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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Soppressione benefici pensionati: rinunciano e pagano le spese
Un gruppo di pensionati ha fatto causa alla loro ex Azienda per la soppressione di un beneficio storico: la tariffa agevolata sull'energia elettrica. L'Azienda aveva eliminato questo vantaggio tramite un nuovo accordo aziendale. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, i pensionati hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, hanno rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato il processo estinto, rendendo definitiva la sentenza precedente sfavorevole ai pensionati. La vicenda si è conclusa con la conferma della soppressione benefici pensionati e la loro condanna al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso agevolata: valida anche con errori sul modulo
Un contribuente, dopo aver impugnato alcuni avvisi di accertamento, aderisce alla 'rottamazione dei ruoli' durante il processo in Cassazione. Nonostante un'imprecisione nella compilazione del modulo, manifesta una chiara volontà di rinunciare al giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la **Rinuncia al ricorso per definizione agevolata** è un atto che produce effetti quando conosciuto dalla controparte, a prescindere da una formale accettazione. La volontà inequivocabile del contribuente di chiudere la lite prevale su piccoli errori formali. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto e le spese legali compensate tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia a favore del contribuente che ha scelto la via della pace fiscale.
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Tassazione Risarcimento Esproprio: Accordo in Cassazione, Caso Chiuso
Una contribuente riceve un risarcimento dal Comune per l'occupazione illegittima di un terreno. Sulla somma, l'ente applica una ritenuta fiscale del 20%. La cittadina chiede il rimborso all'Agenzia delle Entrate, che però non risponde, generando un silenzio-rifiuto. La controversia sulla legittimità della tassazione del risarcimento da esproprio arriva fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti raggiungono un accordo e rinunciano al ricorso. La Corte, di conseguenza, dichiara l'estinzione del processo, lasciando la questione di diritto irrisolta e stabilendo che ogni parte paghi le proprie spese legali.
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Licenziamento: la detrazione aliunde perceptum non riduce il tetto
Una lavoratrice, licenziata illegittimamente da una compagnia aerea, ottiene la reintegrazione e un risarcimento. La questione arriva in Cassazione per chiarire il calcolo della compensazione, in particolare la corretta applicazione della detrazione aliunde perceptum (redditi da un nuovo lavoro). La Corte stabilisce un principio fondamentale: i nuovi guadagni devono essere sottratti dal danno totale (le retribuzioni perse dal licenziamento alla reintegra). Solo dopo questa operazione si applica il tetto massimo di 12 mensilità. Se il risultato del calcolo è ancora superiore a 12 mesi di stipendio, il lavoratore ha diritto all'intero importo massimo. La Corte ha quindi dato ragione alla lavoratrice, correggendo l'errore del giudice precedente che aveva sottratto l'aliunde perceptum direttamente dal tetto massimo, riducendo ingiustamente il risarcimento.
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Causa chiusa in Cassazione: l’estinzione del procedimento per rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento per rinuncia in una controversia tra un'associazione sportiva e un Comune. Le parti, dopo aver avviato il giudizio finale, hanno deciso di comune accordo di non proseguire. Di conseguenza, la Corte ha preso atto della loro volontà e ha chiuso formalmente il caso senza entrare nel merito della questione e senza decidere sulle spese legali. La precedente decisione della Corte d'Appello diventa così definitiva. Questo caso evidenzia come le parti possano porre fine a una causa in qualsiasi momento, anche in Cassazione, attraverso un atto di rinuncia.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Stop alla Lotta sul Pignoramento
Una coppia di debitori si oppone a un pignoramento immobiliare, ma perde la causa. Decide quindi di fare ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, i debitori presentano una rinuncia al ricorso in Cassazione. La società creditrice accetta la rinuncia. Di conseguenza, la Corte Suprema non entra nel merito della questione, ma si limita a dichiarare il processo estinto. Questa decisione chiude definitivamente il giudizio di Cassazione, rendendo esecutiva la precedente sentenza sfavorevole ai debitori e consentendo alla procedura di pignoramento di proseguire.
