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Art. 391-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 391-bis Codice di Procedura Civile

Correzione errore materiale: no a nuovi chiarimenti
Alcuni cittadini ottengono una decisione favorevole in Cassazione contro il Ministero, con la liquidazione delle spese legali per il giudizio di merito. I ricorrenti presentano istanza di correzione errore materiale, sostenendo che il compenso liquidato copriva solo una delle due fasi svolte nei precedenti gradi. La Corte di Cassazione dichiara l'istanza inammissibile. I giudici chiariscono che l'espressione usata può comprendere l'intero giudizio e che i ricorrenti non hanno dimostrato la violazione dei minimi tariffari di legge. La correzione errore materiale serve solo per mere sviste e non permette di chiarire o reinterpretare la portata della decisione.
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Vittoria senza spese e revocazione per errore di fatto
Un cittadino vince la causa in Cassazione contro due avversari, ma i giudici dichiarano inammissibile il suo controricorso perché notificato in ritardo. Di conseguenza, il collegio non gli liquida le spese legali. La parte vincitrice propone ricorso per revocazione per errore di fatto, affermando che la Corte ha scambiato le date dei plichi postali e ignorato la consegna tempestiva dell'atto all'ufficiale giudiziario. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. L'eventuale mancata considerazione delle regole sulla scissione degli effetti della notifica integra infatti un errore di diritto e non una semplice svista materiale. Chi chiede la revocazione non può censurare l'interpretazione logica e giuridica del magistrato.
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Revocazione della donazione per ingratitudine tra madre e figlio
Una madre e il figlio secondogenito citavano in giudizio l'altro figlio per contestare l'asse ereditario paterno e chiedere la revocazione della donazione per ingratitudine di un immobile. La donna accusava il figlio beneficiario di comportamenti ostili, denunce infondate e pignoramenti illegittimi. I giudici di merito respingevano la domanda, ravvisando una situazione di conflitto reciproco priva dei caratteri dell'ingiuria grave. Dopo un primo rigetto in Cassazione dovuto a un equivoco processuale, la Suprema Corte ammetteva la revocazione del proprio provvedimento per svista materiale. Tuttavia, nel riesaminare i motivi, confermava il rigetto definitivo della richiesta: il deterioramento duraturo dei rapporti familiari non equivale all'ingiuria ripugnante richiesta dalla legge per revocare una donazione. La donante perdeva la causa con condanna alle spese legali.
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Negozio Fiduciario: Quando la prova manca, il ricorso è temerario
Gli eredi di un defunto hanno agito in giudizio per ottenere la restituzione di quote societarie, sostenendo che il defunto le avesse intestate fiduciariamente a un parente per proteggerle da creditori. I giudici di merito e la Corte di Cassazione avevano respinto la loro richiesta per mancanza di prova del negozio fiduciario. Successivamente, gli eredi hanno proposto un ricorso per revocazione contro la sentenza della Cassazione, lamentando errori di fatto nella lettura degli atti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che gli errori lamentati non erano "errori revocatori" ma questioni di giudizio già dibattute. I ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, con risarcimento danni.
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Prescrizione sanzioni amministrative: rinuncia estingue il giudizio
Due ex-dirigenti hanno ricevuto sanzioni amministrative pecuniarie per infrazioni alla normativa bancaria. Hanno contestato tali provvedimenti, sollevando questioni sulla `prescrizione delle sanzioni amministrative`. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione aveva rigettato il loro ricorso. Successivamente, uno dei dirigenti ha proposto un ricorso per revocazione, lamentando un "errore di fatto revocatorio" della Corte per non aver esaminato un motivo specifico sulla decorrenza della prescrizione. Tuttavia, durante il procedimento di revocazione, la ricorrente ha rinunciato al ricorso. Il Ministero dell'Economia e la Consob hanno accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza ulteriori provvedimenti sulle spese.
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Spese Condominiali: Il Giudicato Esterno Blocca Nuove Richieste
Un proprietario ha contestato un decreto ingiuntivo per spese condominiali emesso da un Complesso Residenziale. Dopo un rinvio della Cassazione per valutare l'esistenza di un supercondominio, il proprietario ha chiesto la revocazione dell'ordinanza. Egli ha sostenuto che la Corte aveva ignorato precedenti giudicati esterni che escludevano il suo obbligo di contribuire alle spese comuni. La Cassazione ha accolto la revocazione, riconoscendo un errore di fatto. Ha stabilito che l'omessa considerazione di sentenze definitive, che avevano già accertato l'insussistenza dell'obbligo di spesa, rendeva inammissibile il ricorso del Complesso Residenziale, rafforzando il principio del giudicato esterno condominio.
