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Art. 31 Costituzione — Anno 2023

Altri anni per Art. 31 Costituzione

Esenzione IMU prima casa: coniugi con residenze diverse salvi
Il Comune di Cesinali ha emesso un avviso di accertamento IMU contro un contribuente, negando l'agevolazione per l'abitazione principale poiché la moglie risiedeva in un altro comune. Gli eredi del contribuente hanno impugnato l'atto. La Corte di Cassazione, applicando la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha rigettato il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che spetta l'esenzione IMU prima casa a ciascun coniuge che abbia la residenza anagrafica e la dimora abituale in un immobile, anche se l'altro coniuge risiede altrove. Questa decisione elimina ogni discriminazione fiscale tra coppie sposate e conviventi di fatto, tutelando la mobilità lavorativa e l'unione familiare.
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Permesso di soggiorno e crimini: la sicurezza vince sul matrimonio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno a un cittadino straniero, sposato con un'italiana, a causa della sua comprovata pericolosità sociale. La decisione non si è basata su un automatismo legato ai precedenti penali, ma su una valutazione concreta e attuale della minaccia all'ordine pubblico. I reati ripetuti di spaccio di stupefacenti, la mancanza di un inserimento sociale positivo e il coinvolgimento della stessa coniuge in attività illecite sono stati ritenuti elementi sufficienti. La Corte ha stabilito che, in presenza di una minaccia effettiva alla sicurezza, il diritto all'unità familiare può essere legittimamente limitato. La pericolosità sociale del permesso di soggiorno è quindi un criterio fondamentale che prevale in queste circostanze.
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Assegno di Natalità per Stranieri: Stop alla Discriminazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio perché la donna non possedeva un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte ha stabilito che tale requisito è discriminatorio e illegittimo. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha esteso il diritto all'assegno di natalità per stranieri anche ai titolari di altri tipi di permesso di soggiorno che consentono di lavorare. Viene così sancito il principio di parità di trattamento nelle prestazioni di maternità, a prescindere dalla durata del permesso di soggiorno.
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Assegno di natalità stranieri: bonus senza permesso lungo periodo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una cittadina straniera a ricevere l'assegno di natalità, anche senza essere in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio basandosi su una norma che richiedeva tale permesso. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha successivamente dichiarato quella norma illegittima perché discriminatoria. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, stabilendo un principio fondamentale sull'accesso all'assegno di natalità per gli stranieri regolarmente soggiornanti e lavoratori in Italia. La cittadina straniera vince la causa e ottiene il beneficio.
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Assegno Natalità Stranieri: No al Permesso Lungo, Sì ai Diritti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un cittadino straniero a ricevere l'assegno di natalità, anche se non in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio, ritenendo necessario tale specifico titolo di soggiorno. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti costituisce una discriminazione illegittima. La decisione sancisce il principio di parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni di welfare, rendendo illegittimo il diniego dell'assegno di natalità per stranieri basato unicamente sulla tipologia di permesso di soggiorno, quando questo consente di lavorare.
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Assegno di Natalità: Straniera Discriminata Vince contro l’Ente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una cittadina straniera a cui l'Ente Previdenziale aveva negato l'assegno di natalità. Il motivo del rifiuto era la mancanza del permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che tale requisito è discriminatorio e illegittimo. La legge che escludeva dal beneficio i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti per motivi di lavoro è stata dichiarata incostituzionale. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha perso la causa e il diritto della donna all'assegno è stato confermato, estendendo di fatto la prestazione a tutti i lavoratori stranieri con un valido permesso di soggiorno.
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Reclamo del detenuto: videochiamate negate per un vizio di forma
Un detenuto in regime speciale, a causa delle restrizioni Covid, aveva ottenuto di sostituire i colloqui in presenza con videochiamate. Successivamente, ha presentato un'impugnazione contro tale modalità. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: il reclamo del detenuto era generico e sollevava questioni non presentate nella richiesta originale. I giudici hanno stabilito che un'impugnazione non può ampliare l'oggetto della contesa, ma deve limitarsi a criticare specificamente la decisione precedente. L'esito è stato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione ICI abitazione principale: coniugi divisi, Cassazione dubita
Un Comune ha negato a una contribuente l'Esenzione ICI abitazione principale perché il coniuge risiedeva in un altro immobile. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo che la legge sull'ICI richiedeva la residenza dell'intero nucleo familiare, ha preso atto di una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato questo requisito per l'IMU, un'imposta simile. A causa della rilevanza della questione e per evitare contrasti, la Corte non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece sospeso il giudizio e ha trasmesso il caso alle Sezioni Unite, il suo organo più autorevole, per stabilire una volta per tutte se il nuovo principio vale anche per l'ICI. Di conseguenza, l'esito della causa è sospeso.
