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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione e stop alla causa sul demanio
Due comproprietarie hanno chiesto la sdemanializzazione di un'area lacustre sulla quale sorgeva la loro abitazione. L'ente demaniale ha respinto l'istanza e i giudici speciali delle acque hanno confermato il diniego. Le cittadine hanno quindi presentato ricorso alla Suprema Corte. Prima dell'adunanza camerale, le parti hanno raggiunto un accordo formale: le proprietarie hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione e l'amministrazione statale ha accettato formalmente tale scelta. Le Sezioni Unite hanno dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere. L'accettazione reciproca della rinuncia ha escluso qualsiasi condanna al pagamento delle spese legali, chiudendo definitivamente il contenzioso immobiliare.
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Contrasto sul ricorso TARI risolto con accordo bonario
Un'azienda commerciale impugna un avviso di pagamento relativo al tributo sui rifiuti emesso da un ente locale per l'anno 2018. I giudici di merito respingono le contestazioni della società sull'esenzione degli imballaggi. L'impresa promuove quindi ricorso per cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo bonario che ridefinisce gli importi dovuti e chiedono la chiusura del procedimento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso TARI per sopravvenuto difetto di interesse, dispone l'integrale compensazione delle spese legali ed esclude l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Discarico automatico dei ruoli: stop alle vecchie cartelle
Un Ente Previdenziale privato ha richiesto all'Agente della Riscossione il pagamento di somme non riversate, derivanti da contributi dovuti e iscritti a ruolo prima del 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto, sostenendo che tali quote erano state cancellate dalla legge di stabilità del 2013. Tale normativa ha introdotto il discarico automatico dei ruoli risalenti per snellire i bilanci pubblici ed eliminare crediti ormai non più riscuotibili. Dopo una serie di contrasti interpretativi, le Sezioni Unite hanno confermato la piena legittimità di questa sanatoria per le cartelle esecutive fino al 31 dicembre 1999. A seguito di questo orientamento consolidato, l'Ente Previdenziale ha formalmente rinunciato al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e condanna alle spese legali
Un'azienda fornitrice ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione una decisione del Consiglio di Stato, che aveva travolto le convenzioni sottoscritte dopo l'annullamento della procedura di gara pubblica. Successivamente, la stessa società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, motivata da sopravvenute decisioni dei giudici di legittimità. Le altre parti in causa non hanno manifestato formale adesione all'atto abdicativo e hanno chiesto la liquidazione delle spese di lite. Le Sezioni Unite hanno dichiarato l'estinzione del procedimento, ribadendo che la rinuncia produce effetti anche senza l'accettazione della controparte. Tuttavia, la Corte ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali, in quanto l'impugnazione risultava destinata all'inammissibilità e non sussistevano elementi per derogare al principio generale della soccombenza.
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Rinuncia al ricorso ed estinzione del debito con il Fisco
Una società contribuente ha impugnato una cartella esattoriale contestando il mancato dettaglio nel calcolo degli interessi applicati dal Fisco. Dopo un esito sfavorevole nel secondo grado di giudizio, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per ottenere l'annullamento dell'atto. Tuttavia, prima dell'udienza fissata, l'azienda ha pagato integralmente il debito tributario ed ha depositato una formale rinuncia al ricorso, sottoscritta personalmente dal legale rappresentante. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del contribuente e del saldo delle somme, dichiarando l'estinzione del procedimento senza addebito di spese legali e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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Liquidazione giudiziale: confermata l’insolvenza societaria
Un ex socio e amministratore ha chiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società a responsabilità limitata per un credito non rimborsato superiore a un milione di euro. Il Tribunale ha dichiarato aperta la procedura concorsuale e la Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo sussistente lo stato di insolvenza. La società ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione del debito societario. Tuttavia, l'impresa debitrice ha successivamente depositato rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e condannato la società ricorrente al pagamento delle spese legali, rilevando l'infondatezza delle contestazioni relative ai finanziamenti dei soci e l'inammissibilità del riesame sui fatti.
