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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Obblighi informativi banca: causa estinta prima del verdetto finale
Due investitori avevano acquistato obbligazioni ad alto rischio, subendo ingenti perdite. Avevano quindi citato in giudizio la banca per violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello aveva dato torto agli investitori, ritenendo che avrebbero compiuto gli stessi investimenti anche se fossero stati informati correttamente. Il caso è arrivato in Cassazione, ma prima che la Corte potesse decidere, le parti hanno raggiunto un accordo, rinunciando reciprocamente ai ricorsi. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo la vicenda senza una sentenza sul merito della questione.
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Errore sui costi, paga lo Stato: arriva l’estinzione del giudizio
Un avvocato aveva chiesto alla Corte di Cassazione di correggere una precedente ordinanza. L'errore consisteva nella mancata 'distrazione delle spese', ovvero l'ordine di pagamento diretto dei suoi onorari dalla controparte. Prima della decisione, l'avvocato ha comunicato di aver ricevuto il pagamento integrale e ha rinunciato al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il processo si è quindi chiuso definitivamente senza una pronuncia nel merito della richiesta di correzione, poiché l'interesse ad agire era venuto meno.
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Debito d’hotel e estinzione del giudizio: la Cassazione chiude
Un albergo aveva ottenuto un decreto ingiuntivo di circa 8.500 euro contro il vicepresidente di un comitato organizzatore per il soggiorno di alcuni ospiti. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il vicepresidente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo e hanno chiesto congiuntamente di porre fine alla causa. La Corte di Cassazione ha quindi accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per rinuncia e chiudendo definitivamente la controversia senza una sentenza sul merito della questione.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo batte la sentenza
Un gruppo di privati cittadini e una società avevano un contenzioso legale contro un ente pubblico. Dopo aver portato la causa fino in Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato. In seguito all'accordo, i cittadini hanno formalmente ritirato il loro ricorso e l'ente pubblico ha accettato. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Questa decisione chiude ufficialmente la causa senza una sentenza nel merito. La Corte ha anche stabilito che i ricorrenti non dovevano pagare le tasse aggiuntive previste per i ricorsi respinti, proprio perché la chiusura è avvenuta tramite accordo e rinuncia.
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Debiti del comitato: il Vicepresidente paga ma la Cassazione non decide
Un albergo chiede al vicepresidente di un comitato organizzatore il pagamento di 17.000 euro per il soggiorno di alcuni ospiti. L'uomo si oppone, sostenendo di non essere personalmente responsabile. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti trovano un accordo e chiedono congiuntamente di chiudere la causa. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara l'estinzione del giudizio. La sentenza non entra nel merito della questione, lasciando irrisolto il principio sulla responsabilità per debiti del comitato in questo caso specifico.
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Rinuncia al ricorso: la Cassazione esclude la doppia tassa
Un cittadino, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un Consorzio di Bonifica, decide di ritirarlo. La Corte Suprema accoglie la richiesta e dichiara chiuso il processo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla 'rinuncia al ricorso e contributo unificato': chi rinuncia all'impugnazione non è tenuto a pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, si applica solo nei casi espressamente previsti dalla legge, come il rigetto o l'inammissibilità del ricorso, e non può essere estesa ad altre situazioni. La Corte ha quindi confermato che la norma ha carattere eccezionale e va interpretata in modo restrittivo.
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Rinuncia al ricorso: INPS si ritira e non paga le spese legali
Un'Azienda Committente, ritenuta responsabile per i contributi non versati da un'Azienda Appaltatrice, paga le sanzioni dovute mentre era in corso un giudizio in Cassazione avviato dall'INPS. A seguito del pagamento, l'INPS presenta una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara estinto il processo e stabilisce un importante principio: la parte che rinuncia non deve pagare le spese legali se la controparte non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio. In questo caso, l'INPS vince di fatto ottenendo il pagamento e non subisce la condanna alle spese processuali.
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Traliccio sul tetto: ricorso ritirato, l’estinzione del giudizio
Un Condominio aveva ottenuto un ordine di rimozione per un traliccio installato sul tetto da un privato e da una società. Questi ultimi avevano presentato ricorso in Cassazione per annullare la decisione. Tuttavia, prima della sentenza finale, le parti hanno raggiunto un accordo. I ricorrenti hanno ritirato il loro appello e il Condominio ha accettato formalmente tale ritiro. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questo ha chiuso definitivamente il caso, rendendo esecutivo l'ordine di rimozione originale, senza una pronuncia della Corte sulle spese legali di questa fase processuale.
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Cessazione materia del contendere: paga con la rottamazione e vince
Una contribuente impugna una cartella di pagamento per tasse non versate. Mentre la causa è in corso, aderisce alla 'rottamazione', una forma di definizione agevolata, e paga integralmente il debito. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento, dichiara la cessazione della materia del contendere. Poiché l'oggetto della disputa non esiste più, il processo si estingue. La contribuente non deve pagare il 'doppio contributo unificato' perché l'evento che ha chiuso la causa è avvenuto dopo l'inizio del ricorso. Le spese legali restano a carico di chi le ha sostenute.
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Azienda nega rimborsi, poi tratta: estinzione del processo
Un ex dirigente aveva ottenuto in appello il diritto al rimborso delle spese sanitarie da parte della sua ex Azienda, come previsto da un accordo di fine rapporto. L'Azienda ha impugnato la decisione in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un nuovo accordo transattivo per risolvere tutte le controversie. Di conseguenza, l'Azienda ha ritirato il ricorso e l'ex dirigente ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, chiudendo definitivamente la causa senza una sentenza sul merito e senza decidere sulle spese, già regolate privatamente.
