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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e spese
Una società a responsabilità limitata riceveva una cartella esattoriale per oltre sessantamila euro legata a tributi locali non versati. L'impresa impugnava l'atto, ma i giudici tributari confermavano il debito sia in primo che in secondo grado. La società proponeva quindi impugnazione dinanzi alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la compagine societaria veniva cancellata dal Registro delle Imprese. Il legale dell'ente depositava quindi una rinuncia al ricorso per cassazione comprovata da visura camerale. L'ente creditizio non aderiva formalmente a tale scelta. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La Corte ha condannato la società rinunciante a rimborsare le spese legali all'agente della riscossione, escludendo però l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato.
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Riliquidazione della pensione: l’ente rinuncia e paga
Un professionista ha ottenuto dai giudici di merito la piena riliquidazione della pensione di anzianità senza l'applicazione del massimale deliberato dal proprio ente previdenziale, insieme alla restituzione di oltre dodicimila euro illegittimamente trattenuti per un contributo di solidarietà. L'ente pensionistico ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la violazione dei poteri di autonomia finanziaria e la disapplicazione delle proprie riforme contabili. Prima della discussione, tuttavia, l'ente ha depositato un atto di rinuncia formale accettato dal pensionato. I giudici di legittimità hanno accertato il difetto di forma della rinuncia, priva della firma dell'avvocato, ma hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. La vittoria del pensionato è così divenuta definitiva.
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TARI contestata: l’estinzione del giudizio tributario
Una società terminalista ha impugnato diversi avvisi di accertamento e pagamento per la tassa sui rifiuti emessi dal concessionario locale. La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. Durante il procedimento di legittimità, la società contribuente e l'ente di riscossione hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per dirimere la lite. Di conseguenza, le parti costituite hanno depositato un'istanza congiunta chiedendo di chiudere la vertenza. La Suprema Corte ha pronunciato l'estinzione del giudizio tributario per rinuncia agli atti accettata. I giudici hanno compensato le spese legali tra le parti e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente.
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Cessazione della materia del contendere e accordo TARI
Una società commerciale riceve un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa sui rifiuti da parte del concessionario locale della riscossione. L'impresa impugna l'atto e vince in primo grado, ma perde in appello, dove i giudici ritengono legittima la pretesa fiscale. La contribuente decide quindi di presentare ricorso per Cassazione. Prima della discussione, la società e il concessionario trovano un accordo transattivo bonario e depositano un'istanza congiunta con cui rinunciano reciprocamente agli atti di causa. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere con estinzione formale del giudizio. I giudici compensano integralmente le spese legali ed escludono l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato.
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TARI contestata: accordo ed estinzione del giudizio tributario
Una società contribuente impugnava un avviso di pagamento relativo alla tassa rifiuti (TARI). I giudici di primo e secondo grado respingevano le ragioni dell'impresa, confermando la pretesa fiscale. La società proponeva quindi ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro l'ente di riscossione e gli enti locali coinvolti. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente e l'ente di riscossione raggiungevano un accordo transattivo e depositavano istanza congiunta di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario per rinuncia agli atti, disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite. I giudici hanno inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato a carico dell'impresa rinunciante.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa ma spese dovute
Alcuni lavoratori socialmente utili hanno promosso una causa contro il Ministero per ottenere differenze retributive e l'inquadramento come ausiliari. Dopo il rigetto nei gradi di merito, i dipendenti hanno adito la Suprema Corte, ma hanno poi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, domandando la compensazione delle spese. L'amministrazione ha resistito non accettando la rinuncia. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio evidenziando che l'abbandono dell'impugnazione non necessita dell'accettazione della controparte. In applicazione del principio di causalità, la Corte ha condannato i lavoratori a rimborsare tremila euro di spese processuali alla difesa statale, escludendo il raddoppio del contributo tributario.
