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Art. 1669 Codice Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 1669 Codice Civile

Isolamento acustico: l’hotel non è un’unica stanza per la legge
La Committente affida all'Impresa Appaltatrice la ristrutturazione di un complesso immobiliare da destinare a residenza turistico-alberghiera. Successivamente, la Committente contesta la presenza di gravi vizi, tra cui il mancato isolamento acustico delle singole unità abitative. La Corte d'Appello esclude l'applicabilità dei limiti di rumore previsti dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997, ritenendo la struttura un'unica unità alberghiera. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: le residenze turistico-alberghiere, pur avendo gestione unitaria, sono composte da distinti ambienti abitativi destinati alla permanenza di persone diverse. Di conseguenza, l'isolamento acustico deve rispettare i requisiti di legge sia per le pareti verticali sia per i solai. La Cassazione accoglie il ricorso della Committente e rinvia la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Diritto di regresso: l’impresa edile vince contro il produttore
I proprietari di una villetta subiscono gravi infiltrazioni d'acqua a causa della rottura del tetto in plastica dopo una grandinata. L'impresa edile che ha eseguito i lavori viene condannata a risarcire i proprietari, ma chiede di essere tenuta indenne dal produttore dei materiali difettosi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del produttore, confermando che l'impresa edile ha il pieno diritto di regresso nei suoi confronti ai sensi del Codice del Consumo. Questo diritto si applica anche se il rapporto originario derivava da un contratto di appalto, poiché la legge equipara l'appalto alla vendita quando l'obiettivo è la fornitura di beni di consumo. Il produttore deve quindi rimborsare l'impresa edile per i danni risarciti ai clienti.
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Vizi dell’immobile: quando i difetti estetici costano la causa
L'Acquirente di un appartamento ha citato in giudizio la Società Venditrice chiedendo il risarcimento dei danni per alcuni difetti riscontrati nell'abitazione. I problemi consistevano in serramenti gonfi, piccole crepe sulle pareti, ringhiere arrugginite e un davanzale non lucidato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando che tali difetti costituiscono semplici imperfezioni estetiche e non gravi vizi dell'immobile ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile. Di conseguenza, si applicano le regole ordinarie sulla vendita, che prevedono la denuncia entro otto giorni e la prescrizione dell'azione entro un anno dalla consegna. Avendo l'Acquirente denunciato i vizi dopo un anno e mezzo dall'acquisto, il suo diritto al risarcimento è ormai scaduto.
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Responsabilità del direttore dei lavori: chi decide paga i danni
Il caso riguarda il rifacimento dell'impermeabilizzazione del tetto di un immobile. La proprietaria (Il Committente) ha chiesto il risarcimento dei danni al professionista incaricato (Il Direttore dei Lavori) per gravi infiltrazioni d'acqua. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, escludendo la responsabilità del direttore dei lavori. I giudici hanno accertato che il Committente aveva modificato il progetto originario di propria iniziativa e all'insaputa del professionista. Inoltre, aveva sostituito l'impresa appaltatrice escludendo completamente il tecnico dalla fase finale dei lavori. La Corte ha stabilito che l'ingerenza totale del Committente, che esautora il professionista dal suo ruolo di garante, interrompe il nesso causale. Di conseguenza, il Direttore dei Lavori non risponde dei vizi dell'opera se è stato estromesso dalla gestione diretta del cantiere.
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Inoperatività della polizza assicurativa: l’azienda paga i danni
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio L'Azienda venditrice per gravi difetti di costruzione degli immobili acquistati. L'Azienda ha chiamato in causa l'impresa costruttrice e la Compagnia Assicurativa per essere sollevata da ogni responsabilità. La Corte d'Appello ha condannato L'Azienda, escludendo la copertura assicurativa poiché mancavano il collaudo e l'abitabilità dell'edificio. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'inoperatività della polizza assicurativa fosse un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio dal giudice. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la contestazione sull'operatività della copertura costituisce una mera difesa e può essere rilevata d'ufficio dal giudice se risulta dai documenti di causa. Di conseguenza, L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali alla Compagnia Assicurativa.
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Cessione di ramo d’azienda: paga l’acquirente e non il cedente
Un ente pubblico ha fatto causa all'appaltatore per gravi infiltrazioni d'acqua in un complesso residenziale. L'appaltatore ha chiamato in causa la società subentrante nei lavori di impermeabilizzazione per essere sollevato dalle responsabilità. La società subentrante ha sostenuto di non essere responsabile, avendo acquistato solo successivamente un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società subentrante. I giudici hanno stabilito che la cessione di ramo d'azienda comporta il subentro automatico nei contratti non ancora del tutto esauriti, incluse le garanzie per i gravi difetti dell'opera. Poiché i lavori erano ancora in corso al momento del trasferimento, la società acquirente risponde dei danni strutturali causati dalle infiltrazioni d'acqua.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sui vizi
L'Acquirente di un immobile ha citato in giudizio I Venditori per gravi difetti di costruzione. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, incentrate sull'applicabilità della garanzia decennale per i difetti dell'opera, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, L'Acquirente ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dai Venditori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle spese di lite.
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