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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: azienda condannata
I lavoratori citano l'azienda per ottenere il computo del periodo di apprendistato negli scatti di anzianità. I giudici di merito accertano il loro diritto e condannano il datore di lavoro al pagamento delle somme maturate. L'azienda propone impugnazione, ma successivamente notifica un atto per abbandonare la causa, depositando solo le ricevute di notifica e non il documento formale. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per cassazione, pur priva delle formalità di legge per dichiarare l'estinzione, dimostra l'assenza di utilità a proseguire il processo. La società perde la lite e deve pagare le spese legali ai dipendenti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop a spese e doppio costo
Un garante contesta la validità di alcune fideiussioni bancarie per violazione della normativa antitrust e impugna la decisione sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione. Prima della discussione, il garante deposita formale atto di rinuncia e la società di recupero crediti accetta tale scelta. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. L'accettazione reciproca azzera le spese processuali tra le parti. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: lite fiscale estinta e spese compensate
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori redditi a un contribuente a seguito di un acquisto immobiliare. Dopo una pronuncia sfavorevole in sede di legittimità, il contribuente ha promosso un giudizio per revocazione contro la decisione della Suprema Corte. Dopo le valutazioni preliminari del giudice relatore, il contribuente ha scelto di depositare formale rinuncia al ricorso tramite il proprio difensore. L'atto è stato notificato tempestivamente all'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà difensiva e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre disposto l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti ed escluso il versamento del doppio contributo unificato.
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Lavoro subordinato tra coniugi: ricorso tardivo e costi
Una lavoratrice ha citato in giudizio il marito per ottenere il riconoscimento formale di un rapporto di lavoro subordinato tra coniugi all'interno dell'attività coniugale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la totale mancanza di prove sull'effettivo vincolo di subordinazione gerarchica. La donna ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, depositando tardivamente un atto di rinuncia a seguito di un accordo transattivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la notifica dell'impugnazione è avvenuta oltre il termine decadenziale di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello, mentre la rinuncia è intervenuta oltre la data dell'adunanza camerale. La ricorrente perde definitivamente il giudizio ed è condannata al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chiusura fallimento ed esito
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per compensi professionali e relativi interessi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il privilegio per la quota capitale, ma hanno declassato gli interessi a credito chirografario semplice. Il creditore ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, la procedura fallimentare è stata dichiarata formalmente chiusa. Preso atto della chiusura, il professionista ha notificato e depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità hanno accertato la validità dell'atto e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte non ha liquidato spese legali contro la parte e ha escluso il raddoppio del contributo unificato a suo carico.
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Accertamento IMU: rinuncia al ricorso tributario ed estinzione
Un ente consortile ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la vertenza è approdata davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo bonario extragiudiziale per definire la controversia fiscale. Il contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso tributario e l'ente locale ha aderito alla richiesta. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese legali. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, chiarendo che tale sanzione economica non si applica quando la causa si estingue per sopravvenuto accordo transattivo.
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Rinuncia al ricorso tributario: accordo ed estinzione
Un ente consortile ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, l'ente ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per definire la vertenza. Di conseguenza, il contribuente ha formalizzato la rinuncia al ricorso tributario, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese legali. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo in caso di impugnazioni dilatorie respinte e non in caso di accordo transattivo.
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Cessione marchi e Fisco: estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due contribuenti maggiori imposte sui redditi personali per l'anno 2004, derivanti dalla cessione di asset immateriali di loro proprietà. Dopo un lungo contenzioso di merito, la controversia è giunta in Corte di Cassazione tramite ricorsi contrapposti. Prima della decisione finale, entrambe le parti hanno formalizzato reciproci atti di rinuncia alle rispettive impugnazioni, concordando la compensazione integrale delle spese legali. I giudici di legittimità hanno accertato la regolarità delle dichiarazioni e hanno pronunciato l'estinzione del giudizio tributario. La Corte ha inoltre stabilito che i contribuenti non devono versare il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria inapplicabile in caso di accordo e chiusura anticipata della lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: serve la notifica
Un istituto di credito ha promosso un giudizio contro una società e ha successivamente depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. La banca ha tuttavia omesso di notificare tale atto alla controparte o di comunicarlo al suo difensore. La Corte di Cassazione ha accertato il mancato rispetto delle formalità di legge e ha sospeso la definizione del giudizio. I giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria con cui hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo alla banca trenta giorni per notificare l'atto di rinuncia alla società.
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Locazione transitoria: da affitto breve a contratto quadriennale
Un locatore e un'inquilina stipulano un accordo per una locazione transitoria. Il proprietario agisce in giudizio per ottenere la liberazione dell'immobile alla scadenza breve, ma i giudici riscontrano l'assenza dei requisiti temporanei e dichiarano la nullità parziale del patto. La durata del contratto si estende automaticamente a quattro anni con rinnovo, calcolati a partire dalla data di stipula originaria e non dalla sentenza. Dopo le decisioni di merito, l'inquilina propone ricorso in sede di legittimità per poi depositare formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del procedimento senza addebitare spese.
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Regolamento di confini e spese: vittoria ma ricorso inammissibile
Un proprietario terriero ha promosso un'azione di regolamento di confini contro i confinanti per correggere una recinzione errata. I confinanti hanno quindi chiamato in garanzia la precedente venditrice chiedendo una riduzione del prezzo d'acquisto del terreno. Mentre la rettifica del confine è divenuta definitiva a favore del proprietario originario, la Corte d'Appello ha escluso qualsiasi riduzione del prezzo a carico della venditrice, compensando tuttavia le spese legali. La venditrice ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il rimborso delle spese legali. Successivamente, la donna ha rinunciato all'azione verso gli acquirenti, mantenendo il contenzioso solo contro l'originario attore. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto verso i vicini e inammissibile verso il primo proprietario per sopravvenuta carenza di interesse.
