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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta a spese zero
La vicenda nasce dall'impugnazione di una pronuncia d'appello milanese davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente aveva sollevato otto motivi di censura contro la decisione sfavorevole, mentre le controparti, tra cui i soggetti danneggiati e la compagnia assicurativa, avevano depositato regolari controricorsi per difendere la validità della sentenza precedente. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un assetto concordato della lite. Il ricorrente ha quindi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione specificando la compensazione delle spese di lite. Tutte le controparti hanno formalmente notificato e depositato la propria accettazione della rinuncia. I Supremi Giudici hanno preso atto della concorde volontà espressa e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia, senza pronunciare alcuna condanna economica relativa alle spese legali sostenute.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite senza spese
Una cittadina promuoveva giudizio davanti alla Corte di Cassazione contro un professionista e una compagnia di assicurazioni per ottenere la riforma di una sentenza di secondo grado. Prima dell'udienza pubblica, la parte impugnante ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. Sia il professionista sia la società assicurativa hanno accettato formalmente la scelta, sottoscrivendo l'atto insieme ai rispettivi legali difensori. Gli Ermellini hanno accertato la piena regolarità della procedura di desistenza. Di conseguenza, il collegio giudicante ha pronunciato l'estinzione della causa senza disporre alcuna condanna al rimborso delle spese di lite, ponendo termine definitivo al contenzioso.
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Estinzione del Giudizio per Rinuncia: Comune contro Presidenza, chi vince?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia in un caso che vedeva coinvolti un Comune e la Presidenza del Consiglio. Il Comune aveva impugnato una sentenza che negava alla Presidenza la qualifica di debitore in un procedimento di accertamento dell'obbligo del terzo pignorato. Durante il processo in Cassazione, il Comune ha rinunciato al proprio ricorso e la Presidenza ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, il giudizio si è estinto e le spese legali tra le parti sono state compensate, riconoscendo la particolare posizione della Presidenza come terzo pignorato.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita immobile e rinuncia
Una società finanziaria ha promosso una azione revocatoria ordinaria contro un debitore. L'uomo aveva venduto un proprio immobile a un professionista e aveva poi ceduto in pegno a una banca il credito derivante dal prezzo della compravendita. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore e hanno dichiarato inefficace l'atto di cessione e costituzione in pegno del credito, ritenendolo lesivo della garanzia patrimoniale. Il debitore ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso con l'adesione della controparte costituita. I giudici supremi hanno accertato la regolarità della dichiarazione e hanno decretato la definitiva estinzione del processo, confermando l'assetto stabilito nei precedenti gradi di merito e disponendo l'integrale compensazione delle spese legali.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio Pone Fine alla Lite
L'Azienda Ricorrente aveva impugnato una sentenza che aveva respinto la sua opposizione agli atti esecutivi, confermando un'ordinanza di assegnazione di credito senza riconoscere fatti estintivi parziali del debito. Successivamente, l'Azienda Ricorrente ha rinunciato al ricorso per cassazione e i Controricorrenti hanno accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito e senza pronunciare sulle spese processuali.
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Ricorso ritirato: l’estinzione del giudizio per rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Una società (il Ricorrente) aveva presentato un ricorso contro un'Azienda Regionale (il Controricorrente) per contestare una precedente sentenza. Tuttavia, prima dell'udienza, il Ricorrente ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. L'Azienda Regionale ha accettato questa rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo la causa senza entrare nel merito della questione. Questa decisione ha evitato anche la condanna alle spese processuali, conformemente alle norme procedurali.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Processo Estinto, Sentenza Definitiva
Un'Azienda Immobiliare aveva presentato un ricorso in Cassazione contro una Banca, contestando una precedente sentenza. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione potesse esaminare il caso, l'Azienda Immobiliare ha deciso di ritirare la sua richiesta, esercitando la facoltà di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha preso atto di questa decisione, dichiarando l'estinzione del giudizio. Questo significa che il processo si è concluso senza una decisione nel merito. Le spese legali tra le parti sono state compensate.