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Assegno di natalità: la Cassazione stop alle discriminazioni
Una cittadina straniera, in possesso di un permesso di soggiorno per motivi familiari che consente di lavorare, ha richiesto l'assegno di natalità per il proprio figlio. L'ente previdenziale ha respinto la domanda, sostenendo che il beneficio spettasse solo ai titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, dichiarando che l'esclusione è discriminatoria. Basandosi sulle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, i giudici hanno stabilito che l'assegno di natalità rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale. Pertanto, esso deve essere garantito a tutti i cittadini stranieri regolarmente ammessi al lavoro, indipendentemente dal possesso del permesso di lungo periodo. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per il ricalcolo delle somme spettanti.
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Assegno di natalità: diritto garantito anche agli stranieri
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegno di natalità deve essere garantito anche ai cittadini stranieri in possesso di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. L'INPS aveva negato il beneficio a una lavoratrice poiché non titolare del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. I giudici hanno chiarito che tale esclusione è discriminatoria e contraria ai principi costituzionali ed europei. Richiamando precedenti decisioni della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia UE, la Cassazione ha confermato che il bonus bebè rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale spettanti a chiunque sia autorizzato a lavorare. La sentenza impugnata è stata quindi annullata, riconoscendo il diritto della richiedente a percepire la prestazione familiare negata.
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Assegno di natalità: stop alle discriminazioni per i lavoratori
Una lavoratrice straniera, titolare di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ha richiesto l'assegno di natalità per il proprio figlio. L'Istituto previdenziale ha respinto la domanda sostenendo che la donna non possedesse il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Dopo un iniziale rigetto nei gradi precedenti, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della madre. I giudici hanno stabilito che l'esclusione dei lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti dal beneficio è discriminatoria e contraria ai principi costituzionali ed europei. L'assegno di natalità deve essere considerato una prestazione familiare dovuta a chiunque sia ammesso a lavorare nello Stato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata e il caso è stato rinviato alla Corte d'appello per il calcolo delle somme spettanti alla lavoratrice.
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Protezione speciale: sì alla tutela dell’unità familiare
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva negato la protezione speciale a un uomo, padre di famiglia, mentre l'aveva concessa a sua moglie. La Corte ha stabilito che il diniego creava una violazione del diritto all'unità familiare, un principio fondamentale che deve essere sempre tutelato. La decisione sottolinea come l'integrazione del richiedente e i legami familiari in Italia siano elementi cruciali per il riconoscimento della protezione speciale, per evitare la separazione del nucleo familiare.
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Protezione speciale: Unilav prova il lavoro
Un cittadino straniero si vede negata la protezione speciale perché il Tribunale ritiene la sua integrazione debole, svalutando le comunicazioni di assunzione (Unilav) senza le relative buste paga. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che per la protezione speciale l'Unilav è una prova sufficiente del rapporto di lavoro, avendo un valore probatorio preminente in quanto dichiarazione ufficiale. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Impedimento avvocato: i limiti dell’art. 81 bis cpc
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24631/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato tardivamente da un avvocato impegnato in un affidamento preadottivo. I giudici hanno chiarito che il legittimo impedimento dell'avvocato previsto dall'art. 81 bis disp. att. c.p.c. non sospende automaticamente i termini per le impugnazioni, ma si applica solo alla gestione del calendario del processo. Per i termini perentori scaduti, resta necessaria la richiesta di rimessione in termini, provando una causa non imputabile e di carattere assoluto.
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Stato di abbandono: valutazione attuale dei genitori
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava lo stato di adottabilità di un minore, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione dello stato di abbandono deve essere attuale e concreta. I giudici di merito si erano basati su difficoltà passate dei genitori (fino al 2018), ignorando i significativi progressi successivi, come la stabilizzazione lavorativa, la nascita e la cura di altri due figli, e una nuova stabilità familiare. La Suprema Corte ha ribadito che non si può dichiarare l'adottabilità fondandosi esclusivamente su dati superati, ma è necessario verificare la situazione presente e la volontà dei genitori di recuperare il rapporto con il figlio.
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Diritto dei nonni: l’interesse del minore prevale
In un caso di forte conflittualità familiare, i nonni e lo zio paterni si erano rivolti al tribunale per vedere i nipoti minori, ostacolati dai genitori. La Corte d'Appello aveva concesso gli incontri basandosi sulla mera assenza di pregiudizio per i bambini. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2881/2023, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il 'diritto dei nonni' non è incondizionato, ma subordinato al 'superiore interesse del minore'. Il giudice non deve solo escludere un danno, ma deve accertare in positivo il concreto beneficio che il rapporto porterebbe alla crescita del bambino, tenendo conto del contesto conflittuale e della volontà del minore stesso.
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Esenzione IMU coniugi: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2013 relativo alla casa familiare assegnata alla moglie in sede di separazione. Il Comune ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il decreto di separazione fosse successivo all'anno d'imposta e che i coniugi avessero residenze diverse. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'esenzione IMU coniugi e basando la propria decisione su una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il limite di una sola abitazione principale per nucleo familiare.
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