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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso Tributario: L’Autotutela Estingue la Controversia
L'Amministrazione Fiscale aveva contestato a un'Azienda Assicurativa l'omessa autofatturazione di commissioni legate a contratti di coassicurazione. Dopo vari gradi di giudizio, l'Azienda Assicurativa aveva presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, l'Amministrazione Fiscale ha successivamente annullato il proprio atto di contestazione tramite autotutela. Di conseguenza, l'Azienda Assicurativa ha presentato una rinuncia al ricorso tributario, accettata dall'Amministrazione Fiscale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo, con spese compensate tra le parti. Questo caso evidenzia l'importanza della rinuncia al ricorso quando viene meno l'oggetto della controversia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince sul vizio di procura
Un cittadino straniero ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione il diniego della protezione internazionale emesso dal Tribunale. Successivamente alla discussione della causa ma prima della decisione finale, il richiedente ha depositato un formale atto di rinuncia agli atti del giudizio. I Supremi Giudici hanno rilevato una grave irregolarità formale nella procura speciale rilasciata all'avvocato, la quale non rispettava le prescrizioni speciali di legge e avrebbe comportato l'inammissibilità del ricorso. Nonostante questo vizio insanabile, la Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione prevale sempre sui vizi processuali preesistenti. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il contenzioso senza condanna alle spese per mancata difesa del Ministero.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinto il giudizio
Un cittadino straniero ha promosso ricorso per cassazione contro il Ministero dell'Interno per contestare la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa del ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia agli atti. La Suprema Corte ha preso atto della volontà espressa dalla parte privata. I giudici hanno quindi applicato le norme procedurali vigenti in materia di abbandono dell'azione giudiziaria. La decisione ha sancito la definitiva chiusura della lite. Con specifica ordinanza, la Corte ha dichiarato la piena estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso per cassazione.
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Rischio di confusione tra marchi: lite estinta per rinuncia
Una multinazionale ha contestato la registrazione di un nuovo segno distintivo composto dalla parola comune per i libri preceduta da un termine legato alla scalata. L'azienda sosteneva che esistesse un evidente rischio di confusione tra marchi con i propri segni già registrati a livello internazionale. Gli organi amministrativi hanno rigettato l'opposizione, rilevando la natura debole e comune della parola finale e la forza distintiva del prefisso iniziale. La multinazionale ha proposto ricorso alla Suprema Corte, ma ha successivamente depositato formale atto di rinuncia, prontamente accettato dalla controparte. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa e hanno dichiarato estinto il processo, escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della società rinunciante.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite discografica
Un celebre autore musicale ha promosso una causa contro note case discografiche ed emittenti radiotelevisive per controversie legate a contratti editoriali e diritti d'autore. Dopo vari gradi di giudizio, l'artista ha impugnato la decisione sfavorevole della Corte di Appello proponendo ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, il musicista ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. Le società resistenti hanno accettato espressamente tale rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'accordo tra le parti, dichiarando la totale estinzione del giudizio. La Corte ha inoltre stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese legali, chiudendo definitivamente la controversia senza alcun addebito economico tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione tra Ente e ISTAT
Un Ente pubblico ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato riguardante l'inserimento nell'elenco delle amministrazioni pubbliche dell'Istituto nazionale di statistica. L'Ente ha contestato un presunto eccesso di potere giurisdizionale dinanzi alle Sezioni Unite civili. Tuttavia, prima dell'adunanza camerale, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia, prontamente accettato dall'amministrazione resistente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato concluso il procedimento per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, prendendo atto dell'accordo tra le parti anche in merito alla compensazione integrale delle spese di lite.
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Fisco contro contribuenti: la rinuncia al ricorso per cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento di imposte a un contribuente e a due società commerciali. I contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione e hanno ottenuto ragione davanti ai giudici tributari regionali, i quali hanno annullato la pretesa fiscale. Il Fisco ha inizialmente impugnato la decisione, ma ha successivamente annullato in autotutela il proprio atto a seguito di interventi legislativi e costituzionali chiarificatori. L'Avvocatura dello Stato ha quindi notificato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato estinto il procedimento, confermando la vittoria definitiva dei contribuenti e disponendo la compensazione integrale delle spese di lite a causa del mutato quadro normativo.