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Ricorso tardivo: l’inammissibilità blocca l’ex coniuge in Cassazione
L'Ex Coniuge ha intimato all'Altro Coniuge il pagamento di assegni divorzili e di mantenimento non versati. L'Altro Coniuge ha contestato, eccependo la prescrizione dei crediti più vecchi e sostenendo di aver pagato il dovuto. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, dichiarando nullo il precetto. L'Ex Coniuge ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso per tardività**. Il ricorso è stato presentato oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della sentenza d'appello. La sospensione feriale dei termini non si applica ai giudizi di esecuzione forzata.
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Danni alle merci in nave: responsabilità del vettore marittimo
Una società acquista cinque imbarcazioni affidandone il trasporto marittimo dagli Stati Uniti all'Italia. Durante la traversata le imbarcazioni subiscono danni gravissimi con perdita totale del carico. L'assicurazione risarcisce l'acquirente per oltre un milione e mezzo di euro e avvia la rivalsa contro la compagnia di navigazione. Nei gradi di merito i giudici limitano il risarcimento a meno di centomila euro, applicando la clausola di contenimento del debito: per superare tale tetto occorre provare la consapevolezza del danno da parte del trasportatore. La compagnia assicurativa ricorre in Cassazione contestando i criteri di prova sulla responsabilità del vettore marittimo. Prima della decisione definitiva, le parti raggiungono un accordo transattivo extragiudiziale con rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il giudizio con integrale compensazione delle spese di lite.
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Diffamazione: Avvocato e Amministratore Condannati, poi il Ricorso si Estingue
Un'azienda ha citato in giudizio un avvocato e un amministratore di condominio per risarcimento danni per diffamazione. Le lettere inviate, contenenti accuse infondate, sono state considerate diffamatorie e non protette da esimente. La Corte d'Appello ha condannato i due al risarcimento. Dopo un ricorso per revocazione in Cassazione, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, accettando la rinuncia e non pronunciandosi sulle spese. Il caso evidenzia come la diffamazione, anche in contesti professionali, comporti responsabilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e debiti
Alcuni creditori hanno avviato un'espropriazione forzata immobiliare contro due debitori per ottenere il pagamento di somme liquidate in sede giudiziale. I debitori hanno proposto opposizione all'esecuzione sostenendo l'estinzione del debito tramite pagamenti intervenuti in corso di causa. Dopo alterne vicende giudiziarie e una precedente decisione di rinvio, la causa è giunta nuovamente davanti alla Suprema Corte. Prima dell'adunanza camerale, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. I controricorrenti hanno notificato formale accettazione tramite difensore munito di procura specifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese processuali e il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio in Cassazione
Un creditore ha intimato il pagamento di una somma a un debitore, basandosi su una sentenza del Tribunale. Il debitore ha proposto due opposizioni all'esecuzione, poi riunite e respinte dal Tribunale. L'impugnazione in Appello è stata dichiarata inammissibile. Il debitore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il debitore ha rinunciato al ricorso e il creditore ha accettato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza provvedere sulle spese processuali e senza applicare il contributo unificato aggiuntivo, dato che la rinuncia ha portato all'estinzione e non a un rigetto.
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Ricorso in Cassazione: Rinuncia Accettata, Giudizio Estinto
Un'azienda immobiliare aveva presentato un ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva accolto l'appello di una società poi fallita, in una causa di opposizione all'esecuzione. Successivamente, l'azienda immobiliare ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. Il curatore fallimentare della controparte ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ponendo fine al processo senza una decisione sul merito. Ha anche stabilito che non si applicava il raddoppio del contributo unificato, poiché questa sanzione vale solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, non per l'estinzione consensuale.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: La firma dell’avvocato non basta
Una Conduttrice ha chiesto il rimborso di spese per lavori straordinari e risarcimento danni alla Locatrice, ma la Corte d'Appello ha respinto le sue richieste. La Conduttrice ha quindi presentato un ricorso in Cassazione. Il suo difensore ha depositato una `rinuncia al ricorso in Cassazione` senza un `mandato speciale` della parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la rinuncia, priva di mandato speciale, non estingue il processo ma indica il difetto di interesse della ricorrente. La Conduttrice è stata condannata a rimborsare le spese legali e a versare un ulteriore contributo unificato.
