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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Sanzione per Mobbing: Dipendente si Arrende in Cassazione
Un dipendente pubblico riceve una sanzione disciplinare per mobbing, consistente in 16 giorni di sospensione. La sanzione si basava su fatti già accertati in una precedente sentenza della Corte d'Appello, diventata definitiva. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento disciplinare, sostenendo diverse violazioni procedurali. Tuttavia, una volta giunto davanti alla Corte di Cassazione, ha rinunciato al ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto, rendendo definitiva la sanzione disciplinare per mobbing. La vicenda conferma che una condanna passata in giudicato può legittimamente fondare un'azione disciplinare.
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Apprendistato e Anzianità: Azienda Rinuncia, Vittoria Lavoratori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori contro un'azienda di trasporti. I dipendenti chiedevano il riconoscimento dell'apprendistato per anzianità ai fini degli scatti retributivi, diritto negato da una clausola del contratto collettivo. I lavoratori avevano vinto nei primi due gradi di giudizio. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma in seguito ha dichiarato di rinunciarvi. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per 'sopravvenuto difetto di interesse'. Questa decisione ha reso definitiva la vittoria dei lavoratori, confermando il loro diritto a veder calcolato il periodo di apprendistato nell'anzianità di servizio.
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Doppio contributo unificato: la rinuncia al ricorso salva il Fisco
Una società contribuente, dopo aver pagato il proprio debito con il Fisco, rinuncia al ricorso pendente in Cassazione. La Corte Suprema, nel dichiarare estinto il giudizio, stabilisce un principio fondamentale: la rinuncia volontaria all'impugnazione non fa scattare la sanzione del doppio contributo unificato. Questa misura punitiva, infatti, si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Essendo una norma eccezionale, non può essere interpretata in modo estensivo. Di conseguenza, il contribuente che abbandona la causa evita di pagare l'ulteriore importo, con un significativo risparmio economico.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: il Comune evita la sanzione
Una cittadina fa causa a un Comune per la sopraelevazione di un edificio confinante che viola le distanze e le altezze, causando la perdita della vista lago. Il Comune, dopo aver perso nei gradi di merito, presenta ricorso in Cassazione ma in seguito vi rinuncia. La Corte Suprema chiarisce un importante principio: la rinuncia al ricorso per Cassazione estingue il processo ma non fa scattare l'obbligo di pagare il doppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia, che è una scelta volontaria della parte.
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Estinzione del Giudizio: Causa in Cassazione Finisce con Accordo
Una società aveva presentato ricorso in Cassazione contro altre due società. Tuttavia, prima che la Corte potesse emettere una sentenza, tutte le parti coinvolte hanno presentato atti di rinuncia ai rispettivi ricorsi, accordandosi anche perché ciascuna pagasse le proprie spese legali. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. La vicenda si è quindi conclusa con un accordo che ha posto fine al processo all'ultimo grado, senza un vincitore né un vinto, ma con la chiusura definitiva della controversia legale.
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Prescrizione contributi INPS: Eredi rinunciano, processo estinto
Gli eredi di un contribuente si opponevano a una cartella di pagamento per contributi agricoli risalenti agli anni '80, sostenendo la prescrizione dei contributi INPS e la decadenza dell'ente dal diritto di riscuoterli. Secondo gli eredi, l'INPS non poteva avanzare pretese dopo quasi trent'anni, anche perché il debitore non era più tenuto a conservare la documentazione dei pagamenti. Tuttavia, giunti in Corte di Cassazione, gli eredi hanno presentato una rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, chiudendo il caso senza decidere nel merito della questione. La vicenda si è quindi conclusa per una scelta processuale, senza stabilire se i contributi fossero effettivamente prescritti.
