LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 5 di 36

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
Continua »
Trasferimento ramo azienda: i limiti dell’autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'operazione di trasferimento ramo azienda, rigettando il ricorso di alcuni lavoratori. Al centro della controversia vi era il requisito dell'autonomia funzionale di un punto vendita ceduto. La Corte ha stabilito che, per un valido trasferimento, è sufficiente un'autonomia organizzativa e gestionale che consenta all'unità di operare in modo indipendente, anche se coordinata con una sede centrale per aspetti come budget e strategie generali.
Continua »
Obbligo di restituzione: quando sorge in automatico
Un lavoratore, dopo aver ricevuto una somma cospicua in base a una sentenza di primo grado, si è visto ridurre l'importo in appello. La Cassazione ha confermato che l'obbligo di restituzione delle somme percepite in eccedenza sorge automaticamente dalla riforma della sentenza, anche senza un ordine esplicito del giudice, respingendo il ricorso del lavoratore.
Continua »
Risarcimento pubblico impiego: danno senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12705/2024, ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un lavoratore somministrato presso un ente pubblico a causa dell'illegittimità del contratto a termine. Anche in assenza di conversione del rapporto, spetta un'indennità onnicomprensiva che non richiede una specifica prova del danno subito, configurando un'ipotesi di danno presunto. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, che contestava la liquidazione del danno, ribadendo i principi sul risarcimento pubblico impiego stabiliti dalle Sezioni Unite.
Continua »
Anzianità docenti precari: sì alla piena validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12376/2024, ha stabilito che l'anzianità dei docenti precari deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione stipendiale, equiparandola a quella dei docenti di ruolo. La Corte ha chiarito che l'assenza del titolo di abilitazione non costituisce una 'ragione oggettiva' per giustificare una disparità di trattamento retributivo. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 99/70/CE, sottolineando che ciò che conta è la sostanziale identità delle mansioni svolte e non i requisiti formali, garantendo così la corretta valutazione dell'esperienza maturata.
Continua »
Retribuzione Professionale Docenti: Sì ai precari
Una docente precaria ha richiesto il pagamento della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per i periodi di supplenza breve. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che negare tale emolumento costituisce una discriminazione illegittima. Secondo la Corte, non esistono ragioni oggettive per trattare i docenti con contratti a termine, anche di breve durata, in modo diverso dai colleghi di ruolo, garantendo loro il pieno diritto a questa componente fissa dello stipendio.
Continua »
Tempo tuta: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13639/2024, ha stabilito che il 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato per indossare la divisa, non rientra nell'orario di lavoro retribuito se il suo utilizzo è facoltativo e non è soggetto a specifiche direttive del datore di lavoro riguardo al tempo e al luogo della vestizione. Nel caso esaminato, i lavoratori di un'azienda oleochimica erano liberi di recarsi al lavoro già vestiti con gli abiti da lavoro, escludendo così l'eterodirezione datoriale e, di conseguenza, il diritto alla retribuzione per quel tempo.
Continua »
Continuità rapporto di lavoro: niente TFR se c’è mobilità
Un lavoratore, trasferito da un consorzio a un'amministrazione regionale tramite mobilità, ha richiesto il pagamento del TFR. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che in caso di continuità del rapporto di lavoro, il diritto alla liquidazione matura solo alla cessazione definitiva del servizio con il nuovo datore. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché contestava l'accertamento dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito.
Continua »
Appalto non genuino: quando è illecito (Cassazione)
La Cassazione chiarisce la differenza tra appalto lecito e appalto non genuino. Se l'appaltatore fornisce solo manodopera senza un'organizzazione propria e potere direttivo, il rapporto di lavoro si costituisce con il committente. L'ordinanza analizza un caso di interposizione fittizia di manodopera, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Codatorialità: unico datore in un gruppo di imprese
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto l'esistenza di un unico rapporto di lavoro (codatorialità) tra un dipendente e più società di un gruppo. Anche se il lavoratore era formalmente assunto da una sola azienda, l'ingerenza e il coordinamento delle altre hanno portato a considerarle tutte co-datrici di lavoro, con obbligo solidale di reintegrazione. L'ordinanza chiarisce che una precedente azione contro il solo datore formale per licenziamento illegittimo non preclude l'accertamento della codatorialità.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un lavoratore, dopo aver impugnato un licenziamento fino in Cassazione, presenta una rinuncia al ricorso. La società datrice di lavoro accetta la rinuncia, avendo le parti raggiunto un accordo transattivo. La Corte Suprema, verificata la regolarità della procedura, dichiara l'estinzione del giudizio di legittimità, disponendo la compensazione delle spese legali come richiesto congiuntamente dalle parti.
