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Art. 316-ter Codice Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 316-ter Codice Penale

Frode fiscale e truffa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi fraudolenta per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (frode fiscale) e non quello di truffa aggravata. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che la normativa tributaria prevale su quella generale, anche in presenza di complesse attività preparatorie. Poiché nel caso di specie l'importo evaso era inferiore alla soglia di punibilità, il reato non è stato considerato punibile e il sequestro preventivo è stato annullato.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e la domanda del PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari. La Corte ha stabilito che la richiesta del Pubblico Ministero, anche se formulata con rinvio ad altri atti (per relationem), era sufficientemente chiara nel domandare sia un sequestro impeditivo sia uno finalizzato alla confisca. Di conseguenza, il provvedimento del Giudice non è risultato 'ultra petita' (oltre la richiesta) e il sequestro è stato ritenuto legittimo, confermando che una motivazione insufficiente del decreto originario può essere validamente integrata dal Tribunale del Riesame.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro una misura di arresti domiciliari per reati con aggravante mafiosa. L'indagato sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari dato il tempo trascorso dai fatti. La Corte ha stabilito che la pendenza di altri procedimenti per reati simili dimostra la persistenza del pericolo, rendendo irrilevante il lasso temporale.
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Termine impugnazione: ricorso tardivo e inammissibile
Due individui, inizialmente assolti per l'indebita percezione di sussidi di disoccupazione, sono stati condannati in appello. Hanno presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che il termine impugnazione era scaduto, essendo il ricorso stato depositato con dieci giorni di ritardo. L'estensione del termine prevista per gli imputati giudicati in assenza non è stata concessa poiché il processo d'appello si era svolto con rito scritto non partecipato.
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Sequestro per equivalente: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza stabilisce un principio fondamentale in materia di sequestro per equivalente: i beni personali dell'amministratore possono essere aggrediti solo in via subordinata, cioè dopo aver accertato l'incapienza del patrimonio della società che ha direttamente beneficiato del profitto del reato. La Corte ha inoltre censurato la mancata verifica della competenza territoriale e l'assenza di motivazione sul 'periculum in mora'.
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Reddito di cittadinanza: condanna e reato specifico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di tre individui condannati per aver ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare precedenti penali ostativi. La Corte ha riqualificato il reato, escludendo la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e affermando la configurabilità del delitto specifico previsto dall'art. 7 del D.L. n. 4/2019. Pur confermando la responsabilità penale, la sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione in base alla corretta fattispecie di reato.
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Contributi a fondo perduto: attività cessata e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche a carico di un'imprenditrice che aveva richiesto e ottenuto contributi a fondo perduto pur avendo di fatto cessato la propria attività. La sentenza chiarisce che, per accedere a tali aiuti, non è sufficiente il requisito formale della partita IVA attiva, ma è necessario quello sostanziale dell'effettivo esercizio dell'attività d'impresa. L'erronea convinzione di avere diritto ai fondi non esclude il reato, configurandosi come un errore di diritto inescusabile.
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Reddito di cittadinanza: Cassazione, no abolitio criminis
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'abrogazione della norma incriminatrice non comporta l'applicazione della legge più favorevole (lex mitior), in virtù di una specifica deroga legislativa volta a garantire la tutela penale fino all'esaurimento del beneficio. È stata inoltre confermata la specialità del reato rispetto alla fattispecie generale di cui all'art. 316-ter c.p.
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Contributi pubblici e misure di prevenzione: il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministratore di una società semplice, destinatario di una misura di prevenzione personale, non può ottenere contributi pubblici per la società omettendo la sua condizione. Questa sentenza chiarisce l'estensione dei divieti previsti dalla normativa antimafia, sottolineando che l'obbligo di comunicazione prevale sulla distinta soggettività giuridica della società. Il caso riguarda l'indebita percezione di erogazioni pubbliche e l'inapplicabilità della scusante per errore sulla legge.
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Profitto di rilevante entità: la Cassazione annulla
Una società, tramite il suo legale rappresentante, otteneva illecitamente incentivi per un impianto fotovoltaico attestandone falsamente la conclusione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore, ma ha accolto parzialmente quello della società, annullando la sanzione interdittiva. Il motivo è la mancata motivazione da parte del giudice di merito sul requisito del profitto di rilevante entità, necessario per l'applicazione di tale sanzione accessoria.
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Prescrizione e Diritto alla Prova: la Cassazione decide
Un imprenditore, accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ha visto il suo processo interrotto per una dichiarazione di prescrizione prima di poter presentare le prove a difesa. La Corte di Cassazione ha rilevato un errore nel calcolo del termine di prescrizione. Di conseguenza, ha annullato la sentenza e ha assolto l'imputato, affermando che il processo non doveva essere interrotto. Questa decisione sottolinea la prevalenza del prescrizione e diritto alla prova su una declaratoria di estinzione del reato errata, specialmente in presenza di dubbi sulla colpevolezza.