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Condanna a 150.000€: la Rinuncia al ricorso in Cassazione
Un professionista, condannato a restituire 150.000 euro a due clienti per grave inadempimento contrattuale, aveva impugnato la decisione sfavorevole. Giunto davanti alla Corte Suprema, ha però cambiato strategia. Con un atto formale, ha presentato una Rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dai clienti. La Corte ha quindi dichiarato il processo estinto, senza decidere nel merito. Questa mossa ha reso la condanna al pagamento di 150.000 euro definitiva e non più contestabile. Le parti hanno inoltre concordato di dividere le spese legali.
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Diritto di Passaggio Negato: Causa Finita per Rinuncia in Cassazione
Un proprietario aveva citato in giudizio un vicino per ottenere il riconoscimento di una servitù di passaggio e parcheggio, basata su un contratto preliminare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo: il ricorrente ha ritirato il suo appello e la controparte ha accettato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. La decisione chiude definitivamente la controversia, rendendo finale la sentenza precedente che negava la servitù e dimostrando come un accordo possa porre fine a una lite anche nella fase finale del processo.
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Banca rinuncia in Cassazione: processo estinto senza costi
Una banca aveva presentato ricorso in Cassazione contro il curatore fallimentare di una società. Successivamente, la stessa banca ha deciso di ritirare il proprio ricorso. La Corte Suprema ha quindi preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Questa decisione ha chiuso la causa senza entrare nel merito della questione. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la banca non dovesse pagare né le spese legali alla controparte, la quale non si era difesa, né l'ulteriore contributo unificato, una tassa aggiuntiva solitamente dovuta in caso di rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: azienda si ritira, la sentenza diventa finale
Un'Azienda aveva impugnato un avviso di pagamento per la tassa sui rifiuti (TARES) emesso da un Comune. Arrivata in Corte di Cassazione, l'Azienda ha deciso di ritirarsi dal giudizio. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione della controparte per essere valido. Questa rinuncia provoca l'immediata estinzione (chiusura) del processo e rende definitiva la sentenza del grado precedente. Di conseguenza, il giudizio si è concluso e la Corte ha disposto che ogni parte pagasse le proprie spese legali per questa fase.
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Tassa Rifiuti: Accordo col Comune porta all’estinzione del giudizio
Un'azienda ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU) emessi da un Comune per diverse annualità. Dopo aver ottenuto una parziale vittoria in appello, l'azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'azienda ha rinunciato al ricorso e la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa decisione dimostra come un accordo tra le parti possa chiudere definitivamente una lite tributaria, rendendo superflua una sentenza.
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Accordo Privato batte Causa Fiscale: Inammissibilità del Ricorso
Un Comune e un'Azienda si scontrano in tribunale per il pagamento della TARI. Giunti in Cassazione, le parti raggiungono un accordo privato per chiudere la disputa. Nonostante la rinuncia formale al processo presenti dei difetti, la Corte Suprema dichiara la fine del giudizio. La sentenza stabilisce un principio importante: l'accordo tra le parti dimostra la loro mancanza di interesse a continuare la causa. Questo determina l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso. Di conseguenza, il processo si estingue e ogni parte paga le proprie spese legali, rendendo definitivo il loro accordo privato.
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TARI: Accordo tra Comune e Azienda estingue il processo in Cassazione
Un'Azienda impugnava un avviso di pagamento per la TARI (tassa sui rifiuti) emesso da un Comune, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. Il Comune decideva di ricorrere in Cassazione. Tuttavia, durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il Comune ha presentato una formale **rinuncia al ricorso per cassazione**, accettata dall'Azienda. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia. Le spese legali sono state compensate, lasciando che ogni parte pagasse i propri avvocati.
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Rinuncia al Ricorso: Evita il Doppio Contributo Unificato
Un professionista, dopo aver perso la causa per il pagamento delle sue prestazioni contro una società, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, decide di ritirare l'impugnazione. La Corte Suprema chiarisce un principio fondamentale: la regola che impone il pagamento di un doppio contributo unificato alla parte che perde l'appello non si applica in questo caso. La sentenza stabilisce che la relazione tra rinuncia al ricorso e contributo unificato è di esclusione reciproca, poiché il raddoppio della tassa è una sanzione per le impugnazioni infondate, non per chi sceglie di porre fine alla lite. Il giudizio si è quindi estinto senza costi aggiuntivi per il ricorrente.
