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Art. 31 Costituzione — Anno 2026

Altri anni per Art. 31 Costituzione

Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per il padre
Un uomo condannato in primo grado per associazione mafiosa ha chiesto gli arresti domiciliari al posto della custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato la tutela della figlia tredicenne affetta da una rara e gravissima patologia, sostenendo la necessità della presenza paterna per le cure quotidiane. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che il divieto di custodia cautelare in carcere per tutelare i figli si applica esclusivamente quando la prole ha un'età inferiore a sei anni. La norma possiede natura eccezionale e non può estendersi a figli con disabilità grave che superano tale limite anagrafico. L'imputato resta dunque detenuto in istituto penitenziario.
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Coniugi divisi ma esenzione IMU abitazione principale salva
Il Comune notificava un avviso di accertamento a un contribuente per il mancato pagamento dell'imposta municipale su un appartamento. Nel medesimo edificio la moglie possedeva una diversa unità abitativa, unita solo di fatto alla prima. I giudici tributari regionali negavano l'agevolazione poiché i coniugi avevano due residenze anagrafiche distinte in interni diversi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario e ha riconosciuto l'esenzione IMU abitazione principale. In base alla giurisprudenza costituzionale, il beneficio fiscale non dipende più dalla residenza dell'intero nucleo familiare. Il singolo possessore che risiede anagraficamente e dimora abitualmente nel proprio immobile ha pieno diritto allo sgravio, anche se il coniuge fissa la residenza altrove. Il contribuente vince la causa e ottiene l'annullamento dell'atto.
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Detenzione domiciliare speciale negata al padre pericoloso
Un padre detenuto per gravi reati, rimasto vedovo, ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare speciale per accudire i tre figli minori. I bambini risiedono attualmente con la nonna paterna, la quale garantisce loro un ambiente stabile, sereno e idoneo. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ravvisando sia la permanente pericolosità sociale del condannato sia l'interesse dei minori a mantenere l'attuale equilibrio di vita senza subire ulteriori traumi o trasferimenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della misura alternativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che la detenzione domiciliare speciale richiede l'assenza di rischio di reiterazione del reato e la reale rispondenza all'interesse dei figli, il quale in questo caso risulta tutelato dalla stabilità dell'affidamento alla nonna.
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Diritto di sepoltura: la volontà del fondatore batte gli eredi
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto di sepoltura in una cappella di famiglia (sepolcro gentilizio) è regolato esclusivamente dalla volontà dei fondatori. Nel caso specifico, un accordo del 1914 riservava la tomba ai soli discendenti con il cognome originario. Un erede escluso ha impugnato la validità di tale clausola, ritenendola discriminatoria e superata da una successiva prassi familiare tollerante. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la volontà del fondatore è sovrana e insindacabile. La tolleranza familiare non muta la natura della tomba, e il diritto si concentra progressivamente fino all'ultimo superstite della cerchia designata. Vince la coniuge superstite dell'ultimo erede legittimo, mentre il ricorrente perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Esenzione IMU abitazione principale: vince moglie con marito via
Una contribuente si è vista negare l'esenzione IMU abitazione principale dal suo Comune perché il coniuge, non legalmente separato, risiedeva in un'altra città. Secondo il Comune, per ottenere il beneficio, l'intero nucleo familiare doveva risiedere e dimorare nello stesso immobile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Applicando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 209/2022), ha stabilito che il requisito della residenza congiunta del nucleo familiare è incostituzionale. Il diritto all'esenzione spetta al proprietario che risiede e dimora nell'immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è stato annullato e la contribuente ha vinto la causa.
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Detenzione domiciliare speciale: vince il diritto del figlio disabile
Un padre, condannato per un reato grave, si è visto negare la detenzione domiciliare speciale richiesta per assistere il figlio affetto da un grave handicap. Il diniego si basava sulla natura del reato, considerato 'ostativo' alla concessione di benefici. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che il preminente interesse del minore, specialmente se disabile, deve prevalere sugli automatismi legati al tipo di reato. Non è possibile negare a priori la misura senza una valutazione concreta del caso. La vicenda torna quindi al Tribunale di Sorveglianza per una nuova decisione che tenga conto dei diritti del figlio. In questo grado di giudizio, il padre vince.
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Colloqui con familiari detenuto: Sicurezza batte Diritto di scelta
Un detenuto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, ha chiesto di poter scegliere liberamente la settimana in cui effettuare i colloqui visivi e telefonici mensili con la sua famiglia, invece di seguire il calendario fisso dell'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La sentenza stabilisce che la regolamentazione dei colloqui con familiari detenuto non può essere lasciata alla totale discrezione del singolo. Le esigenze di sicurezza pubblica e di organizzazione del carcere prevalgono, imponendo un rigoroso bilanciamento con il diritto all'affettività. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile.
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41-bis e video colloqui: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto sottoposto al regime di 41-bis che richiedeva l'autorizzazione a effettuare video colloqui con i familiari. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già respinto tali istanze poiché prive di elementi di novità rispetto a precedenti reclami già rigettati. La Suprema Corte ha ribadito che la mera riproposizione di doglianze già esaminate, senza l'apporto di nuovi fatti o questioni giuridiche, rende l'impugnazione inammissibile, comportando anche la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Permesso di soggiorno per lavoro: non estingue reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro non comporta l'estinzione del reato di ingresso e soggiorno illegale in Italia. Secondo la Suprema Corte, l'elenco delle tipologie di permesso che determinano l'improcedibilità dell'azione penale, previsto dall'art. 10 bis del d.lgs. 286/98, è tassativo e non può essere interpretato in modo estensivo per includere il permesso di lavoro. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso di un cittadino straniero, confermando la sua condanna a una pena pecuniaria.
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