponibilità di uno degli immobili. La sentenza ribadisce che, nell'azione di simulazione promossa da un terzo creditore, spetta all'acquirente dimostrare l'effettivo pagamento, non essendo sufficiente la mera dichiarazione contenuta nell'atto notarile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo in Cassazione
Un professionista, condannato in appello per un ingente risarcimento danni a favore di una società, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla formale rinuncia al ricorso da parte del professionista, accettata dalla società. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in caso di rinuncia non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato.
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