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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
Una società in liquidazione ha impugnato una cartella di pagamento relativa a omessi versamenti IVA e IRPEF. Dopo diversi gradi di giudizio, la ricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente, provvedendo al saldo integrale del debito. A seguito di tale adempimento, la società ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Rinuncia agli atti nel giudizio tributario: stop al ricorso
Una contribuente ha impugnato un atto impositivo relativo al recupero di accise sull'energia elettrica, scaturito da un accertamento per allaccio abusivo. Dopo la conferma della pretesa tributaria nei gradi di merito, la donna ha proposto ricorso in Cassazione contestando la prescrizione del credito e il proprio difetto di legittimazione passiva. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, il difensore della ricorrente ha depositato una formale rinuncia agli atti nel giudizio tributario. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non si era costituita, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate. La decisione conferma l'efficacia della rinuncia come strumento per chiudere il contenzioso pendente.
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TOSAP cassonetti rifiuti: il gestore paga anche per il servizio
Una società di gestione rifiuti ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP cassonetti rifiuti relativa all'anno 2016. La Commissione Tributaria ha confermato parzialmente la pretesa, decisione ribadita in appello. La società ha fatto ricorso in Cassazione lamentando difetto di legittimazione e carenza dei presupposti, sostenendo che l'uso del suolo per la raccolta rifiuti fosse strumentale a un interesse pubblico. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi di fatto per doppia conforme e confermando che l'occupazione di suolo pubblico da parte di un soggetto diverso dall'ente proprietario genera il tributo, indipendentemente dal fine di pubblico interesse perseguito dal gestore del servizio.
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Rinuncia al ricorso tributario: il Fisco cede sulla collazione
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una decisione della Corte di Giustizia Tributaria riguardante la tassazione di un atto di collazione, divisione parziale e prestazione in luogo di adempimento. La controversia verteva sulla corretta determinazione della massa dei beni conferiti. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'amministrazione finanziaria ha presentato una formale **Rinuncia al ricorso tributario**, riconoscendo che l'orientamento della Cassazione si era ormai consolidato in senso favorevole al contribuente. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo senza procedere alla condanna alle spese, poiché il cittadino intimato non aveva svolto attività difensiva in questa fase. La decisione sottolinea l'importanza dell'adeguamento dell'amministrazione ai precedenti giurisprudenziali per evitare inutili prosecuzioni del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando il ritiro costa caro
Una società di servizi ha impugnato diversi atti impositivi relativi all'IVA per gli anni 2010 e 2011, scaturiti dall'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. Dopo aver perso sia in primo che in secondo grado, l'impresa ha presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, prima della decisione finale, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, ma ha condannato la società al pagamento di oltre novemila euro di spese legali. Tale decisione deriva dal fatto che l'Agenzia delle Entrate non aveva accettato formalmente la rinuncia e che, a un esame preliminare, i motivi del ricorso apparivano comunque infondati o inammissibili, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti tributarie
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento di modesto valore economico. Dopo aver ottenuto ragione nel merito in primo grado, ha contestato in appello la liquidazione eccessivamente bassa delle spese legali e l'assurda condanna a pagare le spese in favore dell'ente regionale rimasto contumace. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, motivato dal mutamento dell'orientamento giurisprudenziale in materia di giudicato implicito. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale non accettizio. Non sono state liquidate spese per il grado di legittimità data la mancata difesa della controparte e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non estensibile ai casi di estinzione per rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: quando il ritiro strategico chiude la lite
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle esattoriali emesse da un ente pubblico. Dopo aver ottenuto ragione nel merito, ha contestato in Cassazione l'esiguità delle spese legali liquidate dal giudice d'appello, ritenendole inferiori ai minimi tariffari. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha presentato formale Rinuncia al ricorso, motivata dall'evoluzione della giurisprudenza delle Sezioni Unite sul tema del giudicato implicito. La Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte, dichiarando l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione della controparte e che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, tipico invece dei casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo batte sanzione.
