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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Giudizio Estinto con la Banca
Una Banca notificava un atto di precetto a diversi debitori per recuperare un credito. I debitori si opponevano all'esecuzione. La causa, dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli ai debitori, giungeva in Corte di Cassazione. Prima della decisione finale, tuttavia, i debitori e la Banca hanno raggiunto un accordo. I debitori hanno formalizzato una rinuncia al ricorso e la Banca l'ha accettata. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo definitivamente la controversia senza entrare nel merito della questione. Le parti hanno anche concordato di dividere le spese legali.
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Pacchetto Turistico Non Conforme: Turista Rinuncia e Paga Spese
Un turista cita in giudizio un operatore turistico a causa di un pacchetto turistico non conforme: il viaggio subisce un ritardo di un giorno e la struttura alberghiera è di qualità inferiore a quella promessa. Dopo aver avviato un ricorso in Cassazione, il turista decide però di rinunciare all'azione legale. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara estinto il giudizio. In applicazione del principio di soccombenza, il turista che ha rinunciato viene condannato a pagare le spese legali sostenute dall'operatore turistico per difendersi in quella fase del processo.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: il caso leasing finisce
Una società di leasing aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole relativa a un contratto, contestando l'applicazione di alcune clausole. Tuttavia, prima della decisione finale, la stessa società ha ritirato il proprio ricorso, con l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione non ha esaminato il merito della questione, ma ha semplicemente dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione ha reso definitiva la sentenza del grado precedente, chiudendo definitivamente la controversia legale.
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Rinuncia al Ricorso: Salva dal Raddoppio Contributo Unificato
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, decide di rinunciarvi. La controparte accetta la rinuncia. La Corte Suprema dichiara quindi estinto il processo. Il principio di diritto fondamentale sancito è che il raddoppio del contributo unificato non si applica in caso di estinzione del giudizio per rinuncia. Questa misura, avendo natura sanzionatoria, è prevista solo per i casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione e non può essere estesa ad altre situazioni. Di conseguenza, la società che ha rinunciato non deve versare alcuna somma aggiuntiva a titolo di sanzione.
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Leasing Usurario: le aziende rinunciano e il giudizio si estingue
Due società avevano citato in giudizio una società di leasing, sostenendo che i tassi di interesse dei loro contratti di leasing immobiliare fossero usurari. Dopo aver perso nei gradi di merito, le società hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, hanno ritirato il loro ricorso e la società di leasing ha accettato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo definitivamente la controversia senza pronunciarsi sull'usura e ordinando la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale sugli immobili.
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Rinuncia al ricorso: la Cassazione chiude il caso senza sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso tra alcuni viaggiatori e una compagnia di crociere. I viaggiatori avevano presentato ricorso contro una decisione a loro sfavorevole. Tuttavia, prima dell'udienza finale, hanno deciso di ritirare la loro impugnazione attraverso una formale rinuncia al ricorso. La compagnia di crociere ha accettato questa rinuncia. Di conseguenza, la Corte non ha emesso una sentenza sul merito della questione, ma ha semplicemente dichiarato il processo estinto. Questa decisione rende definitiva la precedente sentenza della Corte d'Appello.
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Rinuncia al Ricorso: Clienti ritirano l’appello, la Banca accetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un procedimento tra alcuni clienti e una banca. I clienti avevano presentato ricorso contro una sentenza a loro sfavorevole ma, in un secondo momento, hanno deciso di ritirarsi. La banca ha accettato questa decisione, concordando che ogni parte sostenesse le proprie spese legali. Di conseguenza, la Corte ha preso atto della rinuncia al ricorso e ha chiuso definitivamente la causa senza emettere una sentenza sul merito della controversia e senza condannare nessuno al pagamento delle spese legali dell'altro. La vicenda dimostra come un accordo tra le parti possa terminare un giudizio in Cassazione.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: il Debitore si arrende, vince il Creditore
Un debitore, dopo aver perso nei gradi precedenti, presenta ricorso in Cassazione per bloccare una procedura esecutiva immobiliare. A sorpresa, prima della decisione, deposita un atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio, stabilendo un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto che non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace. Questa mossa rende definitiva la sentenza precedente a favore del creditore e chiude il caso, evitando però al debitore il pagamento di sanzioni aggiuntive previste in caso di rigetto.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: la disputa sul comodato finisce
Una controversia su un contratto di comodato per un immobile arriva fino alla Corte di Cassazione. Il soggetto che utilizzava l'immobile, dopo aver perso nei gradi precedenti, aveva presentato ricorso. Tuttavia, prima della decisione finale, ha scelto di presentare una rinuncia al ricorso. La proprietaria dell'immobile ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il processo estinto, chiudendo definitivamente la vicenda. Le parti hanno anche concordato che ognuno avrebbe pagato le proprie spese legali, senza addebiti reciproci.
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Immobile in comproprietà: non paga l’affitto e rinuncia in Cassazione
Una ex-moglie agisce in giudizio per ottenere la sua parte dei canoni di locazione di un immobile in comproprietà con l'ex-marito. L'immobile era affittato alla società dell'uomo, che tratteneva l'intero importo. La Corte d'Appello dà ragione alla donna, condannando l'ex-coniuge a versarle la metà dei canoni percepiti. L'uomo e la sua società ricorrono in Cassazione, ma prima della decisione finale rinunciano all'impugnazione. La Suprema Corte, di conseguenza, dichiara il processo estinto. La condanna al pagamento diventa così definitiva e l'ex-marito è obbligato a pagare.
