LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2728 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2728 Codice Civile

Comunicazione licenziamento collettivo: profili e validità
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo indicando solo i livelli contrattuali del personale in esubero. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei licenziamenti, stabilendo che la comunicazione di licenziamento collettivo deve obbligatoriamente specificare i 'profili professionali' dettagliati. Questa specificità è essenziale per garantire la trasparenza e permettere un controllo effettivo da parte dei sindacati, rendendo la procedura altrimenti viziata.
Continua »
Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
Continua »
Redditometro: la Cassazione chiarisce la presunzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'accertamento basato sul redditometro costituisce una presunzione legale relativa e non semplice. Spetta al contribuente, non all'ufficio, provare che il maggior reddito presunto deriva da fonti non tassabili. La Corte ha inoltre chiarito che la nuova disciplina del redditometro, introdotta nel 2010, non può essere applicata retroattivamente all'anno d'imposta 2008.
Continua »
Redditometro e onere della prova: Cassazione chiarisce
In un caso di accertamento sintetico tramite redditometro, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito. L'Agenzia delle Entrate aveva erroneamente incluso beni del coniuge separato nel calcolo. La Corte ha stabilito che il redditometro crea una presunzione legale, spostando l'onere della prova sul contribuente. Inoltre, gli errori di calcolo non invalidano l'intero accertamento se altri indici di reddito sussistono, ma impongono una rideterminazione dell'imponibile.
Continua »
Trasferimento sede estero: non estingue la società
La Corte di Cassazione ha stabilito che il trasferimento della sede estero di una società e la sua cancellazione dal registro delle imprese italiano non ne comportano l'estinzione. La società continua a esistere e a rispondere dei propri debiti. Di conseguenza, l'amministratore non può essere ritenuto personalmente responsabile per le passività fiscali dell'ente, poiché manca il presupposto dell'estinzione societaria previsto dalla legge.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: i limiti dell’Agenzia
Due società hanno impugnato un avviso di accertamento per l'imposta di registro su una presunta cessione di ramo d'azienda avvenuta tramite contratto verbale. L'Agenzia fiscale aveva riqualificato l'operazione basandosi su una pluralità di atti collegati. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per un contratto verbale la prova della cessione deve fondarsi su presunzioni legali specifiche (es. cambio ditta o insegna) e non sull'interpretazione di elementi extratestuali, come previsto per gli atti scritti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Contratto verbale cessione azienda: limiti del Fisco
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17642/2024, ha accolto il ricorso di due società contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamento per un contratto verbale cessione azienda. La Corte ha stabilito che la prova di un contratto verbale non può basarsi su elementi esterni o atti collegati (come avviene per gli atti scritti), ma deve fondarsi sulle presunzioni legali specifiche previste dalla legge, come i cambiamenti di ditta o insegna. Ha inoltre censurato l'illegittima imposizione di nuove sanzioni dopo che le prime erano state definite in via agevolata.
Continua »
Operazioni inesistenti: onere della prova a carico Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di operazioni inesistenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento per recupero IVA, ribadendo che spetta all'Ufficio Fiscale fornire prove gravi, precise e concordanti sulla fittizietà dei fornitori e sulla consapevolezza della frode da parte del contribuente. La mera circostanza che il contribuente avesse trattato con soggetti diversi dai legali rappresentanti delle società fornitrici è stata ritenuta insufficiente a tal fine. La sentenza sottolinea che la valutazione delle prove è un compito del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova AE
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19568/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio chiave in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato che spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare, anche tramite indizi, non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza della frode da parte del contribuente che ha ricevuto la fattura. In assenza di tale prova, la pretesa fiscale è illegittima.
Continua »
Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano accolto il ricorso di un contribuente basandosi sul 'buon senso' anziché sull'applicazione rigorosa delle norme sul redditometro. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione inidonea a sostenere la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Rinuncia al ricorso: come estingue il giudizio
Una società, accusata di evasione delle accise sul GPL, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra la società e l'Agenzia delle Dogane.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una società di distribuzione GPL, dopo un lungo contenzioso con l'Agenzia Fiscale per presunte evasioni di accise, decide di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ordinanza analizzata accoglie tale atto, dichiarando l'estinzione del giudizio e rendendo definitiva la sentenza di appello sfavorevole al contribuente. Il caso chiarisce gli effetti processuali della rinuncia, atto unilaterale che non necessita di accettazione.
Continua »
Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un contenzioso tributario riguardante il pagamento di accise su GPL. La controversia, originata da un avviso di pagamento per l'uso di GPL per autotrazione anziché per uso domestico, era giunta in Cassazione dopo un lungo iter processuale, comprensivo di un precedente annullamento con rinvio. I ricorrenti, rappresentanti di una società in liquidazione, hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Corte, constatando la rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti.
Continua »
Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22415/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale relativa alle accise sul GPL. La decisione non entra nel merito della presunta evasione, ma pone fine al contenzioso a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla società contribuente e dal suo ex legale rappresentante. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire, poiché l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in specifici casi previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie. La Corte ha ribadito che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo, come la cartella di pagamento, per poter contestare la pretesa fiscale.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22322/2024, ha dichiarato l'estinzione di un complesso contenzioso tributario relativo ad accise su GPL. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società contribuente, il giudizio si è concluso prima di una decisione nel merito, con compensazione delle spese legali tra le parti.
Continua »
Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
Con l'ordinanza n. 23368/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, stabilendo che la presunzione legale sulla deducibilità costi sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera dalla prova dell'effettiva esistenza della spesa. La Corte ha chiarito che tale presunzione copre solo l'inerenza e la congruità del costo, ma spetta al contribuente dimostrare che la prestazione è stata realmente eseguita. Inoltre, è stato ribadito che una sentenza di assoluzione penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario.
Continua »
Spese di sponsorizzazione: presunzione e prova
L'appello di un contribuente riguardo la non deducibilità delle spese di sponsorizzazione è stato respinto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la presunzione legale per tali costi copre la loro natura e inerenza, ma non la loro effettiva realizzazione, che il contribuente deve sempre dimostrare se contestata dalle autorità fiscali.
Continua »
Costi sponsorizzazione: la prova dell’effettività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23367/2024, ha chiarito i limiti della presunzione legale sulla deducibilità dei costi di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive. L'ordinanza stabilisce che, sebbene tali costi siano presunti come spese di pubblicità, il contribuente deve comunque provare l'effettiva esistenza della prestazione. L'Amministrazione Finanziaria può contestare l'effettività del costo basandosi su presunzioni semplici, invertendo l'onere della prova. La Corte ha inoltre ribadito che l'assoluzione in sede penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario e ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento secondo la normativa applicabile ratione temporis.
Continua »
Termine dilatorio: nullità avviso senza urgenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23270/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dalla chiusura della verifica fiscale è nullo. Tale nullità può essere evitata solo se l'Amministrazione finanziaria dimostra l'esistenza di concrete ragioni di urgenza. Nel caso di specie, il Fisco aveva notificato gli atti impositivi solo 20 giorni dopo la consegna del verbale, violando il diritto al contraddittorio del contribuente. La Corte ha inoltre cassato la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo altre pretese fiscali.
Continua »