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Definizione agevolata contro Fisco: stop definitivo alla causa
La Società contribuente riceveva un atto sanzionatorio per questioni IVA relative all'anno 2003 e decideva di presentare ricorso per cassazione contro l'amministrazione finanziaria. Successivamente, la Società ha aderito alla definizione agevolata per sanare la vertenza fiscale e ha notificato formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno preso atto dell'accordo e hanno dichiarato l'estinzione definitiva del processo, stabilendo l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza sanzioni
Nel corso di una controversia originata da una vendita, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite il proprio difensore munito di procura speciale. La controparte ha accettato espressamente la rinuncia concordando la compensazione integrale delle spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento senza esaminare il merito della lite. Tale esito ha escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato a carico della parte rinunciante. La vicenda si è conclusa con l'abbandono consensuale del contenzioso prima della pronuncia definitiva.
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Recesso dal contratto di appalto: lite chiusa con accordo bonario
Una società committente affidava i lavori di adeguamento antincendio di un albergo a un'impresa esecutrice. A causa dei forti ritardi nei lavori, la committente esercitava il recesso dal contratto di appalto ai sensi dell'art. 1671 c.c. e chiedeva il risarcimento danni. L'appaltatore agiva per ottenere il pagamento delle opere eseguite e l'indennizzo per il mancato guadagno. La causa approdava in Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei precedenti gradi di giudizio su importi, penali e compensi. Prima della decisione di legittimità, le parti hanno sottoscritto un accordo bonario per risolvere ogni pendenza, depositando formale atto di rinuncia e accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta transazione, disponendo la compensazione totale delle spese di lite.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop al ricorso
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto a seguito dell'attività lavorativa svolta. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando il diritto ormai prescritto. Il conteggio del termine di dieci anni partiva infatti dalla data di presentazione della domanda all'istituto assicuratore e non dal provvedimento finale. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il calcolo della prescrizione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato un atto formale di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno confermato l'efficacia immediata della rinuncia, dichiarando estinto il giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Estinzione del giudizio di cassazione: stop alla lite
La controversia di lavoro giunta all'ultimo grado di giudizio si è conclusa anticipatamente. Una delle parti o entrambe hanno formalizzato la rinuncia o l'accordo che supera il contenzioso in corso. La Suprema Corte ha verificato il venire meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Il provvedimento chiude definitivamente il procedimento senza necessità di ulteriori passaggi procedurali e senza riesaminare la sentenza d'appello impugnata, rendendo definitivo l'assetto stabilito o concordato.
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Lite Fiscale Chiusa: Rinuncia al Ricorso Tributario
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale per imposte non versate. Dopo due gradi di giudizio contrari, l'azienda si rivolge alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza della lite, la società raggiunge un accordo transattivo con l'ente impositore per definire il debito. La contribuente deposita formale rinuncia al ricorso tributario e l'amministrazione finanziaria aderisce alla richiesta. I giudici di legittimità dichiarano estinto il processo per cessazione della materia del contendere. La Corte dispone l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti e chiarisce che la società non deve versare il doppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a seguito dell'accordo pacifico.
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Rinuncia al ricorso: lite sui compensi e spese azzerate
Un professionista legale ha impugnato in Cassazione il provvedimento del tribunale relativo ai propri compensi professionali dovuti da una società di trasporti. Durante il procedimento di legittimità, il legale ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La società controricorrente ha notificato la propria formale accettazione di tale atto. La Suprema Corte ha verificato il pieno rispetto dei requisiti di legge e l'adesione della controparte, dichiarando l'estinzione del processo. A seguito dell'accettazione congiunta, i giudici non hanno disposto alcuna condanna per le spese di lite.