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Subentro alloggio ERP: Nipote ospite non può subentrare al nonno
Un nipote, convivente con il nonno assegnatario di un alloggio ERP per assistenza, ha richiesto il `subentro alloggio ERP` dopo la morte del nonno. L'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica (ATER) ha negato il subentro, sostenendo che il nipote non rientrava nel nucleo familiare originario e non soddisfaceva i requisiti legali. I giudici di primo e secondo grado hanno confermato il diniego. Durante il ricorso in Cassazione, una nuova legge regionale ha permesso al nipote di regolarizzare la sua posizione, facendogli perdere interesse alla causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il nipote al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
Una socia di un'azienda riceve un atto di precetto per il pagamento di oltre ventitremila euro, intimato dagli eredi di una creditrice originaria sulla base di una condanna esecutiva. La donna contesta la richiesta e promuove opposizione formale. Dopo il rigetto delle proprie contestazioni, la socia decide di portare la controversia davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento di legittimità, la ricorrente deposita un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. Gli eredi accettano formalmente tale rinuncia e concordano la chiusura della vertenza. I giudici di legittimità verificano i requisiti di legge e dichiarano estinto il procedimento, disponendo l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Lite temeraria e cartella esattoriale: sanzione dopo il saldo
Un ente pubblico riceve una cartella esattoriale superiore a un milione di euro e promuove ricorso contestando vizi formali di notifica digitale e prescrizione. Il Tribunale respinge l'opposizione e condanna l'ente al risarcimento per responsabilità per lite temeraria. L'ente impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, l'ente paga integralmente il debito ed esprime la rinuncia ai vizi di merito, insistendo unicamente per annullare la condanna risarcitoria. I Giudici di legittimità dichiarano inammissibile l'impugnazione. Il ricorrente non ha allegato specifiche carenze logico-giuridiche nella motivazione del Tribunale, limitandosi a sperare nell'accoglimento del ricorso principale. La Suprema Corte conferma integralmente la sanzione pecuniaria, condannando l'ente al pagamento delle spese di lite e al versamento del doppio contributo unificato.
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Accordo Transattivo Fallimento: Cassazione rinvia lite su azienda
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso riguardante la restituzione di un'azienda a un fallimento. In precedenza, la Corte d'Appello aveva condannato una società a riconsegnare tutti i beni dell'impresa individuale fallita. Le parti hanno presentato una richiesta congiunta per un rinvio, al fine di perfezionare un accordo transattivo fallimento. La Cassazione ha accolto tale richiesta, rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere la definizione della controversia tramite l'accordo, evitando così una decisione nel merito.
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Ordinanza di assegnazione: stop alle spese sul terzo pignorato
Un creditore esecutante ha avviato una nuova causa contro un terzo pignorato per ottenere il pagamento delle spese di registrazione riguardanti una precedente ordinanza di assegnazione. Il creditore sosteneva che tali oneri fiscali dovessero gravare sul terzo e non sul debitore originario. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la richiesta, confermando l'impossibilità di creare un nuovo titolo esecutivo autonomo per tali costi. La controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, dove il creditore ha infine depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, precisando che la rinuncia ha efficacia immediata anche senza l'accettazione della controparte. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici hanno condannato il creditore al pagamento delle spese di lite in favore della società terza.
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Inammissibilità ricorso: quando la carenza di interesse ferma il processo
Un'Azienda ha intimato lo sfratto a un'Inquilina, vedova del precedente conduttore. L'Inquilina ha contestato la validità della disdetta, sostenendo che l'Amministratore dell'Azienda non fosse legittimato. Durante il processo, l'Amministratore è stato imputato penalmente su querela dell'Inquilina. In Cassazione, l'Inquilina ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e la rinuncia al ricorso, dopo che l'Amministratore era stato assolto nel giudizio penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso per carenza di interesse** dell'Inquilina, poiché l'interesse a proseguire il giudizio deve persistere fino alla decisione finale. L'Inquilina è stata condannata a pagare le spese legali all'Azienda.
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