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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta a spese zero

La vicenda nasce dall’impugnazione di una pronuncia d’appello milanese davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente aveva sollevato otto motivi di censura contro la decisione sfavorevole, mentre le controparti, tra cui i soggetti danneggiati e la compagnia assicurativa, avevano depositato regolari controricorsi per difendere la validità della sentenza precedente. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un assetto concordato della lite. Il ricorrente ha quindi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione specificando la compensazione delle spese di lite. Tutte le controparti hanno formalmente notificato e depositato la propria accettazione della rinuncia. I Supremi Giudici hanno preso atto della concorde volontà espressa e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia, senza pronunciare alcuna condanna economica relativa alle spese legali sostenute.

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Pubblicato il 12 ottobre 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 26420 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 3 n. 26420/2026)

Principio di diritto Nel giudizio di cassazione, la rinuncia al ricorso formalmente accettata da tutte le parti costituite con accordo sulla compensazione comporta l'estinzione del processo senza alcuna pronuncia sulle spese di lite ai sensi dell'art. 391, quarto comma, c.p.c.

Lo stop al giudizio supremo dopo la rinuncia al ricorso per cassazione

La conclusione anticipata di un contenzioso civile può avvenire anche dinanzi ai giudici di vertice quando le parti trovano un assetto soddisfacente. La rinuncia al ricorso per cassazione rappresenta lo strumento processuale con cui la parte impugnante sceglie di abbandonare l’azione promossa. Nel caso affrontato dai giudici della terza sezione civile, una parte privata aveva impugnato una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano formulando otto articolati motivi di ricorso. Il contenzioso vedeva contrapposti vari soggetti privati e primarie compagnie assicurative.

Tutti i soggetti intimati si erano costituiti ritualmente nel giudizio di legittimità (la fase processuale davanti alla Corte di Cassazione) notificando specifici controricorsi. Il quadro sembrava destinato a una decisione complessa sul merito dell’impugnazione. Nondimeno, le dinamiche tra le parti hanno intrapreso una strada conciliativa che ha reso superfluo l’intervento censorio del collegio giudicante.

La sequenza degli atti di rinuncia e di accettazione delle controparti

La parte ricorrente ha manifestato per iscritto la volontà inequivocabile di non proseguire il giudizio instaurato a Roma. In una prima battuta, la difesa ha depositato un atto di rinunzia espressa. Successivamente, ha formalizzato un ulteriore atto con cui ha ribadito la volontà di rinunciare al ricorso con integrale compensazione delle spese legali.

Per produrre l’effetto estintivo desiderato e neutralizzare il rischio di condanna economica, era tuttavia necessaria l’adesione delle altre parti costituite. Le parti private resistenti hanno tempestivamente depositato il proprio atto formale di accettazione. Successivamente, anche la società assicuratrice resistente ha formalizzato la propria adesione alla rinuncia. Con il deposito degli atti di accettazione, l’accordo processuale sulla chiusura della causa è divenuto perfetto ed efficace davanti ai giudici della Suprema Corte.

Il rilievo dell’accordo sulle spese e la dichiarazione di estinzione

I magistrati hanno verificato la regolarità formale delle notifiche e dei depositi eseguiti dai difensori muniti dei relativi poteri. Il codice di procedura civile stabilisce regole precise sulla rinuncia agli atti nel giudizio di legittimità. Quando la rinunzia viene accettata dalle parti che hanno interesse alla prosecuzione, il collegio giudicante deve arrestare l’esame dei motivi di doglianza.

Il meccanismo codicistico prevede ordinariamente la condanna del rinunciante alla rifusione dei costi processuali sostenuti dai resistenti. Esiste però un’eccezione fondamentale applicata in questa sede. Se la rinunzia interviene sulla base di un’intesa preventiva che contempla la compensazione dei costi e le controparti aderiscono formalmente all’atto, il giudice dichiara estinto il processo senza provvedere sulle spese. La Corte ha quindi applicato la disposizione dell’articolo 391, quarto comma, del codice di procedura civile, dichiarando chiuso il fascicolo senza alcun addebito economico.

I riflessi pratici della chiusura concordata della causa di legittimità

Questo provvedimento evidenzia come sia possibile chiudere definitivamente una vertenza anche nelle fasi più avanzate del processo civile. Quando i contendenti raggiungono una transazione o un’intesa extragiudiziale dopo la notifica del ricorso, non occorre attendere passivamente la decisione della Cassazione. La formalizzazione della rinunzia consente di eliminare l’incertezza del giudizio ed evita pronunce sfavorevoli impreviste.

Risulta tuttavia essenziale curare con estremo rigore la fase dell’accettazione. Un errore nella redazione degli atti o il mancato deposito dell’adesione di tutte le controparti costituite esporrebbe il rinunciante al rischio di dover pagare le spese legali avversarie per intero. Raccogliere e depositare le formalità dell’accettazione garantisce invece la pacifica estinzione della lite senza ulteriori oneri pecuniari.

Cosa accade se il ricorrente rinuncia al ricorso ma la controparte non accetta?
Se la controparte costituita non accetta la rinuncia, il giudizio si estingue comunque, ma il ricorrente viene normalmente condannato a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte.

Serve l’accordo di tutte le parti costituite per evitare la condanna alle spese?
Sì, per ottenere l’estinzione senza condanna alle spese occorre che tutte le controparti costituite nel giudizio accettino formalmente la rinuncia e l’accordo di compensazione.

Quale provvedimento emette la Cassazione dopo la rinuncia accettata?
La Corte emette un’ordinanza o un decreto con cui dichiara l’estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza alcuna statuizione sulle spese processuali.

Termini giuridici

Rinuncia agli atti
Dichiarazione con cui una parte decide formalmente di abbandonare la causa iniziata prima che il giudice emetta la decisione.
Estinzione del giudizio
Chiusura anticipata e definitiva del processo senza una decisione sul merito della controversia.
Spese compensate
Decisione o accordo in base al quale ciascuna parte paga i propri avvocati senza dover rimborsare le spese legali dell'avversario.
Giudizio di legittimità
Fase processuale davanti alla Corte di Cassazione volta a verificare la corretta applicazione delle norme di legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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