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Rinuncia al Ricorso: Lavoratori Scuola Perdono e Pagano le Spese
Un gruppo di lavoratori del settore scolastico aveva fatto causa al Ministero per l'abuso di contratti a termine, chiedendo la stabilizzazione e un risarcimento. Arrivati in Cassazione, i lavoratori hanno però presentato una rinuncia al ricorso. Sebbene la rinuncia non fosse formalmente perfetta, la Corte ha stabilito che essa dimostra in modo inequivocabile la mancanza di interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i lavoratori sono stati condannati a pagare le spese legali al Ministero. La sentenza chiarisce che abbandonare un'azione legale ha un costo, anche se l'atto di rinuncia presenta dei difetti formali.
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Estinzione del processo: ritira l’appello e la sentenza è finale
Un soggetto aveva presentato ricorso in Cassazione contro una Società per contestare una sentenza che regolava le spese legali di una causa precedente. Tuttavia, prima che la Corte potesse decidere, lo stesso soggetto ha formalmente ritirato il proprio ricorso. Di conseguenza, i giudici non hanno esaminato il merito della questione. Hanno semplicemente preso atto della volontà del ricorrente e dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente il caso, rendendo finale la sentenza precedente che era stata impugnata.
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Diploma e GAE: Docente Rinuncia al Ricorso, Causa Estinta
Una docente, in possesso del diploma magistrale conseguito prima del 2002, aveva avviato una causa contro il Ministero dell'Istruzione per ottenere l'inserimento in graduatorie ad esaurimento (G.A.E.). Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la docente ha rinunciato al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione non ha esaminato il merito della questione, ma ha semplicemente dichiarato l'estinzione del giudizio. L'esito pratico è che la precedente sentenza sfavorevole è diventata definitiva, chiudendo la vicenda per la ricorrente.
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Appello contro il Fisco: l’estinzione del processo per rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una causa tra alcuni cittadini e l'Agenzia delle Entrate. I cittadini, dopo aver presentato ricorso, hanno deciso di ritirarlo. L'Agenzia delle Entrate ha accettato formalmente questa rinuncia. Di conseguenza, i giudici hanno chiuso il caso senza entrare nel merito della questione. Il principio stabilito è che la rinuncia al ricorso, se accettata dalla controparte, determina la fine del procedimento. Poiché le parti si sono accordate anche per la compensazione delle spese legali, la Corte non ha emesso alcuna condanna al pagamento.
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Causa inutile? Inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni candidati a un concorso pubblico. Durante il processo, nuove norme hanno permesso loro di partecipare ad altre procedure di assunzione, rendendo di fatto inutile il ricorso originario. La Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per 'sopravvenuta carenza di interesse'. Questo principio stabilisce che una causa non può proseguire se la parte che l'ha avviata non ha più un vantaggio concreto da ottenere. La sentenza chiarisce che questa situazione, non dipendendo dalla volontà dei ricorrenti, è diversa dalla rinuncia e non comporta sanzioni economiche. La causa si è quindi conclusa con l'inammissibilità e la compensazione delle spese legali.
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Lavoratrici vs Ministero: Causa Estinta per Rinuncia dopo Nuova Legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia in una causa tra alcune lavoratrici del settore pubblico e il Ministero. Le lavoratrici avevano inizialmente presentato ricorso, ma successivamente hanno perso interesse a proseguire. La ragione di questo cambiamento è stata l'introduzione di nuove leggi che prevedevano concorsi straordinari per l'assunzione, offrendo loro una via alternativa per ottenere ciò che chiedevano. Di conseguenza, hanno formalmente rinunciato all'azione legale. La Corte ha preso atto della rinuncia, ha chiuso il caso e ha deciso che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali, data la spontaneità della desistenza motivata da eventi esterni.
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