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Riconoscimento della qualifica superiore tra accordi
Alcuni dipendenti con inquadramento di Quadro intermedio hanno chiesto il riconoscimento della qualifica superiore di Quadro apicale. I lavoratori hanno basato la propria pretesa su un vecchio accordo sindacale del 1991, sostenendo che le mansioni svolte corrispondessero al livello più elevato. L'azienda ha contestato la domanda affermando che il successivo contratto collettivo nazionale del 2003 ha ridisegnato l'intera classificazione professionale, superando le vecchie intese. Nel corso del giudizio di legittimità, i lavoratori hanno rinunciato formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, ma ha valutato la soccombenza virtuale per regolare le spese di lite. I giudici hanno accertato la totale esaustività del nuovo contratto collettivo, condannando i lavoratori a rimborsare le spese processuali all'azienda.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti col Fisco
L'Agente della Riscossione ha impugnato la sentenza tributaria favorevole al Contribuente, riguardante diciassette cartelle di pagamento per un valore di oltre ventunomila euro. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere bonariamente la lite. Di conseguenza, l'ente creditore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che tale rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per essere valida ed esclude l'obbligo di pagare il doppio del contributo unificato, previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese poiché il contribuente non si è costituito in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue ma costa caro
Nel corso di un giudizio di legittimità tra due società, la parte ricorrente ha inizialmente rifiutato una proposta di definizione accelerata, insistendo per la decisione e depositando una memoria difensiva. Tuttavia, nell'imminenza dell'udienza in camera di consiglio, la stessa società ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la rinuncia, la mancata accettazione della controparte ha spinto i giudici a liquidare le spese di lite. Valutando il comportamento altalenante della ricorrente, la Corte l'ha condannata a pagare le spese processuali in favore del difensore della controparte.
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Definizione agevolata: si estingue la causa TARI senza sanzioni
Un contribuente ha impugnato l'avviso di pagamento della TARI contestando la mancata raccolta dei rifiuti nella propria zona. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Nel frattempo, ha aderito alla definizione agevolata con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, pagando l'intero debito. Avendo estinto il debito, il contribuente ha rinunciato al ricorso per cessato interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, stabilendo che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Una società ha impugnato la decisione d'appello che respingeva le sue domande di nullità di un conto corrente e di tre mutui contro una banca, per mancato assolvimento dell'onere della prova e prescrizione dei diritti restitutori. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla banca. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Caduta su buca stradale: la rinuncia al ricorso in Cassazione
Un pedone, caduto a causa di una buca stradale non segnalata nel centro urbano, ha richiesto il risarcimento dei danni al Comune. Dopo i primi due gradi di giudizio, il danneggiato ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la difesa del ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese poiché l'ente pubblico è rimasto intimato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo sul parco acquatico
Una società di gestione di un parco acquatico ha impugnato gli avvisi di accertamento tributari emessi da un Comune. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo sul pagamento del debito tributario. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Comune, che ha a sua volta rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza spese
Una società immobiliare ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU emessi da un Comune per gli anni 2015 e 2016. Dopo le decisioni sfavorevoli dei giudici di merito, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, a seguito di un accordo conciliativo tra le parti, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Comune con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la rinuncia estingue il processo a prescindere dall'accettazione della controparte, la quale rileva solo per la regolazione delle spese. Avendo le parti concordato la compensazione, i giudici hanno compensato interamente le spese di lite, escludendo anche il raddoppio del contributo unificato per sopravvenuta inammissibilità.
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Estinzione del giudizio tributario: accordo tra parco e Comune
Una società di gestione di un parco acquatico ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un Comune. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo: la società ha pagato il debito e ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune che ha rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, poiché la causa si è conclusa senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al ricorso: l’associazione cede e il Comune vince
Un'associazione ha impugnato un avviso di accertamento del Comune per il pagamento dell'ICI su un complesso immobiliare. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'ente locale ha visto confermata la legittimità dell'atto. L'ente associativo ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, tuttavia, l'associazione ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: come chiudere una lite fiscale senza vinti
Una società riceve dal Comune un avviso di accertamento per il pagamento dell'ICI su un'area fabbricabile. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'azienda propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la società presenta una formale rinuncia al ricorso, sottoscritta anche dal Comune, con l'accordo di dividere le spese legali. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si spegne la lite sull’ICI
Una complessa controversia tributaria tra un Ente Locale e un'Associazione no-profit, relativa all'esenzione ICI per un palazzetto dello sport, si è conclusa davanti alla Suprema Corte senza una decisione di merito. L'Associazione rivendicava l'esenzione d'imposta, mentre il Comune contestava l'uso promiscuo dell'immobile concesso a terzi. Dopo i primi due gradi di giudizio, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia bilaterale ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha preso atto di questo accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite. Di conseguenza, la vicenda si chiude definitivamente senza vincitori né vinti in sede di legittimità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza spese
I Venditori hanno citato in giudizio l'Acquirente per l'inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'appello ha dichiarato nulla la notifica iniziale, rimettendo la causa al primo grado e condannando i Venditori alle spese. Questi ultimi hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna alle spese. Successivamente, i Venditori hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'Acquirente. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese di legittimità e il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo per rinuncia: l’accordo che cancella la lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una controversia civile riguardante un pagamento di somme. Il Creditore e gli Eredi della controparte hanno depositato atti formali di rinuncia al ricorso principale e al ricorso incidentale, regolarmente sottoscritti e accettati da tutti i difensori. Di conseguenza, i giudici hanno preso atto dell'accordo tra le parti, disponendo la compensazione delle spese di lite e l'insussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato. Nessuna delle parti ha quindi ottenuto una vittoria giudiziale di merito, preferendo risolvere la lite in via transattiva.
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