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Sosta camper fuori dalle strisce: lecita la multa per ingombro
Due proprietarie di camper impugnano le ordinanze prefettizie che confermano le multe stradali inflitte dalla polizia locale. I veicoli sostavano all'interno di stalli tracciati a terra, ma la loro carrozzeria oltrepassava le linee bianche occupando parte della carreggiata destinata al transito. Dopo una prima pronuncia di improcedibilità poi revocata per svista materiale, la Corte di Cassazione affronta il merito della vicenda. La legge equipara i camper alle automobili per la sosta ordinaria, ma impone il rispetto rigoroso dei limiti fisici disegnati sulla pavimentazione stradale. I giudici stabiliscono che la sosta camper fuori dalle strisce di delimitazione configura un intralcio alla circolazione stradale. La Cassazione rigetta definitivamente l'opposizione delle proprietarie e conferma la piena validità delle sanzioni pecuniarie.
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Equa riparazione e tempi della giustizia: ricorso respinto
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per la durata eccessiva di un lungo giudizio civile per risarcimento danni iniziato nel lontano 1991. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'indennizzo solo per il giudizio straordinario, ritenendo ormai prescritti i termini per la causa principale. Il cittadino ha quindi proposto ricorso in Cassazione per ottenere il risarcimento integrale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del cittadino del tutto inammissibile a causa del mancato rispetto dei termini di notifica. Il termine semestrale per l'impugnazione decorre infatti inesorabilmente dalla data di pubblicazione del provvedimento e non dalla sua successiva comunicazione. Il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali in favore del Ministero della Giustizia.
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Equa riparazione per irragionevole durata e procura digitale
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per irragionevole durata di un processo civile. La Corte di Cassazione aveva inizialmente dichiarato inammissibile il ricorso per presunti difetti della procura e mancanza di chiarezza nell'esposizione dei fatti. Il ricorrente ha proposto ricorso in revocazione. La Suprema Corte ha riconosciuto l'errore: la procura nativa digitale inserita nella busta telematica è valida e i link ipertestuali nell'atto soddisfano il requisito di chiarezza. Tuttavia, riesaminando la causa nel merito, la Corte ha rigettato il ricorso originario. I tempi di inattività trascorsi per proporre le impugnazioni sono a carico della parte e non dello Stato. Il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale e cifre sballate nei decreti
Nel corso di un giudizio di legittimità conclusosi con l'estinzione del processo, la Corte di Cassazione aveva liquidato le spese legali a favore di una parte. Tuttavia, un evidente refuso di battitura aveva trasformato l'importo corretto di 1.500,00 euro nella cifra errata di 1.00,50 euro. La parte interessata ha quindi presentato ricorso ottenendo la correzione errore materiale del provvedimento. I giudici hanno chiarito che la normativa processuale consente di emendare i decreti viziati da sviste numeriche o errori materiali evidenti. La Suprema Corte ha dunque sostituito la cifra errata con la somma corretta originariamente spettante, senza disporre ulteriori addebiti di spese per questa specifica procedura.
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Distrazione delle spese omessa: la soluzione della Cassazione
Un avvocato difensore ha chiesto alla Corte di Cassazione di integrare una precedente ordinanza. Il legale aveva formulato regolare richiesta di distrazione delle spese in proprio favore, dichiarandosi procuratore antistatario, ma la Corte aveva omesso tale indicazione nel dispositivo finale. La Cassazione ha accolto la richiesta, confermando che l'omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese si risolve tramite il procedimento di correzione dell'errore materiale. Questo rimedio, previsto dagli articoli 287 e 391-bis c.p.c., tutela la rapida formazione del titolo esecutivo per l'avvocato senza intaccare il merito della decisione. La Corte ha quindi integrato l'ordinanza inserendo l'assegnazione diretta dei compensi al difensore, senza liquidare ulteriori spese per questo procedimento vista la sua natura amministrativa.
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Correzione errore materiale: rigetto tra sviste e valutazioni
Un cittadino ha proposto istanza di correzione errore materiale contro una sentenza della Corte di Cassazione. Il richiedente ha evidenziato due presunti difetti: l'omessa menzione della presenza del proprio difensore nell'intestazione e la liquidazione di spese vive non documentate a favore della controparte. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso su entrambi i fronti. Riguardo al primo punto, i giudici hanno stabilito che l'assenza del nome dell'avvocato nell'intestazione costituisce una mera irregolarità formale, poiché la sua effettiva presenza risulta già dal verbale di udienza. Riguardo al secondo punto, la contestazione sulla quantificazione delle spese riguarda una valutazione del giudice e non una semplice svista di battitura. Di conseguenza, la decisione originaria resta pienamente valida ed immutata.