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Falsa dichiarazione reddito: quando non è reato
Un cittadino, condannato per aver presentato una falsa dichiarazione reddito al fine di ottenere l'esenzione dal pagamento del contributo unificato, è stato definitivamente assolto dalla Corte di Cassazione. La Corte ha riqualificato il fatto, stabilendo che il reato di falsità ideologica (art. 483 c.p.) è assorbito da quello più specifico di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.). Poiché il beneficio economico era limitato, il fatto non costituisce reato penale, ma un illecito amministrativo, con la trasmissione degli atti al Prefetto per l'applicazione della relativa sanzione.
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Sequestro preventivo per equivalente: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soci di un'azienda casearia contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il sequestro riguardava sia i beni della società (opificio e somme di denaro) sia, in via subordinata, i beni personali dei soci a titolo di sequestro preventivo per equivalente. L'accusa era di truffa aggravata per aver ottenuto un ingente finanziamento pubblico eludendo la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro dei beni sociali, poiché i singoli soci non hanno legittimazione a impugnare, ma ha rigettato nel merito il ricorso contro il sequestro dei loro beni personali, confermando la sussistenza dei gravi indizi di reato (fumus boni iuris) e il corretto operato dei giudici di merito.
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Indennità Covid cumulabili: legittimo il doppio aiuto
Un operatore del settore feste e sagre ha ricevuto due diverse indennità Covid regionali. La Procura ha contestato il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il rigetto del sequestro. La Corte ha valorizzato una delibera regionale che chiariva come le indennità Covid cumulabili fossero legittime, escludendo il fumus commissi delicti.
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Responsabilità 231: non basta il reato presupposto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna nei confronti di due società per illecito amministrativo dipendente da reato. La Corte ha stabilito che per affermare la responsabilità 231 di un ente non è sufficiente provare la commissione del reato presupposto (in questo caso, indebita percezione di erogazioni pubbliche) da parte di una persona fisica. È necessario che il giudice accerti in modo autonomo e specifico gli ulteriori elementi richiesti dalla normativa: il rapporto qualificato tra l'autore del reato e l'ente, l'interesse o il vantaggio per l'ente, e soprattutto la cosiddetta 'colpa di organizzazione'. La Corte d'appello aveva erroneamente dedotto la responsabilità delle società in via automatica, senza svolgere queste verifiche essenziali.
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Autocertificazione aiuti di Stato: ammessa in giudizio
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale legato a benefici per calamità naturali, subordinato al rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato 'de minimis'. Inizialmente negato, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha stabilito che l'autocertificazione attestante il non superamento di tali limiti è una prova valida, anche se prodotta nel corso del giudizio e non con l'istanza iniziale. Questa decisione si applica in particolare ai periodi antecedenti l'istituzione del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato. L'ordinanza annulla la sentenza precedente e rinvia il caso per un nuovo esame che tenga conto della validità probatoria dell'autocertificazione aiuti di Stato.
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Sequestro probatorio: quando è necessaria la convalida?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio su dispositivi digitali. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il decreto di perquisizione del Pubblico Ministero era generico e la successiva apposizione del vincolo da parte della polizia giudiziaria non è stata seguita da un atto di convalida. La Corte ha chiarito che in questi casi, il sequestro si considera di iniziativa della polizia e necessita di una successiva convalida formale, in assenza della quale i beni devono essere restituiti.
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Appropriazione indebita pensione: la Cassazione decide
Un uomo è stato condannato per aver continuato a riscuotere la pensione della suocera deceduta per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10935/2025, ha annullato la condanna per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.), riqualificando il fatto come appropriazione indebita pensione. La Corte ha chiarito che l'obbligo di comunicare il decesso all'INPS non ricade sui parenti, ma su altri enti pubblici. Pertanto, l'omessa comunicazione non integra il reato contestato, mentre il trattenimento delle somme costituisce appropriazione indebita. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Fondi PAC: non è reato omettere la lite sul terreno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per indebita percezione di fondi PAC a carico di un agricoltore. Quest'ultimo aveva omesso di comunicare l'esistenza di una causa civile per il rilascio dei terreni per i quali chiedeva i contributi. Secondo la Corte, la normativa di settore richiede solo la disponibilità materiale dei terreni alla data della domanda, non l'obbligo di dichiarare l'esistenza di un contenzioso sul titolo giuridico. Pertanto, l'omissione non costituisce reato.
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Competenza penale: cosa succede se cade l’aggravante?
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della competenza penale distrettuale. Il caso nasce dalla decisione di un Tribunale del Riesame che, pur mantenendo una misura cautelare per tentata estorsione, escludeva l'aggravante mafiosa. La difesa sosteneva che ciò dovesse comportare la dichiarazione di incompetenza. Data l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto, la Seconda Sezione Penale ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per chiarire se la caduta dell'aggravante incida sulla competenza penale del giudice.
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