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Fisco e risarcimento per perdita di chance: niente tasse
Un medico ospedaliero ha stipulato un accordo transattivo con l'azienda sanitaria per ottenere un risarcimento economico. L'ente sanitario non aveva attivato i fondi di risultato previsti dal contratto collettivo, negando al professionista l'opportunità di incrementare i propri guadagni. L'amministrazione finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte su tale importo. I giudici tributari di appello hanno invece confermato l'esenzione fiscale, qualificando la somma come indennizzo per danno emergente. L'ente impositore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, consolidando l'esenzione dalle imposte per la somma corrisposta al lavoratore a titolo di risarcimento per perdita di chance.
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Violazione distanze legali: dalla lite all’accordo
Alcuni proprietari hanno avviato un'azione giudiziaria lamentando la violazione delle distanze legali per un fabbricato in costruzione sul confine. L'opera impediva luce e veduta, spingendo i vicini a chiedere la demolizione e il risarcimento dei danni. In secondo grado, i giudici hanno ordinato l'arretramento dell'immobile a cinque metri dal confine oltre al pagamento degli indennizzi. I costruttori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno stipulato un atto pubblico notarile transattivo con reciproche concessioni e costituzione di servitù, rinunciando a ogni pretesa. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, azzerando le spese processuali.
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Indennizzo Legge Pinto negato se la causa è palesemente infondata
Un'erede ha richiesto l'indennizzo Legge Pinto per la durata eccessiva di un giudizio previdenziale avviato dalla madre defunta e rimasto fermo per anni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda a causa della manifesta infondatezza della pretesa e della colpevole inerzia della parte. L'erede ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I giudici Supremi hanno dichiarato l'atto inammissibile per difetto di procura speciale, rilasciata molti anni prima del provvedimento impugnato, e per la mancata contestazione della reale motivazione di rigetto. La Corte ha condannato la ricorrente a pagare le spese legali in favore del Ministero.
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Equa riparazione Legge Pinto: negato l’indennizzo all’erede
Un'erede ha richiesto l'indennizzo per equa riparazione Legge Pinto a causa dell'eccessiva durata di una causa pensionistica avviata dal suo dante causa. La Corte d'Appello ha respinto la domanda: l'originario ricorrente conosceva già la manifesta infondatezza della pretesa, respinta nel merito molti anni prima. L'erede ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La procura speciale all'avvocato risultava rilasciata molti anni prima del provvedimento impugnato ed era del tutto generica. Inoltre, la consapevolezza del dante causa sull'esito negativo della causa esclude qualunque patema d'animo risarcibile.
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Rinunzia al ricorso tributario: lite fiscale chiusa
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società imposte e sanzioni per quasi venti milioni di euro relative a perdite su crediti e operazioni ritenute inesistenti. Dopo la sentenza d'appello, che ha ridotto le sanzioni a quarantacinquemila euro, il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. In seguito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale. L'Agenzia delle Entrate ha depositato l'atto formale di rinunzia al ricorso tributario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo. I giudici hanno chiarito che l'accettazione del contribuente non è indispensabile: la rinuncia fa passare la sentenza in giudicato ed estingue immediatamente l'interesse a proseguire la lite giudiziaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a lite e doppio contributo
La controversia nasceva dalla vendita delle quote di una società di ristorazione. I venditori lamentavano il mancato subentro degli acquirenti in una garanzia bancaria. Gli acquirenti chiedevano invece l'annullamento del contratto, contestando l'incompletezza della situazione patrimoniale societaria allegata alla cessione. Dopo il rigetto delle domande nei gradi di merito, gli acquirenti presentavano ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del procedimento di legittimità, le parti raggiungevano un accordo transattivo per chiudere la contesa. I ricorrenti formalizzavano quindi la rinuncia al ricorso per cassazione. I Giudici Supremi hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta transazione. La Corte ha inoltre chiarito che la rinuncia esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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