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Assegnazione beni pignorati: accordo in Cassazione estingue la lite
Una società agricola creditrice ottiene l'assegnazione immediata di beni pignorati a una latteria, sostenendo che fossero deperibili. La latteria, nel frattempo fallita, si oppone e il Tribunale le dà ragione, annullando il provvedimento. La creditrice ricorre in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti raggiungono un accordo e chiedono congiuntamente di chiudere la causa. La Corte di Cassazione, verificati i presupposti formali della rinuncia, dichiara il processo estinto, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito della questione sull'assegnazione beni pignorati.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e transazione
Un ricorrente ha presentato istanza di rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo raggiunto con la controparte. La Suprema Corte, preso atto della volontà delle parti di abbandonare il giudizio, ha dichiarato l'estinzione del procedimento. Poiché l'intimato non si era costituito e l'accordo prevedeva la definizione bonaria, non è stata emessa alcuna pronuncia sulle spese di lite. La rinuncia al ricorso rappresenta lo strumento processuale per chiudere formalmente il contenzioso in presenza di una transazione stragiudiziale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: casa libera e zero penali
Una Creditrice avvia una causa per annullare la vendita di un immobile avvenuta tra un Venditore, suo debitore, e due Acquirenti. La vicenda giunge ai massimi livelli di giudizio. Prima della decisione finale, le parti trovano un accordo privato. Gli Acquirenti presentano una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, che viene accettata dalla Creditrice. La Corte dichiara l'estinzione del processo. Il risultato pratico è duplice. Da un lato, i giudici ordinano la cancellazione della causa dai registri immobiliari, liberando la casa da ogni vincolo. Dall'altro, stabiliscono che chi abbandona la causa non deve pagare la sanzione del doppio contributo unificato. Questa penalità economica si applica infatti solo a chi perde la causa o riceve una bocciatura formale, non a chi decide volontariamente di ritirarsi.
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Risarcimento Negato e Rinuncia agli Atti: Il Processo si Estingue
A seguito di un incidente stradale, la persona danneggiata otteneva un risarcimento parziale, vedendosi negare il rimborso delle spese legali sostenute prima del processo. Dopo un appello parzialmente vittorioso, la questione giungeva in Cassazione per ottenere il riconoscimento totale delle spese stragiudiziali. Tuttavia, poco prima dell'udienza, il difensore della ricorrente depositava una formale rinuncia agli atti, dichiarando il sopravvenuto disinteresse alla prosecuzione della causa. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della richiesta, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Non essendosi costituita la compagnia assicurativa intimata, la Corte non ha dovuto provvedere alla condanna per le spese legali. Il caso illustra perfettamente gli effetti procedurali ed economici della rinuncia agli atti nel processo civile.
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Rinuncia al ricorso: guida alla chiusura del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in seguito alla rinuncia al ricorso presentata dal ricorrente. La controversia originava da un'opposizione all'esecuzione immobiliare avviata da un'impresa individuale contro alcuni condomini per debiti legati a lavori edili. Dopo che il creditore era stato dichiarato fallito, i giudici di merito avevano sancito l'improcedibilità delle domande, rinviando la questione al tribunale fallimentare. Il ricorrente, pur avendo inizialmente impugnato tale decisione, ha successivamente depositato formale rinuncia, portando la Suprema Corte a chiudere il caso senza esaminare il merito e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo civile
Una società immobiliare ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver impugnato la risoluzione di un contratto di leasing per inadempimento. La controparte ha accettato la rinuncia, richiedendo contestualmente la compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte, verificata la regolarità dell'atto ai sensi dell'art. 390 c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso, se ritualmente accettata, chiude definitivamente il contenzioso senza necessità di una sentenza di merito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti sui debiti
Due soggetti, garanti di una società debitrice, hanno proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo emesso da un istituto di credito. Dopo aver perso in primo grado e in appello, i garanti hanno presentato ricorso alla Suprema Corte. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La società di gestione crediti, subentrata nel frattempo alla banca originaria, ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento. In base alle norme procedurali, l'accettazione della rinuncia comporta che non si debba provvedere alla liquidazione delle spese legali, chiudendo definitivamente la lite senza ulteriori oneri per le parti coinvolte nel giudizio di legittimità.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: forma e costi della decisione
Una nota società di telecomunicazioni ha impugnato una sentenza d'appello relativa a un contratto di locazione con un ente comunale. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione, ha disposto la trattazione in pubblica udienza. Poco prima della discussione, la società ha presentato atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, soffermandosi sulla forma del provvedimento. Poiché il procedimento di trattazione era già stato avviato con la fissazione dell'udienza pubblica, la decisione deve assumere la forma della sentenza anziché del decreto. La Corte ha inoltre stabilito la compensazione delle spese e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, non ricorrendo i presupposti sanzionatori previsti dalla legge.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
Una parte privata, dopo aver impugnato una sentenza di rigetto relativa a un'opposizione a precetto, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che tale atto produce effetti immediati indipendentemente dall'accettazione della controparte. La decisione chiarisce inoltre che la rinuncia al ricorso non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica esclusivamente ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione in Cassazione
Una società ha impugnato la sentenza che dichiarava inefficace la vendita di beni strumentali a favore di una curatela fallimentare. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, senza provvedere sulle spese legali.
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