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Rinuncia al ricorso: causa estinta ma spese a carico
Una società impugna una cartella esattoriale relativa alla tassa sui rifiuti emessa dall'ente della riscossione. I giudici d'appello confermano la legittimità della cartella esattoriale e la contribuente propone ricorso davanti ai giudici di legittimità. Durante la causa, la società si cancella dal Registro delle Imprese e formalizza la rinuncia al ricorso producendo la visura camerale. L'ente di riscossione non accetta formalmente la rinuncia. I giudici supremi accertano la tempestività della dichiarazione di rinuncia ed estinguono la causa. L'estinzione del giudizio comporta la condanna della società al rimborso delle spese legali verso la controparte pubblica, ma esclude il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: Fisco e impresa azzerano le spese
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale il valore dichiarato in un atto di acquisto immobiliare, rideterminando l'importo e richiedendo maggiori imposte ipotecarie e catastali. Dopo la conferma dell'accertamento in secondo grado, la contribuente ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha tuttavia depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, prontamente accettato dall'amministrazione finanziaria insieme alla proposta di compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, confermando che la rinuncia al ricorso concordata tra le parti pone fine alla lite senza condanna alle spese e senza l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fine lite ma spese da pagare
Due imprese partecipanti a una gara di appalto avevano impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite. Nelle more del procedimento, l'autorità garante della concorrenza ha chiarito l'insussistenza di violazioni e l'appalto è giunto quasi al termine. Ritenendo venuto meno l'interesse pratico a subentrare nell'esecuzione, le imprese hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese. La società appaltante controricorrente ha preso atto dell'abbandono della causa, domandando tuttavia la rifusione integrale dei propri oneri legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. I giudici hanno chiarito che l'estinzione scatta a prescindere dall'assenso della controparte, ma l'assenza di accordo sulla compensazione impone la condanna alle spese in capo alle imprese rinuncianti.
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Buoni fruttiferi postali: perdita del credito e risarcimento
Alcuni risparmiatori hanno agito in giudizio contro l'intermediario per ottenere il risarcimento del danno dovuto alla mancata riscossione dei propri risparmi. Gli utenti lamentavano l'omissione di informazioni essenziali sulle condizioni e sulle tempistiche di incasso. I titoli emessi risultavano infatti privi della serie di appartenenza. Il Tribunale ha riconosciuto l'inadempimento contrattuale dell'ente emittente e ha liquidato un risarcimento pari all'intero valore dei buoni fruttiferi postali prescritti. L'intermediario ha presentato ricorso per cassazione per contestare tale condanna. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha notificato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e ha compensato interamente le spese legali tra le parti, richiamando l'evoluzione giurisprudenziale sul tema.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese azzerate
La vicenda riguarda un contenzioso tra una società commerciale e la liquidazione giudiziale di un consorzio. La società aveva impugnato un decreto del Tribunale dinanzi alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente presentato formale rinuncia al ricorso. La liquidazione giudiziale ha accettato espressamente tale rinuncia nello stesso atto. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. A fronte dell'adesione della controparte alla rinuncia al ricorso, i giudici non hanno pronunciato alcuna condanna al pagamento delle spese processuali, chiudendo definitivamente la vertenza senza impatti economici reciproci.