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Azienda vs Ente: la Cassazione sospende il caso per rinvio
Un'Azienda energetica si era vista dichiarare inammissibile il proprio ricorso in Cassazione per un vizio di forma. L'Azienda ha impugnato tale decisione. La Suprema Corte, rilevando che questioni giuridiche simili erano già al vaglio delle sue Sezioni Unite, ha deciso di non pronunciarsi subito. Ha quindi disposto il **rinvio della causa in Cassazione**, sospendendo di fatto il giudizio. Questa scelta serve a garantire uniformità di giudizio, attendendo che l'organo supremo della Corte stabilisca un principio di diritto valido per tutti. Al momento, nessuna delle parti ha vinto: il processo è in pausa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: causa chiusa senza sentenza
Gli eredi di un professionista avevano citato in giudizio un ex cliente per ottenere il pagamento di alcune consulenze. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, avevano presentato ricorso in Cassazione. A sorpresa, prima della decisione finale, hanno cambiato strategia, presentando una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Il cliente ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il processo estinto, chiudendo definitivamente la vicenda senza una sentenza sul merito e senza condannare i rinuncianti al pagamento delle spese legali di questa ultima fase.
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Fisco vs Azienda: causa chiusa senza vincitori per cessazione
Un'azienda impugna un avviso di accertamento fiscale basato su presunte discrepanze nelle rimanenze di magazzino. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, l'azienda rinuncia al ricorso e l'Agenzia delle Entrate accetta tale rinuncia. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo per cessazione materia del contendere. La battaglia legale si conclude quindi senza un vincitore o un vinto, ma con la fine del contenzioso, probabilmente a seguito di un accordo o di una valutazione di convenienza da parte del contribuente.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Giudizio Estinto con la Banca
Una Banca notificava un atto di precetto a diversi debitori per recuperare un credito. I debitori si opponevano all'esecuzione. La causa, dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli ai debitori, giungeva in Corte di Cassazione. Prima della decisione finale, tuttavia, i debitori e la Banca hanno raggiunto un accordo. I debitori hanno formalizzato una rinuncia al ricorso e la Banca l'ha accettata. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo definitivamente la controversia senza entrare nel merito della questione. Le parti hanno anche concordato di dividere le spese legali.
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Rinuncia al Ricorso: Causa Estinta contro il Comune
Una società chiedeva un indennizzo a un Comune per l'occupazione e trasformazione di un suo terreno. Dopo una prima decisione sfavorevole, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, in corso di causa, ha deciso di formalizzare una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi preso atto di questa volontà e ha dichiarato il processo estinto. La decisione pone fine alla controversia senza entrare nel merito della questione. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali, con ogni parte che paga i propri avvocati, escludendo l'applicazione della sanzione del doppio contributo unificato a carico della società rinunciante.
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Azienda rinuncia al ricorso: condannata per carenza di interesse
Un'Azienda aveva presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che riconosceva l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con un suo dipendente. Durante il processo, tuttavia, l'Azienda ha comunicato di aver rinunciato al ricorso, avendo raggiunto un accordo con il Lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse. Questo principio stabilisce che l'interesse a proseguire una causa deve esistere per tutta la sua durata. La rinuncia dimostra che tale interesse è venuto meno. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali al Lavoratore, chiudendo definitivamente la questione a favore di quest'ultimo.
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Rinuncia al ricorso non notificata: appello perso ma senza costi
Una docente presenta ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Istruzione. Durante la causa, supera un concorso e perde interesse a proseguire, depositando una rinuncia al ricorso non notificata alla controparte. La Corte di Cassazione stabilisce un principio importante: anche se la rinuncia non è stata formalmente comunicata, essa dimostra la mancanza di interesse a continuare il giudizio. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Tuttavia, poiché l'inammissibilità è 'sopravvenuta' e non originaria, la docente non è condannata a pagare la sanzione del raddoppio del contributo unificato. Le spese legali vengono compensate tra le parti.
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Trasporto animali non idonei: multa confermata dopo rinuncia
Una società di trasporti ha ricevuto una sanzione di oltre 2.000 euro per il trasporto di animali non idonei, in violazione delle norme sul benessere animale. L'azienda ha contestato la multa, sostenendo che l'ente sanitario non fosse competente e che la legge fosse stata interpretata male. Dopo aver perso in primo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la società ha rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato il processo estinto. Di conseguenza, la sanzione originaria è diventata definitiva e l'azienda è tenuta a pagarla.
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Sanatoria Fiscale: causa chiusa per estinzione giudizio tributario
Una Contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a un terreno. Mentre la causa era pendente in Cassazione, la stessa ha aderito alla definizione agevolata dei carichi, la cosiddetta 'rottamazione'. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. L'adesione alla sanatoria, infatti, equivale a una rinuncia a proseguire la causa. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione nel merito e con la compensazione delle spese legali tra le parti: ciascuno paga i propri avvocati.
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Rinuncia al Ricorso: Lavoratore ritira l’appello ed evita la sanzione
Un infermiere del settore pubblico aveva contestato la legittimità del suo contratto a termine, prorogato più volte. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha formalizzato la sua rinuncia al ricorso, che è stata accettata dall'Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo. Il principio chiave sancito è che, in caso di rinuncia, chi ha fatto ricorso non è tenuto a pagare il raddoppio del contributo unificato, una sorta di sanzione prevista invece quando l'impugnazione viene respinta. La rinuncia chiude la controversia senza conseguenze economiche aggiuntive per il ricorrente.
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