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Banca vs Eredi: la causa finisce con l’estinzione per rinuncia
Una lunga disputa tra gli eredi di un correntista e una banca, relativa a clausole di capitalizzazione degli interessi, giunge in Cassazione. Invece di una sentenza nel merito, il caso si conclude in modo inaspettato. Gli eredi, infatti, decidono di ritirare il proprio ricorso. La banca accetta questa decisione. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Questa mossa strategica rende definitiva la precedente sentenza della Corte d'Appello, sfavorevole agli eredi, chiudendo così la vicenda legale.
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Concorso pubblico: rinuncia in Cassazione, addio al posto fisso
Una candidata a un posto pubblico contesta la decisione di una Provincia di non assumerla utilizzando una graduatoria diversa da quella in cui lei era inserita. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, la candidata presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, decide di ritirarsi, presentando una formale rinuncia. La Corte Suprema, prendendo atto della sua volontà, dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente la controversia, rendendo finale la precedente sentenza sfavorevole alla candidata e stabilendo che ogni parte paghi le proprie spese legali.
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Rinuncia al ricorso: medici vincono ma pagano le spese legali
Due medici avevano ottenuto la retrodatazione del loro contratto di lavoro a tempo indeterminato da un'Azienda Sanitaria. Successivamente, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, hanno deciso di ritirarlo. La questione centrale è diventata la 'rinuncia al ricorso e spese legali'. L'Azienda Sanitaria, pur prendendo atto della rinuncia, ha insistito per il pagamento delle proprie spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo ma ha condannato i medici a rimborsare le spese legali all'Azienda. La rinuncia ha reso definitiva la vittoria ottenuta in precedenza, ma ha comportato l'obbligo di pagare i costi dell'ultimo grado di giudizio abbandonato.
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Contributo di bonifica nullo senza prova: il Consorzio rinuncia
Un Consorzio di Bonifica chiedeva a un proprietario il pagamento del contributo di bonifica. Il Contribuente si opponeva, sostenendo che il Consorzio non aveva dimostrato che il suo immobile rientrasse nel 'perimetro di contribuenza', cioè l'area specifica soggetta al tributo. Secondo i giudici, non era sufficiente produrre il generico 'Piano di classifica'. Arrivata in Cassazione, la vicenda si è conclusa in modo inaspettato: il Consorzio ha rinunciato al ricorso, avendo raggiunto un accordo con il Contribuente. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. La vicenda sottolinea l'importanza per il Consorzio di fornire prove precise per giustificare la richiesta del contributo di bonifica.
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Contributo Solidarietà Pensioni: Cassa si arrende e il pensionato vince
Un pensionato si oppone con successo alla trattenuta sulla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà per il triennio 2014-2016. La Cassa di Previdenza, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la stessa Cassa rinuncia al ricorso, prendendo atto di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato a favore dei pensionati. La Corte di Cassazione, di conseguenza, dichiara il ricorso inammissibile. La vittoria del pensionato diventa definitiva: il contributo di solidarietà pensioni era illegittimo e le somme devono essere restituite.
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Proprietà contesa: la causa finisce con una Rinuncia al ricorso
Due comproprietarie agiscono in giudizio per ottenere la restituzione di un immobile e un'indennità per la sua occupazione. Dopo aver perso sia in primo grado che in appello, una delle due decide di portare il caso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la stessa parte presenta una Rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto di questa volontà, non entra nel merito della questione e si limita a dichiarare l'estinzione del processo. La sentenza dei giudici d'appello diventa così definitiva.
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Contributo Solidarietà Illegittimo: Cassa si arrende e pensionato vince
Un professionista si è visto trattenere una somma dalla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. I giudici di primo e secondo grado hanno dichiarato questo prelievo un contributo di solidarietà illegittimo, ordinando alla Cassa di Previdenza di restituire le somme. La Cassa ha inizialmente presentato ricorso in Cassazione, ma in seguito ha rinunciato, riconoscendo l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse. La decisione ha reso definitiva la vittoria del professionista, che ha ottenuto la restituzione del denaro, con spese legali compensate tra le parti.
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Estinzione giudizio per rinuncia: scontro tra aziende finisce senza vincitori
Due grandi aziende, dopo essersi scontrate in tribunale, avevano portato la loro controversia fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, entrambe le parti hanno deciso di fare un passo indietro. La prima azienda ha formalmente rinunciato al suo ricorso e la seconda ha accettato, rinunciando a sua volta al proprio. Di conseguenza, la Corte ha applicato la legge che regola questi casi e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questo significa che il processo si è concluso definitivamente senza un vincitore o un vinto in questa fase. La Corte ha inoltre stabilito che ogni azienda dovesse pagare le proprie spese legali.