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Rinvio della causa per concordato e stop alle liti giudiziarie
Una società in liquidazione giudiziale ha chiesto la sospensione del giudizio pendente in Cassazione. La società ha motivato l'istanza con l'esistenza di una proposta di concordato avanzata da un terzo assuntore. Qualora il concordato venga approvato, la società rinnuncerà al ricorso principale. La Corte di Cassazione ha riscontrato la piena ragionevolezza della richiesta e ha disposto il rinvio della causa per concordato a nuovo ruolo, nell'attesa dell'evoluzione della procedura concorsuale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop al giudizio e no sanzioni
Un'impresa ha formalizzato la Rinuncia al ricorso in Cassazione in una controversia contro un Ente Regionale, dopo che le Sezioni Unite avevano chiarito le questioni di diritto al centro della causa. A seguito di questa scelta, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Essendo caduto il ricorso principale, anche il ricorso incidentale dell'Ente Regionale è diventato del tutto inefficace. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti, considerando la novità e la complessità delle decisioni giurisprudenziali intervenute solo durante il processo. Infine, i giudici hanno confermato che la rinuncia non comporta l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato. La sanzione fiscale si applica infatti esclusivamente nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e spese compensate
La Parte Ricorrente ha impugnato in sede di legittimità la sentenza d'appello. Prima dell'udienza, la medesima parte ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite i propri legali dotati di procura speciale. La Parte Controricorrente ha aderito alla richiesta confermando il raggiungimento di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e disposto la totale compensazione delle spese legali. I giudici hanno inoltre chiarito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Imposta sulle emissioni sonore: rinuncia e spese compensate
Una compagnia aerea ha impugnato i solleciti di pagamento relativi all'imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili richiesti da un ente regionale per le operazioni di decollo e atterraggio. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale sfavorevole alla tesi del vettore aereo. La compagnia ha quindi depositato una formale rinuncia agli atti del giudizio, chiedendo la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia della parte ricorrente e ha stabilito la compensazione delle spese, rilevando la novità della questione al momento della proposizione del ricorso. Inoltre, la Corte ha escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Definizione agevolata: l’imposta si estingue con i pagamenti
Un contribuente ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni per la prima casa su un immobile e sul box auto. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, la parte ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, il cittadino si è avvalso della definizione agevolata, versando integralmente le diciassette rate previste per saldare il debito iscritto a ruolo. La Corte di Cassazione, verificato il tempestivo saldo di tutti gli importi dovuti, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Il completamento dei versamenti per la definizione agevolata assorbe anche i costi del processo, determinando la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: fine della lite sul fondo
Una controversia agraria tra un affittuario e una società proprietaria ha riguardato la cessazione di un contratto di affitto di un terreno e l'obbligo di rilascio del fondo. L'affittuario ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza d'appello. Nelle more della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale. I rispettivi avvocati, muniti di procura speciale, hanno depositato la Rinuncia al ricorso in Cassazione e la relativa accettazione. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza provvedere sulle spese processuali, chiudendo definitivamente la vertenza.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione e la fine della lite
Un cittadino ha impugnato una decisione sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. Nel corso del procedimento, la parte ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione per porre fine alla controversia. Gli avversari costituiti hanno dichiarato di accettare integralmente l'atto di rinuncia. La Corte ha riscontrato il pieno rispetto dei requisiti prescritti dal codice di procedura civile. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. L'accordo espresso tra le parti ha evitato qualsiasi condanna al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso tributario: niente spese extra e causa estinta
Una compagnia aerea ha impugnato l'avviso di accertamento dell'ente regionale relativo all'imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili. La società chiedeva l'annullamento della pretesa fiscale. Durante il giudizio di legittimità davanti alla Corte di Cassazione, la giurisprudenza si è stabilizzata con pronunce favorevoli all'amministrazione finanziaria. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso tributario per evitare l'aggravamento dei costi processuali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno compensato integralmente le spese di lite tra le parti. La motivazione risiede nel fatto che l'orientamento giurisprudenziale sfavorevole è sopravvenuto solo dopo il deposito dell'impugnazione. La Corte ha inoltre escluso il versamento del doppio contributo unificato, misura applicabile esclusivamente nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Frode carosello IVA e rinuncia al ricorso: chi paga le spese
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società l'indebita detrazione d'imposta derivante da una frode carosello IVA con l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Nel corso del giudizio di revocazione in Cassazione, la Società ha depositato atto di rinuncia al ricorso, sostenendo l'esistenza di un accordo conciliativo e il completo pagamento del debito. I giudici hanno tuttavia accertato che la documentazione prodotta dalla Società si riferiva ad altri avvisi di accertamento e a diverse annualità fiscali. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Vista l'assenza di un valido accordo estintivo sulla specifica causa, la Società rinunciante è stata condannata al pagamento integrale delle spese di lite in favore dell'Amministrazione Finanziaria.
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