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Equo indennizzo Legge Pinto: i termini non aspettano i ricorsi
Un gruppo di cittadini ha richiesto l'equo indennizzo Legge Pinto per la durata eccessiva di una causa civile iniziata nel 1976 e terminata in Cassazione nel 2014. La domanda è stata presentata oltre i sei mesi dal deposito della sentenza di Cassazione. I cittadini sostenevano che il termine dovesse decorrere solo dopo la scadenza del termine per proporre la revocazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di sei mesi per chiedere l'equo indennizzo Legge Pinto decorre tassativamente dal deposito della sentenza che conclude il giudizio di legittimità. La pendenza del termine per la revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della decisione. Di conseguenza, i cittadini hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Distrazione delle spese dimenticata: la Cassazione rimedia
Il difensore della parte vittoriosa in un giudizio di Cassazione ha richiesto la correzione di un errore materiale poiché la Corte, pur avendo condannato la controparte al pagamento delle spese, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in suo favore, nonostante la formale richiesta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese non richiede un'impugnazione ordinaria, ma si risolve rapidamente con il procedimento di correzione dell'errore materiale. Di conseguenza, la Corte ha integrato il dispositivo della precedente ordinanza disponendo il pagamento diretto delle spese legali in favore del difensore antistatario.
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Distanze tra costruzioni: sopraelevazione arretrata per sempre
I comproprietari di un immobile hanno impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione, che aveva confermato l'ordine di arretrare la loro sopraelevazione per violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni. I ricorrenti lamentavano l'omessa pronuncia su alcune particelle di terreno e sulla vigenza del piano regolatore, oltre alla mancata interruzione del processo per il decesso del difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non riguardavano un errore di fatto revocatorio, ma presunti vizi di legge non deducibili in questa sede. Inoltre, l'interruzione del processo non si applica nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'ordine di arretramento è rimasto definitivo e i ricorrenti sono stati condannati alle spese.
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Correzione errore materiale: no se il giudice sbaglia i compensi
Il Ricorrente ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Cassazione, lamentando il mancato rimborso esplicito del contributo unificato e di una marca da bollo, oltre alla liquidazione dei compensi professionali sotto i minimi di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza. I giudici hanno chiarito che il rimborso del contributo unificato è un obbligo automatico per legge a carico di chi perde la causa, anche se non espressamente menzionato. Inoltre, l'eventuale errore sulla quantificazione dei compensi professionali costituisce un errore di giudizio e non un errore materiale, non potendo quindi essere sanato con questa procedura semplificata.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
Il difensore di un cittadino ottiene una vittoria in Cassazione contro una Pubblica Amministrazione. Tuttavia, l'ordinanza finale omette di disporre la distrazione delle spese in suo favore, nonostante la specifica richiesta formulata durante il giudizio. Il difensore propone quindi ricorso per la correzione dell'errore materiale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese si risolve con la procedura di correzione materiale. Di conseguenza, la Corte ordina l'integrazione del dispositivo dell'ordinanza precedente, disponendo il pagamento diretto delle spese processuali in favore del professionista.
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Errore revocatorio: la svista del giudice tra realtà e pretesa
L'Acquirente di un macchinario industriale ha chiesto la risoluzione del contratto per mancata consegna. La Società Fornitrice ha eccepito che l'Acquirente non aveva fornito i dati elettrici necessari per l'installazione. I giudici di merito hanno dato ragione alla Società Fornitrice. Dopo il rigetto del ricorso in Cassazione, l'Acquirente ha proposto istanza per revocazione, lamentando un presunto errore revocatorio. Secondo il ricorrente, la Corte non aveva esaminato la sua censura sulla motivazione apparente della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio consiste in una pura svista materiale e non in una diversa valutazione giuridica o interpretativa dei motivi di ricorso, che era stata regolarmente compiuta nella precedente decisione.
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Incompatibilità del giudice: rinviata la causa in condominio
Un Condòmino propone ricorso per la revocazione di una precedente ordinanza di Cassazione favorevole al Condominio. Durante l'udienza emerge l'incompatibilità del giudice relatore, che aveva già trattato la questione. Non potendo sostituire immediatamente il magistrato per formare un collegio imparziale, la Corte di Cassazione dispone il rinvio a nuovo ruolo della causa. La decisione finale viene quindi posticipata per garantire la corretta composizione del collegio giudicante.
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Correzione errore materiale: la Cassazione frena l’impresa
Un'impresa edile ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente decisione della Corte di Cassazione che la vedeva opposta a un condominio. Tuttavia, l'impresa ha omesso di notificare il ricorso alla controparte. La Corte di Cassazione, rilevata la mancata notifica del ricorso, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire all'impresa di effettuare la regolare notifica entro i termini di legge, garantendo così il diritto di difesa del condominio.
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