Continua »
Revocazione sentenza: quando un documento è decisivo?
Una società tenta la revocazione di una sentenza su licenziamenti illegittimi basandosi su un documento scoperto tardivamente. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che per la revocazione sentenza un documento deve essere "decisivo", ovvero in grado di modificare la ragione fondamentale della decisione originale, requisito non soddisfatto nel caso di specie, dove il fulcro era la legittimità di uno sciopero.
Continua »
Prescrizione indennità incentivante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dell'indennità incentivante all'esodo segue il termine quinquennale previsto per le indennità di fine rapporto, come il TFR. Il caso riguardava gli eredi di un dirigente che chiedevano un ricalcolo dell'incentivo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'incentivo è collegato alla cessazione del rapporto di lavoro e non a un nuovo accordo, facendo scattare la prescrizione breve.
Continua »
Indennità di turno: spetta per il riposo post-notte
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto a percepire l'indennità di turno anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è stato qualificato come 'compensativo', in quanto necessario a recuperare lo stress psico-fisico derivante da una prestazione lavorativa particolarmente intensa, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale contrattuale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando le decisioni dei giudici di merito.
Continua »
Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che negava il suo diritto a un inquadramento superiore, lamentando che i giudici avessero ignorato un certificato di formazione decisivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'aver trascurato un documento presente agli atti costituisce un 'errore di fatto', sanabile solo con il rimedio della revocazione e non con il ricorso per cassazione.
Continua »
Estinzione del giudizio: la rinuncia evita sanzioni
Una società editoriale aveva impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con una giornalista. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e hanno formalmente rinunciato al giudizio. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questi casi non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista per i ricorsi respinti o inammissibili.
Continua »
Tassazione separata: quando si applica agli arretrati?
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla tassazione separata per emolumenti corrisposti in un anno successivo a quello di maturazione. La Corte chiarisce che il datore di lavoro non può invocare un generico 'ritardo fisiologico' per applicare l'aliquota ordinaria, più sfavorevole. È necessario provare che il ritardo sia dovuto a cause tecniche oggettive e non alla volontà delle parti. In questo caso, una società di trasporti aveva erogato somme, maturate a seguito di un accordo del 2016, solo nel 2019, applicando un'aliquota fiscale più alta. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando le decisioni dei giudici di merito a favore dei lavoratori.
Continua »
Termine decadenziale agricoli: la guida completa
Una lavoratrice agricola ha impugnato il diniego di iscrizione negli elenchi di categoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'azione giudiziaria deve essere proposta entro il termine decadenziale di 120 giorni. Tale termine decorre dalla notifica del provvedimento esplicito o, in caso di silenzio, dalla scadenza del termine per la pronuncia della decisione, che equivale a un rigetto tacito. Eventuali informazioni errate fornite dall'ente non interrompono né sospendono tale termine.
Continua »
Opposizione cartella esattoriale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione a una cartella esattoriale. Un professionista ha impugnato due cartelle di pagamento lamentando esclusivamente vizi di notifica. I giudici hanno qualificato l'azione come opposizione agli atti esecutivi, e non nel merito del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che per contestare l'esistenza del debito è necessaria una specifica domanda di accertamento negativo. La mancata contestazione del merito e vizi procedurali nel ricorso hanno determinato la decisione finale.
Continua »
Giudicato implicito: silenzio su interessi e rivalutazione
La Corte di Cassazione chiarisce che se un giudice, in una causa di lavoro, non si pronuncia sulla richiesta di interessi e rivalutazione, si forma un giudicato implicito negativo. Questo impedisce al creditore di agire nuovamente in giudizio per ottenere tali somme accessorie, in quanto avrebbe dovuto impugnare la sentenza originaria per l'omessa pronuncia. La mancata impugnazione rende definitiva la reiezione implicita della domanda.
Continua »