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Accertamento fiscale ed estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società e ai suoi soci dopo un controllo basato sugli studi di settore, rideterminando i ricavi dichiarati e recuperando maggiori imposte. Dopo vicende alterne nei primi due gradi di merito, i contribuenti hanno presentato ricorso per cassazione. Nelle more del procedimento, la società e i soci hanno aderito alla procedura di definizione agevolata dei carichi tributari e hanno notificato all'ente impositore un formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha rilevato la piena validità della rinuncia, considerando irrilevante un mero errore materiale nel numero di ruolo indicato nell'atto. I giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio tributario senza disporre alcuna condanna alle spese legali.
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Gratuito patrocinio: stop al pagamento statale se il reddito sale
Un difensore ha impugnato il provvedimento con cui i giudici hanno respinto la liquidazione del proprio compenso professionale. La revoca del beneficio del gratuito patrocinio, causata dal superamento delle soglie di reddito da parte dei clienti assistiti segnalata dal Fisco, ha privato l'avvocato della copertura statale. La decisione iniziale ha stabilito l'obbligo del professionista di richiedere i compensi direttamente ai clienti e non più all'Erario. Il legale ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte sostenendo la tempestività delle comunicazioni reddituali. Successivamente, lo stesso professionista ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori sanzioni o spese processuali, confermando la chiusura definitiva del contenzioso.
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Decadenza per non uso del marchio tra contestazione e rinuncia
Una società commerciale ha avviato una causa legale per ottenere la decadenza per non uso del marchio registrato da un'azienda concorrente. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, poiché la richiedente non ha fornito la prova del mancato utilizzo del segno distintivo e la controparte ha invece dimostrato l'uso effettivo sul mercato. La società attrice ha presentato ricorso in Cassazione per contestare tale verdetto. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, la stessa società ha depositato formale atto di rinuncia all'impugnazione, prontamente accettato dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia regolare e ha dichiarato la formale estinzione del processo, confermando in via definitiva la validità e la tutela del marchio registrato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza raddoppio del contributo
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione, notificando l'atto alla controparte. Successivamente, il medesimo soggetto ha depositato formale atto telematico per formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. Le controparti intimate non hanno depositato memorie difensive né svolto alcuna attività nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha verificato la piena regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione della causa. I giudici hanno inoltre stabilito che non sussistono le condizioni per addebitare le spese processuali e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante, trattandosi di misura sanzionatoria riservata solo al rigetto, all'inammissibilità o all'improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso tributario: niente spese dopo la sanatoria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un lavoratore autonomo maggiori ricavi tramite l'applicazione di parametri fiscali. La Commissione Tributaria Regionale ha rideterminato l'imponibile a carico del professionista. Il Contribuente ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione. Successivamente, il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata del debito e ha notificato formale rinuncia al ricorso tributario tramite posta elettronica certificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento per intervenuta rinuncia. I giudici supremi hanno disposto la compensazione integrale delle spese di lite, stabilendo che la chiusura della vertenza mediante sanatoria fiscale giustifica pienamente il mancato addebito delle spese legali a carico del cittadino.
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Lite sulla servitù: la rinuncia al ricorso per cassazione chiude la causa
Una disputa immobiliare in materia di servitù era approdata davanti alla Corte di Cassazione a seguito dell'impugnazione proposta dal ricorrente e del conseguente controricorso con impugnazione incidentale della controparte. Poco prima della discussione in udienza pubblica, entrambe le parti hanno depositato un atto di reciproca rinuncia alle rispettive impugnazioni, debitamente sottoscritto dai litiganti e dai rispettivi avvocati, chiedendo la compensazione integrale delle spese. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione ha efficacia immediata ed estingue il processo senza bisogno di accettazione altrui. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il procedimento senza addebitare spese legali aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso tributario: lite chiusa e niente sanzioni
Una società impugna gli avvisi di accertamento ICI emessi da un Comune per due annualità fiscali. Dopo i gradi di merito favorevoli all'amministrazione comunale, la società propone ricorso per Cassazione. Nelle more del procedimento, le parti raggiungono un accordo transattivo per definire la vertenza. La società deposita quindi formale rinuncia agli atti del giudizio e il Comune manifesta la propria adesione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso tributario, compensando integralmente le spese legali tra le parti. I giudici escludono inoltre il raddoppio del contributo unificato a carico del contribuente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta per l’Ente
L'Ente di Riscossione ha promosso impugnazione contro la decisione favorevole ottenuta dalla Procedura Fallimentare e dall'Ente Previdenziale. Durante il procedimento dinanzi alla Suprema Corte, l'Ente impositore ha depositato formale atto di rinuncia, regolarmente notificato a tutte le parti costituite. La Suprema Corte ha preso atto della volontà dismissiva del ricorrente. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato formalmente estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, rendendo definitiva la sentenza emessa nei gradi precedenti senza necessità di esaminare i motivi dell'impugnazione.
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Fondo patrimoniale e azione revocatoria: il creditore vince
Due coniugi hanno costituito un fondo patrimoniale conferendo beni immobili di proprietà esclusiva. L'ente creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per tutelare i propri crediti e sottrarre i beni al vincolo di destinazione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore, dichiarando l'inefficacia del fondo. I debitori hanno quindi proposto ricorso per cassazione per contestare la decisione. Nelle more del procedimento, i coniugi hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso e l'ente creditore ha accettato tale rinuncia concordando la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. La pronuncia consolida il principio per cui il tema 'fondo patrimoniale e azione revocatoria' richiede rigore nella tutela dei crediti, rendendo definitiva l'inefficacia dell'atto di segregazione.
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