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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una società e il suo legale rappresentante, dopo un lungo contenzioso con l'Agenzia delle Dogane per accise non versate, hanno presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato e non si provvede sulle spese se la controparte non si è costituita.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo tributario
Una società di capitali, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole in materia di TARI (Tassa sui Rifiuti) dinanzi alla Corte di Cassazione, ha raggiunto un accordo transattivo con il Comune resistente. A seguito di tale accordo, la società ha presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando integralmente le spese di giudizio in conformità con i termini dell'accordo raggiunto.
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Errore di fatto revocatorio: la Cassazione si corregge
Un contribuente, dopo aver impugnato alcune cartelle esattoriali, si vede dichiarare inammissibile il ricorso in Cassazione per un errore della Corte stessa, che non aveva visto una procura speciale regolarmente depositata. Il contribuente chiede quindi la revocazione dell'ordinanza. La Suprema Corte riconosce il proprio errore di fatto revocatorio, annulla la precedente decisione e, riesaminando il caso, rigetta il ricorso originario a seguito della rinuncia ai motivi espressa dal contribuente, compensando però le spese del giudizio di revocazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Due contribuenti impugnano la riclassificazione catastale di un immobile. Dopo aver presentato appello in Cassazione, optano per la rinuncia al ricorso. La Corte dichiara estinto il giudizio, compensa le spese e chiarisce che il doppio contributo unificato non è dovuto in caso di rinuncia accettata.
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Estinzione del giudizio per rinuncia dopo accordo
Una società impugna un avviso di pagamento TARI. Durante il ricorso in Cassazione, le parti raggiungono un accordo transattivo. La società ricorrente rinuncia quindi al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese data la mancata costituzione in giudizio del Comune.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società, dopo aver impugnato degli avvisi di accertamento IVA, rinuncia al ricorso in Cassazione aderendo a una definizione agevolata. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un contribuente, dopo aver impugnato una cartella di pagamento e aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione per poi rinunciarvi. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali, chiarendo che la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale che non necessita di accettazione per essere efficace. Viene inoltre escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli effetti della rinuncia al ricorso in un contenzioso tributario. Una società, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole su un rimborso fiscale, ha rinunciato all'appello. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti e specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: prova del collegamento essenziale
Una società in contenzioso tributario chiede l'estinzione del giudizio in Cassazione per aver aderito alla definizione agevolata. La Corte Suprema, tuttavia, sospende la decisione. L'ordinanza interlocutoria evidenzia che la documentazione prodotta non prova in modo chiaro il collegamento tra il pagamento effettuato e gli specifici avvisi di accertamento contestati. Viene concesso un termine di 90 giorni alle parti per fornire i necessari chiarimenti, sottolineando l'importanza di una prova rigorosa per chiudere un processo tramite sanatoria fiscale.
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Rinuncia al ricorso: quando il giudizio si estingue
Un contribuente, dopo aver perso in appello contro l'Agenzia delle Entrate, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, aderisce alla definizione agevolata dei debiti ("rottamazione-quater") e presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della rinuncia, dichiara estinto il giudizio e compensa le spese legali tra le parti, escludendo l'applicazione del c.d. "doppio contributo unificato".
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Estinzione del giudizio tributario: accordo tra le parti
Una società di gestione ambientale e una società sportiva hanno risolto una controversia fiscale relativa alla tassa sui rifiuti tramite un accordo, mentre il caso era pendente in Cassazione. La società ricorrente ha quindi ritirato il proprio ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, compensando le spese legali tra le parti e chiarendo che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente contributo unificato doppio
Una società che gestisce uno stabilimento balneare aveva impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu). Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha raggiunto un accordo con il Comune e ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha stabilito un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, una sanzione prevista per chi perde l'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità per carenza d’interesse
Una società, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu), ha transatto la controversia con il Comune. Successivamente, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur notando che l'atto di rinuncia proveniva da un difensore senza mandato speciale, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso determina l'estinzione del giudizio. In tale scenario, il ricorrente non è tenuto a versare il doppio del contributo unificato, poiché questa misura si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. La decisione è scaturita da una controversia fiscale in cui una società, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per costi indeducibili e ricavi non contabilizzati, ha rinunciato al proprio ricorso per cassazione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia post rottamazione
Un contribuente impugna un estratto di ruolo. Durante il ricorso in Cassazione, aderisce alla rottamazione-quater e rinuncia al giudizio. La Suprema Corte, accogliendo la richiesta, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa le spese. La decisione sottolinea che la rinuncia in Cassazione è un atto unilaterale che determina la fine del processo, rendendo definitiva la sentenza precedente.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una società, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata e presenta una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto, dichiara estinto il giudizio e compensa le spese processuali tra le parti, chiarendo anche perché non sia dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Una contribuente, dopo aver presentato ricorso per Cassazione contro una decisione della Commissione Tributaria Regionale, ha formalizzato la rinuncia al ricorso stesso. La Suprema Corte, accertata la regolarità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di rilievo la decisione sulle spese, che sono state interamente compensate tra le parti, e la precisazione che in caso di rinuncia al ricorso non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, in quanto non si tratta di un rigetto o di una dichiarazione di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una contribuente, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una decisione sfavorevole in materia di prescrizione di debiti fiscali, ha successivamente presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia formalmente valida e tempestiva, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese processuali tra le parti. La decisione evidenzia come la rinuncia sia uno strumento che conclude il contenzioso, spesso legato a procedure di definizione agevolata.
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Rinuncia al ricorso: come estinguere il giudizio
Una società contribuente, dopo aver visto respinta la sua domanda di definizione agevolata, ha impugnato il diniego in Cassazione. Successivamente, perfezionata la sanatoria per la cartella di pagamento relativa, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. L'Agenzia delle entrate ha accettato la rinuncia, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo
Un contribuente, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole dell'Agenzia delle Entrate, effettua una rinuncia al ricorso a seguito di una definizione agevolata. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio e stabilisce un principio importante: il pagamento del 'doppio contributo unificato' non è dovuto se il presupposto dell'estinzione (la rinuncia) è sopravvenuto dopo la proposizione del ricorso stesso, data la natura sanzionatoria e di stretta interpretazione della norma.
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