Una società di riscossione e una società immobiliare si sono scontrate in sede giudiziaria per la tassazione di un immobile basata sulla superficie calpestabile. Dopo la sentenza di secondo grado, entrambe le parti hanno presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, durante il procedimento, i soggetti coinvolti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere diverse pendenze tributarie. Tale accordo ha portato alla formale rinuncia al ricorso per cassazione da parte di entrambi i contendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinunzia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante la TARSU su aree di manovra. Un Comune aveva impugnato la decisione della CTR che riconosceva la natura pertinenziale di tali aree, esentandole dal tributo. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Il Comune ha quindi presentato una formale rinunzia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte, applicando le norme del codice di procedura civile, ha sancito la fine del processo senza condanna alle spese, valorizzando la volontà delle parti di chiudere la lite.
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Inammissibilità sopravvenuta e benefici prima casa
Una contribuente ha impugnato il diniego delle agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa, poiché l'immobile era stato classificato come abitazione di lusso. Dopo i primi due gradi di giudizio sfavorevoli, la parte ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la ricorrente ha manifestato il venir meno del proprio interesse alla decisione. La Suprema Corte ha stabilito che tale dichiarazione configura una inammissibilità sopravvenuta del ricorso. La sentenza chiarisce che, in questo scenario, non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto invece per i casi di inammissibilità originaria.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha presentato una formale **rinuncia al ricorso** in un complesso contenzioso tributario contro una società immobiliare. La disputa riguardava presunti fenomeni di abuso del diritto e partecipazione a una frode carosello legati a imposte dirette e IVA. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo quadro stragiudiziale per definire la lite. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della ricorrente e ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Una società agricola ha impugnato un avviso di accertamento TARI emesso da un ente locale. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale, portando la società a presentare una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia è stata tempestiva e accettata dalla controparte. Tale procedura evita la condanna alle spese e l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, poiché la causa non si conclude con un rigetto nel merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un ente locale ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza riguardante l'accertamento TARES emesso nei confronti di una società agricola. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale, portando l'ente a depositare una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto che non richiede accettazione per determinare la fine del processo. Inoltre, è stata esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura del caso non è derivata da un rigetto o da un'inammissibilità, ma da una scelta volontaria delle parti.
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Estinzione del giudizio: stop al doppio contributo
Una società energetica ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale per una centrale idroelettrica. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica quando il processo termina per accordo tra le parti anziché per rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e costi ICI
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a un capannone industriale. Dopo una sentenza sfavorevole in secondo grado, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione definitiva, le parti hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso con contestuale adesione dell'ente territoriale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia accettata impedisce l'applicazione del raddoppio del contributo unificato e comporta la compensazione delle spese di lite.
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Estinzione del processo: transazione e fisco
Una società di gestione portuale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta regionale sui canoni di concessione demaniale per l'anno 2007. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la controversia è approdata in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che prevedeva la rateazione del debito. Conseguentemente, è stata depositata una dichiarazione congiunta di rinuncia agli atti, portando alla dichiarazione di estinzione del processo. La Corte ha inoltre stabilito l'insussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato, data la natura conciliativa della chiusura del lite.
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Rottamazione-ter: estinzione del ricorso tributario
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento IRPEF relativa all'anno 2002. Dopo i rigetti nei primi due gradi di merito, il ricorrente ha presentato istanza di estinzione del giudizio in Cassazione, dichiarando di aver aderito alla Rottamazione-ter. Nonostante non vi fosse prova dell'integrale pagamento di tutte le rate, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. Tale decisione è stata possibile poiché la rinuncia è stata notificata correttamente e la controparte era rimasta solo intimata, rendendo superflua l'accettazione formale della stessa.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
L'erede di un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento IVA relativa all'anno 2002. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha presentato istanza di estinzione avvalendosi della definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, effettuando il pagamento delle rate e depositando la formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia è idonea a chiudere il processo anche senza accettazione della controparte e che la notifica effettuata dalla difesa, anziché dalla cancelleria, ha comunque raggiunto lo scopo informativo richiesto dalla legge.
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Rinuncia al ricorso tributario: guida alla procedura
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo all'anno 2005. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha ribaltato il verdetto a favore dell'Amministrazione Finanziaria. La società ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando violazioni procedurali e dei principi di buona fede. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per aver aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rottamazione quater: stop al giudizio IRAP
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento IRAP relativa a uno studio associato, contestando l'esistenza di un'autonoma organizzazione. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, ha aderito alla Rottamazione quater, rinunciando formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia per definizione agevolata non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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