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Rinuncia al Ricorso: Cittadino abbandona la causa, il giudizio si estingue
Un cittadino aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che lo vedeva opposto al Ministero della Giustizia. Inaspettatamente, durante il processo, il suo avvocato ha comunicato la volontà di abbandonare la causa. La Corte ha verificato la validità di questo atto, depositato tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questo provvedimento ha chiuso definitivamente il caso senza una decisione nel merito. La Corte ha inoltre stabilito che ogni parte dovesse sostenere le proprie spese legali, compensandole tra loro.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: appello ritirato, causa finita
Una società, dopo aver presentato appello alla Corte di Cassazione, decide di ritirarlo. La Corte Suprema interviene per chiarire le conseguenze di questo atto. La sentenza stabilisce che la rinuncia al ricorso in Cassazione è un atto che produce effetti immediati e determina la fine del processo, senza bisogno che la controparte lo accetti. Questo rende definitiva la sentenza del grado precedente. Inoltre, se la controparte aderisce alla rinuncia, chi ha rinunciato non viene condannato al pagamento delle spese legali. La Corte, quindi, ha dichiarato il processo estinto.
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Socia e Dipendente? Contratto Finto: Restituisce 800.000€
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto rapporto di lavoro fittizio. Una socia, che ricopriva anche le cariche di vice-presidente e amministratore delegato, era stata assunta come dipendente dalla sua stessa azienda. I giudici hanno stabilito l'inesistenza del rapporto di lavoro, evidenziando l'incompatibilità del ruolo di lavoratore dipendente con quello di socio e amministratore che esercita un controllo effettivo sulla società. Manca infatti il requisito fondamentale della subordinazione. Di conseguenza, la lavoratrice è stata condannata a restituire all'azienda, nel frattempo fallita, oltre 800.000 euro di stipendi percepiti. La vicenda si è poi conclusa con un accordo tra le parti, ma il principio sul tema del lavoro subordinato socio amministratore resta confermato.
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Socia-manager e dipendente: rapporto finto, stipendi da restituire
Una socia e amministratrice di un'azienda di famiglia, formalmente assunta anche come 'responsabile di stabilimento', è stata condannata a restituire oltre 800.000 euro di stipendi. I giudici hanno ritenuto il suo rapporto di lavoro subordinato fittizio, data la totale assenza di subordinazione. Essendo contitolare dell'impresa e ricoprendo cariche di vertice come vicepresidente e amministratore delegato, esercitava di fatto il controllo sulla società. Questa situazione ha evidenziato la chiara incompatibilità tra socio amministratore e lavoratore subordinato. Sebbene la manager avesse fatto ricorso in Cassazione, il processo si è estinto per un accordo raggiunto tra le parti, che ha reso definitiva la condanna alla restituzione delle somme.
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Piano di rientro non firmato: il credito svanisce in tribunale
Un professionista ha citato in giudizio una sua ex cliente per ottenere il pagamento di un compenso residuo, portando come prova un 'piano di rientro'. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta perché il documento non era stato firmato dalla cliente. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, evidenziando come un piano di rientro non firmato non costituisca una prova sufficiente del credito. Di fronte a questa debolezza probatoria, il professionista ha rinunciato al ricorso, portando all'estinzione del processo. La cliente, di conseguenza, ha vinto la causa e non ha dovuto pagare la somma richiesta.
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Rinuncia al ricorso e spese legali: l’accordo parziale non basta
Un consorzio, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, decide di rinunciare all'azione legale, chiedendo la compensazione delle spese. Una delle controparti accetta sia la rinuncia sia l'accordo sulle spese. Le altre società, invece, non accettano la proposta di compensazione. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio, ma stabilisce un principio chiave sulla rinuncia al ricorso e spese legali: il consorzio non paga nulla alla società che ha accettato l'accordo, ma è condannato a rimborsare le spese legali a tutte le altre che non avevano dato il loro consenso alla compensazione. La rinuncia non garantisce l'azzeramento dei costi se manca l'accordo di tutti.
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